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	<title>varese &#8211; Sanità &amp; Benessere</title>
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		<title>Cambiamenti nella gestione e nella terapia della trombosi venosa profonda</title>
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				<pubDate>Fri, 09 Mar 2018 10:37:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Chirurgia Vascolare]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
		<category><![CDATA[anticoagulanti]]></category>
		<category><![CDATA[trombosi venosa]]></category>
		<category><![CDATA[varese]]></category>

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								<content:encoded><![CDATA[<section class="vc_row wpb_row vc_row-fluid liquid-row-shadowbox-6abe3785da26c"><div class="ld-container container"><div class="row ld-row"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12 liquid-column-6abe3785e37b5"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper "   ><div class="wpb_wrapper-inner">
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			<h3 align="justify"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><i>Ce ne parla il Prof. Walter Ageno, Responsabile dell’U.S.D. di Degenza Breve Internistica e Centro Trombosi dell’Azienda Ospedaliera di Circolo Fondazione Macchi di Varese</i></span></h3>
<p align="justify"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;">La trombosi venosa profonda è una patologia frequente, che richiede una diagnosi esatta e tempestiva. Per questo è molto importante il ruolo dei Centri Trombosi che sono specializzati nella diagnostica e nella gestione di questa patologia, come ci spiega il Prof. Walter Ageno, Responsabile dell’U.S.D. di Degenza Breve Internistica e Centro Trombosi dell’Azienda Ospedaliera di Circolo Fondazione Macchi di Varese, oltre che Professore Associato di Medicina Interna al Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università dell’Insubria. Direttore del Centro Ricerche sulle malattie tromboemboliche e le terapie antitrombotiche dell’Università dell’Insubria ed attualmente Presidente della Società Italiana per lo Studio dell’Emostasi e della Trombosi.</span></p>
<p align="justify"><span style="color: #0000ff;"><em><span style="font-family: Calibri, sans-serif;">Prof. Ageno, che rischi presenta questa patologia e come viene trattata?</span></em></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;">La trombosi venosa profonda colpisce prevalentemente gli arti inferiori, ma può colpire qualunque distretto venoso. Si tratta di una patologia piuttosto frequente, che colpisce oltre 150 persone ogni 100 mila all’anno e che si associa ad un rischio di mortalità non trascurabile. Può essere prevenibile quando la patologia è provocata da fattori di rischio identificabili, come un intervento chirurgico od un ricovero ospedaliero per una patologia acuta associata all&#8217;allettamento od in seguito a traumi maggiori. Esistono inoltre fattori di rischio particolari, come la pillola o la gravidanza nelle donne. Purtroppo può presentarsi anche all’improvviso in soggetti che non presentano fattori di rischio. La patologia se tempestivamente diagnosticata è ben trattabile e la maggior parte dei pazienti può essere curata con l’uso di farmaci anticoagulanti, che negli ultimi anni hanno visto delle novità importanti.</span></p>
