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	<title>Barbara Cirrito &#8211; Sanità &amp; Benessere</title>
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	<description>Sito di divulgazione scientifica</description>
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		<title>Distribuzione Intermedia: alla Convention 2025 presentato il IV Rapporto Nazionale di Federfarma Servizi «La maglia della salute»</title>
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				<pubDate>Wed, 12 Nov 2025 15:42:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[FLASH NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[Istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[NEWS 2021]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>Il Sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato ha aperto i lavori: «Distribuzione intermedia, ruolo sociale imprescindibile»...</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il Sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato ha aperto i lavori: «Distribuzione intermedia, ruolo sociale imprescindibile»</em></p>
<p><strong>Bari, novembre 2025 — </strong>È la città di San Nicola ad ospitare quest’anno la <strong>X Convention di Federfarma Servizi</strong>, l’appuntamento che riunisce le Aziende di Distribuzione Intermedia del farmaco per fare il punto sul ruolo pubblico del comparto e sulle sfide che attendono la sanità territoriale.</p>
<p><strong>«La maglia della salute» </strong>è<strong> </strong>il titolo del <strong>IV Rapporto Nazionale Federfarma Servizi</strong> che fotografa l’impatto economico e sociale delle 18 aziende associate, al servizio di oltre 7.500 farmacie socie dirette su tutto il territorio nazionale.</p>
<p>L’edizione 2025 <strong>è stata inaugurata dal Sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato </strong>che ha aperto i lavori: «<em>Quello della Distribuzione Intermedia dei farmaci </em>&#8211; ha dichiarato <strong>Gemmato</strong> &#8211; <em>è un ruolo sociale fondamentale e imprescindibile. Lo dimostrano i milioni di confezioni consegnate ogni anno alle farmacie del territorio: una rete capace di raggiungere anche i luoghi più remoti del Paese, garantendo cure — e quindi salute — a tutti i cittadini. La prossimità è la chiave di una sanità in cui accesso, continuità e sostenibilità trovano piena realizzazione».</em></p>
<p>Il Rapporto evidenzia un sistema che ogni anno movimenta <strong>838 milioni di confezioni</strong> di farmaci, parafarmaci e dispositivi medici, per un totale di oltre <strong>10 milioni di consegne</strong> e <strong>138 milioni di chilometri percorsi</strong>, garantendo continuità, sicurezza e tempestività nella distribuzione dei medicinali.</p>
<p>Il comparto genera un <strong>valore economico complessivo di 5,3 miliardi di euro</strong> e occupa circa 3.600 persone, di cui il 42% donne e il 27% under 35, confermando il contributo del settore alla crescita occupazionale e alla modernizzazione della filiera. <a href="https://federfarmaservizi.it/IVreport.pdf" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://federfarmaservizi.it/IVreport.pdf&amp;source=gmail&amp;ust=1763047819693000&amp;usg=AOvVaw3PBNPD-dug2sbWuLuCJYca">[SCARICA IL REPORT]</a></p>
<p><em>«La rete della distribuzione intermedia è oggi una componente vitale della sanità territoriale: assicura accesso, prevenzione e continuità di cura. Il dialogo costante con il Ministero della Salute e con il Sottosegretario Gemmato ha rafforzato la collaborazione tra filiera e istituzioni, ponendo le basi per una sanità di prossimità sempre più efficiente e coesa» </em>— ha dichiarato <strong>Antonello</strong> <strong>Mirone</strong>, <strong>Presidente</strong> <strong>Federfarma</strong> <strong>Servizi</strong>.</p>
<p>Tra i risultati del 2024–2025 anche la gestione <strong>di 2,5 milioni di vaccini, 1,1 milioni di provette per screening oncologici e 156 milioni di dispositivi per il supporto a pazienti diabetici</strong>, a testimonianza di un ruolo che va ben oltre la logistica: la Distribuzione Intermedia è parte attiva dei programmi di prevenzione e salute pubblica.</p>
<p>“<em>Ogni giorno le nostre aziende presidiano il territorio assicurando accesso ai medicinali, supporto alle farmacie e continuità al Servizio Sanitario Nazionale: il nostro impegno oggi è anche rendere sempre più visibile e riconosciuto il valore di servizio pubblico della Distribuzione Intermedia</em>.” – ha aggiunto <strong>Mirone</strong>.</p>
<p>La collaborazione con il Ministero della Salute prende forma anche attraverso l’impegno di <strong>NMVO ITALIA</strong> la società costituita nel 2024 da Federfarma Servizi e le altre sigle dell’industria e della farmacia, che si occuperà della gestione del <strong>sistema nazionale anticontraffazione</strong> del farmaco nel mercato unico europeo (NMVS).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>FEDERFARMA SERVIZI</strong></p>
<p><strong>Federfarma Servizi Federfarma Servizi è l’Associazione Nazionale che rappresenta le Aziende di Distribuzione Intermedia del Farmaco di proprietà dei farmacisti.</strong></p>
<p>La missione di Federfarma Servizi è salvaguardare l’autonomia delle Associate e tutelare la libertà e l’indipendenza della Farmacia. Federfarma Servizi è impegnata a valorizzare il servizio pubblico essenziale svolto dalle Società della Distribuzione Intermedia del Farmaco rappresentate, intervenendo nelle sedi istituzionali e nei tavoli tecnici della filiera.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Informazioni e Ufficio Stampa:</em></p>
<p><a href="mailto:comunicazione@federfarmaservizi.it">comunicazione@federfarmaservizi.it</a></p>
<p>Mobile + 39 345 35 22 008</p>
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<tbody>
<tr>
<td></td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<title>Smart working e salute mentale: studio over-50 mostra impatto diseguale durante la pandemia</title>
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				<pubDate>Fri, 18 Apr 2025 14:13:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[FLASH NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[Istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>Impatto soprattutto su donne, single e persone con figli conviventi. Ricerca pubblicata sulla rivista Journal...</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<h3><strong>Impatto soprattutto su donne, single e persone con figli conviventi. Ricerca pubblicata sulla rivista Journal of the Economics of Ageing da economisti dell’Università Ca’ Foscari Venezia, Università di Padova e IFO Institute di Monaco</strong></h3>
<p>VENEZIA &#8211; Durante la prima ondata della pandemia di COVID-19, il lavoro da remoto ha permesso a molte persone di continuare a lavorare in sicurezza. Tuttavia, secondo un nuovo studio, lavorare da casa ha avuto un impatto significativo sulla salute mentale di alcuni gruppi, in particolare donne, persone single e genitori con figli conviventi.</p>
<p>La ricerca, <a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2212828X25000155?via%3Dihub">pubblicata sulla rivista </a><a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2212828X25000155?via%3Dihub"><em>Journal of the Economics of Ageing</em></a> da economisti dell’Università Ca’ Foscari Venezia, Università di Padova e IFO Institute di Monaco, analizza come il lavoro da remoto abbia influenzato il benessere psicologico dei lavoratori senior nei primi mesi della pandemia. Confrontando chi ha lavorato da casa con chi ha continuato a lavorare in presenza, gli autori hanno rilevato una <strong>maggiore diffusione di sintomi depressivi tra chi ha lavorato da remoto</strong>.</p>
