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	<title>Ematologia &#8211; Sanità &amp; Benessere</title>
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	<description>Sito di divulgazione scientifica</description>
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		<title>Scoperto nuovo gruppo sanguigno, si chiama ER</title>
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				<pubDate>Wed, 12 Oct 2022 07:49:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ematologia]]></category>
		<category><![CDATA[FLASH NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>La scoperta potrebbe essere utile per capire alcune rare malattie del sangue, anche nei neonati...</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<h3><em>La scoperta potrebbe essere utile per capire alcune rare malattie del sangue, anche nei neonati</em></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un<strong> nuovo <a href="https://www.ilmessaggero.it/t/gruppo-sanguigno">gruppo sanguigno</a></strong> è stato identificato e si chiama Er. Oltre ai gruppi sanguigni più comunemente conosciuti come A, B, 0 e Rh, ce ne sono dozzine di altri. Questo nuovo gruppo, chiamato gruppo sanguigno Er, è il 44° gruppo sanguigno ad essere descritto. Una scoperta importante che potrebbe essere utile per capire alcune <a href="https://www.ilmessaggero.it/t/malattie">malattie</a> del <a href="https://www.ilmessaggero.it/t/sangue">sangue</a>, anche in <a href="https://www.ilmessaggero.it/t/bambini">bambini</a> neonati.</p>
<h3>Il nuovo gruppo Er</h3>
<p>Secondo lo studio pubblicato sulla rivista Blood ci sono cinque antigeni Er in questo gruppo. Il gruppo sanguigno può indurre le cellule immunitarie ad attaccare le cellule non corrispondenti, cosa che accade quando i gruppi sanguigni sono incompatibili. Gli esperti ritengono che questo potrebbe essere molto utile per medici e infermieri quando hanno difficoltà a diagnosticare il loro paziente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La ricerca <img class=" wp-image-9857 alignleft" src="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2022/10/Immagine-2022-10-12-091838-300x194.png" alt="" width="273" height="176" srcset="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2022/10/Immagine-2022-10-12-091838-300x194.png 300w, https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2022/10/Immagine-2022-10-12-091838.png 805w" sizes="(max-width: 273px) 100vw, 273px" /></h3>
<p>A far avviare le indagini è stata la morte di due neonati che aveva incoraggiato gli scienziati a fare ricerche su un<strong> raro gruppo sanguigno </strong>individuato per la prima volta nell&#8217;uomo 40 anni fa. La scoperta riguarda più in particolare un sottogruppo specifico di Er che apre ora nuove porte alla prevenzione di tragedie simili in un futuro prossimo. Gran parte dei principali antigeni sono stati  identificati all&#8217;inizio del XX secolo, Er è stato identificato solo nel 1982.Nel 1988 fu scoperta la versione denominata Erb. Il codice Er3 venne usato per descrivere l&#8217;assenza di Era ed Erb.</p>
<h3>Perché i gruppi sanguigni sono diversi</h3>
<p>Quando un globulo è in presenza di un antigene che il nostro corpo non ha classificato come nostro, il nostro sistema immunitario si attiva, inviando <strong>anticorpi </strong>per segnalare la distruzione delle cellule che contengono l&#8217;antigene sospetto. In rari casi, in gravidanza può accadere che i tessuti del feto sono riconosciuti come estranei e quindi aggrediti. Gli anticorpi generati passano attraverso la placenta, portando alla malattia emolitica nel nascituro. Oggi diversi metodi sono implementati per prevenire o trattare la malattia emolitica nei neonati. La manifestazione sporadica di questi rari anticorpi ha reso elusiva la comprensione medica fino ad ora.</p>
<h3>Le malattie del sangue nei neonati</h3>
<h3><img class=" wp-image-9858 alignleft" src="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2022/10/Immagine-2022-10-12-091859-190x300.png" alt="" width="125" height="197" srcset="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2022/10/Immagine-2022-10-12-091859-190x300.png 190w, https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2022/10/Immagine-2022-10-12-091859.png 490w" sizes="(max-width: 125px) 100vw, 125px" /></h3>
<p>Un team di ricercatori guidati dalla sierologa Nicole Thornton del National Health Service Blood and Transplant (NHSBT) del Regno Unito <strong>ha analizzato il sangue di 13 pazienti con gli antigeni sospetti.</strong> Hanno identificato cinque variazioni negli antigeni Er: le varianti conosciute Era, Erb, Er3 e due nuove Er4 ed Er5. Sequenziando i codici genetici dei pazienti, l&#8217;equipaggio e il team sono stati in grado di individuare il gene che codifica per le proteine della superficie cellulare. Sorprendentemente si trattava di un gene già familiare alla scienza medica: PIEZO1. Il gene è già associato a diverse malattie conosciute. L&#8217;equipaggio e il team hanno confermato i loro risultati eliminando PIEZO1 in una linea cellulare di eritroblasti, un precursore dei globuli rossi, e testando gli antigeni. PIEZO1 è necessario per aggiungere l&#8217;antigene Er alla superficie della cellula. Questo studio mette in evidenza la potenziale antigenicità anche di proteine molto poco espresse e la loro rilevanza per la medicina trasfusionale.</p>
