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	<title>Farmacologia &#8211; Sanità &amp; Benessere</title>
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	<description>Sito di divulgazione scientifica</description>
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		<title>Salute: il pharma delivery cresce e si evolve oltre la pandemia</title>
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				<pubDate>Fri, 05 Aug 2022 09:30:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marketing]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Farmacologia]]></category>
		<category><![CDATA[FLASH NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[farmacia]]></category>
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				<description><![CDATA[<p>Pharmap: +118% ordini rispetto al primo semestre 2021 Il servizio di pharma delivery è fondamentale...</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<h3 class="sottotitolo">Pharmap: +118% ordini rispetto al primo semestre 2021</h3>
<p><img class="aligncenter" title="pharma delivery cresce evolve post pandemia" src="https://www.askanews.it/wp-content/uploads/2022/07/20220725_195458_4E6142C7.jpg" alt="" width="511" height="306" /></p>
<p>Il servizio di pharma delivery è fondamentale per <strong>9 utenti su 10</strong>. Per il <strong>93% è importante che le farmacie</strong> siano oggi dotate di un sistema di consegna a domicilio e per il 98% il recapito in giornata dei prodotti è un requisito essenziale per la fidelizzazione con il punto vendita.</p>
<p>Sono i dati emersi da un’indagine effettuata a dicembre 2021 da Pharmap, primo player italiano del settore, volta ad indagare il comportamento dei consumatori iscritti alla piattaforma.</p>
<h4>Ecco come si è evoluto il pharma delivery post pandemia</h4>
<p>Se la pandemia ha avuto un effetto booster sull’ home delivery, oggi la consegna a domicilio del farmaco è diventata un’abitudine consolidata, a cui pochi consumatori sono disposti a rinunciare. Pharmap, che dal 2018 ad oggi è cresciuta di oltre 25 volte in termini di volumi e di 42 volte in termini di transato in piattaforma, nel primo semestre del <strong>2022 ha registrato una crescita del 118%</strong> in termini di richieste registrate sui canali web e app, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.</p>
<p><center></p>
<div id="ad_dyn1" style="text-align: left;">La rilevazione conferma un trend in continua evoluzione ed evidenzia alcune novità.</div>
<ul>
<li style="text-align: left;">La prima riguarda la capacità di Pharmap di incrementare il rapporto di fiducia tra farmacia e utenza: oltre il<strong> 60% dichiara di ordinare sempre dalla stessa farmacia</strong>, di questi più della metà <strong>(51,9%) è diventato un cliente abituale</strong>.</li>
<li style="text-align: left;">L’azienda, inoltre, gioca un ruolo chiave nel fidelizzare i consumer: il <strong>44%</strong> degli utenti intervistati si dichiara, infatti,<strong> fedele alla farmacia di riferimento da quando offre il servizio di delivery</strong>.</li>
<li style="text-align: left;">L’altro dato che emerge è la crescita dell’utilizzo dell’home delivery farmaceutico da parte delle persone: il <strong>77,7%</strong> dichiara di ricorrervi più spesso in epoca<strong> post-pandemica</strong> perché si è ormai abituato alla <strong>comodità del servizio (47%)</strong> o per la possibilità di <strong>ricevere a domicilio anche i farmaci con ricetta (32%)</strong>.</li>
<li style="text-align: left;">Il servizio è anche apprezzato in tutti quei casi in cui, recandosi di persona in Farmacia, il prodotto non risulta immediatamente disponibile (situazione che si verifica nel 40% dei casi): un cliente su 4 si dichiara infatti poco propenso a ritornare sul punto vendita per ritirare il prodotto prenotato e preferirebbe, piuttosto, riceverlo a casa.</li>
</ul>
<p></center></p>
<blockquote><p><em>“Che il servizio di consegna a domicilio del farmaco sia diventato sempre più strategico per le farmacie non lo confermano solo i nostri dati. Una recente ricerca di Channel&amp;Retail Lab &#8211; l’Osservatorio della Sda Bocconi &#8211; ha rilevato che un cliente su due è pronto a cambiare esercizio se la sua Farmacia di fiducia non dispone del servizio di home delivery. </em></p>
<p><em>Le farmacie, che con la pandemia hanno accelerato la loro evoluzione in “farmacie dei servizi”, non possono quindi più fare a meno di adeguarsi a questo trend per rispondere alle nuove esigenze di salute dei cittadini”, dichiara <strong>Giuseppe Mineo, CEO di Pharmap</strong>.</em></p></blockquote>
<p><center></center></p>
<div></div>
<div class="immagine">FONTE: askanews</div>
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		<title>L’impatto economico dei Biosimilari degli anti-TNF in Italia</title>
		<link>https://www.sanitaebenessere.it/limpatto-economico-dei-biosimilari-degli-anti-tnf-in-italia/</link>
				<comments>https://www.sanitaebenessere.it/limpatto-economico-dei-biosimilari-degli-anti-tnf-in-italia/#respond</comments>
				<pubDate>Mon, 31 May 2021 09:45:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[CS COMMUNICATION SRL]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Farmacologia]]></category>
		<category><![CDATA[FLASH NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[anti-TNF]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Mennini]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.sanitaebenessere.it/limpatto-economico-dei-biosimilari-degli-anti-tnf-in-italia/">L’impatto economico dei Biosimilari degli anti-TNF in Italia</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.sanitaebenessere.it">Sanità &amp; Benessere</a>.</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<section class="vc_row wpb_row vc_row-fluid liquid-row-shadowbox-6aa22f39df96d"><div class="ld-container container"><div class="row ld-row"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12 liquid-column-6aa22f39eaeb1"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper "   ><div class="wpb_wrapper-inner">
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<div class="column">
<p><strong>I farmaci biosimilari rappresentano una grande opportunità per il nostro Paese: mettere a disposizione di un numero maggiore di pazienti farmaci innovativi a costi sostenibili per la Sanità Pubblica.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>. </strong></p>
</div>
</div>
</div>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div></div></div></section><section class="vc_row wpb_row vc_row-fluid liquid-row-shadowbox-6aa22f39ebea0"><div class="ld-container container"><div class="row ld-row"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12 liquid-column-6aa22f39ec0b1"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper "   ><div class="wpb_wrapper-inner">
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<p>&nbsp;</p>
<p>A spiegarci i motivi è il Prof. <strong>Francesco Saverio Mennini</strong>, Professore di Economia Sanitaria, Direttore del Centre for Economic Evaluation and HTA presso il CEIS dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” e Presidente della Società Italiana Health Tecnology Assessment (Sihta). Il Professore è autore, insieme ad altri professionisti, di un importante studio che, attraverso lo sviluppo di un modello economico multiscenario, ha fatto emergere il potenziale impatto positivo sulla spesa farmaceutica pubblica che i farmaci Biosimilari anti-TNF potrebbero generare mediante la loro introduzione sul mercato con quote via via crescenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Professore, cosa sono i farmaci Biosimilari e quali sono disponibili in Italia?</strong></p>
<p>“Con il termine “Biosimilare” viene indicato un medicinale, autorizzato in Europa ad esito di una procedura registrativa, simile a un prodotto biologico di riferimento già autorizzato e per il quale sia scaduta la copertura brevettuale (cfr. Position Paper AIFA). In Italia attualmente sono disponibili farmaci Biosimilari per differenti indicazioni terapeutiche (anti-TNF; oncologici etc…)”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>In particolare per quali patologie sono usati i farmaci Biosimilari degli anticorpi anti-TNF?</strong></p>
<p>“Con specifico riferimento agli anti-TNF, le patologie interessate sono riferite alla Reumatologia, Dermatologia e Gastroenterologia (IBD)”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Nello studio che ha realizzato, ha sviluppato un modello economico capace di stimare l’impatto di spesa che i Biosimilari degli anticorpi anti-TNF attualmente disponibili in Italia hanno avuto ed avranno sulla spesa del SSN tra il 2015 ed il 2020. A quali conclusioni è giunto?</strong></p>
<p>“Tenendo conto delle riduzioni di spesa cumulate dal 2015 al 2020, il modello ha stimato una riduzione di spesa cumulata al 2020 pari a circa € 635 milioni, quasi il 14% della spesa totale complessiva sostenuta per questi medicinali da parte del SSN”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quali scenari si prospettano, in Italia, per il futuro più prossimo?</strong></p>
<p>“Gli scenari futuri fanno ben sperare. Una recente analisi sembra proprio confermare tanto i valori registrati nello studio citato quanto i trend relativi all’incremento nell’utilizzo dei Biosimilari in queste aree terapeutiche. Viene quindi confermata la riduzione di spesa stimata al 2020 dal precedente studio (€ 635 milioni) e, conseguentemente, viene avvalorato il risultato di riduzione continua della spesa fino al 2025 con trend sempre crescenti quali conseguenza della maggiore quota di mercato che acquisiranno i Biosimilari nel corso degli anni (nel 2019 è stato registrato il sorpasso da parte di Biosimilari che nel 2020 detengono già il 65% del mercato)”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quali dovrebbero essere i prossimi step di questo percorso verso un alleggerimento dell’impatto del costo dei farmaci sul SSN?</strong></p>
<p>“L’introduzione dei Biosimilari permette di liberare risorse importanti che possono/devono essere immediatamente reinvestite per finanziare le innovazioni che entrano sul mercato. Quindi, più che di un alleggerimento si dovrebbe parlare di utilizzo corretto ed efficiente delle risorse che devono tenere in considerazione il fabbisogno reale. I Biosimilari vanno considerati come una importante opportunità in quanto da una parte generano una riduzione dei costi e, soprattutto, dall’altra permettono di esplorare un nuovo segmento del mercato farmaceutico accompagnata dalla possibilità di curare un numero maggiore di pazienti in trattamento con farmaci biologici a prezzi più accessibili”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Cosa, invece, ad oggi, ostacola questo percorso?</strong></p>
<p>“Nel corso degli ultimi anni, come dimostrato dagli studi pubblicati con il mio centro di ricerca, si è notata una riduzione molto forte degli ostacoli che caratterizzavano il mercato dei Biosimilari. Tanto che, come evidenziato dalle ultime analisi, a partire dal 2019 si è registrato il “sorpasso” dell’uso dei Biosimilari nei confronti dei biologici originatori. Un problema del nostro Paese è rappresentato dal fatto che non sempre le risorse aggiuntive provenienti dalle riduzioni di costo generate dai Biosimilari vengono reinvestite per finanziare l’innovazione, o per consentire un maggior accesso dei pazienti ai farmaci biologici. Questo rappresenterebbe il vero cambio di paradigma. Un altro problema consiste nella grande variabilità tra le Regioni nell’adozione dei Biosimilari, come riportato nell&#8217;ultimo Report di monitoraggio AIFA. Questo significa che esiste ancora una grande area di potenziale risparmio per il Sistema Sanitario, su cui si può andare ad agire per liberare risorse. È auspicabile dunque una maggiore uniformità tra le Regioni nell’utilizzo di questi farmaci”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>