<p>“Questo effetto negativo è risultato più marcato nelle regioni in cui il contagio era relativamente contenuto e dove le misure restrittive erano molto rigide,” spiega <strong>Giacomo Pasini</strong>, professore di Econometria e direttore del Dipartimento di Economia a Ca’ Foscari, “Il senso di isolamento, le incertezze sul futuro lavorativo e le tensioni familiari possono aver contribuito a questo disagio.”</p>
<p>Lo studio evidenzia inoltre che gli effetti del lavoro da casa non sono stati uguali per tutti. Le donne, i single e le persone con figli conviventi hanno mostrato un impatto psicologico più rilevante rispetto ad altri gruppi.</p>
<h5><strong>Un’analisi rigorosa basata su dati europei</strong></h5>
<p><img class=" wp-image-11264 alignleft" src="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2025/04/Marco-Bertoni-300x300.png" alt="" width="227" height="227" srcset="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2025/04/Marco-Bertoni-300x300.png 300w, https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2025/04/Marco-Bertoni-150x150.png 150w, https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2025/04/Marco-Bertoni.png 320w" sizes="(max-width: 227px) 100vw, 227px" />Per indagare questi fenomeni, i ricercatori si sono basati sui dati della <strong>Survey of Health, Ageing and Retirement in Europe (SHARE)</strong>, che raccoglie informazioni su individui con più di 50 anni in 27 Paesi europei. L’analisi ha utilizzato metodi statistici avanzati per isolare l’effetto specifico del lavoro da remoto da altri fattori legati alla pandemia.</p>
<p>“Grazie a questo approccio, siamo riusciti a stimare in modo affidabile l’impatto del lavoro da casa sui sintomi depressivi, tenendo conto sia delle caratteristiche individuali che della diversa intensità della pandemia e delle misure restrittive nei vari territori,” spiega <strong>Marco Bertoni</strong>, professore di Economia all’Università di Padova e coautore dello studio.</p>
<h5><strong>Il lavoro da remoto non è uguale per tutti: serve flessibilità</strong></h5>
<p>Con la diffusione dei modelli di lavoro ibridi e da remoto anche nel post-pandemia, i risultati dello studio pongono importanti riflessioni sulla progettazione delle politiche aziendali.</p>
<p>“Se il lavoro da casa resterà una pratica comune, è fondamentale riconoscere che non tutti lo vivono allo stesso modo,” sottolineano i ricercatori. “Imporre limiti rigidi o regole uguali per tutti sui giorni di lavoro da remoto rischia di non tenere conto delle esigenze reali delle persone.”</p>
<p>Al contrario, lo studio suggerisce la necessità di politiche flessibili, capaci di adattarsi alle diverse condizioni familiari e demografiche dei lavoratori.</p>
<p>I risultati contribuiscono al dibattito su come rendere il lavoro da remoto sostenibile, produttivo e attento alle persone, senza trascurare il loro benessere psicologico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Link alla ricerca: <a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2212828X25000155?via%3Dihub">https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2212828X25000155?via%3Dihub</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Contatti:</p>
<p><strong>Università Ca&#8217; Foscari Venezia</strong></p>
<p>Ufficio Comunicazione e Promozione di Ateneo</p>
<p>Settore Relazioni con i media</p>
<p>Enrico Costa: Tel. 337 1050858</p>
<p>Paola Vescovi (Direttrice): Tel. 366 6279602 – 339 1744126</p>
<p>Federica Ferrarin (Referente di Settore) Tel 366 6297904 &#8211; 335 5472229</p>
<p>Email: comunica@unive.it</p>
<p>Le news di Ca’ Foscari: news.unive.it</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ufficio Stampa Università di Padova</strong></p>
<p>Area Comunicazione e Marketing</p>
<p>Marco Milan Cell. 3204217067</p>
<p>Email: stampa@unipd.it</p>
<p>Sito: https://www.unipd.it/comunicati</p>
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		<title>FONTANA: LA LOMBARDIA REGIONE CAPOFILA PER PROGETTARE MODELLO INFRASTRUTTURA NAZIONALE DI TELEMEDICINA</title>
		<link>https://www.sanitaebenessere.it/fontana-la-lombardia-regione-capofila-per-progettare-modello-infrastruttura-nazionale-di-telemedicina/</link>
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				<pubDate>Wed, 24 Apr 2024 15:37:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[FLASH NEWS]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>Il futuro dell’assistenza sanitaria passa necessariamente da una revisione dei servizi territoriali e dall’innovazione e...</p>
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]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Il futuro dell’assistenza sanitaria passa necessariamente da una revisione dei servizi territoriali e dall’innovazione e digitalizzazione del Sistema Sanitario Nazionale, anche attraverso l’applicazione della Telemedicina.</p>
<p style="text-align: left;">Nell’ambito della missione 6 del PNRR, con il Decreto del Ministro della Salute, di concerto con il Ministro delegato per l’Innovazione tecnologica e la Transizione Digitale del 30 settembre 2022, la nostra Regione è stata nominata capofila, con il compito specifico di provvedere, a livello nazionale, alle procedure di progettazione e acquisizione dell’Infrastruttura Regionale di Telemedicina.</p>
<p style="text-align: left;">L’obiettivo è dotare le Regioni e le Provincie Autonome di un servizio di Telemedicina che possa abilitare una più efficace copertura territoriale dei servizi sanitari per gli assistiti, diventando componente integrante del sistema sanitario regionale e nazionale.<br />
Tutto il Paese soffre della carenza di medici e infermieri, quindi, la Telemedicina si pone come una delle soluzioni per ridurre gli attuali divari geografici e territoriali, accelerare il proseguo delle cure nelle vicinanze o presso l’abitazione del paziente, promuovere l’assistenza domiciliare, garantendo una migliore “esperienza di cura”.</p>
<p style="text-align: left;">Il progetto per la realizzazione di questa infrastruttura consiste nella fornitura dei servizi software necessari alla messa in atto e all’implementazione di un’architettura digitale integrata a disposizione degli operatori sociosanitari e dei cittadini, che garantisca l’erogazione dei servizi di Televisita, Teleassistenza, Teleconsulto e Telemonitoraggio all’interno della singola Regione e Provincia autonoma.</p>
<p style="text-align: left;">L’obiettivo è creare un ambiente di collaborazione tra professionisti nell’ambito del quale orchestrare i servizi di  Telemedicina attraverso la gestione dei processi per l’avvio, la conduzione e il completamento dei servizi di cura. Provo a spiegare sinteticamente gli ambiti di intervento dei servizi: La Televisita è un atto medico in cui il professionista interagisce a distanza, in tempo reale, con il paziente instaurando un rapporto telematico di assistenza sanitaria. Lo scambio di dati clinici in ogni sua forma rappresenta l’elemento principale del servizio.</p>