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		<title>A Varese un’eccellenza nella cura delle leucemie croniche</title>
		<link>https://www.sanitaebenessere.it/varese-uneccellenza-nella-cura-delle-leucemie-croniche/</link>
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				<pubDate>Mon, 27 Nov 2017 12:47:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ematologia]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
		<category><![CDATA[ematologia]]></category>
		<category><![CDATA[leucemie croniche]]></category>
		<category><![CDATA[linfomi]]></category>
		<category><![CDATA[unità di ematologia]]></category>
		<category><![CDATA[varese]]></category>

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								<content:encoded><![CDATA[<section class="vc_row wpb_row vc_row-fluid liquid-row-shadowbox-6aa511e127945"><div class="ld-container container"><div class="row ld-row"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12 liquid-column-6aa511e130187"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper "   ><div class="wpb_wrapper-inner">
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			<h3>A presentarcela, il Prof. Passamonti, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Ematologia dell’ASST Sette Laghi</h3>
<p>L’Unità Operativa Complessa di Ematologia dell’Ospedale di Circolo di Varese, punta sulla combinazione di assistenza al paziente ematologico e ricerca scientifica. A parlarcene, il <strong>Prof. Francesco Passamonti</strong>, Direttore dell’U.O.C. di Ematologia dell’ASST Sette Laghi di Varese. Dal 2015 è anche Professore Associato di Ematologia al Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università degli Studi dell’Insubria. È membro del Consiglio Direttivo della Rete Ematologica Lombarda (REL) e Responsabile della Commissione Neoplasie Mieloproliferative della stessa REL. È anche membro del Consiglio Direttivo della Società Italiana di Ematologia (SIE). Coordina studi clinici internazionali nelle leucemie croniche e gruppi di studio nazionali ed internazionali nell’ambito dell’attività di ricerca. Lavora in costante contatto e scambio con medici, studenti della Facoltà di Medicina e Chirurgia e biologi.</p>
<p><span style="color: #3366ff;"><em>Prof. Passamonti, com’è strutturata l’Ematologia a Varese?</em> </span></p>
<p>Quella di Varese è un’Ematologia universitaria facente parte dell’Università degli Studi dell’Insubria ed è collocata all’interno dell’ASST Sette Laghi dell’Ospedale di Circolo. Cura per il 16% pazienti provenienti da fuori provincia e si occupa di malattie ematologiche, come le leucemie, i linfomi, il mieloma, e malattie ematologiche non oncologiche come le anemie e le piastrinopenie. Nata nel 2010, è in continua espansione numerica. La struttura offre camere singole filtrate per la chemioterapia delle leucemie acute, per il trapianto autologo di midollo e camere doppie per la terapia meno intensificata. Ha in attivo 50 progetti di ricerca con terapie personalizzate nei confronti delle leucemie acute, dei linfomi e del mieloma. Ha vinto progetti di ricerca dell’AIRC 5&#215;1000 e della Fondazione Regionale Ricerca Biomedica (FRRB), che consentono di sviluppare terapie personalizzate per i pazienti, attraverso lo studio del genoma dei malati e della scelta della terapia in base alle alterazioni evidenziate. Il rapporto con il territorio è fondamentale e si basa sul legame con alcune Associazioni come l’AIL (Associazione Italiana Leucemie) della sezione di Varese, che supporta la ricerca in ambito ematologico nella stessa città, la Fondazione Rusconi di Varese e la Fondazione Matarelli di Milano. Vengono effettuate terapie personalizzate con farmaci inibitori di FLT3 oppure IDH nelle leucemie acute, JAK2 nelle leucemie croniche oppure approcci senza chemioterapia nei linfomi. L’Ematologia di Varese può essere considerata un’eccellenza sia a livello nazionale che internazionale nelle cure delle leucemie croniche, dove coordina studi clinici internazionali, interventistici e di ricerca sulla mielofibrosi, policitemia vera e trombocitemia essenziale. Per queste malattie, l’Ematologia di Varese ha definito modelli prognostici per stratificare la sopravvivenza dei pazienti con queste malattie e per definire quindi la scelta terapeutica più appropriata. L’Ematologia collabora attivamente all’interno della Rete Ematologica Lombarda (REL), di cui è membro attivo e coordina la Commissione Leucemie Croniche.</p>
<p><em><span style="color: #3366ff;">Che cos’è la Rete Ematologica Lombarda?</span></em></p>