<p align="justify"><span style="color: #0000ff;"><em><span style="font-family: Calibri, sans-serif;">Quali sono i vantaggi dei nuovi farmaci orali rispetto alla terapia tradizionale?</span></em></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;">La terapia tradizionale consisteva nella somministrazione in acuto di eparina, prima per via endovenosa, poi con l’eparina a basso peso molecolare per via sottocutanea. La prevenzione a lungo termine invece si basava sulla terapia con i cosiddetti dicumarolici od antagonisti della vitamina K, come il warfarin, il Coumadin per intenderci. Questa terapia da pochi anni è stata arricchita da nuovi farmaci anticoagulanti a somministrazione orale, detti anticoagulanti orali diretti, molto più comodi perché possono essere somministrati senza necessità di eparina nei primi giorni e perché non richiedono il monitoraggio di laboratorio necessario invece per il warfarin. Si è dunque passati ad un trattamento con una pastiglia, senza farmaci iniettabili e senza la necessità di tornare a fare controlli troppo frequenti. Un trattamento che nella maggioranza dei casi può essere fatto a domicilio. Questa è una patologia che colpisce anche i giovani, quindi la semplificazione della terapia è stata un passo importante anche in termini di risparmio di giorni di lavoro persi. Oggi abbiamo delle importanti conferme da studi osservazionali effettuati dopo la messa in commercio del primo di questi farmaci, il rivaroxaban. Il nostro centro in particolare ha coordinato il primo studio sul cosiddetto “mondo reale”, uno studio internazionale mirato a valutare la sicurezza e l’efficacia di questo farmaco dopo gli studi registrativi su oltre 5.000 pazienti. Quindi abbiamo contribuito a conoscere meglio l&#8217;utilizzabilità di questo farmaco in rappresentanza di questa nuova classe di farmaci. </span></p>
<p align="justify"><em><span style="font-family: Calibri, sans-serif; color: #0000ff;">Come viene gestita la patologia all’interno dei Centri Trombosi?</span></em></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;">È molto importante il ruolo dei centri trombosi perché sono specializzati nella diagnostica di questa patologia e nello studio dei fattori di rischio, nel trattamento e nella gestione dei farmaci anticoagulanti, sia in fase acuta, sia nei mesi e negli anni successivi, perché per molti pazienti la trombosi venosa profonda è anche una patologia cronica. Anche con i nuovi farmaci anticoagulanti orali, pur avendo una terapia di più semplice gestione, i pazienti devono essere seguiti nel tempo per i controlli e le valutazioni. Il nostro Centro funge da riferimento sul territorio per la diagnosi e gestione delle patologie tromboemboliche venose ed anche per il monitoraggio dei farmaci di vecchia generazione. Oltre a questo siamo stati tra i primi ad organizzare un servizio per la prescrizione e la gestione dei farmaci anticoa-gulanti orali diretti, perché in Italia possono essere prescritti solo con il piano terapeutico. Vi sono poi categorie di pazienti più complessi, come quelli con trombosi venose in sedi meno comuni, come cerebrali o splancniche, sui quali abbiamo fatto diversi studi o come i pazienti nei quali la malattia è associata al cancro, la cui cura è particolarmente impegnativa. </span></p>

