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	<title>cuore &#8211; Sanità &amp; Benessere</title>
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		<title>Al Niguarda di Milano diventa mamma grazie a un cuore stampato in 3D</title>
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				<pubDate>Mon, 11 Apr 2022 10:00:51 +0000</pubDate>
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				<description><![CDATA[<p>Tamara, 34 anni, è diventata mamma di una magnifica bambina grazie a un cuore stampato...</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;">Tamara, 34 anni, è diventata mamma di una magnifica bambina grazie a un cuore stampato in 3D.</h3>
<p><img class="aligncenter" title="niguarda milano diventa mamma grazie cuore stampato 3D" src="https://www.ospedaleniguarda.it/uploads/default/attachments/news/news_m/1112/images/gallery/1385/gravidanza.jpg" alt="" width="742" height="493" /></p>
<p>Il suo, infatti, era molto fragile e troppo debole per portare fino in fondo una gravidanza. Per arrivare al risultato è scesa in campo una squadra multidisciplinare composta dagli specialisti della cardiologia pediatrica, dell’emodinamica, della ginecologia e della terapia intensiva neonatale.</p>
<h4>Ecco come si è arrivati al risultato finale di questa incredibile operazione</h4>
<p>L&#8217;operazione è perfettamente riuscita e <strong>Tamara, 34 anni</strong>, è potuta diventare mamma di una magnifica bambina, nonostante la <strong>cardiopatia che metteva a rischio il suo cuore</strong>. Un cuore, nato fragile e <strong>giudicato troppo debole per portare fino in fondo una gravidanza</strong>.</p>
<p>Ci è voluta tutta la tenacia di una madre che voleva la maternità sopra ogni cosa e l’esperienza degli specialisti della <strong>Cardio Niguarda</strong> e non solo. Sì, perché per arrivare al risultato è scesa in campo una <strong>squadra multidisciplinare</strong>, che ha potuto contare sul contributo del personale della cardiologia pediatrica, quello dell’emodinamica, della ginecologia insieme agli specialisti della terapia intensiva neonatale.</p>
<p>Fondamentale anche il contributo dei Fisici sanitari di Niguarda e degli ingegneri del <em>3D 4 Med Printing Clinical Lab</em> dell’IRCCS San Matteo di Pavia, che hanno realizzato il modello 3D sulla base delle immagini anatomiche messe a disposizione dagli esperti di risonanza magnetica cardiaca dell’ospedale milanese.</p>
<p>È stato <strong>uno dei casi più delicati seguiti nel centro di Niguarda dedicato alle cardiopatie in gravidanza</strong> degli ultimi anni. La situazione della mamma, nata con una malformazione cardiaca chiamata <strong>trasposizione delle grandi arterie</strong>, per cui l’aorta e l’arteria polmonare sono invertite in un’anatomia anomala, è stata giudicata da molti centri incompatibile con una gravidanza.</p>
<h4><img class="alignleft" title="niguarda milano diventa mamma grazie cuore stampato 3D" src="https://www.ospedaleniguarda.it/assets/thumb/index.php?src=/uploads/default/attachments/professionisti/professionisti_m/29/images/profilo/479/annoni.jpg&amp;q=100&amp;w=400&amp;zc=1" alt="" width="244" height="244" />Ecco le parole del Cardiologo Pediatrico Giuseppe Annoni</h4>
<blockquote><p>“<em>Anche qui a Niguarda ci è sembrato un caso ad alto rischio</em><em> ma abbiamo voluto tentare con un intervento che da un lato andasse a «rinforzare il cuore» per permettere all’organo di sostenere l’affaticamento della gravidanza e che dall’altro <strong>limitasse i possibili danni per il feto</strong>, visto che la procedura di posizionamento del device per allargare la stenosi cardiaca era radio-guidata e questo avrebbe esposto il feto a un irraggiamento consistente con i raggi X</em>”.</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da qui l’idea di realizzare una <strong>replica esatta del cuore della madre, stampato in 3D</strong>, da utilizzare per <strong>provare l’intervento più volte</strong>, in modo da conoscere a memoria tutti i singoli passaggi della procedura con la possibilità inoltre di selezionare già la strumentazione più adatta da portare in sala.</p>
<h4><img class="alignleft" title="niguarda milano diventa mamma grazie cuore stampato 3D" src="https://www.ospedaleniguarda.it/assets/thumb/index.php?src=/uploads/default/attachments/professionisti/professionisti_m/900/images/profilo/352/oreglia.jpg&amp;q=100&amp;w=600&amp;h=600" alt="" width="207" height="225" />Aggiunge inoltre Jacopo Oreglia Responsabile dell’Emodinamica e Cardiologia Interventistica<em>.</em></h4>
<blockquote><p><em>“L’intervento è stato effettuato alla sedicesima settimana di gravidanza e le prove ci hanno condotto a optare per l’utilizzo di un catetere che inserito dall’arteria femorale ha rilasciato un pallone nel punto della stenosi cardiaca da trattare”</em><em>. “Le prove fatte ci hanno consentito di velocizzare la procedura e sono bastati poco più di 30 minuti di irraggiamento per il sistema di navigazione a raggi X, utilizzato peraltro al minimo della potenza, in modo da limitare i rischi per la bambina</em>”.</p></blockquote>