<p>La REL è un ente regionale che ha lo scopo di coordinare non solo l’attività ematologica, ma anche la ricerca in ambito ematologico. La Regione, attraverso la Fondazione Regionale Ricerca Biomedica (FRRB), ha sovvenzionato un importante progetto di ricerca proprio nel 2017 attraverso la REL. Si tratta di un progetto di medicina personalizzata per studio molecolare genomico dei malati e terapia più appropriata per le alterazioni genomiche.</p>

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			<h5><span style="color: #3366ff;"><span style="color: #ffff00;">&#8220;</span> Terapie personalizzate per i malati attraverso lo studio del genoma e scelta della terapia in base alle alterazioni evidenziate <span style="color: #ffff00;">&#8220;</span></span></h5>

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			<h4>Prof. Francesco Passamonti</h4>
<h5>U.O.C. di Ematologia ASST Sette Laghi  Ospedale di Circolo  di Varese</h5>
<p>V.le L. Borri, 57 &#8211; 21100 Varese<br />
Segreteria: 0332 393648<br />
<a href="mailto:francesco.passamonti@uninsubria.it">francesco.passamonti@uninsubria.it</a></p>

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		<title>Nuovi farmaci per sconfiggere il mieloma multiplo e la leucemia linfatica cronica</title>
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				<pubDate>Fri, 07 Apr 2017 09:53:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ematologia]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
		<category><![CDATA[istituto nazionale tumori]]></category>
		<category><![CDATA[mieloma]]></category>
		<category><![CDATA[oncologia]]></category>
		<category><![CDATA[tumori]]></category>

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								<content:encoded><![CDATA[<section class="vc_row wpb_row vc_row-fluid liquid-row-shadowbox-6aa511e133e3c"><div class="ld-container container"><div class="row ld-row"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12 liquid-column-6aa511e134034"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper "   ><div class="wpb_wrapper-inner">
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			<h2>Il Prof. Corradini, Direttore del Dipartimento di Oncologia ed Emato-oncologia dell’Università degli Studi di Milano, ci parla dei passi avanti fatti dalla ricerca</h2>
<p>Il mieloma multiplo è un tumore che colpisce le plasmacellule, una componente molto importante del sistema immunitario, mentre la leucemia linfatica cronica è una neoplasia ematologica dovuta ad un accumulo di linfociti nel sangue, nel midollo osseo e negli organi linfatici (linfonodi e milza). A parlarcene il Prof. Paolo Corradini, Direttore del Dipartimento di Oncologia ed Emato-oncologia dell’Università degli Studi di Milano, nonché Direttore del Dipartimento di Ematologia ed Onco-Ematologia Pediatrica della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori e Direttore della Struttura Complessa di Ematologia – Trapianto Midollo Osseo.</p>
<p><strong>Prof. Corradini ci parli di queste due patologie</strong></p>
<p>Il mieloma multiplo è una malattia neoplastica causata da una proliferazione eccessiva di plasmacellule malate dentro il midollo osseo. In particolare le plasmacellule sono il risultato della maturazione dei linfociti B che, assieme ai linfociti T, rappresentano le due principali tipologie cellulari coinvolte nella risposta immunitaria. Queste normalmente producono gli anticorpi che ci difendono dalle infezioni, ma quando perdono il controllo genetico o più semplicemente “impazziscono”, la loro crescita procede in maniera incontrollata dando origine al tumore. Questa malattia dà dei sintomi prevalentemente legati alle lesioni scheletriche, fino anche a creare delle fratture patologiche, può anche danneggiare il rene. Quindi i sintomi più comuni sono: stanchezza per l’anemia, dolore osseo ed insufficienza renale. Anche la leucemia linfatica cronica (LLC) è una malattia neoplastica, causata però da un accumulo di linfociti nel sangue, nel midollo osseo e negli organi linfatici. I linfociti sono cellule del sistema immunitario che sorvegliano l’organismo ed attivano le difese nei confronti di microorganismi o cellule tumorali e si distinguono in B o T in base al tipo di risposta che sono in grado di attivare. Nella LLC, uno di questi linfociti (quasi sempre quello B) subisce una trasformazione maligna e produce un clone linfocitario, cioè un insieme di un gran numero di cellule uguali tra loro che non rispondono più agli stimoli di controllo fisiologici e diventano immortali, continuando così a riprodursi ed ad accumularsi nel sangue, nel midollo osseo e negli organi linfatici (linfonodi e milza). Il sintomo più frequente è la stanchezza, la facilità alle infezioni e poi la comparsa di tumefazioni sottocutanee che sono i linfonodi ingranditi di volume, nella malattia molto avanzata si può avere anche l’ingrossamento di milza e fegato.</p>
<p><strong>Che risultati ha raggiunto la ricerca per cercare di sconfiggere questi tumori?</strong></p>