		</div>
	</div>
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			<p>Contatti</p>
<p>Prof. Francesco Saverio Mennini</p>
<p>Professore di Economia Sanitaria e Economia Politica presso la Facoltà di Economia</p>
<p>Università di Roma “Tor Vergata”</p>
<p>Via Columbia 2 – 00198 Roma</p>
<p>Tel: 06 72595642</p>
<p>Mail: <a href="mailto:mennini@uniroma2.it">mennini@uniroma2.it</a></p>
<p class="Corpo">

		</div>
	</div>
</div></div></div></div></div></div></section><div class="vc_row-full-width vc_clearfix"></div><section class="vc_row wpb_row vc_row-fluid liquid-row-shadowbox-6aa22f3a01fec"><div class="ld-container container"><div class="row ld-row"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12 liquid-column-6aa22f3a022e0"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper "   ><div class="wpb_wrapper-inner"><div class="vc_empty_space"   style="height: 20px"><span class="vc_empty_space_inner"></span></div></div></div></div></div></div></div></section><section class="vc_row wpb_row vc_row-fluid liquid-row-shadowbox-6aa22f3a02637"><div class="ld-container container"><div class="row ld-row"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12 liquid-column-6aa22f3a02848"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper "   ><div class="wpb_wrapper-inner">
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		<title>I farmaci biosimilari: una grande opportunità per i pazienti e per il SSN italiano</title>
		<link>https://www.sanitaebenessere.it/i-farmaci-biosimilari-una-grande-opportunita-per-i-pazienti-e-per-il-ssn-italiano/</link>
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				<pubDate>Thu, 27 May 2021 18:22:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[CS COMMUNICATION SRL]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Biogen]]></category>