<p>Grazie all’intervento, il cuore della mamma ha potuto sostenere la gravidanza fino alla soglia della <strong>31a settimana</strong>. Raggiunta questa <strong>età gestazionale</strong>, fissata come target dai ginecologi e neonatologi di Niguarda, la piccola è venuta alla luce prematura con un parto cesareo per poi essere seguita nella terapia intensiva neonatale. Qualche settimana di degenza senza particolari complicanze e poi la mamma e la piccola hanno potuto far ritorno a casa</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>FONTE: OSPEDALENIGUARDA.IT</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>A Milano primo uso in Italia della mini-turbina per angioplastica su cuore fragile</title>
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				<pubDate>Fri, 30 Apr 2021 09:33:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[CS COMMUNICATION SRL]]></dc:creator>
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								<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: center;">L&#8217;intervento condotto all&#8217;ospedale Niguarda su un 68enne considerato paziente &#8220;Chip&#8221;, cioè ad alto rischio per comorbidità, disfunzione ventricolare sinistra e severa coronaropatia, che fino ad oggi non poteva essere trattata per l&#8217;elevato rischio di mortalità periprocedurale</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un paziente di 68 anni con un &#8220;cuore fragile&#8221; a causa di una sindrome coronarica e di una disfunzione cardiaca severa è stato operato per la prima volta in Italia con un innovativo device, simile ad una mini-turbina che viene posizionata a livello cardiaco tramite l&#8217;utilizzo di un catetere, per dare così il supporto necessario a un &#8220;cuore troppo debole&#8221; per procedere con un simultaneo intervento di angioplastica. E&#8217; accaduto all&#8217;ospedale Niguarda di Milano.</p>
<p>Per trattare il cuore di quel paziente era necessaria una rivascolarizzazione miocardica: l&#8217;intervento chirurgico di bypass era considerato a rischio proibitivo, si decideva dunque di sottoporlo a un intervento di angioplastica con stent, sebbene anch&#8217;esso a rischio molto alto. Si tratta, infatti, dei cosiddetti <strong>pazienti Chip</strong> (higher-risk and clinically indicated patients), cioè persone ad alto rischio per comorbidità, disfunzione ventricolare sinistra e severa coronaropatia, che fino ad oggi non poteva essere trattata per l&#8217;elevato rischio di mortalità periprocedurale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;intervento, avvenuto nelle sale dell&#8217;emodinamica, è stato gestito con l&#8217;utilizzo di Impella CP SmartAssist, un sistema munito di fibre ottiche per un monitoraggio molto preciso dei segnali pressori. Fabrizio Oliva, direttore della Cardiologia 1- Emodinamica, Unità di Cure Intensive Cardiologiche puntualizza: &#8220;Per la tipologia di pazienti Chip il trattamento è possibile grazie al miglioramento delle tecniche e dei device come il sistema di supporto temporaneo al circolo Impella, <strong>una pompa microassiale intracardiaca</strong> che supporta il ventricolo sinistro, che si può posizionare facilmente per via percutanea attraverso un accesso femorale di pochi millimetri. La pompa miniaturizzata permette permette di ottenere una gittata fino a 4.3L/min&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In questo caso è stata posizionata <strong>la mini-turbina</strong> a livello cardiaco come supporto al circolo; quindi si è proceduto con l&#8217;angioplastica per riaprire le coronarie. Ultimata l&#8217;angioplastica il sistema di assistenza meccanica è stato mantenuto in sede per 24 ore e, quando le condizioni del paziente sono state ritenute stabili, si è proceduto con la sua rimozione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Jacopo Oreglia, responsabile della Emodinamica e Cardiologia Interventistica, sottolinea: &#8220;Il sistema Impella CP SmartAssist, <strong>munito di fibre ottiche</strong>, per un monitoraggio altissima precisione dei parametri emodinamici ha facilitato la gestione del caso sia in fase di posizionamento del device, sia durante la fase operatoria, sia nel periodo post-intervento&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Al Niguarda l&#8217;intervento ha visto collaborare un&#8217;equipe multidisciplinare formata dagli specialisti dell&#8217;Emodinamica, dell&#8217;Unità Cure Intensiva Cardiologiche e della Cardiologia 2, reparto dove sono seguiti i pazienti per le diverse forme di insufficienza cardiaca. L&#8217;intervento ha richiesto inoltre il lavoro coordinato degli anestesisti dell&#8217;Anestesia e Rianimazione 3, infermieri e tecnici di radiologia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte: tgcom24</p>