<p>Il mieloma è una malattia che ha visto un particolare fiorire sia della ricerca genomica, con le tecnologie del nuovo sequenziamento genico, sia delle nuove terapie. Ci sono state scoperte che stanno chiarendo la sua patogenesi, molto complicata a livello di genomica, dalle quali si è appreso che ci sono tantissime lesioni genetiche molto eterogenee, ma che si cominciano a raggruppare in categorie. Lo sforzo attuale è quello di valutare l’andamento clinico dei pazienti in base al gruppo di lesioni genomiche che hanno. I risultati iniziali mostrano che abbiamo dei quadri di mieloma multiplo che hanno degli andamenti prognostici e sopravvivenze molto diversi. Nel campo della ricerca stiamo assistendo a degli avanzamenti molto importanti, tanto che negli ultimi 10 anni, non c’è stata nessuna patologia ematologica ed oncologica, in cui si sia registrato uno sviluppo così importante di nuovi farmaci. Mentre negli anni ’80, la sopravvivenza mediana era di 36 mesi nei pazienti che venivano trattati in maniera aggressiva, adesso la sopravvivenza si è spostata oltre i 7-8 anni. Anche se per ora la malattia è impossibile da eradicare perché la recidiva è un’evenienza molto frequente, la si può comunque controllare bene per un tempo molto lungo. Per decenni il trattamento del mieloma si è basato sulla combinazione di agenti alchilanti, in particolare il melfalan, e steroidi (MP). All’inizio del nuovo millennio tuttavia, con l’introduzione della talidomide, farmaco immunomodulante, e del bortezomib, inibitore del proteasoma (PI), per il trattamento del mieloma multiplo è iniziata una nuova era, quella dei cosiddetti “novel agents”. Due le classi principali protagoniste di questa rivoluzione: quella dei farmaci immunomodulanti (IMiDs) e quella degli inibitori del proteasoma (PI). La talidomide, è stato il primo novel agent a dimostrare un’attività rilevante nel trattamento dei pazienti affetti da mieloma multiplo, incrementando le risposte e la sopravvivenza dei pazienti trattati rispetto ai regimi standard, sia in pazienti eleggibili al trapianto che nella popolazione anziana non candidabile a procedura trapiantologica. Analoghi della talidomide, i cosiddetti immunomodulanti di nuova generazione, sono stati successivamente sperimentati nel trattamento dei pazienti affetti da mieloma multiplo, sia in fase di recidiva che alla diagnosi. La lenalidomide ha dimostrato maggiore efficacia a confronto con il trattamento a base di solo cortisone in pazienti recidivati. Recentemente, uno studio randomizzato di fase 3 ha dimostrato la superiorità della combinazione lenalidomide-desametasone (Rd) nei confronti di uno dei regimi standard per il trattamento del paziente anziano, ossia melfalan-prednisone-talidomide (MPT). La pomalidomide, IMiD di terza generazione, è stato sperimentato in pazienti recidivati dopo trattamento con lenalidomide e bortezomib, dimostrando una certa efficacia anche in pazienti già esposti ai novel agents e rappresentando quindi una risorsa terapeutica importante per pazienti la cui malattia recidiva dopo l’utilizzo di nuovi farmaci. Un’altra importante classe di novel agents è quella dei PIs. Il primo farmaco appartenente a tale classe impiegato nel trattamento di pazienti affetti da mieloma multiplo è il bortezomib, molecola attualmente utilizzata alla diagnosi, sia in pazienti candidati al trapianto autologo di cellule staminali sia in pazienti anziani, ed alla recidiva. Tuttavia,  nonostante l’elevata efficacia del bortezomib, la somministrazione per via parenterale ed il profilo di tossicità, in particolare la neurotossicità, sia di tipo motoria che sensoriale, hanno promosso la ricerca di nuove molecole appartenenti alla classe dei PIs. Tra queste carfilzomib ed ixazomib, la prima già disponibile e la seconda lo sarà a breve. Tra le nuove e più promettenti molecole in corso di sperimentazione ci sono gli anticorpi monoclonali (MoAbs), i cui target sono per lo più molecole di superficie come CS1 (elotuzumab) o CD38 (daratumumab e SAR650984) che vengono testati sia come agenti singoli sia, soprattutto, in combinazione con i farmaci già approvati al fine di determinare il sinergismo tra molecole con diverso meccanismo d’azione. L’attività delle combinazioni contenenti nuovi farmaci ed anticorpi monoclonali, specie il daratumumab, stanno  danno delle risposte di malattia che non si erano mai viste in precedenza nei pazienti con malattia ricaduta o refrattaria. Ottimi risultati sono stati ottenuti nel trattamento della leucemia linfatica cronica in presenza della delezione cromosomica 17p o della mutazione TP53, con l’impiego degli inibitori di BCR (B Cell Receptor ossia recettore associato alle cellule B). Numerosi studi hanno permesso di evidenziare che, oltre alle mutazioni dei geni oncosoppressori, notoriamente responsabili dello sviluppo di neoplasie, anche alterazioni a carico di diversi passaggi, e quindi di diversi mediatori nella via del segnale indotto da BCR sono responsabili dello sviluppo e mantenimento del clone leucemico. In