<p style="text-align: left;">La Teleassistenza è una forma di trattamento assistenziale basata sull’interazione a distanza tra un operatore sociosanitario e l’assistito, con eventuale supporto di un “caregiver”, tramite videochiamata. Con il Teleconsulto il professionista interagisce a distanza con uno o più specialisti al fine di discutere un caso clinico e collaborare alla definizione del percorso di cura del paziente, prevalentemente attraverso videochiamate e scambio di dati.</p>
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		<title>Intervista al Dottor Giuseppe J. Sciarrone</title>
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				<pubDate>Fri, 27 Oct 2023 08:22:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Chirurgia]]></category>
		<category><![CDATA[FLASH NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[Medicina]]></category>
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				<description><![CDATA[<p>Classe 1979, calabrese di origine, il Dottor Giuseppe J. Sciarrone è uno dei protagonisti della...</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.sanitaebenessere.it/intervista-al-dottor-giuseppe-j-sciarrone/">Intervista al Dottor Giuseppe J. Sciarrone</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.sanitaebenessere.it">Sanità &amp; Benessere</a>.</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p><img class=" wp-image-10722 alignleft" src="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/Sciarrone-Sb-1-300x300.jpg" alt="" width="336" height="336" srcset="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/Sciarrone-Sb-1-300x300.jpg 300w, https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/Sciarrone-Sb-1-150x150.jpg 150w, https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/Sciarrone-Sb-1-1024x1024.jpg 1024w, https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/Sciarrone-Sb-1.jpg 1600w" sizes="(max-width: 336px) 100vw, 336px" />Classe 1979, calabrese di origine, il Dottor Giuseppe J. Sciarrone è uno dei protagonisti della neurochirurgia robotica vertebrale. Da un anno, è codirettore del nuovo Centro di Chirurgia Vertebrale e Robotica all’Ospedale Humanitas San Pio X, la prima struttura della Lombardia dotata di una sofisticata attrezzatura robotica e un sistema di navigazione GPS che permettono di intervenire con la massima precisione e la minima invasività nei casi di ernia del disco o spondilolistesi.</p>
<p><strong>Raccontiamo il suo percorso?</strong> “Da ragazzino ho cominciato a interessarmi alla medicina folgorato dalla testimonianza del primo chirurgo che eseguì un trapianto di cuore, il famoso Christiann Barnard. L’impatto così forte di questa scienza mi ha spinto a studiare e a cercare risposte sul corpo umano. Così ho frequentato il Liceo Scientifico nella mia città natale, Reggio Calabria, e poi mi sono iscritto a Medicina. Da fautore del rinascimento del Sud, ho scelto l’università di Messina. Sono stati anni molto intensi, di grande studio”.</p>
<p><strong>Come definirebbe, in un’immagine, i primi passi nel mondo della neurochirurgia? </strong>“Sono arrivato a questa specializzazione perché il destino mi ha fatto incontrare quello che è stato un mio mentore, il Prof. Puccio Anastasi, che insegnava neuroanatomia come se fosse una poesia. All’epoca, poi, si trattava di una branca molto importante perché il rettore della facoltà era il Prof. Tomasello, responsabile anche della specializzazione. E infatti, se dovessi scegliere un’immagine, punterei su un intervento che ho eseguito con lui: si trattava di un’artrodesi cervicale per via anteriore, un approccio che può essere facile ma che può anche rivelarsi un vero incubo. Di solito, l’aiuto preparava il campo operatorio e poi arrivava il Prof. Tomasello a continuare. Quella volta mi sono occupato io del campo operatorio e mi ricordavo alla perfezione i complimenti del Prof., di solito di poche parole… È stata una specie di scuola militare, in cui vivevo in ospedale. Ma le sfide mi sono sempre piaciute”.</p>
<p><strong>Perché la scelta di occuparsi di chirurgia vertebrale?</strong> “All’epoca il neurochirurgo si focalizzava sul cervello, mentre la schiena era territorio dell’ortopedico. Poi l’avvento della microchirurgia e del microscopio chirurgico hanno spostato i riflettori sulle strutture della colonna vertebrale. Era un campo nuovo, dove c’erano grandi spazi e possibilità di esprimersi. Così, ho lasciato la mia comfort zone messinese e sono venuto a Milano, all’Ospedale Fatebenefratelli. Qui ho lavorato con ottimi colleghi e ho fatto tanta palestra sulle patologie vertebrali e sui nuovi approcci. In più, ho iniziato a conoscere le aziende che, in questo settore, si occupano di tecnologia e innovazione”.</p>
<p><strong><img class=" wp-image-10725 alignright" src="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/Sciarrone-Sb-2-300x200.jpg" alt="" width="371" height="247" srcset="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/Sciarrone-Sb-2-300x200.jpg 300w, https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/Sciarrone-Sb-2-1024x682.jpg 1024w, https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/Sciarrone-Sb-2.jpg 1600w" sizes="(max-width: 371px) 100vw, 371px" />Come stanno cambiando, negli ultimi anni, i pazienti e le patologie che tratta quotidianamente?</strong> “Siamo di fronte a uno scenario in costante evoluzione. Oggi il benessere e la qualità della vita sono diventati fondamentali e la gente reclama giustamente il diritto di sentirsi in forma. A questo aspetto, dobbiamo aggiungere i progressi dati dalla ricerca e dalla diagnostica per immagini che hanno alzato il livello di conoscenza della colonna vertebrale. Pensiamo, per esempio, alla protesi sempre più compatibili con l’organismo o a risonanze e Tac estremamente precise. Tutto questo significa, in concreto, che si è abbassata l’età media dei pazienti e che i disturbi sono trasversali anche per genere. Quindi visito e opero molte più donne e uomini under 40 che non si rassegnano a catalogare il dolore come un brutto mal di schiena ma vogliono scoprirne la causa e risolvere il problema”.</p>
<p><strong>Lei è uno dei talenti della chirurgia vertebrale robotica: cosa significa oggi ‘muoversi’ in questo scenario così innovativo?</strong> “Quando la robotica è arrivata in Italia è stata quasi osteggiata perché spesso l’innovazione ha più detrattori che alleati. I neurochirurghi la ritenevano inutile e io stesso, che per 15 anni mi ero mosso nel campo della chirurgia tradizionale, ero perplesso. Poi, visto che amo andare oltre i limiti, mi sono buttato in questa avventura. Oggi posso dire che la robotica ha sistematizzato il mio lavoro, rendendo gli interventi meno invasivi, più veloci e precisi, con grandi benefici per i pazienti. La formazione, ovviamente, ricopre un ruolo cruciale, così come il talento del chirurgo. Perché, alla fine, in futuro tutti sapranno lavorare con il robot ma la mano e la mente del medico faranno la differenza”.</p>
<p><strong>Lei ha già all’attivo più di 10.000 interventi: quali sono stati quelli più ‘sfidanti’?</strong> “Tutti mi rimangono nel cuore, dove conservo il ricordo di ogni paziente. Ma c’è un’operazione a cui sono davvero legato perché il mio lavoro ha fatto davvero la differenza. Riguarda una ragazzina di 14 anni, di Bratislava, che soffriva di una importante scoliosi. I famigliari si erano rivolti a diversi chirurghi ma tutti si erano rifiutati di operarla, intanto la deformità progrediva e lei soffriva molto. Così ho deciso di aiutarla. È stato un intervento molto importante: ho ricostruito la colonna con un doppio approccio, transtoracico e posteriore. A distanza di 30 giorni non si vedevano più le cicatrici. Non solo, lei ha ripreso a danzare e dopo sei mesi ha vinto il Grand Prix di danza classica del suo Paese e dopo un anno ha addirittura conquistato la medaglia d’oro ai Campionati del Mondo under 14”.</p>