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		<title>Protesi valvolare aortica, arriva quella senza punti di sutura</title>
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				<pubDate>Thu, 27 Sep 2018 13:51:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
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				<description><![CDATA[<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.sanitaebenessere.it/protesi-valvolare-aortica-arriva-quella-senza-punti-di-sutura/">Protesi valvolare aortica, arriva quella senza punti di sutura</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.sanitaebenessere.it">Sanità &amp; Benessere</a>.</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<section class="vc_row wpb_row vc_row-fluid liquid-row-shadowbox-6aa66e347c14f"><div class="ld-container container"><div class="row ld-row"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-8 liquid-column-6aa66e3484efe"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper "   ><div class="wpb_wrapper-inner">
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			<h2>Il Prof. Rinaldi, Direttore della Struttura Complessa di Cardiochirurgia della Città della Salute e della Scienza di Torino, ci parla dell&#8217;innovativa Perceval</h2>
<p>Ha segnato una vera e propria rivoluzione negli interventi chirurgici al cuore, la valvola cardiaca “Perceval”, l’innovativa protesi valvolare auto-ancorante che non necessita di punti di sutura. A parlarcene, il Prof. Mauro Rinaldi, direttore della Struttura Complessa di Cardiochirurgia, della Città della Salute e della Scienza di Torino.</p>
<p><span style="color: #3366ff;"><strong>Prof. Rinaldi, che cos’è Perceval?</strong></span></p>
<p>Perceval è una valvola aortica chirurgica “sutureless” con uno scheletro d’ancoraggio unico che permette al chirurgo di sostituire la valvola aortica malata senza necessità di punti di sutura. La componente funzionale della valvola è fatta di pericardio bovino ed è montata su una struttura a memoria di forma costituita da una speciale lega. La procedura di rilascio è altamente standardizzata ed il chirurgo deve fare poche e semplicissime manovre per posizionarla. La valvola, infatti, è già impiantata su un supporto; occorre solo posizionarla all’interno dell’anello aortico, rilasciarla ed espanderla in quest’ultimo con un palloncino che dilata l’anello valvolare protesico per farlo combaciare a quello naturale. Si tratta di una valvola di concezione totalmente diversa dalle precedenti, ispirata sostanzialmente alle valvole transcatetere. È infatti una sintesi tra le valvole tradizionali chiurgiche, e quindi con tutte le garanzie di un perfetto impianto, e le valvole transcatetere che danno invece garanzia di una perfetta espansione all’interno dell’anello valvolare.</p>
<p><strong><span style="color: #3366ff;">Come viene impiantata?</span></strong></p>
<p>Grazie all’introduzione di questa protesi, oggi possiamo praticare su larga scala interventi mini-invasivi che, a causa di notevoli difficoltà tecniche, in passato erano eseguiti solo da pochi. Si tratta di sostituire la valvola aortica attraverso un piccolo taglietto nel secondo spazio intercostale a destra, senza sezionare nessun osso e senza neppure divaricare le coste. Attraverso lo spazio intercostale è possibile inserire la valvola Perceval e rilasciarla nell’anulus aortico, dopo aver rimosso la valvola malata. Utilizzare questo tipo di protesi è molto vantaggioso perché, non richiedendo punti di sutura, è più facile lavorare in uno spazio di manovra molto più ridotto rispetto a quello del passato, quando invece era necessaria una sternotomia.</p>
<p><span style="color: #3366ff;"><strong>Per quale tipo di intervento è indicata e quanto dura?</strong></span></p>
<p>Perceval è indicata per la sostituzione della valvola aortica in pazienti affetti da stenosi aortica. Viene utilizzata in pazienti che hanno dai 70 anni in su, ed essendo la durabilità di queste valvole di 15 anni, la impiantiamo con la certezza che durerà per tutta la vita del paziente. Sul mercato ormai da quasi 10 anni, è un chiaro esempio di come, la cardiochirurgia moderna assomigli sempre di più alla cardiologia interventistica, e viceversa di come quest’ultima si avvicini ad una vera e propria procedura chirurgica. Le valvole “sutureless” hanno quindi preso il meglio da ambedue i campi: dalla cardiologia interventistica, le valvole autoespansibili e dal campo chirurgico, le valvole posizionate dopo un’accurata decalcificazione dell’anulus. È molto interessante per noi cardiochirurghi poterci confrontare con i colleghi cardiologi, su un campo che ormai si sovrappone.</p>

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			<div class="small-body">                           La valvola aortica Perceval</div>

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			<h4>Prof. Mauro Rinaldi</h4>
<h5>Struttura Complessa  di Cardiochirurgia  Azienda Ospedaliera Universitaria Città della Salute e della Scienza Sede Molinette</h5>