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								<content:encoded><![CDATA[<section class="vc_row wpb_row vc_row-fluid liquid-row-shadowbox-6aa22f3a03a29"><div class="ld-container container"><div class="row ld-row"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12 liquid-column-6aa22f3a03c51"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper "   ><div class="wpb_wrapper-inner">
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<div class="column">
<p style="text-align: center;"><strong><em>Questi farmaci offrono un contributo molto positivo in termini di benefici non solo nella cura dei pazienti, ma anche per l’ ottimizzazione delle risorse per il Servizio Sanitario Nazionale.</em> </strong></p>
</div>
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<p>&nbsp;</p>
<p>A parlarcene, a pochi anni dal lancio sul mercato dei primi biosimilari anti-TNFα da parte di <strong>Biogen</strong>, <strong>Giuseppe Banfi</strong>, General Manager della filiale italiana dell’azienda americana da oltre 40 anni leader nello sviluppo di terapie innovative, con un particolare focus nel campo delle neuroscienze. La profonda esperienza scientifica e l’approccio pionieristico, hanno consentito negli anni a Biogen di diventare leader nel campo della ricerca e dello sviluppo di farmaci e terapie innovative volte a cambiare la vita delle persone con malattie neurologiche e neurodegenerative. <strong>La grande esperienza nello sviluppo e nella produzione di molecole complesse ha inoltre consentito all’azienda di sviluppare un ampi</strong><strong>o portfolio di farmaci biosimilari </strong><strong>per contrastare le patologie croniche complesse in ambito reumatologico, gastroenterologico e dermatologico</strong>, come artrite reumatoide, Malattia di Crohn, artrite psoriasica e psoriasi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Biogen è da sempre leader nelle biotecnologie applicate alle neuroscienze. Che ruolo hanno i biosimilari nell’ambito del vostro portfolio?</strong></p>
<p>“In Biogen crediamo fortemente che i biosimilari rappresentino una grande opportunità per i pazienti e il Servizio Sanitario Nazionale. Il nostro impegno su questo fronte rientra in quella che noi chiamiamo una missione di INNOVABILITÀ, in cui l’innovazione scientifica e il forte impegno in ricerca vanno di pari passo con una costante attenzione alla sostenibilità e ai bisogni che il servizio sanitario nazionale si trova a dover affrontare. Da oltre 40 anni siamo pionieri nelle neuroscienze e realizziamo terapie innovative per gravi malattie neurologiche e neurodegenerative a forte impatto sociale e con bisogni medici ancora insoddisfatti. Abbiamo un’ampia esperienza nello sviluppo e nella produzione di molecole complesse e abbiamo ritenuto doveroso, in un contesto sanitario che si trova a fronteggiare una sempre maggiore scarsità di risorse, impiegare questo patrimonio di esperienza per offrire farmaci biosimilari. Questo ci ha portati oggi ad avere il portfolio completo dei farmaci anti-TNFα approvati in Italia e in Europa per il trattamento di patologie in reumatologia, gastroenterologia e dermatologia, Sono convinto che l’azione combinata sul fronte dell’INNOVAZIONE e della SOSTENIBILITÀ sia la chiave per rispondere in futuro a bisogni sanitari sempre più complessi, che mettano al centro la vita dei pazienti e delle loro famiglie e a questo dedichiamo il nostro impegno quotidiano”.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>A qualche anno dall’immissione nel mercato dei farmaco biosimilari di Biogen, qual è il bilancio?</strong></p>
<p>“Nel corso degli ultimi anni il mercato dei biosimilari sì è evoluto: come evidenziato dai report di monitoraggio AIFA, a partire dal 2019 l’utilizzo dei biosimilari ha superato quello dei farmaci biologici originatori. Oggi possiamo dire che il bilancio è assolutamente positivo, sia per i pazienti e la comunità scientifica, sia per per il Servizio Sanitario, che ha potuto liberare risorse economiche preziose. Un recente studio, pubblicato nel 2019 dal Centre for Economic Evaluation and HTA presso il CEIS dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, ha stimato l’impatto di spesa che i biosimilari anti-TNFα, attualmente disponibili in Italia hanno avuto sulla spesa del SSN tra il 2015 ed il 2020: la riduzione di spesa cumulata al 2020 sarebbe pari a circa € 635 milioni, quasi il 14% della spesa totale complessiva sostenuta per questi farmaci da parte del SSN. La gestione responsabile delle risorse è ormai una necessità imprescindibile. In Biogen siamo orgogliosi di aver creato un circolo virtuoso, aiutando i professionisti sanitari a liberare risorse da reinvestire nell’efficienza e nella qualità del sistema stesso, a favore dei pazienti. Sono felice di guidare un’azienda in grado di impattare in maniera così concreta sul Servizio Sanitario”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Cosa si auspica per il futuro più prossimo e quali dovrebbero essere i prossimi step per una maggiore diffusione dei farmaci biosimilari in Italia?</strong></p>
<p>“I biosimilari vanno considerati come una importante opportunità in quanto danno la possibilità di trattare un numero maggiore di pazienti con farmaci biologici e, soprattutto, permettono di liberare risorse per finanziare l’innovazione. Tuttavia, ci sono ancora delle criticità da superare. Un problema del nostro Paese consiste nella grande variabilità tra le Regioni in termini di utilizzo dei biosimilari, come riporta anche l&#8217;ultimo Report di monitoraggio AIFA. Questo si traduce in differenti opportunità di accesso ai farmaci per i pazienti, ma soprattutto mette in evidenza che esiste ancora una grande area di potenziale ottimizzazione delle risorse per il Servizio Sanitario, su cui si può andare ad agire. La differenziazione regionale rappresenta anche un problema di gestione da parte delle aziende produttrici, in termini di programmazione e controllo e di gestione dei processi di acquisto. È auspicabile una maggiore uniformità tra le Regioni nell’utilizzo di questi farmaci”.</p>
<p><strong>Biogen<br />
</strong>Con un fatturato globale 2020 di 13,5 miliardi di dollari, Biogen conta oltre 9.000 dipendenti, opera direttamente con proprie filiali in 39 Paesi e collabora con una rete di partner in oltre 102 nazioni. La sede centrale si trova a Cambridge, nel Massachussetts (USA), il quartier generale europeo è ubicato a Baar, in Svizzera; i siti produttivi hanno sede nel Research Triangle Park in Nord Carolina e nel 2016 è stata posata la prima pietra del nuovo stabilimento di Solothurn, in Svizzera, un impianto di nuova generazione che entrerà in funzione a brevissimo. La ricerca scientifica è il cuore del lavoro Biogen: l’azienda investe circa il 19% del proprio fatturato annuo per lo sviluppo di trattamenti innovativi per rispondere a bisogni terapeutici ancora insoddisfatti. Oggi Biogen vanta il portfolio di farmaci più ampio al mondo nell’ambito delle terapie per la sclerosi multipla (SM), ha introdotto il primo trattamento per l’atrofia muscolare spinale (SMA) ed è all’avanguardia nella ricerca neurologica in SM e in neuroimmunologia, Alzheimer e demenze, disturbi del movimento, neuromuscolari e neurocognitivi, neurologia acuta, dolore. In Italia dal 1997 e con un’affiliata indipendente dal 2011, l’azienda, ha sede a Milano. <a href="http://www.biogenitalia.it">www.biogenitalia.it</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>