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		<title>MESE DELLA PREVENZIONE DEL TUMORE AL SENO</title>
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				<pubDate>Wed, 25 Oct 2023 08:06:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Oncologia]]></category>
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				<description><![CDATA[<p>Martedì 24 ottobre 2023, in occasione di Ottobre Rosa, mese dedicato alla prevenzione del tumore...</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>Martedì 24 ottobre 2023, in occasione di <strong>Ottobre Rosa</strong><strong>,</strong> mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno, il Policlinico Tor Vergata<strong>ha esposto l’esclusivo lavoro fotografico nel ricordo di Federica Anna Molfese</strong> (1988-2023)”  nella Galleria del Policlinico e presentato e nella stessa giornata inaugurale è stato anche <strong>presentato dall’autrice</strong>, alle ore 12.15, nell’Aula Anfiteatro Giubileo 2000 del PTV, <strong>il libro “Una Giornata normale” testimonianza di Gaia Casodi.</strong><br />
Un viaggio negli stati emotivi, vissuti da una donna, nell’incontro con la malattia.</p>
<p><strong>L’evento è stato realizzato con il contributo del’“L’Arcobaleno della speranza ODV”ed in collaborazione con l’Associazione Culturale “Agarte – Fucina delle Arti, con  il supporto dell’Agenzia DiRE, media partner.</strong></p>
<p>Il <strong>Direttore Generale, Giuseppe Quintavalle</strong>, ha accolto i presenti rivolgendosi all’autrice e ai familiari di Federica: “grazie di essere qui, di essere testimoni di una esperienza forte che accresce l’umanità nostra e dei curanti in un momento storico in cui sentiamo sempre più vacillare questa umanità.<br />
Quando parliamo di terapie oncologiche, di donne mastectomizzate, entrano in gioco moltissimi fattori che impattano sul proprio sentire: c’è un piano psicologico, quello sessuale e l’aspetto estetico che cambia. La diagnosi fa entrare in un vortice di emozioni, paure e domande che precedono la terapia ma occorre ricordarsi che quest’ultima è solo una fase, un momento circoscritto della vita, vita che resta comunque e sempre un dono ed un immenso privilegio.</p>
<p>Sono intervenuti il <strong>Direttore della UOSD di Oncologia Medica, Mario Roselli, il Responsabile della UOSD Breast Unit, Oreste Claudio Buonomo e i medici delle loro equipe</strong> ricordando che, nell’episodio di malattia, le vere eroine risultano essere le pazienti, capaci di lottare naturalmente, di tirare fuori determinazione e attaccamento alla normalità che paradossalmente toccano e infondono nei curanti stessi ammirazione, innescando un sorprendente circolo virtuoso di energia contagiosa.</p>
<p>La Giornalista <strong>Nicoletta Di Placido dell’Agenzia Dire e Alessandro Giansanti, Curatore, Gallerista ed Art Director di “Agarte – Fucina delle Arti” ricordano le parole di una intervista a Federica Anna Molfese, emozionandosi nel ripercorrere insieme quelle giornate</strong> dell’anno scorso in cui lei condivideva con loro il proprio percorso. La testimonianza di Federica è ora visibile nei 25 scatti,realizzati in 6 anni di terapia oncologica senologica esposti nella Galleria Centrale del PTV.  “Essere Curatori significa avere cura” suggerisce Alessandro Giansanti, “di noi, degli altri, dello loro storie. Per questo l’Arte è simile alla Medicina: <em>esserci</em>   senza lasciare nessuno dietro. Ma non basta solo aver cura, bisogna farsi testimoni, saper ascoltare e  condividere il dolore di chi si racconta, cercando anche di dare spazio e voce a tutti gli uomini che vivono questo trambusto emotivo, al fianco delle donne che amano.</p>
<p><strong>“Solo se tocchi le corde della malattia, puoi conoscere la DIGNITA’” sottolinea  Gaia Casodi, “non sono una scrittrice”, ma </strong>travolge gli astanti con energia dirompente presentando il proprio libro <strong>“Una Giornata normale”, un viaggio di parole e foto, una storia vera vissuta nel maggio 2022</strong>, nell’incontro con la malattia, con le altre donne pazienti divenute amiche e con i curanti. La prefazione è affidata alla Dr.ssa Ilaria Portarena, medico oncologo del Policlinico Tor Vergata, ma gli attori di questo racconto sono tutti presenti nelle giornate narrate dall’autrice. Lo scritto “<strong>inaspettata esigenza di fissare il mio mondo emotivo e anche farsi ritrarre in questa intensa esperienza nel mondo dello sconosciuto questo male”, così la racconta, racchiude un inno alla speranza, alla lotta interiore e fisica di chi non molla MAI. </strong></p>
<p>Il ricavato della vendita del libro, documentato dagli scatti del fotografo Claudio Enea, verrà devoluto a ’’L’Arcobaleno della speranza ODV” che promuove iniziative e progetti a favore dei pazienti oncoematologici del PTV.</p>
<p style="text-align: center;"><img class=" wp-image-10714 alignleft" src="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/copertina-prevenzione-tumore-al-seno-2-300x167.png" alt="" width="469" height="261" srcset="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/copertina-prevenzione-tumore-al-seno-2-300x167.png 300w, https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/copertina-prevenzione-tumore-al-seno-2.png 610w" sizes="(max-width: 469px) 100vw, 469px" />“<strong>Il titolo BUONVENTO lo trovo perfetto perché porta con sé l’aria, il respiro, il soffio vitale che ci trascina, ostinato, in avanti verso la speranza e il domani</strong>” <strong>conclude il Direttore Generale Quintavalle.</strong> “Vorrei che iniziative simili potessero essere in agenda ogni giorno, in un luogo di Cura, perché nulla più delle testimonianze ha il potere di far sentire supportate e mai sole le donne che vivono esperienze travolgenti come tsunami”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><u>Sarà possibile visitare la mostra fotografica, con ingresso libero, dal 24 ottobre al 07 novembre, nella Galleria Centrale del Policlinico.</u></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Disfonia: cos’è e quali sono le cause</title>
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				<pubDate>Mon, 23 Oct 2023 09:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[FLASH NEWS]]></category>
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		<category><![CDATA[Otorinolaringoiatria]]></category>
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				<description><![CDATA[<p>Con il termine disfonia si intendono tutte quelle alterazioni della voce che modificano il nostro timbro o il nostro tono. Se, per...</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>Con il termine<strong> <a href="https://www.humanitas.it/malattie/disfonia/">disfonia</a></strong> si intendono tutte quelle <strong>alterazioni della voce</strong> che modificano il nostro <strong>timbro</strong> o il nostro <strong>tono</strong>. Se, per esempio, questo si abbassa, o se la voce diventa rauca o stridula, stiamo sperimentando un episodio di disfonia.<br />