<p>Corso Bramante, 88/90 &#8211; 10126 Torino<br />
Segreteria: 011.6335511/6746<br />
Fax: 011.6336130<br />
<a href="mailto:mauro.rinaldi@unito.it">mauro.rinaldi@unito.it</a></p>

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	</div>
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		<title>La valvola aortica si sostituisce  anche per via percutanea</title>
		<link>https://www.sanitaebenessere.it/la-valvola-aortica-si-sostituisce-anche-per-via-percutanea/</link>
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				<pubDate>Fri, 22 Jun 2018 10:58:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
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			<h3>Il Prof. Sardella, Direttore dell’U.O. di Cardiologia Interventistica dell’Ospedale Umberto I di Roma, ci spiega in cosa consiste l’intervento</h3>
<p>L’impianto valvolare aortico transcatetere è una tecnica della cardiologia interventistica che permette l’impianto della valvola aortica con approccio mini invasivo percutaneo, in alternativa alla sostituzione con intervento cardiochirurgico. A parlarcene il Prof. <strong>Gennaro Sardella,</strong> Direttore dell’U.O. di Cardiologia Interventistica dell’Ospedale Umberto I di Roma. Dopo la laurea in Medicina e Chirurgia conseguita all’Università La Sapienza di Roma, si è specializzato in Cardiologia alla Scuola di Specializzazione diretta dal Prof. Attilio Reale, della stessa università romana. La sua formazione è continuata poi al Westminster Hospital e al Guy’s Hospital di Londra, al St. Luke’s Hospital di New York, alla Cleveland Clinic di Cleveland in Ohio e per un lungo periodo nel Laboratorio di Emodinamica dell’Università di Lille in Francia. È professore di Cardiologia all’Università La Sapienza di Roma.</p>
<p><span style="color: #3366ff;"><strong><em>Prof. Sardella, quando si rende necessario sostituire la valvola aortica?</em></strong></span></p>
<p>La sostituzione valvolare è richiesta in due circostanze patologiche: nei casi di stenosi aortica (quando l’apertura della valvola è troppo stretta e non permette il normale passaggio del sangue) e nei casi di insufficienza aortica (quando la valvola non è in grado di impedire il reflusso del sangue nel ventricolo sinistro). In tal caso le soluzioni sono due, o si procede all’intervento classico, che consiste nell’aprire il torace (sternotomia) e quindi rimuovere la valvola non funzionante ed impiantarne una nuova, oppure in particolare nella stenosi aortica, si può procedere alla tecnica mini invasiva di impianto della valvola aortica con approccio percutaneo, che in determinati casi rappresenta una valida alternativa all’intervento cardochirurgico.</p>
<p><strong><em><span style="color: #3366ff;">In cosa consiste la sostituzione valvolare aortica percutanea?</span></em></strong></p>
<p>Si tratta di impiantare valvole biologiche senza aprire il torace, attraverso un catetere introdotto per via trans-femorale, od in casi più rari per via trans-succlavia. Questo intervento, detto anche trans-catetere, è molto meno invasivo rispetto a quello tradizionale, si fa in sedazione e senza arresto circolatorio, ossia senza ricorrere alla circolazione extracorporea. I pazienti che ad oggi si possono trattare con questa tecnica sono ancora quelli cosiddetti a rischio intermedio-alto, ovvero quelli che secondo l’heart-team non possono sopportare un intervento di cardiochirurgia, quindi pazienti piuttosto anziani od estremamente fragili dal punto di vista clinico. C’è da sottolineare che fino a qualche anno fa, con questa metodica venivano trattati solo 90enni ed ultra 80enni in condizioni cliniche abbastanza gravi, oggi invece si iniziano a trattare anche i 70enni che non hanno un rischio cardiochirurgico molto alto. Inoltre, sono in corso degli studi clinici volti a capire se lo stesso trattamento possa essere indicato anche per i pazienti più giovani e con un basso rischio clinico.</p>
<p><strong><em><span style="color: #3366ff;">Quindi in un prossimo futuro l’impianto transcatetere potrà essere utilizzato per tutti?</span></em></strong></p>
<p>Bella domanda, ma insidiosa. Al momento i pazienti per cui si possa indicare l’impianto di valvola aortica percutanea (TAVI) sono quelli a rischio cardiochirurgico alto-intermedio e di età superiore a 70 anni. Una cosa è certa, negli ultimi anni si è abbassata di almeno 20 anni l’età media per questo impianto, pertanto si spera che con gli studi clinici in corso e con valvole sempre più sofisticate e miniaturizzate che non si deteriorino nel corso del tempo, l’età dei pazienti idonei alla Tavi possa essere sempre più abbassata sino quasi a sostituire in grande percentuale l’intervento tradizionale, come si fa ad esempio per le angioplastiche coronariche, dove l’impianto di stent vede una percentuale di attuazione maggiore rispetto al bypass ortocoronarico. Gli studi che si stanno conducendo, mirano proprio ad ottenere questo risultato, testando come dicevo, la procedura su pazienti con un&#8217;età ed un rischio clinico sempre più bassi. Anche la metodica sta di fatto evolvendo, basti pensare che prima le valvole entravano in un catetere di circa 7-8 mm, oggi invece entrano in cateteri di soli 5-6 mm. Le persone anziane che soffrono di stenosi aortica, prima erano destinate a morire, dal momento che il cardiochirurgo non le operava e la terapia medica era insufficiente, oggi invece, grazie a questo intervento, riescono a vivere almeno altri 10 anni. Ci troviamo quindi di fronte ad una rivoluzione assoluta.</p>