		</div>
	</div>
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			<h4>Prof. Walter Ageno</h4>
<h5>U.S.D di Degenza Breve Internistica e Centro Trombosi ASST Sette Laghi Ospedale di Circolo e Fondazione Macchi di Varese</h5>
<p>Viale L.Borri,57 &#8211; 21100 Varese</p>
<p>Segreteria: 0332 278831 Fax: 0332 393640<br />
<a href="mailto:walter.ageno@uninsubria.it">walter.ageno@uninsubria.it</a></p>

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		<title>Neonati prematuri a rischio di malattie respiratorie</title>
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				<pubDate>Thu, 21 Dec 2017 14:29:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Neonatologia]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
		<category><![CDATA[agosti]]></category>
		<category><![CDATA[malattie respiratorie]]></category>
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			<h3>Il Prof. Agosti, Direttore della Struttura Complessa di Neonatologia, Terapia Intensiva Neonatale e Pediatria del Verbano, ci parla delle principali e di come prevenirle e curarle</h3>
<p>Il bambino prematuro presenta un organismo non ancora completamente sviluppato, per questo nella maggioranza dei casi ha bisogno di aiuto quando nasce per poter espletare tutte le funzioni necessarie per la sopravvivenza. Ne consegue che nel corso delle prime settimane di vita il piccolo va incontro alla possibilità di contrarre tutta una serie di patologie più o meno importanti a seconda dello stato di salute che possiede alla nascita. Il primo grande problema è quello della patologia respiratoria. A parlarcene, il Prof. <strong>Massimo Agosti</strong>, Direttore della Struttura Complessa di Neonatologia, Terapia Intensiva Neonatale e Pediatria del Verbano, dell’ASST Sette Laghi. Dopo la laurea in Medicina e Chirurgia, si è specializzato in Pediatria ed in Neonatologia. Ha svolto dapprima attività professionale pediatrica ospedaliera e territoriale ed in seguito attività professionale specifica nell’area neonatologica, acquisendo un’esperienza continuativa e complessiva degli aspetti fisiologici e patologici del neonato. È membro ed attuale Past-President del Direttivo della Società Italiana di Neonatologia della Regione Lombardia e componente di vari gruppi scientifici della Società Italiana di Neonatologia. Nel 1990 ha vinto la Borsa di Specializzazione medica in Neonatologia “Jacopo Miglierina”, e nel 1997 è stato nominato dalla Provincia di Varese, componente della Commissione Scientifica per l’assegnazione delle stesse Borse di Specializzazione. È Professore a contratto alla facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università dell’Insubria per l’insegnamento di “Terapia Intensiva Neonatale”. Dal 2009 è anche Direttore del Dipartimento Donna e Bambino dell’Azienda Ospedaliera &#8211; Polo Universitario di Varese.</p>
<p><span style="color: #3366ff;"><em>Prof. Agosti, quali sono i rischi cui va incontro un bambino nato pretermine?</em></span></p>
<p>I bambini prematuri, soprattutto sotto i 1.500 grammi, sono a grande rischio di insufficienza respiratoria nell’immediatezza della nascita, pertanto vengono messe in atto una serie di terapie di prevenzione per fare in modo che questa insufficienza duri il meno possibile ed il neonato trovi un equilibrio dal punto di vista respiratorio. Nei prematuri esiste un deficit di tutta una serie di strutture dell’apparato bronco-polmonare, che porta alla sindrome da distress respiratorio (RDS), causata in particolare da un’immaturità del sistema interessato alla sintesi del surfattante, sostanza che riveste gli alveoli polmonari. In caso di ridotta produzione o distruzione del surfattante, i polmoni non si espandono bene e di conseguenza si verificano profonde alterazioni della funzione polmonare ed in particolare della diffusione dei gas. Il sangue tende ad avere bassi livelli di ossigeno con un possibile danno a vari organi e maggiori concentrazioni di anidride carbonica. Dopo aver ricevuto le cure necessarie, una volta a casa il bambino però, può essere a rischio di infezioni dal punto di vista respiratorio, per virus o batteri. Il rischio principale è dato dal virus respiratorio sinciziale (RSV). Si tratta di un’agente virale ubiquitario e molto contagioso; la trasmissione può avvenire per via aerea o per contatto diretto con il materiale infetto e le secrezioni nasali che contengono il patogeno. I bimbi colpiti da questo virus presentano una respirazione che può essere breve, poco profonda e rapida, possono tossire, oppure presentare  i segni di un’infezione delle vie respiratorie, e diventare insolitamente letargici ed irritabili. In alcuni casi, il virus può causare un grave pericolo di vita e richiedere l’ospedalizzazione. I bambini che hanno fratelli che frequentano la scuola sono a più alto rischio di esposizione.</p>
<p><em><span style="color: #3366ff;">Come si può prevenire questa infezione?</span></em></p>
<p>Attraverso la somministrazione di un anticorpo monoclonale umanizzato, prodotto mediante tecnologia del DNA ricombinante e diretto verso un epitopo del sito antigenico A della proteina di fusione F del VRS.</p>
<p><em><span style="color: #3366ff;">Qual è la raccomandazione che può fare ai genitori?</span></em></p>
<p>Quella di vaccinare i loro bambini, soprattutto se nati prematuri.</p>

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	</div>
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			<h4>Prof. Massimo Agosti</h4>
<h5>S.C. di Neonatologia, Terapia Intensiva Neonatale e Pediatria del Verbano ASST  Sette Laghi  Ospedale Causa Pia Luvini di Cittiglio</h5>
<p>Via Luvini, 2 &#8211; 21033 Cittiglio (Va)<br />
Segreteria: 0332 607298<br />
<a href="mailto:massimoagostino.agosti@gmail.com">massimoagostino.agosti@gmail.com</a></p>