particolare il BCR signaling è supportato da differenti proteine con attività tirosinchinasica come BTK (BrutonTirosinKinasi), STK (Spleen TirosinKinasi) e Fosfatidilinositolo 3 Kinasi. Negli ultimi anni, numerosi studi pre-clinici prima e clinici successivamente, hanno contribuito a definire le caratteristiche farmacologiche e l’efficacia di molecole e farmaci che agiscono come inibitori selettivi di queste chinasi, sia nella leucemia linfatica cronica che in altre emopatie. Ad oggi, sono disponibili due farmaci: Ibrutinib e Idelalisib. Sono autorizzati dalla Commissione Europea del farmaco, e sono indicati nei pazienti adulti che hanno fallito terapie precedenti o che hanno alterazioni del cromosoma 17 o mutazioni del gene p53. Una vera forma di medicina di precisione, infatti i risultati con queste molecole nei pazienti con delezione del cromosoma 17 sono assolutamente superiori ad ogni tipo di chemio-immunoterapia. Vi è poi un ulteriore farmaco dotato di grande efficacia che è il Venetoclax. Per ora però non è ancora in commercio in Italia, ma dovrebbe arrivare a breve. Il medicinale è stato approvato anche in assenza di delezione 17p o mutazione di p53, per pazienti adulti che hanno fallito sia la chemio-immunoterapia che la terapia con un inibitore della via del recettore dei linfociti B. Venetoclax è un inibitore orale della proteina BCL-2 (B-cell lymphoma-2) ed è in fase di studio per diverse tipologie di tumore. La proteina BCL-2 impedisce l’apoptosi, ossia la morte programmata, di alcune cellule, fra cui i linfociti, e può essere sovraespressa in varie forme tumorali.</p>

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			<h4>Prof. Paolo Corradini</h4>
<h5>Cattedra di Ematologia Università degli studi di Milano Struttura Complessa di Ematologia Fondazione IRCCS &#8211; Istituto Nazionale dei Tumori</h5>
<p>Via G Venezian, 1 &#8211; 20133 Milano<br />
Segreteria: 02.23902343<br />
<a href="mailto:paolo.corradini@unimi.it">paolo.corradini@unimi.it</a></p>

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		<title>Farmaci “intelligenti” per la cura delle malattie oncoematologiche</title>
		<link>https://www.sanitaebenessere.it/farmaci-intelligenti-per-la-cura-delle-malattie-oncoematologiche/</link>
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				<pubDate>Mon, 27 Mar 2017 14:44:08 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Ematologia]]></category>
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			<h2>Il Prof. Gianpietro Semenzato ci parla delle terapie sperimentali avviate nella Divisione di Ematologia ed Immunologia Clinica che dirige a Padova</h2>
<p>Il Prof. Gianpietro Semenzato dirige dal 2002 la Divisione di Ematologia ed Immunologia Clinica dell’Azienda Ospedaliera Università di Padova. I brillanti risultati ottenuti nelle sue ricerche lo hanno portato nel corso della sua carriera ad assumere prestigiosi incarichi in ambito accademico ed istituzionale. È membro infatti di numerosi comitati scientifici ed ha all’attivo più di 500 pubblicazioni, come autore o co-autore, ampiamente citate nella letteratura internazionale. Le sue competenze in materia di malattie linfoproliferative consentono al centro padovano di ematologia di risultare struttura leader nella cura delle patologie del settore. Il reparto si distingue per la diagnosi e cura delle neoplasie del sistema immunitario, leucemie acute e croniche, trapianti di midollo, interstiziopatie polmonari immunomediate, immunodeficienze acquisite e congenite, malattie autoimmuni. Oltre che per la ricerca, vengono svolte attività di laboratorio anche per la diagnostica con le più moderne tecniche e condotti progetti di ricerca su nuovi farmaci e metodi di cura innovativi quali l’immunochemioterapia con anticorpi monoclonali. Sono da anni in atto delle collaborazioni con prestigiosi centri stranieri quali la Harvard Medical School di Boston, Cornell Medical Center di New York, le Università di South Florida, Londra, Parigi e Tokyo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Prof. Semenzato quali sono le principali patologie che trattate nel reparto?</strong></p>
<p>Siamo un centro di riferimento per alcune patologie, come le leucemie linfatiche e mieloidi croniche, i mielomi, le malattie linfoproliferative dei linfociti granulati. Queste sono malattie che il nostro gruppo analizza in laboratori dedicati, facendo della diagnostica correlata alle patologie che studiamo dal punto di vista della ricerca. Si tratta di studi biologici attuati con le più moderne tecnologie, sia per la diagnostica che per la ricerca, necessari ad approfondire tematiche di grande attualità ma ancora in parte sconosciute. Dove si fa ricerca, in genere, si cura meglio. Infatti, le conoscenze di base sono poi trasferite sul piano clinico-applicativo e terapeutico, in particolare per quanto riguarda le malattie linfoproliferative croniche.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Siete in grado di creare dei medicinali nuovi per le malattie?</strong></p>