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			<h4>Prof. Gennaro Sardella</h4>
<h5>U.O.  di Cardiologia Interventistica Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico Umberto I</h5>
<p>Viale del Policlinico, 155 &#8211; 00161 Roma</p>
<p>Segreteria/Fax: 06 49979047<br />
<a href="mailto:rino.sardella@uniroma1.it">rino.sardella@uniroma1.it</a></p>

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		<title>Sostituzione della valvola aortica, oggi c’è l’impianto della protesi senza sutura “Sutureless”</title>
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				<pubDate>Fri, 22 Jun 2018 09:33:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cardiochirurgia]]></category>
		<category><![CDATA[cardiochirurgia]]></category>
		<category><![CDATA[cardiologia]]></category>
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			<h3>A parlarcene, il Prof. Francesco Musumeci, Direttore della Cardiochirurgia dell’Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlanini di Roma</h3>
<p>Le protesi valvolari aortiche “sutureless” hanno aperto uno scenario completamente nuovo nella sostituzione della valvola aortica, in presenza di stenosi valvolare aortica severa. A parlarcene il Prof. Francesco Musumeci, Direttore della Cardiochirurgia dell’Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlanini di Roma. Dopo un’iniziale esperienza in chirurgia pediatrica alla Clinica Chirurgica Pediatrica dell’Università di Palermo prima e di Pavia poi, nel giugno del 1980 ha iniziato il training in cardiochirurgia al Royal Liverpool Children’s Hospital in Gran Bretagna. In Inghilterra ha continuato la formazione cardiochirurgica lavorando nei più qualificati ospedali londinesi, quali l’Hospital for Sick Children, il National Heart Hospital, il Brompton Hospital e l’Harefield Hospital ed in Australia al Royal Children’s Hospital. Ciò gli ha consentito di maturare un’ampia esperienza nelle diverse aree della cardiochirurgia, particolarmente nella chirurgia delle malformazioni congenite, delle patologie valvolari e nei trapianti di cuore e cuore-polmone. Nel marzo del 1991 è stato nominato Primario cardiochirurgo allo University Hospital of Wales, dove ha istituito il servizio di cardiochirurgia pediatrica. Nel settembre 1998 è stato richiamato in Italia a dirigere il Centro di Cardiochirurgia dell’Ospedale San Camillo di Roma dove, tra le diverse attività, ha sviluppato un programma importante di cardiochirurgia mini-invasiva e trans-catetere.</p>
<p><span style="color: #3366ff;"><strong><em>Prof. Musumeci, che cos’è la stenosi valvolare aortica e quali sono i sintomi e le cause?</em></strong></span></p>
<p>Per stenosi valvolare aortica si intende il restringimento della valvola aortica, posizionata tra il ventricolo sinistro e l’aorta, attraverso questa valvola passa il sangue che dal cuore si immette nel circolo arterioso. Quest&#8217;ostacolo al passaggio del sangue determina una ipertrofia (inspessimento) progressiva delle pareti del ventricolo sinistro che è costretto ad aumentare la propria pressione di spinta del sangue in aorta. Le tre cause più frequenti di stenosi aortica sono: la degenerazione calcifica, che riguarda soprattutto gli anziani ed è molto frequente dopo i 70 anni, la bicuspidia aortica e la malattia reumatica, dovuta ad una precedente e malcurata infezione batterica. Frequentemente i pazienti affetti da stenosi aortica non avvertono sintomi particolari e la diagnosi è occasionale. Le manifestazioni cliniche variano in base alla gravità della stenosi: se il restringimento della valvola è lieve o moderato l’unico riscontro è quello di un soffio al cuore, quando invece la stenosi è severa, cioè in fase avanzata, il paziente può accusare affaticamento dopo sforzi anche lievi (dispnea), dolore al petto (angina pectoris), vertigini o sincope (svenimento improvviso). Nell’accertamento della stenosi aortica e della sua gravità l’ecocardiografia è l’indagine strumentale più efficace.</p>
<p><strong><em><span style="color: #3366ff;">Una volta riscontrata questa patologia, come si interviene?</span></em></strong></p>