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			<p><strong>Giuseppe Banfi</strong></p>
<p class="Corpo">

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		<title>I farmaci salvavita a base di plasma della Biotest</title>
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				<pubDate>Fri, 07 Apr 2017 09:03:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
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			<h2>Il Dott. Tagliabue, Commercial Operations Director dell’azienda, ci guida alla scoperta di questa importante realtà farmaceutica</h2>
<p>Biotest, azienda leader nello sviluppo, nella produzione e nel commercio di farmaci emoderivati, quali immunoglobuline, fattori della coagulazione ed albumina, comincia la sua attività nel 1946, a Dreieich (Francoforte), dove risiede il sito produttivo europeo. Oggi è diffusa a livello globale con 11 filiali e rivenditori e conta 2.000 dipendenti in più di 80 Paesi nel mondo. Dal 1968 è presente anche in Italia e dal 2007, con l’acquisizione di Nabi Biopharmaceuticals in Florida, ha fatto il suo ingresso anche nel mercato statunitense. Biotest ha recentemente lanciato il programma “Biotest Next Level”, ampliando le sue capacità produttive con la costruzione di un nuovo stabilimento di ultima generazione a Dreieich in Germania, dotato di sistemi all’avanguardia e con elevati standard qualitativi. All’origine dei prodotti dell’azienda c’è sempre il plasma, infatti le immunoglobuline, sulla cui produzione la Biotest si è concentrata a partire dagli anni ’70, vengono prodotte a partire dal plasma umano e nello specifico dalle proteine plasmatiche in esso contenute. A parlarci di questa importante realtà nel campo farmaceutico, il Dott. Giuliano Tagliabue, Commercial Operations Director di Biotest Italia. Laureato in Scienze della Produzione Animale, alla facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università Statale di Milano, ha sviluppato la sua professione in ambito farmaceutico, ricoprendo le cariche di Informatore Medico, Ricercatore di Mercato, Product Manager, Business Unit Manager e Managing Director per le più importanti aziende del settore. Dal 2013 al 2015 è stato anche presidente del Gaef (Gruppo Aziende Emoderivati) di Farmindustria.</p>
<p><strong>Dott. Tagliabue, ci spieghi cosa sono le immunoglobuline che produce la Biotest</strong></p>
<p>Le immunoglobuline sono anticorpi, ossia molecole proteiche con una peculiare struttura quaternaria che le conferisce una forma a “Y”. Le immunoglobuline IgM sono particolarmente attive essendo costituite da cinque di queste “Y” legate fra loro in un’unica molecola. Gli anticorpi hanno la funzione, nell’ambito del sistema immunitario, di riconoscere e neutralizzare corpi estranei come virus e batteri. Le immunoglobuline prodotte da Biotest sono di origine umana e possono essere specifiche contro un determinato Virus (come ad esempio il virus dell’epatite B od il virus del CMV- Citomegalovirus) o possono essere a specifiche, cioè capaci di riconoscere e legarsi a molteplici microrganismi patogeni.</p>
<p><strong>Che tipo di farmaci produce la Biotest?</strong></p>
<p>Biotest produce farmaci salva vita. I nostri farmaci trovano applicazione prevalentemente nella cura di infezioni gravi, malattie autoimmuni, deficit della coagulazione o del sistema immunitario e nella prevenzione di infezioni post-trapianto. Biotest è attualmente l’unica azienda al mondo che produce un’immunoglobulina anti-epatite B a somministrazione sottocutanea ed un’immunoglobulina ad alto titolo di IgM. La loro applicazione è prevalentemente in due ambiti: nel contesto dei centri trapianti e nel contesto delle terapie intensive. Per realizzare farmaci efficaci, ad elevato grado di purezza, Biotest utilizza esclusivamente plasma conforme ai severi requisiti delle autorità regolatorie tedesche, europee e statunitensi. Il plasma utilizzato rispetta inoltre i criteri ancora più rigidi della Plasma Protein Therapeutics Association (PPTA). Biotest inoltre è certificata IQPP (International Quality Plasma Program) e QSEAL (Quality Standards of Excellence, Assurance and Leadership).</p>
<p><strong>Ci parli di questi prodotti</strong></p>
<p>L’immunoglobulina umana anti-epatite B per uso sottocutaneo è disponibile per i pazienti dal 2010 e rappresenta la prima ed unica preparazione di immunoglobuline anti-epatite B in siringa preriempita pronta all’uso per infusione sottocutanea. È indicata per la prevenzione della reinfezione da virus HBV in pazienti adulti a partire da almeno una settimana dopo il trapianto epatico per insufficienza epatica indotta da epatite B. L’immunoglobulina umana ad alto titolo di IgM per infusione endovenosa è un prodotto plasmaderivato a base di immunoglobuline umane pronto all’uso con una particolare ed unica composizione: 12% IgM – 76% IgG – 12% IgA. Per l’elevato titolo di IgM, contro gli antigeni batterici, il farmaco si distingue dai preparati che contengono solo IgG. Il prodotto trova indicazione, sia nei neonati che in pazienti bambini ed adulti, come terapia di supporto di gravi infezioni batteriche in aggiunta alla terapia antibiotica e come terapia sostitutiva in pazienti immunosoppressi e con grave sindrome da carenza di anticorpi secondaria.</p>
<p><strong>Biotest è rinomata anche per  i tanti progetti per il sociale messi in campo.</strong><strong> Ce ne parli</strong></p>
<p>Uno dei nostri principi guida è l’attenzione ai bisogni di medici ed utilizzatori dei nostri prodotti e per questo siamo interessati sempre più a progetti di responsabilità sociale. Abbiamo fatto un’esperienza di Medicina Narrativa nel 2012, nell’ambito dei trapianti. In collaborazione con SISQT (Società Italiana per la Sicurezza e la Qualità nei Trapianti) e la Fondazione Alinari, è nato il progetto Synthesis, una raccolta fotografica in cui lo scopo era descrivere la vita dei pazienti trapiantati od in attesa di trapianto di fegato attraverso delle foto, per comunicare la centralità del paziente e l’impegno di voler passare da una medicina dei trapianti ad una medicina dei trapiantati. Nel 2016 abbiamo riformulato l’esperienza con “Quei giorni senza tempo”, una raccolta di 7 storie di umanità e di “esperienze del limite”, fatte in Terapia Intensiva, nate dalla voce di pazienti, familiari, medici, infermieri e dal racconto di due scrittori, che hanno dato, con il loro contributo, valore letterario ed universale a queste esperienze. Due scrittori ben noti al mondo letterario: Maurizio Cucchi, poeta, ed Isabella Bossi Fedrigotti, scrittrice e giornalista.</p>
<p><strong>Perché questo interesse per i progetti di medicina narrativa?</strong></p>
<p>Perché i nostri farmaci curano “persone” e non “solo pazienti”. La medicina non si ferma ad indagare il solo oggetto biologico, ma ha a che fare con un “soggetto”. L’oggetto non parla, il soggetto sì. Il soggetto ha un “sentire” che non è quantificabile. La malattia non è solo un fatto biologico, ma in essa rientra anche come l’individuo percepisce se stesso nella malattia. La medicina narrativa dà voce a questo sentire ed è nata come strumento per integrare l’Evidence-based Medicine (la pura medicina basata sui numeri, sui fatti concreti, sugli oggetti misurabili), con un obiettivo clinico assistenziale: quello di costruire un percorso di cura tenendo conto delle diverse prospettive.</p>