La disfonia può essere <strong>temporanea</strong> e risolversi in poco tempo oppure <strong>cronica</strong><sub>,</sub> e le cause sottostanti possono essere svariate e comprendere diverse condizioni e patologie. Può per esempio presentarsi una disfonia dopo aver <strong>urlato</strong> in un locale affollato o a un concerto, oppure a causa di una <a href="https://www.humanitas.it/malattie/laringite/">laringite</a>, di un <strong>trauma</strong>, o di un tumore. Per questo motivo, in caso la disfonia non si risolva in breve tempo, è sempre opportuno richiedere un consulto medico.</p>
<p>Ne parliamo con la dottoressa <strong><a href="https://www.humanitas.it/medici/vanessa-piera-rossi/">Vanessa Rossi</a></strong>, otorinolaringoiatra presso l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas Rozzano e presso i centri medici Humanitas Medical Care.</p>
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Disfonia: quali sono le cause</strong></h2>
<p>La voce si modula tramite le <strong>vibrazioni dell’aria</strong> emessa dai polmoni che passa attraverso le <strong>corde vocali</strong>, due bande muscolari situate nella laringe, che si aprono e chiudono nell’atto del parlare. Quando queste due piccole <strong>bande muscolari </strong>sono più <strong>rilassate</strong> e, dunque, più corte, la voce suona più grave, mentre quando si <strong>tendono</strong>, allungandosi, la voce per contro è più squillante.</p>
<p>Come abbiamo detto, la disfonia deriva generalmente da un’<strong>infiammazione</strong> provocata da un <strong>utilizzo eccessivo della voce</strong>: colpisce infatti spesso cantanti, insegnanti di canto, operatori di call center o persone che per lavoro si trovano a parlare a lungo. Ma anche lo stress e l’assunzione di sostanze irritanti come il fumo di sigaretta possono contribuire all’infiammazione.</p>
<p>Oltre a queste cause, la disfonia può essere poi provocata da una serie di <strong>disturbi o malattie</strong>, tra cui si identificano:</p>
<p>• <a href="https://www.humanitas.it/malattie/laringite/">laringite</a>;</p>
<p>• <a href="https://www.humanitas.it/malattie/reflusso-gastroesofageo/">reflusso gastroesofageo</a>;</p>
<p>• cisti;</p>
<p>• noduli;</p>
<p>• traumi;</p>
<p>• tetano;</p>
<p>• <a href="https://www.humanitas.it/malattie/botulismo/">botulismo</a>;</p>
<p>• <a href="https://www.humanitas.it/malattie/gozzo/">gozzo</a>;</p>
<p>• polipi;</p>
<p>• <a href="https://www.humanitas.it/malattie/tumori-della-laringe/">tumore della laringe</a>;</p>
<p>• tumori a organi correlati alla funzione fonatoria;</p>
<p>• <a href="https://www.humanitas.it/malattie/sclerosi-multipla/">sclerosi multipla</a>;</p>
<p>• disturbi neurologici.</p>
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Disfonia: come si cura</strong></h2>
<p>Chi presentasse una <strong>disfonia persistente</strong>, che non si risolve in breve tempo, deve consultare lo <strong><a href="https://www.humanitas.it/visite-ed-esami/visita-otorinolaringoiatrica/">specialista otorinolaringoiatra</a></strong>. In ogni caso, in presenza di disfonia è sempre utile <strong>evitare di parlare</strong> (o parlare il meno possibile) fino al ripristino della corretta funzione fonatoria, eliminare alcolici e fumo di sigaretta e prestare attenzione a <strong>mantenersi idratati</strong>.</p>
<p>In sede di visita, all’<strong>anamnesi</strong>, durante quale lo specialista si informerà circa la durata del disturbo, l’esordio e l’evoluzione dei sintomi, la compresenza di patologie note e le abitudini quotidiane del paziente (per esempio se il soggetto fuma o beve alcolici), seguirà un <strong>esame obiettivo</strong> in cui verrà esaminato lo stato del collo e della testa, ma va eseguita anche una fibroscopia rinofaringolaringea (laringoscopia a fibre ottiche)  In alcuni casi, potrebbe essere necessario effettuare anche ulteriori <strong>approfondimenti diagnostici radiologici</strong>.</p>
<p>Il trattamento per la disfonia prevede in primis il<strong> trattamento del disturbo sottostante</strong>, dunque potrebbe essere necessario il ricorso a<strong> farmaci </strong>come antiacidi, antinfiammatori, o antibiotici. In determinati casi può venire consigliato un <strong>percorso con un logopedista</strong>, per imparare a parlare senza sforzare eccessivamente le corde vocali.<br />
Solo nei casi più severi, per esempio in presenza di polipi o tumori, il trattamento è <strong>chirurgico</strong>.</p>
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come prevenire l</strong>’<strong>abbassamento della voce?</strong></h2>
<p>Gli episodi di disfonia, qualora non siano provocati da patologie più severe, si possono prevenire. Seguire delle <strong>buone abitudini</strong> per mantenere inalterata la propria voce, infatti, oltre a evitare l’insorgenza di fastidiosi problemi, può essere anche utile per chi utilizza la voce nel proprio lavoro di tutti i giorni.</p>
<p>Per prima cosa, per salvaguardare la salute delle corde vocali è importante <strong>bere molto</strong> ed evitare sia di usare la propria voce <strong>troppo a lungo</strong>, sia evitare di usarla a <strong>volumi troppo alti</strong>. Da eliminare poi il vizio del fumo di sigaretta e diminuire l’assunzione di <strong>cibi piccanti</strong> e di alcol e caffeina, che contribuiscono alla <strong>disidratazione dell’organismo</strong>. Utile, se possibile, anche l’installazione di un <strong>deumidificatore</strong> negli ambienti interni.</p>
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		<title>Ulcera gastrica: i sintomi e le cause</title>
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				<pubDate>Sun, 22 Oct 2023 11:00:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Chirurgia]]></category>
		<category><![CDATA[FLASH NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[Gastroenterologia]]></category>
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				<description><![CDATA[<p>Il dolore localizzato nella regione epigastrica (dolore nella parte alta dello stomaco) è caratteristico di...</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>Il dolore localizzato nella regione epigastrica (<strong>dolore nella parte alta dello stomaco</strong>) è caratteristico di una condizione chiamata <strong>gastrite acuta</strong> o, in alcuni casi, ulcera gastroduodenale. Si tratta di una malattia erosiva che può colpire lo stomaco o il duodeno ed è comune in persone di tutte le età, compresi i bambini. È importante prestare attenzione se <strong>i sintomi dell’ulcera</strong> si intensificano con il cambio di stagione e non sottovalutarli.</p>
<p>Ne parliamo con il <a href="https://www.humanitas-sanpiox.it/medici/marco-dal-fante/">dottor Marco Dal Fante</a>, responsabile di Gastroenterologia ed Endoscopia di Humanitas San Pio X.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Ulcera gastrica: quali sono le cause?</h2>
<p>Tra i fattori di rischio dell’ulcera gastroduodenale vi è una <strong>predisposizione familiare</strong> (50-60% dei casi nei bambini), mentre negli adulti si aggiungono anche altri fattori come il <strong>fumo</strong>, il <strong>consumo di caffè</strong>, l’uso di <strong>farmaci antinfiammatori non steroidei</strong> (FANS) e l’<strong>infezione da Helicobacter pylori</strong>, presente nel 60-100% delle persone con ulcera gastrica o duodenale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Ulcera gastrica, i sintomi</h2>