<p>Non abbiamo la struttura per creare dei medicinali, questo è compito delle industrie farmaceutiche. Noi cerchiamo di identificare i meccanismi sui quali poi si possono generare nuovi farmaci. Ad esempio, i farmaci “intelligenti” di cui si sente parlare oggi non sono invasivi come la chemioterapia che distrugge a tappeto le cellule normali e quelle patologiche, ma cercano di colpire selettivamente il meccanismo alterato della cellula, senza però toccare le cellule sane. Il paziente, con queste cure, non sviluppa tutti gli effetti collaterali derivanti, ad esempio, dalla chemioterapia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Siamo dunque in presenza di una nuova frontiera nella cura dei tumori?</strong></p>
<p>È una nuova frontiera che ha visto il proliferare di molti nuovi farmaci con straordinaria efficacia. Per malattie come la leucemia mieloide cronica utilizziamo solo i nuovi farmaci “intelligenti”; per altre patologie, invece, c’è la combinazione tra la chemioterapia e nuove molecole, come avviene nella cura dei linfomi.</p>
<p>Il futuro vedrà comunque l’uso quasi esclusivo di questi farmaci che permettono la cosiddetta “ematologia di precisione”. Sono da mettere in risalto gli indubbi vantaggi di questi prodotti: innanzitutto l’efficacia di queste nuove molecole in quanto, andando a colpire solo la cellula malata, sono in grado di debellare la malattia con maggior accuratezza; questi farmaci sono altresì in grado di preservare il paziente da devastanti effetti collaterali. È difficile parlare di guarigione al 100%, di remissione completa per sempre della malattia, stabilire cioè che quest’ultima è scomparsa o perlomeno lo possiamo dire in un numero limitato di casi. Nella leucemia mieloide cronica, ad esempio, dopo che il paziente è stato per anni in remissione completa, in alcuni casi e sulla base di ben definiti criteri di laboratorio, si cerca di sospendere la terapia; si stanno attuando infatti dei protocolli per vedere se il paziente mantiene uno stato di malattia minima residua assente, nel qual caso, dopo un adeguato periodo si può definire il soggetto completamente guarito. Nei prossimi anni saranno sicuramente immessi nel mercato molti farmaci che cambieranno la prognosi di molti pazienti ematologici.</p>

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			<h4>Prof. Gianpietro Semenzato</h4>
<h5>Direttore della Divisione di Ematologia ed Immunologia Clinica dell’Azienda Ospedaliera Università di Padova</h5>
<p>Via Giustiniani, 2 &#8211; 35128 Padova<br />
Segreteria: 049.8212200<br />
Fax: 049.8211970<br />
<a href="mailto:g.semenzato@unipd.it">g.semenzato@unipd.it</a></p>

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		<title>Le mille specializzazioni della Clinica Medica 1 di Padova</title>
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				<pubDate>Mon, 27 Mar 2017 09:31:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin_SB]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cardiologia]]></category>
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								<content:encoded><![CDATA[<section class="vc_row wpb_row vc_row-fluid liquid-row-shadowbox-6aa511e15c6bd"><div class="ld-container container"><div class="row ld-row"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12 liquid-column-6aa511e15c9b0"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper "   ><div class="wpb_wrapper-inner">
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			<h2>Il Prof. Fabris, Direttore dell’Unità Operativa Complessa, ci guida alla scoperta di questa importante realtà ospedaliera</h2>
<p>L’Unità Operativa Complessa Clinica Medica 1 dell’Azienda Ospedaliera Università di Padova, si occupa della valutazione del paziente nella sua globalità e si caratterizza per l’osservazione rapida/intensiva in ambito cardiovascolare, ematologico, allergologico e delle malattie fragilizzanti dell’osso. A dirigerla il Prof. Fabrizio Fabris, che dopo la laurea, inizia la sua formazione sotto la guida scientifica e metodologica del Prof. Girolami, esponente di rilievo della scuola di Medicina Interna di Mario Austoni. Sviluppa sin da subito la sua predilezione per la ricerca traslazionale nel campo dell’emostasi ed in particolare nello studio della fisiopatologia dell’emostasi primaria e nel ruolo delle piastrine nelle malattie emorragiche e trombotiche. La sua attività di ricercatore procede parallelamente all’applicazione clinica del metodo scientifico nell’ambito della visione olistica del malato e delle malattie. Nei 40 anni di attività clinica e di ricerca ha contribuito allo sviluppo delle conoscenze in numerosi settori, come la relazione tra i fattori plasmatici della coagulazione e la funzionalità delle piastrine; lo screening ed individuazione dei soggetti affetti da piastrinopenie congenite ed acquisite nella Regione Veneto quali la mallatia MYH9 correlata, la piastrinopenia da eparina e le microangiopatie; lo studio fisiopatologico, clinico e genetico delle malattie mieloproliferative quali policitemia, trombocitemia e mielofibrosi. L’attività scientifica e clinica si è concretizzata nella pubblicazione di oltre 250 lavori scientifici pubblicati su riviste internazionali. È inoltre Professore Ordinario di Medicina Interna all’Università di Padova.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Prof. Fabris ci parli dell’Unità che dirige.</strong></p>