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			<p>CARICA VITALE</p>
<p>Biotest ha promosso il progetto Carica Vitale (www.caricavitale.it), col fine di educare i pazienti ad un giusto stile di vita dopo il trapianto di fegato e di aiutarli a tornare ad un’esistenza normale ed attiva, accompagnandoli con informazioni utili ed indicazioni ad hoc. L’idea è nata dall’osservazione che, cambiando una sola lettera alla definizione “Carica ViRale” (sinonimo di Viremia, ossia la presenza del virus in circolo), si propone un concetto positivo, ovvero “Carica ViTale”, che diventerà una delle caratteristiche principali del paziente trapiantato di fegato. Con tale progetto, Biotest vuole attribuire al paziente trapiantato un ruolo da protagonista ed utilizzare la scienza come importantissimo strumento al servizio del suo benessere, dunque “Carica Vitale” vuole essere il contributo di Biotest a realizzare un diverso modo di fare medicina, che prediliga la semplicità, la passione e l’attenzione al paziente. Attraverso il progetto si cerca di mettere in pratica ciò che Giuseppe Morici definisce come la funzione forse più nobile ed avvincente del marketing, che consiste nel creare senso, significato rilevante per le persone e la loro vita, attraverso racconti coinvolgenti ma sinceri che discretamente affascinino le persone e, se possibile, per mezzo di transazioni positive, ne migliorino la vita.</p>

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			<p><strong>Biotest Italia S.r.l.</strong></p>
<p>Via Leonardo Da Vinci, 43 &#8211; 20090 Trezzano Sul Naviglio (Mi)<br />
Centralino: 02.4844291</p>
<p>Direzione: 02.48442951 Fax: 02.00620711</p>
<p>Commerciale: 02.48442921 Fax: 02.4450141</p>
<p>Amministrazione: 02.48442932 Fax: 02.4442970<br />
<a href="mailto:pharma@biotest-italia.it">pharma@biotest-italia.it</a></p>

		</div>
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		<title>Farmindustria e l’innovazione farmaceutica in Italia</title>
		<link>https://www.sanitaebenessere.it/farmindustria-linnovazione-farmaceutica-italia/</link>
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				<pubDate>Wed, 05 Apr 2017 09:32:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Farmacologia]]></category>
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		<category><![CDATA[farmacia]]></category>