<p>I sintomi dell’<strong>ulcera gastrica</strong> e dell’<strong>ulcera duodenale</strong> possono variare a seconda dell’età del paziente e della localizzazione dell’ulcera stessa. È comune che le persone con ulcera gastroduodenale non manifestino tutti i sintomi tipici, ad esempio nelle persone anziane il disturbo è spesso asintomatico.</p>
<p>In generale, il sintomo caratteristico della presenza o dell’aggravamento dell’ulcera gastroduodenale è il <b>dolore epigastrico</b>, localizzato nella parte superiore dell’addome comunemente nota come “bocca dello stomaco”. Il dolore solitamente diminuisce con l’assunzione di cibo o antiacidi. Tuttavia, in alcune persone, l’assunzione di cibo può aumentare il dolore epigastrico, soprattutto se l’ulcera si trova nel canale pilorico, la porzione finale dello <strong>stomaco</strong> che collega lo stomaco al duodeno.</p>
<p>A volte, specialmente nelle <strong>ulcere duodenali</strong>, il dolore può essere molto intenso e può comparire anche di notte, o manifestarsi in modo ricorrente 2-3 ore dopo i pasti. Nei casi più gravi e nei bambini, il vomito frequente può essere un sintomo di ulcera gastrica o duodenale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Quando rivolgersi al medico?</h2>
<p>Come per la <strong>gastrite</strong>, anche l’ulcera gastroduodenale può manifestarsi con maggiore intensità durante il cambio di stagione, anche se si sta seguendo una terapia o non si è mai sofferto di dolore allo stomaco in precedenza. È quindi fortemente consigliato non sottovalutare l’insorgenza dei sintomi di riacutizzazione come il dolore epigastrico, la nausea, il vomito e consultare il proprio medico per valutazioni e controlli periodici, specialmente se si ha già la diagnosi.</p>
<p>In base ai sintomi riportati dai pazienti e alla conferma tramite <b>esofagogastroduodenoscopia</b>, il <strong>gastroenterologo</strong> stabilisce la diagnosi di ulcera gastroduodenale o la sua riacutizzazione nelle persone che ne sono affette. L’<strong>esame endoscopico della mucosa gastrica</strong> è fondamentale per verificare la presenza di nuove ulcere, la loro localizzazione e, se necessario, effettuare biopsie o esami citologici prelevando campioni dalle ulcere stesse, per distinguere tra le ulcerazioni e il cancro ulcerato dello stomaco. È importante ricordare che le ulcere gastriche sono spesso causate dall’infezione da <strong><i>Helicobacter pylori</i></strong>, che aumenta da 3 a 6 volte il rischio di sviluppare un tumore gastrico nel corso della vita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Ulcera gastrica, come si cura?</h2>
<p>Sulla base della diagnosi e della valutazione della gravità delle ulcere, il gastroenterologo prescriverà la <strong>terapia</strong> adeguata per il paziente, che di solito include antibiotici, specialmente in caso di infezione da <i>Helicobacter pylori,</i><strong> farmaci inibitori dell’acido</strong> che riducono la produzione di acido gastrico e antiacidi che neutralizzano l’acido gastrico senza bloccarne la produzione.</p>
<p>Tuttavia, in caso di <strong>dolore epigastrico</strong>, è consigliabile smettere di fumare – il fumo dovrebbe essere completamente evitato specialmente nelle persone affette da ulcere gastroduodenali o esofagee -, evitare l’assunzione di alcolici e limitare i cibi che causano fastidio. Non è prevista una dieta specifica per le ulcere; sebbene non ci siano prove che un cambiamento nella dieta favorisca la guarigione dell’ulcera o prevenga le ricadute, eliminare i cibi che il paziente identifica come causa del dolore può contribuire ad alleviare i sintomi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel caso in cui il dolore non si attenui, è fondamentale <strong>consultare il medico</strong> per escludere la presenza di complicanze come perforazione, ostruzione o sanguinamento.</p>
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		<title>Che cos’è la sindrome di Klinefelter</title>
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				<pubDate>Sat, 21 Oct 2023 11:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
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				<description><![CDATA[<p>La sindrome di Klinefelter (SK) è una condizione molto comune che interessa circa una persona ogni...</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.sanitaebenessere.it/che-cose-la-sindrome-di-klinefelter/">Che cos’è la sindrome di Klinefelter</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.sanitaebenessere.it">Sanità &amp; Benessere</a>.</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>La sindrome di Klinefelter (SK) è una condizione molto comune che interessa circa <strong>una persona ogni 600-700 nati</strong> e nella maggior parte dei casi comporta<strong> infertilità </strong>e alcune<strong> complicanze sistemiche </strong>che non vanno tuttavia a inficiare la <strong>qualità di vita</strong> dei soggetti interessati, a patto che vengano correttamente informati sulla gestione della sindrome e quindi tempestivamente trattati.</p>
<p>Che cosa comporta la sindrome di Klinefelter e come riconoscerla? Ne parliamo con il dottor <strong><a href="https://www.humanitas.it/medici/alessandro-pizzocaro/">Alessandro Pizzocaro</a></strong>, andrologo presso l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano.</p>
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Che cos’è la sindrome di Klinefelter?</strong></h2>
<p>La sindrome di Klinefelter è una condizione che interessa il <strong>sesso maschile </strong>determinata, il più delle volte, dalla presenza nell’<strong>assetto genetico</strong> di un cromosoma in più. Se, infatti, normalmente, l’assetto genetico nell’individuo maschio è composto da 46 cromosomi, di cui un x e un y, chi è interessato dalla sindrome di Klinefelter presenterà 47 cromosomi e <strong>due cromosomi x e un cromosoma y</strong>. Oltre alla forma di sindrome di Klinefelter più comune, definita “variante classica”, ve ne sono anche altre che presentano differenti anomalie cromosomiche, ma sono più rare.</p>
<p>La principale problematica che si trovano ad affrontare gli individui con sindrome di Klinefelter è la <strong>carenza di testosterone</strong> e l’<strong>infertilità</strong>. Questa condizione, infatti, determina una carenza significativa nella produzione di testosterone e di <strong>spermatozoi</strong> e un conseguente sviluppo dei testicoli inferiore alla norma. Mediamente <strong>due persone su tre </strong>affette da sindrome di Klinefelter devono assumere testosterone per fare fronte alle conseguenze dovute ai bassi livelli ormonali (quali stanchezza, ridotta funzione sessuale, maggior rischio di <a href="https://www.humanitas.it/malattie/osteoporosi/">osteoporosi</a>, <strong>riduzione della massa magra</strong> in favore dell’aumento di quella <strong>grassa</strong> in particolare all’addome). L’assunzione corretta di testosterone <strong>cura e previene</strong> tutti questi problemi. Meno del 10% dei soggetti con sindrome di Klinefelter, produce spermatozoi in quantità molto ridotte e quindi solo una minima parte può sperare in una paternità naturale (descritti solo pochi casi al mondo) senza tecniche di fecondazione assistita.</p>
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come riconoscere la sindrome di Klinefelter?</strong></h2>