<p>L’attività della Clinica Medica 1 è elettivamente dedicata alla diagnosi, ed al trattamento di: patologie cardio-vascolari; patologie ematologiche non-oncologiche, trombosi ed emostasi; patologie allergologiche respiratorie ed alimentari, reazioni avverse a farmaci, orticarie, edemi e malattie fragilizzanti dell’osso quale l’osteoporosi.</p>
<p>Dall’inizio degli anni 2000 la Clinica Medica 1 è fortemente coinvolta nella prevenzione primaria e secondaria, nella diagnosi ed il trattamento delle manifestazioni acute della malattia cardiovascolare, unendo al tradizionale bagaglio di competenze internistiche, l’esperienza professionale di 2 cardiologi, un angiologo e 3 internisti con particolare competenza nel campo delle ipercolesterolemie.</p>
<p>Il Centro si occupa poi della gestione e coordinamento di protocolli clinico-sperimentali internazionali con farmaci innovativi che riducono i lipidi. L’attività ematologica è invece dedicata principalmente a patologie non oncologiche. Gli ambiti in cui siamo particolarmente competenti sono le malattie delle piastrine e dei globuli rossi in pazienti portatori di malattie congenite ed acquisite e di malattie rare, divenendo centro di riferimento nazionale ed internazionale. È nostro vanto l’attenzione che dedichiamo alla diagnostica di laboratorio ed in particolare genetica connessa a queste malattie. Nei nostri laboratori effettuiamo studi biomolecolari e funzionali di molte patologie e, grazie alla collaborazione scientifica con i maggiori centri italiani ed europei, forniamo ai nostri pazienti screening e certificazione delle malattie rare con le migliori e più moderne metodologie disponibili.</p>
<p>Il nostro centro è anche coinvolto in molteplici studi su nuovi farmaci per le piastrinopenie congenite, la policitemia e la trombocitemia, i nuovi anticoagulanti orali e gli antiaggreganti in collaborazione con l’Unità coronarica. Nella nostra Clinica sono rappresentati il Centro regionale specializzato per l’Osteoporosi ed il Servizio di Diagnosi per le Malattie dello Scheletro. Siamo inoltre in possesso dell’autorizzazione regionale per la diagnosi, il follow-up ed il trattamento delle malattie rare dello scheletro nell’ambito del progetto europeo ERN (European Reference Network).</p>
<p>Le attività di allergologia ed immunologia sono indirizzate allo studio, alla diagnosi ed alla terapia delle allergie respiratorie ed alimentari, delle reazioni avverse ai farmaci, delle allergie al veleno di imenotteri, delle dermatiti da contatto, delle orticarie e degli edemi allergici. Particolare interesse è rivolto alle manifestazioni più severe, inclusi gli shock anafilattici, indotte da farmaci anche in fase perioperatoria e da imenotteri, sia negli adulti sia nella fascia di età pediatrica. Siamo inoltre Centro di Riferimento per l’edema ereditario, patologia molto rara.</p>

		</div>
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			<h4>Prof. Fabrizio Fabris</h4>
<h5>Direttore dell&#8217;Unità Operativa Complessa Clinica Medica 1 Azienda Ospedaliera Università di Padova</h5>
<p>Via Giustiniani, 2 &#8211; 35128 Padova<br />
Segreteria: 049.8212165<br />
Fax 049.8212159<br />
<a href="mailto:fabrizio.fabris@unipd.it">fabrizio.fabris@unipd.it</a></p>

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		<title>Linfomi, a Milano negli anni ’70 il primo trapianto di midollo in Italia</title>
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				<pubDate>Mon, 27 Mar 2017 08:48:29 +0000</pubDate>
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			<h2>Il Prof. Corradini, direttore del Dipartimento di Oncologia ed Emato-Oncologia dell’Università degli Studi di Milano ci parla di ricerche e protocolli</h2>
<p>La Struttura Complessa di Ematologia dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano si occupa della diagnosi e del trattamento delle neoplasie ematologiche del paziente adulto. A parlarcene il Prof. Paolo Corradini, Direttore del Dipartimento di Oncologia ed Emato-Oncologia dell’Università degli Studi di Milano, nonché Direttore del Dipartimento di Ematologia ed Onco-Ematologia Pediatrica della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori e Direttore della Struttura Complessa di Ematologia – Trapianto Midollo Osseo. Formatosi a Torino ed in America, alla Columbia University di New York e poi ad Harvard ed al Dana Farber Cancer Institute di Boston, fin dagli inizi della sua carriera ha svolto attività di ricerca clinica e molecolare nel campo delle neoplasie ematologiche, in particolare nel mieloma multiplo e nei linfomi non-Hodgkin. Ha sviluppato metodiche di laboratorio innovative per il monitoraggio molecolare della malattia minima residua nel mieloma multiplo, nei linfomi e nella leucemia linfatica cronica. Si occupa di trapianti di cellule staminali emopoietiche, infatti ha lavorato sin dagli anni ‘90 a protocolli di trapianto autologo ed allogenico ed in particolare è stato uno dei primi in Europa ad introdurre protocolli di condizionamento a ridotta intensità per il trapianto allogenico nei pazienti con linfomi recidivati. È inoltre Professore Ordinario di Ematologia all’Università degli Studi di Milano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Prof. Corradini ci parli dell’importante reparto che dirige.</strong></p>