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			<h2> Il Dott. Scaccabarozzi, Presidente dell’Associazione, ci guida alla scoperta delle imprese del farmaco</h2>
<p>Farmindustria è l’Associazione delle imprese del farmaco, riunisce circa 200 aziende, che rappresentano oltre il 90% del settore. È tra le prime associazioni di Confindustria e fa parte anche dell’Associazione Europea delle imprese del farmaco (EFPIA). Inoltre aderisce alla IFPMA, la Federazione mondiale. La mission è quella di rappresentare le istanze delle imprese, promuovere la competitività e lo sviluppo scientifico e comunicarne il valore alle Istituzioni, all’opinione pubblica e agli stakeholder. Con l’Europa sempre più al centro delle decisioni economiche, Farmindustria è presente con un proprio ufficio anche a Bruxelles. L’industria farmaceutica in Italia si conferma al top nel settore manifatturiero, anche in confronto con gli altri comparti. A parlarcene Massimo Scaccabarozzi, Presidente di Farmindustria, rieletto all’unanimità dall’Assemblea dell’Associazione, per il terzo mandato consecutivo. Laureato in Farmacia, è anche Presidente ed Amministratore Delegato Janssen-Cilag componente del Consiglio Generale di Confindustria. Il 23 giugno dello scorso anno ha anche ottenuto il premio CEO 2016 per la Pharmaceutical Innovation.</p>
<p><strong>Dott. Scaccabarozzi perché è importante comunicare il valore della farmaceutica?</strong></p>
<p>Il nostro è un settore in continua espansione e come tale è fondamentale conoscere il valore che rappresenta. Proprio per questo motivo, dal 2012 Farmindustria ha avviato il roadshow “Innovazione e produzione di valore”, un tour che tocca molte regioni d’Italia. Siamo un’industria che dà valore perché “produce” prima di tutto vita, ma per poterlo fare ci avvaliamo delle fabbriche, che a loro volta producono valore perché attraggono investimenti e creano occupazione. Con questo tour portiamo avanti una comunicazione diversa da quella cui siamo abituati, ma vincente, perché se si comunica con passione e con dati alla mano, prima o poi il messaggio che si vuole dare, passa.</p>
<p><strong>In sostanza il vostro obiettivo è comunicare l’innovazione farmaceutica dettata dalla ricerca?</strong></p>
<p>Ricerca ed innovazione sono il core business delle imprese del farmaco. Oggi più del 90% della ricerca sui medicinali è finanziato dall’industria. Farmaci e vaccini rispondono sempre più ai bisogni di salute. Stiamo assistendo infatti ad un Rinascimento della ricerca che cambierà il modo di curare le persone. Nel futuro si affermerà la medicina di precisione, con terapie basate sulle caratteristiche genetiche degli individui, più appropriate, maggiormente efficaci e meno invasive. Attualmente sono disponibili numerose terapie farmacologiche in grado di guarire malattie prima incurabili. Altre consentono di bloccarne la progressione o di prevenirne le complicanze, permettendo ai pazienti di vivere di più e meglio. Dagli anni ’80 la mortalità in Italia è scesa del 35% e per le patologie croniche del 45%. La R&amp;S cerca di dare risposte alle esigenze non soddisfatte; oggi si colgono i frutti di studi che, su scala globale sono iniziati anni fa ed hanno richiesto tempi lunghi ed investimenti ingenti. Il caso dell’epatite C è un importante esempio.</p>
<p><strong>Come procede la ricerca in Italia?</strong></p>
<p>Negli ultimi due anni le imprese del farmaco hanno rafforzato la loro leadership nel sistema italiano della ricerca con un forte incremento degli investimenti. La R&amp;S in Italia si specializza sempre più nelle biotecnologie, nei vaccini, negli emoderivati, nelle terapie avanzate, nelle malattie rare e nella medicina di genere. La ricerca italiana potrebbe essere leader mondiale, come dimostrano due esempi concreti di assoluta eccellenza: il primo farmaco al mondo a base di cellule staminali è italiano, così come il primo farmaco di terapia genica “ex-vivo”. L’Italia è un hub mondiale per la produzione farmaceutica grazie ad investimenti, export e qualità delle risorse umane. Nel futuro la sfida è essere primi in Europa e diventare un riferimento a livello globale anche per la ricerca, con un contesto attrattivo per i nuovi farmaci, gli studi clinici, le partnership pubblico-privato, la digitalizzazione e l’innovazione di Industria 4.0. Seconda in Europa per produzione dopo la sola Germania, l’industria farmaceutica in Italia è il primo settore hi-tech per presenza.</p>
<p><strong>Come risponde il Mezzogiorno agli investimenti della farmaceutica?</strong></p>
<p>La farmaceutica negli ultimi anni è stato un traino per l’Italia, ma nel Sud ha avuto risultati straordinari per export, produttività pro-capite e capacità di innovazione. Attualmente l’industria farmaceutica al Sud sta trascinando l’economia più di quanto non faccia al Nord.</p>

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			<h4>Dott. Massimo Scaccabarozzi</h4>
<h5>Farmindustria<br />
Associazione delle imprese del framaco &#8211; aderente a Confindustria</h5>
<p>Largo del Nazareno, 3/8<br />
00187 Roma</p>

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		<title>Farmaci “intelligenti” per la cura delle malattie oncoematologiche</title>
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				<pubDate>Mon, 27 Mar 2017 14:44:08 +0000</pubDate>
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			<h2>Il Prof. Gianpietro Semenzato ci parla delle terapie sperimentali avviate nella Divisione di Ematologia ed Immunologia Clinica che dirige a Padova</h2>
<p>Il Prof. Gianpietro Semenzato dirige dal 2002 la Divisione di Ematologia ed Immunologia Clinica dell’Azienda Ospedaliera Università di Padova. I brillanti risultati ottenuti nelle sue ricerche lo hanno portato nel corso della sua carriera ad assumere prestigiosi incarichi in ambito accademico ed istituzionale. È membro infatti di numerosi comitati scientifici ed ha all’attivo più di 500 pubblicazioni, come autore o co-autore, ampiamente citate nella letteratura internazionale. Le sue competenze in materia di malattie linfoproliferative consentono al centro padovano di ematologia di risultare struttura leader nella cura delle patologie del settore. Il reparto si distingue per la diagnosi e cura delle neoplasie del sistema immunitario, leucemie acute e croniche, trapianti di midollo, interstiziopatie polmonari immunomediate, immunodeficienze acquisite e congenite, malattie autoimmuni. Oltre che per la ricerca, vengono svolte attività di laboratorio anche per la diagnostica con le più moderne tecniche e condotti progetti di ricerca su nuovi farmaci e metodi di cura innovativi quali l’immunochemioterapia con anticorpi monoclonali. Sono da anni in atto delle collaborazioni con prestigiosi centri stranieri quali la Harvard Medical School di Boston, Cornell Medical Center di New York, le Università di South Florida, Londra, Parigi e Tokyo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Prof. Semenzato quali sono le principali patologie che trattate nel reparto?</strong></p>
<p>Siamo un centro di riferimento per alcune patologie, come le leucemie linfatiche e mieloidi croniche, i mielomi, le malattie linfoproliferative dei linfociti granulati. Queste sono malattie che il nostro gruppo analizza in laboratori dedicati, facendo della diagnostica correlata alle patologie che studiamo dal punto di vista della ricerca. Si tratta di studi biologici attuati con le più moderne tecnologie, sia per la diagnostica che per la ricerca, necessari ad approfondire tematiche di grande attualità ma ancora in parte sconosciute. Dove si fa ricerca, in genere, si cura meglio. Infatti, le conoscenze di base sono poi trasferite sul piano clinico-applicativo e terapeutico, in particolare per quanto riguarda le malattie linfoproliferative croniche.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Siete in grado di creare dei medicinali nuovi per le malattie?</strong></p>
<p>Non abbiamo la struttura per creare dei medicinali, questo è compito delle industrie farmaceutiche. Noi cerchiamo di identificare i meccanismi sui quali poi si possono generare nuovi farmaci. Ad esempio, i farmaci “intelligenti” di cui si sente parlare oggi non sono invasivi come la chemioterapia che distrugge a tappeto le cellule normali e quelle patologiche, ma cercano di colpire selettivamente il meccanismo alterato della cellula, senza però toccare le cellule sane. Il paziente, con queste cure, non sviluppa tutti gli effetti collaterali derivanti, ad esempio, dalla chemioterapia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Siamo dunque in presenza di una nuova frontiera nella cura dei tumori?</strong></p>
<p>È una nuova frontiera che ha visto il proliferare di molti nuovi farmaci con straordinaria efficacia. Per malattie come la leucemia mieloide cronica utilizziamo solo i nuovi farmaci “intelligenti”; per altre patologie, invece, c’è la combinazione tra la chemioterapia e nuove molecole, come avviene nella cura dei linfomi.</p>
<p>Il futuro vedrà comunque l’uso quasi esclusivo di questi farmaci che permettono la cosiddetta “ematologia di precisione”. Sono da mettere in risalto gli indubbi vantaggi di questi prodotti: innanzitutto l’efficacia di queste nuove molecole in quanto, andando a colpire solo la cellula malata, sono in grado di debellare la malattia con maggior accuratezza; questi farmaci sono altresì in grado di preservare il paziente da devastanti effetti collaterali. È difficile parlare di guarigione al 100%, di remissione completa per sempre della malattia, stabilire cioè che quest’ultima è scomparsa o perlomeno lo possiamo dire in un numero limitato di casi. Nella leucemia mieloide cronica, ad esempio, dopo che il paziente è stato per anni in remissione completa, in alcuni casi e sulla base di ben definiti criteri di laboratorio, si cerca di sospendere la terapia; si stanno attuando infatti dei protocolli per vedere se il paziente mantiene uno stato di malattia minima residua assente, nel qual caso, dopo un adeguato periodo si può definire il soggetto completamente guarito. Nei prossimi anni saranno sicuramente immessi nel mercato molti farmaci che cambieranno la prognosi di molti pazienti ematologici.</p>