<p>Quando il vizio è lieve o moderato non c’è indicazione alla chirurgia ma è importante sottoporsi a controlli cardiologici regolari mediante l’ecocardiogramma, data l’evoluzione nel tempo della stenosi valvolare. Nel caso in cui, invece, si riscontra una stenosi aortica severa, la chirurgia è l’unica strada percorribile. L’intervento per stenosi calcifica della valvola aortica consiste nella sostituzione della valvola con una protesi valvolare biologica o meccanica. Le protesi meccaniche hanno il vantaggio di durare tutta la vita, però richiedono una terapia anticoagulante permanente; le biologiche invece, non richiedono la terapia anticoagulante ma, essendo fatte con tessuti di provenienza animale, valvole aortiche di maiale o pericardio bovino, vanno incontro a fenomeni di degenerazione che è più rapida quanto più giovane è l’età del paziente al momento dell’intervento chirurgico, per cui nell’arco di qualche tempo, che può variare dagli 8 ai 20 anni, questi pazienti potrebbero andare incontro ad un secondo intervento per sostituirle. La scelta tra l’una e l’altra protesi valvolare va condivisa con il paziente, la decisione si basa innanzi tutto sull’età, in particolare una protesi valvolare meccanica è consigliata nei pazienti di età inferiore a 50 anni ed una biologica nei pazienti di età superiore a 70 anni. Vanno inoltre tenute in considerazione tutte quelle condizioni cliniche specifiche che possono privilegiare o controindicare una terapia anticoagulante. Le protesi valvolari aortiche “sutureless” hanno aperto uno scenario completamente nuovo nel trattamento chirurgico della stenosi valvolare aortica. Il vantaggio delle “sutureless” rispetto alle protesi valvolari biologiche convenzionali è quello che non richiedono punti di sutura per l’impianto in quanto i lembi valvolari sono montati su un mini-telaio metallico autoespandibile. La rapidità di impianto rende le protesi valvolari “sutureless” ideali per gli interventi eseguiti con accesso mini-invasivo e per tutte quelle condizioni in cui si vogliono ridurre i tempi dell’intervento chirurgico. Presentano inoltre molteplici vantaggi, quali la minor traumaticità sulla radice dell’aorta all’atto dell’inserimento, un maggior orifizio per il passaggio del sangue rispetto ad una protesi convenzionale di eguale misura.</p>

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			<h4>Prof. Francesco Musumeci</h4>
<h5>U.O.C. di Cardiochirurgia Azienda OSpedaliera San camillo-Forlanini</h5>
<p>Circonvallazione Gianicolense, 87 &#8211; 00152 Roma</p>
<p>Segreteria: 06 58704857/4858<br />
<a href="mailto:fmusumeci@scamilloforlanini.rm.it">fmusumeci@scamilloforlanini.rm.it</a></p>

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		<title>Cardiopatie congenite neonatali, ecco le principali</title>
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				<pubDate>Thu, 21 Dec 2017 13:13:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cardiologia]]></category>
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								<content:encoded><![CDATA[<section class="vc_row wpb_row vc_row-fluid liquid-row-shadowbox-6aa66e3493a10"><div class="ld-container container"><div class="row ld-row"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12 liquid-column-6aa66e3493b84"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper "   ><div class="wpb_wrapper-inner">
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			<h3>A parlarcene il Dott. Mario Carminati, Direttore della Cardiologia Pediatrica e Adulti con Cardiopatie Congenite, dell’IRCCS Policlinico San Donato Milanese</h3>
<p>Le cardiopatie congenite sono malformazioni già presenti alla nascita, che possono venire diagnosticate anche prima del parto. Ce ne parla il Dott. <strong>Mario Carminati</strong>, dal 2000, Direttore della Cardiologia Pediatrica e Adulti con Cardiopatie Congenite, dell’IRCCS Policlinico San Donato Milanese. Laureatosi all’Università di Pavia, si è specializzato in Malattie dell’Apparato cardiovascolare nella stessa Università e poi in Pediatria presso l’Università degli Studi di Milano. Dal 1993 al 1999 è stato Primario della Cardiologia Pediatrica, all’Ospedale Pediatrico Apuano di Massa. In passato è stato Presidente della SICP. Fellow di ESC (Società Europea di Cardiologia), SCAI (Society of Cardiovascular Angiography and Interventions), GISE (Società Italiana Cardiologia Emodinamica e Interventistica).</p>
<p><span style="color: #3366ff;"><em>Dott. Carminati, quali sono le principali cardiopatie neonatali?</em></span></p>
<p>Le principali cardiopatie congenite ad emergenza clinica neonatale sono rappresentate da varie patologie che si possono catalogare in cardiopatie con ostruzione critica al flusso polmonare che sono: la stenosi polmonare critica o l’atresia polmonare a setto intatto o la tetralogia di Fallot severa con grave stenosi del tratto di flusso del ventricolo destro ed ipoplasia dei rami polmonari, l’atresia polmonare più difetto interventricolare, che è una forma estrema di tetralogia di Fallot. L’altro gruppo è dato dalle ostruzioni critiche al flusso sistemico, rappresentate dalla coartazione aortica critica neonatale, la stenosi valvolare aortica critica od all’estremo più grave, il cuore sinistro ipoplasico od atresia aortica ed atresia mitralica. C’è un altro gruppo di patologie più complesse come il ventricolo unico con ostruzione critica al flusso polmonare oppure anomalie del ritorno venoso polmonare, come il ritorno venoso polmonare anomalo totale sottodiaframmatico. Un’altra cardiopatia è la trasposizione delle grandi arterie.</p>