<p>I sintomi e l’aspetto fisico del soggetto con Klinefelter sono molto variabili, ma nella maggior parte dei casi poco evidenti. La caratteristica che accomuna le persone con sindrome di Klinefelter, dunque, è la presenza di <strong>testicoli di dimensioni ridotte </strong>che, molto frequentemente, non si associa a una sintomatologia evidente né ad anomalie dal punto di vista fisico. Questo succede perché nella maggior parte dei casi i livelli di testosterone durante la pubertà si portano a livelli nel <strong>range basso</strong> della normalità che consentono comunque un adeguato sviluppo sessuale. In <strong>assenza di sintomi</strong>, analisi genetica al concepimento o <a href="https://www.humanitas.it/visite-ed-esami/visita-andrologica/">visite andrologiche</a>, molti soggetti scoprono di essere interessati dalla sindrome Klinefelter<strong> solo in età adulta</strong>, quando cercano di intraprendere un percorso volto al concepimento.</p>
<p>Vi sono tuttavia casi in cui questa condizione viene individuata<strong> durante la pubertà</strong>, quando alcuni soggetti non riescono a raggiungere i livelli di testosterone sufficiente a completare il passaggio dall’infanzia all’adolescenza. Ma in assenza di visite specialistiche approfondite, questa carenza potrebbe venire sottovalutata o non indagata <strong>ritardando</strong> il momento della diagnosi.<br />
Utile, da questo punto di vista, effettuare dopo il concepimento il <strong>test del DNA fetale </strong>(che in caso positivo dovrà essere confermato dalle analisi genetiche “invasive” quali l’amniocentesi): essere consapevoli che il proprio bambino sarà interessato dalla sindrome di Klinefelter consente di trattarla prima e in maniera più efficace.</p>
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Sindrome di Klinefelter, i trattamenti disponibili</strong></h2>
<p>La sindrome di Klinefelter trattandosi di una<strong> condizione di natura cromosomica</strong> non è curabile; vi sono tuttavia alcuni <strong>trattamenti utili</strong> dal punto di vista della fertilità. Nella quasi totalità dei casi, come abbiamo detto, i soggetti con sindrome di Klinefelter non producono spermatozoi, ma vi è la possibilità che all’interno del testicolo vi siano delle zone in cui gli spermatozoi si sono sviluppati senza però riuscire ad uscire dal testicolo e pertanto possono essere prelevati <strong>chirurgicamente</strong>.<br />
In generale, come specificato, la maggior parte delle persone con sindrome di Klinefelter ha livelli di testosterone sufficienti a consentire uno <strong>sviluppo puberale nella norma </strong>e non presentare caratteri fisici alterati, come braccia particolarmente lunghe, spalle strette e ginecomastia; il pene è generalmente di normali dimensioni, anche se i testicoli sono di dimensioni ridotte in tutti i soggetti con Klinefelter.</p>
<p>Nonostante questo, nella maggior parte dei casi i livelli dell’adulto non sono sufficienti e pertanto si dovrà integrare comunque il trattamento con<strong> testosterone</strong>, ormone fondamentale non solo da un punto di vista della funzione sessuale, ma anche del mantenimento della <strong>salute generale</strong> dell’organismo. Il testosterone è coinvolto nella <strong>crescita ossea</strong>, nella sensibilità all’insulina, nel mantenimento della giusta proporzione tra muscolatura e grasso, del tono dell’<strong>umore</strong>: la terapia sostitutiva è dunque fondamentale per la salute di chi è interessato dalla sindrome di Klinefelter.</p>
<h2 class="wp-block-heading"><strong>In Humanitas un evento dedicato il 6 e 7 ottobre</strong></h2>
<p>L’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano, il <strong>6 e il 7 ottobre 2023</strong>, ospiterà un evento dedicato alla <strong>sindrome di Klinefelter </strong>(SK), in cui specialisti e associazioni di pazienti avranno l’occasione di incontrarsi e approfondire la gestione di questa condizione molto comune di natura cromosomica. Per saperne di più <a href="https://www.humanitasedu.it/content/uploads/2023/08/Locandina-KING-3.0-6-e-7-ottobre-2023-Rev004.pdf">consulta il programma</a>.</p>
<h2 class="wp-block-heading"><strong>In Humanitas un approccio multidisciplinare alla sindrome di Klinefelter</strong></h2>
<p>In<strong> Humanitas</strong> il paziente viene preso in carico a 360°, consentendogli, grazie all’<strong>approccio multidisciplinare</strong>, di tenere sotto controllo non solo la fertilità, ma anche il metabolismo e la salute ossea. Grazie ai trattamenti a base di testosterone e <strong><a href="https://www.humanitas.it/enciclopedia/vitamine/vitamina-d/">vitamina D</a></strong> e al controllo dello <strong>stile di vita</strong>, le persone con sindrome di Klinefelter possono avere una piena e soddisfacente qualità di vita.</p>
<p>Humanitas è inoltre inserita nella rete <strong>Klinefelter Italian Group</strong>, che fa a sua volta parte della<strong> Società Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualità</strong>, un insieme di centri che trattano la sindrome di Klinefelter in maniera coordinata e multidisciplinare, attenendosi rigorosamente alle linee guida internazionali. Fondamentale, nel trattamento della sindrome di Klinefelter, anche il ruolo delle <strong>associazioni</strong>, che aiutano i soggetti con questa condizione e i loro familiari a gestire gli aspetti pratici e a diffondere una corretta informazione sulla sindrome di Klinefelter.</p>
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		<title>Disturbi del sonno: come dormire bene?</title>
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				<pubDate>Fri, 20 Oct 2023 10:00:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
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				<description><![CDATA[<p>L’Istituto Superiore di Sanità sostiene che quasi un italiano su tre dorme un numero insufficiente di...</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>L’<strong>Istituto Superiore di Sanità</strong> sostiene che quasi un italiano su tre dorme un numero insufficiente di ore e uno su sette riporta una qualità insoddisfacente del proprio <strong>sonno</strong>.</p>
<p>Perché il <strong>sonno è importante per la nostra salute</strong> e cosa fare in caso di disturbi?</p>
<p>Ne parliamo con il dottor <a href="https://www.humanitas-care.it/medici/alberto-braghiroli/"><b>Alberto Braghiroli</b></a>, pneumologo specializzato in disturbi del sonno presso <a href="https://www.materdomini.it/"><strong>Humanitas Mater Domini</strong></a>.</p>
<h2>Sonno: perché è importante</h2>
<p>Trascorriamo dormendo <strong>circa un terzo della nostra vita</strong>, un periodo in cui la coscienza si sospende, ma il cervello svolge una serie di funzioni di estrema importanza. Innanzitutto, si eliminano le connessioni neurali superflue che si sono formate durante il giorno e, nella fase dei sogni, si consolidano le informazioni che meritano di essere ricordate.<strong> Durante il sonno profondo</strong>, vengono rilasciati importanti ormoni, come l’<strong>ormone della crescita</strong> (responsabile della crescita nei bambini e nel mantenimento del metabolismo lipidico negli adulti).</p>
<p>Il sonno svolge anche un ruolo cruciale nella <strong>regolazione dei neuromediatori</strong> che influenzano l’umore. Dormire male non solo porta a una sensazione di stanchezza al risveglio, ma può anche causare confusione mentale, irritabilità e, se diventa una condizione cronica, aumentare il rischio di malattie cardiovascolari e accelerare l’invecchiamento cerebrale.</p>
<h2>Quali sono le fasi del sonno?</h2>