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			<h4>Prof. Gianpietro Semenzato</h4>
<h5>Direttore della Divisione di Ematologia ed Immunologia Clinica dell’Azienda Ospedaliera Università di Padova</h5>
<p>Via Giustiniani, 2 &#8211; 35128 Padova<br />
Segreteria: 049.8212200<br />
Fax: 049.8211970<br />
<a href="mailto:g.semenzato@unipd.it">g.semenzato@unipd.it</a></p>

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		<title>Dermatologia e Farmacologia per una Medicina Estetica di qualità</title>
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				<pubDate>Fri, 24 Mar 2017 11:37:39 +0000</pubDate>
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								<content:encoded><![CDATA[<section class="vc_row wpb_row vc_row-fluid liquid-row-shadowbox-6aa22f3a5f955"><div class="ld-container container"><div class="row ld-row"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12 liquid-column-6aa22f3a5fc8a"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper "   ><div class="wpb_wrapper-inner">
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			<h2>La Dott.ssa Colombo ci racconta della sua esperienza in questo campo</h2>
<p>La Dott.ssa Delia Colombo è una delle massime esperte italiane, e non solo, nel campo della farmacologia abbinata alla dermatologia ed alla medicina estetica. Inoltre, ricopre il ruolo di dirigente, nello specifico Value and Access Head in un’azienda farmaceutica globale con sede in Svizzera, la Novartis Pharma.</p>
<p>Dopo diploma, laurea, specializzazione e master, ottenuti sempre con voti altissimi, ha al suo attivo 104 pubblicazioni originali. La Dott.ssa Colombo ha ottenuto nel 2013 il riconoscimento della Laurea Italiana e della Specializzazione in Dermatologia in Svizzera, sede dell’azienda farmaceutica Novartis.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Dott.ssa Colombo, quali sono le cose più importanti per un medico che è sia dermatologo che farmacologo per operare nel campo della Medicina Estetica.</strong></p>
<p>Una cosa a cui dedico molta attenzione e, personalmente, dò molta importanza è la preparazione ed il background del dermatologo. Ossia, è vero che molti medici possono intervenire nella medicina estetica ma non tutti hanno la giusta preparazione accademica e l’esperienza richiesta per effettuare determinati interventi ed operazioni.</p>
<p>Ci vogliono anni per imparare ad osservare la cute attraverso il dermatoscopio, bisogna capire bene la differenza tra un neo od un melanoma. Non si possono, ovviamente, trattare le due macchie nella stessa maniera. Sono a conoscenza di inteventi di colleghi che hanno confuso le due cose, questo perché non avevano un bagaglio culturale adatto ad effettuare il lavoro. L’utilizzo del laser è fondamentale ma è importantissimo sapere se si può intervenire con questo strumento in quella situazione specifica. In estetica ha grande importanza la pelle e solo chi ha un background farmacologico e dermatologico conosce tutte le dinamiche per il corretto utilizzo della tecnologia laser.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Dott.ssa Colombo in che termini l’ingegneria e la robotica daranno un valore aggiunto in campo medico e nel Suo settore in particolare?</strong></p>
<p>A mio avviso le novità più interessanti saranno di fatto due: sicuramente l’ingegneria, quindi le macchine, la robotica per intenderci, sono le nuove frontiere più all’avanguardia per quanto concerne la medicina estetica: un polo importante è quello coreano, uno dei più avanzati al mondo da questo punto di vista. Un altro centro molto importante, sempre riguardante l’ingegneria, è un’ex azienda che si occupava di creare macchine da guerra israeliane che ha trasferito la tecnologia nello sviluppo di ingegneria robotica per la medicina. Nel nostro paese abbiamo un polo molto forte in Emilia-Romagna, uno dei migliori in Italia, precisamente a Reggio Emilia. Questo riguarda sia il laser che il body-sculturing passando per il lifting con diversi tipi di radiofrequenza. Per quanto riguarda invece le tecniche più da ambulatorio, più normali diciamo, la novità più importante, anche se esiste da qualche anno, è quella dei fili: liftanti, di trazione e rivitalizzanti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quali sono invece, sempre che ce ne possa parlare, le novità riguardanti i nuovi farmaci realizzati dall’azienda farmaceutica nella quale lavora, ossia la Novartis.</strong></p>
<p>Si sta lavorando su tanti prodotti. Ci sono e ci saranno molte novità interessanti. L’ultima arrivata è il Secukinumab per quanto riguarda la cura della psoriasi, ed è finalmente entrato in commercio. Questo farmaco è un inibitore dell’interleuchina-17A il quale ha un profilo di efficacia molto buona: ha delle performance molto alte ma senza sacrificare la sicurezza, questo è fondamentale. Un buon farmaco è quello che ha un’ottima qualità nelle performance ma possiede anche una safety molto buona. E poi c’è l’Entresto, che uscirà l’anno prossimo in commercio, per quanto riguarda gli scompensi cardiovascolari e potrebbe ridurre del 20% la mortalità dei pazienti che soffrono di questo grave problema cardiaco. Il mio lavoro è proprio quello di far accedere, dimostrando il loro valore, all’interno del mercato i farmaci di nuova generazione che noi produciamo.</p>