<p><span style="color: #3366ff;"><em>Come vengono diagnosticate queste cardiopatie?</em></span></p>
<p>Alcune vengono diagnosticate prima della nascita mediante l’ecocardiografia fetale, molto importante perché conoscendo già la diagnosi, è possibile ottimizzare il trattamento, programmare il parto e l’eventuale trasferimento in un centro di terzo livello già dalle prime ore di vita. La maggior parte di queste cardiopatie vengono trattate chirurgicamente, ad esempio quando c’è un flusso polmonare molto ridotto, il cardiochirurgo può mettere uno shunt sistemico polmonare, che consiste nel collegare un tubicino di goretex tra l’aorta ed una arteria polmonare in modo da aumentare il flusso polmonare che è ridotto criticamente. Alcune di queste cardiopatie può trattarle anche il cardiologo interventista, per esempio l’atresia polmonare a setto intatto, dove la valvola polmonare è completamente atresica, può essere trattata in fase di emodinamica eseguendo la perforazione della valvola atresica e la dilatazione con un palloncino; lo stesso vale per la stenosi valvolare aortica neonatale.</p>
<p><em><span style="color: #3366ff;">Questi si possono considerare interventi invasivi?</span></em></p>
<p>Sono tutti interventi invasivi o da eseguirsi nella sala di emodinamica dal cardiologo interventista o dal cardiochirurgo in sala operatoria. Nella trasposizione delle grandi arterie, che consiste nel fatto che l’aorta nasce dal ventricolo destro e l’arteria polmonare dal ventricolo sinistro, il cardiologo esegue la settostomia atriale secondo Rashkind, che significa allargare la comunicazione interatriale tra i due atri per favorire il mescolamento del sangue permettendo al neonato di sopravvivere. Dopo le prime due settimane di vita viene eseguito l’intervento chirurgico di correzione con la tecnica dello switch arterioso, cioè i due vasi vengono  staccati ed attaccati al ventricolo appropriato.</p>
<p><span style="color: #3366ff;"><em>Dopo l’intervento il bambino potrà condurre una vita normale od avrà bisogno di altri interventi?</em></span></p>
<p>Dipende, in alcune cardiopatie come la trasposizione delle grandi arterie, se l’intervento chirurgico è risultato perfetto, il cuore ritorna pressoché normale. Alcune cardiopatie sono trattate in epoca neonatale, ma non possiamo dire che il bambino sia guarito. Ad esempio, nella coartazione aortica dove c’è un restringimento nell’arco aortico, spesso si verifica una ri-coartazione, cioè una ostruzione a livello delle linee di sutura effettuate dal cardiochirurgo. Per altre cardiopatie dipende dalla complessità che hanno, ad esempio l’atresia polmonare od il Fallot estremo, hanno un primo intervento palliativo di shunt fatto dal cardiochirurgo, ma poi si dovrà correggere la cardiopatia. In alcuni casi il cardiologo interventista può fare qualcosa di simile senza bisogno di operare il bambino, impiantando uno stent nel dotto di Botallo che porta il sangue dall’aorta all’arteria polmonare. Viene così mantenuto pervio inizialmente con una terapia farmacologia, con le prostaglandine, che sono un farmaco salvavita in queste situazioni. Successivamente, qualora le prostaglandine non fossero sufficienti, o si fa uno shunt chirurgico od il cardiologo impianta uno stent nel dotto in modo da mantenerlo pervio e garantire che il flusso polmonare sia sufficiente. È  fondamentale per il risultato finale il lavoro di équipe, cioè la collaborazione stretta tra il cardiologo, il cardiochirurgo, l’intensivista ed il neonatologo.</p>

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			<h4>Dott. Mario Carminati</h4>
<h5>Cardiologia Peditarica e Adulti con Cardiopatie Congenite &#8211; IRCCS Policlinico San Donato Milanese</h5>
<p>Piazza Edmondo Malan, 2 &#8211; 20097 San Donato Milanese (MI)<br />
Segreteria: 02 52774531<br />
<a href="mailto:mario.carminati@grupposandonato.it">mario.carminati@grupposandonato.it</a></p>

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		<title>Vivere bene con l’insufficienza  cardiaca oggi si può</title>
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				<pubDate>Thu, 27 Jul 2017 10:32:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cardiologia]]></category>
		<category><![CDATA[cardiochirurgia]]></category>
		<category><![CDATA[cuore]]></category>
		<category><![CDATA[insufficienza cardiaca]]></category>
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			<p><strong>Il Prof. Faggian, Responsabile dell’Unità di Cardiochirurgia dell’Ospedale Borgo Trento di Verona, ci parla del nuovo dispositivo LVAD</strong></p>