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	</div>
</div></div></div></div></div></div></section><div class="vc_row-full-width vc_clearfix"></div><section class="vc_row wpb_row vc_row-fluid liquid-row-shadowbox-6abe3785e7861"><div class="ld-container container"><div class="row ld-row"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12 liquid-column-6abe3785e79bc"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper "   ><div class="wpb_wrapper-inner"><div class="vc_empty_space"   style="height: 20px"><span class="vc_empty_space_inner"></span></div></div></div></div></div></div></div></section>
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		<title>A Varese un’eccellenza nella cura delle leucemie croniche</title>
		<link>https://www.sanitaebenessere.it/varese-uneccellenza-nella-cura-delle-leucemie-croniche/</link>
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				<pubDate>Mon, 27 Nov 2017 12:47:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ematologia]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
		<category><![CDATA[ematologia]]></category>
		<category><![CDATA[leucemie croniche]]></category>
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		<category><![CDATA[unità di ematologia]]></category>
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			<h3>A presentarcela, il Prof. Passamonti, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Ematologia dell’ASST Sette Laghi</h3>
<p>L’Unità Operativa Complessa di Ematologia dell’Ospedale di Circolo di Varese, punta sulla combinazione di assistenza al paziente ematologico e ricerca scientifica. A parlarcene, il <strong>Prof. Francesco Passamonti</strong>, Direttore dell’U.O.C. di Ematologia dell’ASST Sette Laghi di Varese. Dal 2015 è anche Professore Associato di Ematologia al Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università degli Studi dell’Insubria. È membro del Consiglio Direttivo della Rete Ematologica Lombarda (REL) e Responsabile della Commissione Neoplasie Mieloproliferative della stessa REL. È anche membro del Consiglio Direttivo della Società Italiana di Ematologia (SIE). Coordina studi clinici internazionali nelle leucemie croniche e gruppi di studio nazionali ed internazionali nell’ambito dell’attività di ricerca. Lavora in costante contatto e scambio con medici, studenti della Facoltà di Medicina e Chirurgia e biologi.</p>
<p><span style="color: #3366ff;"><em>Prof. Passamonti, com’è strutturata l’Ematologia a Varese?</em> </span></p>
<p>Quella di Varese è un’Ematologia universitaria facente parte dell’Università degli Studi dell’Insubria ed è collocata all’interno dell’ASST Sette Laghi dell’Ospedale di Circolo. Cura per il 16% pazienti provenienti da fuori provincia e si occupa di malattie ematologiche, come le leucemie, i linfomi, il mieloma, e malattie ematologiche non oncologiche come le anemie e le piastrinopenie. Nata nel 2010, è in continua espansione numerica. La struttura offre camere singole filtrate per la chemioterapia delle leucemie acute, per il trapianto autologo di midollo e camere doppie per la terapia meno intensificata. Ha in attivo 50 progetti di ricerca con terapie personalizzate nei confronti delle leucemie acute, dei linfomi e del mieloma. Ha vinto progetti di ricerca dell’AIRC 5&#215;1000 e della Fondazione Regionale Ricerca Biomedica (FRRB), che consentono di sviluppare terapie personalizzate per i pazienti, attraverso lo studio del genoma dei malati e della scelta della terapia in base alle alterazioni evidenziate. Il rapporto con il territorio è fondamentale e si basa sul legame con alcune Associazioni come l’AIL (Associazione Italiana Leucemie) della sezione di Varese, che supporta la ricerca in ambito ematologico nella stessa città, la Fondazione Rusconi di Varese e la Fondazione Matarelli di Milano. Vengono effettuate terapie personalizzate con farmaci inibitori di FLT3 oppure IDH nelle leucemie acute, JAK2 nelle leucemie croniche oppure approcci senza chemioterapia nei linfomi. L’Ematologia di Varese può essere considerata un’eccellenza sia a livello nazionale che internazionale nelle cure delle leucemie croniche, dove coordina studi clinici internazionali, interventistici e di ricerca sulla mielofibrosi, policitemia vera e trombocitemia essenziale. Per queste malattie, l’Ematologia di Varese ha definito modelli prognostici per stratificare la sopravvivenza dei pazienti con queste malattie e per definire quindi la scelta terapeutica più appropriata. L’Ematologia collabora attivamente all’interno della Rete Ematologica Lombarda (REL), di cui è membro attivo e coordina la Commissione Leucemie Croniche.</p>
<p><em><span style="color: #3366ff;">Che cos’è la Rete Ematologica Lombarda?</span></em></p>
<p>La REL è un ente regionale che ha lo scopo di coordinare non solo l’attività ematologica, ma anche la ricerca in ambito ematologico. La Regione, attraverso la Fondazione Regionale Ricerca Biomedica (FRRB), ha sovvenzionato un importante progetto di ricerca proprio nel 2017 attraverso la REL. Si tratta di un progetto di medicina personalizzata per studio molecolare genomico dei malati e terapia più appropriata per le alterazioni genomiche.</p>

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			<h5><span style="color: #3366ff;"><span style="color: #ffff00;">&#8220;</span> Terapie personalizzate per i malati attraverso lo studio del genoma e scelta della terapia in base alle alterazioni evidenziate <span style="color: #ffff00;">&#8220;</span></span></h5>

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			<h4>Prof. Francesco Passamonti</h4>
<h5>U.O.C. di Ematologia ASST Sette Laghi  Ospedale di Circolo  di Varese</h5>
<p>V.le L. Borri, 57 &#8211; 21100 Varese<br />
Segreteria: 0332 393648<br />
<a href="mailto:francesco.passamonti@uninsubria.it">francesco.passamonti@uninsubria.it</a></p>

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