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			<h4>Dott. Delia Colombo</h4>
<h5>Value and Access Head Novartis Pharma</h5>
<p>Studio di Dermatologia Clinica ed Estetica<br />
Via Livigno, 6 &#8211; Milano<br />
Centralino: 02.6883804<br />
Fax: 02.92879923<br />
<a href="mailto:info@deliacolombo.it">info@deliacolombo.it</a></p>

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		<title>Farmaci generici efficaci quanto quelli di marca</title>
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				<pubDate>Mon, 20 Mar 2017 14:13:28 +0000</pubDate>
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			<h2>Massimo Sgrafetto, Sales and Marketing Director di DOC Generici, ci spiega cosa sono i farmaci generici e perché preferirli a quelli di marca a brevetto scaduto</h2>
<p>Il Direttore Commerciale di DOC Generici, Massimo Sgrafetto, è un punto fermo dell’azienda dal 2008, da quando è entrato in DOC come Sales Director dopo l’esperienza in Wyeth all’interno dell’area biotech. DOC Generici nasce nel 1996 da un’intuizione di tre gruppi farmaceutici, Chiesi, Zambon ed Apotex, per poi essere acquisita, nel 2013, dal fondo inglese Charterhouse. Nel giugno di quest’anno la proprietà dell’azienda passa a CVC Capital Partner, uno dei fondi di equity più importanti al mondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Dott. Sgrafetto, ci illustri le qualità e gli obiettivi dell’azienda</strong></p>
<p>DOC Generici è una delle realtà più importanti a livello nazionale, siamo al settimo posto per volumi di vendita, ed intorno alla ventesima posizione a valori. Tra le aziende di farmaci generici in Italia, siamo al terzo posto in termini di quota di mercato. Fino ad oggi abbiamo scelto di impegnarci unicamente nel mercato italiano onde evitare di non essere soggetti a fluttuazioni legate alle forniture di mercati esteri, garantendo un’adeguata fornitura ai pazienti italiani. Il nostro obiettivo è la qualità dei prodotti. Oggi commercializziamo 150 principi attivi con quasi 400 referenze. Il core business aziendale è rappresentato dal listino cardiometabolico e da quello neuropsichiatrico. Siamo però fortemente impegnati in tutte le aree terapeutiche, compresa quella oncologica. Ad oggi però, i farmaci generici più venduti, sono quelli dedicati all’apparato gastroenterologico. Utilizziamo 54 officine produttive, di cui il 41% in Italia ed il 47% in Europa. L’azienda si sta espandendo molto velocemente. Abbiamo implementato le prime linee specialistiche di informatori in area cardiometabolica, assumendo professionisti con esperienza nelle Big Pharma. A settembre di quest’anno abbiamo aperto una business unit dedicata all’area dell’oftalmologia che ci darà ulteriori opportunità anche in questo campo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Cosa sono, precisamente, i farmaci generici e perché preferirli a quelli brand?</strong></p>
<p>Per farmaco generico si intende un medicinale che contiene la stessa quantità di principio attivo e presenta la stessa biodisponibilità di un altro di marca con brevetto scaduto. Possiamo certamente affermare che il farmaco generico ha la stessa efficacia e sicurezza del farmaco brand. Tutto ciò viene oggi dimostrato da innumerevoli studi clinici di bioequivalenza. Studi retrospettivi hanno poi dimostrato che con i farmaci generici è possibile ottenere una maggior aderenza alla terapia. La motivazione è legata al fatto che, con il farmaco generico non c’è da parte del cittadino la compartecipazione alla spesa che oggi rappresenta un limite verso compliance e persistenza. Pensate che la proiezione sulla compartecipazione alla spesa sfiorerà, a fine 2016, 1 miliardo e 400 milioni. Tutti soldi che potevano essere spesi in altri settori o mercati  se il cittadino  avesse acquistato il farmaco generico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Perché un farmaco generico può costare 2 euro ed il relativo farmaco di marca 20 euro?</strong></p>
<p>E’ molto semplice, perché i prezzi alti dei prodotti di marca servono a garantire un ritorno dell’investimento fatto nella ricerca. Noi che commercializziamo farmaci generici possiamo fare un prezzo più concorrenziale e competitivo perché non abbiamo la necessità di rientrare dei costi di sviluppo dei prodotti legati alla ricerca, agli studi pre-marketing e post marketing. Una volta che sono scaduti i brevetti, le aziende di farmaci generici possono quindi produrre a costi inferiori. La dimostrazione del fatto che in Italia c’è ancora molta strada da fare risulta chiarissima se confrontiamo le quote di mercato sul farmaco generico in Italia, con quelle dei paesi economicamente più virtuosi come Usa, Germania, Inghilterra. Qui le quote del farmaco generico superano il 70% mentre da noi non raggiungono il 30%. Questo è un problema non solo italiano, ma evidente nell’area definita PIGS, cioè in tutti quei paesi che maggiormente hanno subito la crisi economica nel sud dell’Europa.</p>

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			<h4>Dott. Massimo Sgrafetto</h4>
<h5>Sales e Marketing Director presso Doc Generici Azienda Farmaceutica</h5>
<p>Via Filippo Turati, 40 &#8211; 20121 Milano<br />
Centralino: 02.655341<br />
<a href="mailto:segreteria@genericidoc.it">segreteria@genericidoc.it</a></p>

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