<p>Durante il sonno, si verifica una <strong>sequenza di cicli</strong> che durano circa 90 minuti e danno al sonno una struttura dinamica – non è semplicemente un interruttore che spegne la realtà e ci ricollega al risveglio. Il processo di addormentamento avviene nella prima fase, caratterizzata da alternanze tra stati di dormiveglia. Nella fase successiva, il sonno diventa progressivamente più profondo, con <strong>onde cerebrali sempre più lente</strong>.</p>
<p>Ogni ciclo comprende <strong>tre fasi</strong> che rappresentano <strong>diversi livelli di sonno</strong>, sia superficiale che profondo, seguite dallo stato di<strong> sonno REM</strong> (movimenti rapidi degli occhi) in cui il corpo è praticamente paralizzato per evitare che i sogni si traducano in movimenti pericolosi.</p>
<p>Questi cicli <strong>si ripetono 4-5 volte durante la notte</strong>, diventando sempre meno ricchi di sonno profondo e più ricchi di sogni man mano che ci avviciniamo al risveglio del mattino.</p>
<h2>I consigli per dormire bene</h2>
<p>Per garantire un buon sonno, è importante rendere la camera da letto il più confortevole possibile. A tal fine, si possono seguire alcune indicazioni:</p>
<ul>
<li aria-level="1"><strong>ridurre</strong> la <strong>presenza di stimoli luminosi</strong>, favorendo una maggiore oscurità nella stanza. Questo non solo favorisce il sonno, ma contribuisce anche al risparmio energetico;</li>
<li aria-level="1">mantenere una <strong>temperatura confortevole</strong> all’interno della stanza, preferibilmente fresca anziché calda. Una temperatura adeguata può favorire il rilassamento e il sonno tranquillo;</li>
<li aria-level="1">per quanto riguarda le <strong>pareti</strong> della camera da letto, è consigliabile <strong>optare per colori caldi</strong> o neutri, evitando tinte brillanti che potrebbero avere un effetto stimolante e rendere più difficile addormentarsi;</li>
<li aria-level="1">ridurre al minimo l’<strong>inquinamento sonoro</strong> nella stanza. Sebbene non sia necessario rendere la stanza completamente insonorizzata, è consigliabile minimizzare i rumori esterni che potrebbero interferire con il sonno e causare disagio;</li>
<li aria-level="1">concedersi del tempo per leggere un buon libro prima di addormentarsi può aiutare a rilassarsi e favorire un sonno sereno. Inoltre, può aggiungere un contenuto interessante ai nostri sogni.</li>
</ul>
<p>Seguendo queste indicazioni, è possibile creare un ambiente favorevole al sonno e migliorare la qualità complessiva del riposo notturno.</p>
<h2>Apnee ostruttive del sonno: i sintomi</h2>
<p>Le cause che possono interferire con un sonno tranquillo sono diverse:</p>
<ul>
<li aria-level="1">sovrappeso;</li>
<li aria-level="1">anomalie nella struttura del mento e della mandibola;</li>
<li aria-level="1">presenza di una lingua voluminosa;</li>
<li aria-level="1">tonsille ingrossate.</li>
</ul>
<p>Questi fattori influiscono sulla respirazione durante il sonno, causando un disturbo noto come sindrome delle <a href="https://www.humanitas.it/malattie/apnea-ostruttiva-del-sonno/"><b>apnee ostruttive del sonno</b></a> (OSAS, Obstructive Sleep Apnoea Syndrome).</p>
<p>I sintomi principali di questo disturbo respiratorio includono:</p>
<ul>
<li aria-level="1">russamento</li>
<li aria-level="1">episodi di apnea durante la notte</li>
<li aria-level="1"><a href="https://www.humanitas.it/sintomi/nicturia/">nicturia</a> (necessità di urinare frequentemente durante la notte)</li>
<li aria-level="1">mal di testa al risveglio</li>
<li aria-level="1"><a href="https://www.humanitas.it/sintomi/calo-del-desiderio-sessuale-libido/">calo del desiderio sessuale</a></li>
<li aria-level="1"><a href="https://www.humanitas.it/malattie/disfunzione-erettile/">disfunzione erettile</a></li>
<li aria-level="1">difficoltà di concentrazione</li>
<li aria-level="1">sonno non ristoratore</li>
<li aria-level="1">sonnolenza diurna</li>
</ul>
<h2>La polisonnografia per la diagnosi</h2>
<p>L’apnea ostruttiva del sonno può essere caratterizzata da episodi di <strong>apnea notturna completa o parziale</strong>, con mancato o limitato passaggio di aria nelle prime vie aeree, faringe e laringe. In entrambi i casi si ha una notevole diminuzione dell’ossigenazione nel sangue associata a continui risvegli.</p>
<p>L’esame per la diagnosi è la <b>polisonnografia</b>, grazie al quale si registra il sonno durante la notte monitorando anche la respirazione, l’ossigenazione nel sangue, il ritmo cardiaco, la posizione corporea.</p>
<p>Un medico esperto in disturbi del sonno legge la registrazione e alla luce del singolo paziente indicherà la <strong>terapia più appropriata</strong>.</p>
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		<title>La sanità che immaginiamo : sosteniamo i medici per i pazienti</title>
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				<pubDate>Fri, 20 Oct 2023 07:58:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
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				<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; Sanità e Benessere ha preso parte all&#8217;evento &#8220;La Sanità che Immaginiamo&#8221;, tenutosi...</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p><img class=" wp-image-10697 alignleft" src="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/prima-pagina-la-sanita-che-immaginiamo-215x300.png" alt="" width="329" height="459" srcset="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/prima-pagina-la-sanita-che-immaginiamo-215x300.png 215w, https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/prima-pagina-la-sanita-che-immaginiamo.png 526w" sizes="(max-width: 329px) 100vw, 329px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sanità e Benessere ha preso parte all&#8217;evento &#8220;La Sanità che Immaginiamo&#8221;, tenutosi il 19 Ottobre 2023 al Kilma Hotel Milano Fiere.</p>
<p>Tra le figure presenti alla conferenza ritroviamo il Presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, il Presidente III Commissione Sanità, Patrizia Baffi, e Sandro Sisler, Senatore della Repubblica Italiana.</p>
<p>Di seguito è possibile consultare la programmazione dell&#8217;evento, che è stato gestito e moderato da Mariangela Buttiglieri e Germano Pellegatta, entrambi medici chirurghi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="wp-image-10699 alignleft" src="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/foto-programma-1-212x300.png" alt="" width="296" height="419" srcset="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/foto-programma-1-212x300.png 212w, https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/foto-programma-1.png 526w" sizes="(max-width: 296px) 100vw, 296px" /><img class="wp-image-10700 alignright" src="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/foto-programma-2-214x300.png" alt="" width="292" height="410" srcset="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/foto-programma-2-214x300.png 214w, https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/foto-programma-2.png 531w" sizes="(max-width: 292px) 100vw, 292px" /></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.sanitaebenessere.it/la-sanita-che-immaginiamo-sosteniamo-i-medici-per-i-pazienti/">La sanità che immaginiamo : sosteniamo i medici per i pazienti</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.sanitaebenessere.it">Sanità &amp; Benessere</a>.</p>
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