<p>L’insufficienza cardiaca è una sindrome complessa per cui il cuore si indebolisce e la sua attività diviene insufficiente per l’organismo. Per una serie di cause, il muscolo cardiaco può generare una minore forza contrattile, non riuscendo più a fornire una quantità adeguata di sangue rispetto alle normali esigenze. A parlarcene il Prof. Giuseppe Faggian, Responsabile dell’Unità di Cardiochirurgia dell’Ospedale Borgo Trento dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona. Dopo la laurea in Medicina e Chirurgia all’Università di Padova si è specializzato in Cardioangiochirurgia nella stessa Università, formandosi successivamente al Children’s Hospital Harvard University di Boston, al RoyalChildren’s Hospital di Melbourne, alla Stanford University ed alla University of California di San Diego. Ha eseguito, in équipe con il Prof. Vincenzo Gallucci, il primo trapianto cardiaco in Italia ed il primo trapianto cardiaco combinato di cuore e rene con successo al mondo. Direttore della Scuola di Specialità in Chirurgia Cardiaca dell’Università di Verona, ha all’attivo circa 300 pubblicazioni su riviste internazionali e vanta oltre 200 trapianti di cuore eseguiti in qualità di primo operatore ed oltre 2000 interventi di chirurgia cardiaca e vascolare maggiore.</p>
<p><em>Prof. Faggian, cos’è lo scompenso cardiaco e cosa lo provoca?</em></p>
<p>L’insufficienza cardiaca è un problema serio, ma non significa che il cuore abbia ceduto e perduto completamente la sua funzione contrattile. Questa è soltanto ridotta, per cui il cuore con difficoltà pompa la quantità di sangue adeguata ad esaudire le necessità del corpo. L’insufficienza cardiaca è generalmente una malattia cronica e può essere tenuta sotto controllo con una terapia adeguata e cambiamenti dello stile di vita. Diverse sono le malattie che possono portare allo scompenso. È pertanto importante diagnosticarle per tempo, al fine di iniziare una terapia appropriata. Le cause più frequenti sono: la malattia delle arterie coronarie (compreso infarto cardiaco); la malattia delle valvole cardiache; la malattia del muscolo del cuore (miocardiopatia); l’alta pressione arteriosa e le malattie croniche dei polmoni (enfisema e bronchite cronica). Un cuore indebolito svolge con fatica la sua funzione di pompa e ciò ha come conseguenza un eccessivo ristagno di liquidi nei polmoni, nel fegato e nelle parti più declivi del corpo (caviglie e piedi). La ritenzione di fluidi porta ad avere respiro corto, soprattutto se distesi; stanchezza generale e debolezza; facile affaticamento durante gli sforzi, anche se lievi; gonfiore alle gambe ed ai piedi ed aumento di peso.</p>
<p><em>Sappiamo che esiste un dispositivo in grado di aiutare chi soffre di insufficienza cardiaca avanzata. Di cosa si tratta?</em></p>
<p>Insufficienza cardiaca avanzata significa che il lato sinistro, destro od ambedue, del cuore sono diventati troppo deboli per poter pompare la normale quantità di sangue ricco di ossigeno in tutto il corpo e di conseguenza, ci si sente troppo esausti per partecipare alle abituali attività della vita quotidiana, come camminare, salire le scale, mangiare od anche solo stare sdraiati. Per queste persone effettivamente un valido aiuto è rappresentato dal dispositivo di assistenza ventricolare LVAD, un impianto ausiliario per il ventricolo sinistro che aiuta il cuore a pompare il sangue in tutto il corpo ed ad aumentare l’apporto di ossigeno agli organi. Questa pompa meccanica, viene impiantata chirurgicamente nel torace all’interno del pericardio. Le dimensioni ridotte del dispositivo, permettono un’incisione più piccola rispetto alle tecnologie VAD più datate. La pompa viene collegata direttamente al cuore nella parte inferiore del ventricolo sinistro, dove preleva sangue ricco di ossigeno per spingerlo nell’aorta. Una volta che il sangue ha raggiunto l’aorta è in grado di fluire al resto del corpo. Il cavo di azionamento collegato alla pompa, esce dal corpo tramite una piccola incisione cutanea addominale e viene quindi collegato all’unità di controllo. Questo dispositivo funziona a batterie, ricaricabili, che forniscono fino a 17 ore di alimentazione ininterrotta ed ha due componenti: il cavo (driveline), che trasferisce l’alimentazione e le informazioni tra il computer (controller) e la pompa cardiaca ed il controller, che alimenta e gestisce il funzionamento della pompa. Questo controller, di facile utilizzo, pesa solo 500 grammi e si inserisce discretamente nel taschino di una giacca.</p>
<p>.</p>

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			<h4>Prof. Giuseppe Faggian</h4>
<h5>Unità Operativa Complessa di Cardiochirurgia</h5>
<h5>Nuovo Polo Chirurgico Ospedale Borgo Treno</h5>
<p>P.le A. Stefani, 1 &#8211; 37126 Verona<br />
Segreteria: 045 8123307<br />
Fax: 045 8123308<br />
<a href="mailto:giuseppe.faggian@univr.it">giuseppe.faggian@univr.it</a></p>

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	</div>
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