<p>Il nostro reparto ha cominciato la sua attività nel campo dei linfomi con Gianni Bonadonna negli anni ’70. All’epoca fu la prima unità ad eseguire il trapianto di midollo in Italia nel campo dei linfomi. Io sono arrivato nel 2001 ed il mio obiettivo è stato quello di aprire una vera e propria Ematologia, che si occupasse non solo dei linfomi ma anche del mieloma multiplo, delle leucemie e delle mielodisplasie, ma soprattutto portare il trapianto non solo autologo ma anche allogenico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>In cosa consistono questi tipi di trapianto? Quali sono le differenze?</strong></p>
<p>Il trapianto allogenico consiste nel trapiantare le cellule staminali prelevate da un donatore, che è poi il vero trapianto di midollo. Di fatto si trapianta il sistema immunitario, ossia quello che gioca la differenza nella possibilità di controllare la malattia neoplastica. Il trapianto autologo invece è come se fosse una banale autotrasfusione di cellule staminali, il quanto il donatore è il paziente stesso. Questo ha il solo scopo di far sì che il paziente riprenda i giusti valori di emocromo dopo una chemioterapia ad alte dosi. Questo tipo di trapianto non si effettuava in Istituto prima che arrivassimo noi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il dipartimento di Ematologia fa anche ricerca?</strong></p>
<p>In ambito oncoematologico seguiamo tutte le patologie, il che però non vuol dire che facciamo ricerca su tutto. L’unità è strutturata in modo da applicare la miglior cura possibile come standard internazionale nei settori dove non facciamo ricerca, mentre dove la ricerca c’è, ai pazienti offriamo anche qualcosa in più, sia in termini di diagnostica, cioè di stratificazione del rischio della loro malattia basata su fattori di genomica e quindi con un’attività di laboratorio, sia in termini di protocolli innovativi o con farmaci anche sperimentali quando questi fossero richiesti. Le patologie su cui facciamo ricerca sono 3, i linfomi, la leucemia linfatica cronica ed il mieloma multiplo. Poi c’è un’area in più che è quella del trapianto di cellule staminali emopoietiche, dove noi storicamente abbiamo fatto alcuni studi pionieristici. Per esempio siamo stati i primi al mondo a fare il trapianto allogenico nei linfomi a cellule T, che poi è diventato lo standard mondiale per la malattia in ricaduta. Quando sono nati i nuovi regimi di condizionamento col trapianto non mieloablativo, i primi protocolli sono stati i nostri. Dal 2000 tutti i protocolli nazionali di trapianto allogenico nei linfomi, sono coordinati da noi. Abbiamo organizzato l’attività di questa Divisione in modo da poter effettuare studi di fase 1, cioè con le molecole o le combinazioni di molecole che per la prima volta vengono sperimentate sull’uomo. Poi, oltre agli studi nel campo del trapianto, abbiamo gli studi di fase 2, gli studi cooperativi randomizzati e abbiamo anche gestito uno studio randomizzato accademico sul mielina multiplo. Per ora siamo l’unico centro italiano che può fare, la terapia con le CAR T-cell nei linfomi, cioè una forma di immunoterapia con cellule modificate geneticamente, che è molto promettente e che ha un’attività antitumorale potentissima.</p>

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			<h4>Prof. Paolo Corradini</h4>
<h5>Direttore del Dipartimento di Ematologia ed Onco-Ematologia Pediatrica della Fondazione IRCCS “Istituto Nazionale dei Tumori” di Milano e Direttore della Struttura Complessa di Ematologia – Trapianto Midollo Osseo</h5>
<p>Via Venezian, 1 &#8211; 20133 Milano<br />
Segreteria: 02.23902950 &#8211; 02.23902343<br />
<a href="mailto:paolo.corradini@unimi.it">paolo.corradini@unimi.it</a><br />
<a href="mailto:paolo.corradini@istitutotumori.mi.it"> paolo.corradini@istitutotumori.mi.it</a></p>

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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.sanitaebenessere.it/linfomi-a-milano-negli-anni-70-il-primo-trapianto-di-midollo-in-italia/">Linfomi, a Milano negli anni ’70 il primo trapianto di midollo in Italia</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.sanitaebenessere.it">Sanità &amp; Benessere</a>.</p>
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