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	<title>diagnosi &#8211; Sanità &amp; Benessere</title>
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	<description>Sito di divulgazione scientifica</description>
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		<title>Il difetto interatriale nell’adulto: dalla diagnosi all’intervento</title>
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				<pubDate>Thu, 18 Apr 2019 14:32:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Focus cardiovascolare]]></category>
		<category><![CDATA[ANDREA DONTI]]></category>
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			<h3><strong>Come riconoscere questa malformazione congenita, quando intervenire e con quale tipologia di terapia</strong></h3>
<p>La maggior parte delle cardiopatie congenite oggi viene scoperta in età pe-diatrica e talvolta anche prima della nascita. Tuttavia alcune patologie, che sono totalmente asintomatiche, possono sfuggire alla diagnosi ed essere quindi diagnosticate per la prima volta in persone adulte. Le più comuni sono la valvola aortica bicuspide e il difetto interatriale (DIA), di cui ci parla il <strong>Dottor Andrea Donti</strong>, Responsabile della Cardiologia Pediatrica e dell’Età Evolutiva dell’AO-Universitaria di Bologna Policlinico S. Orsola-Malpighi.</p>
<p><strong>Dottore, come si arriva alla diagnosi nel paziente adulto?</strong></p>
<p>Mentre nel bambino il DIA è quasi sempre asintomatico, nell’adulto questa malformazione può determinare la comparsa di sintomi. I più comuni sono l’affanno di respiro durante l’attività fisica, ridotta tolleranza allo sforzo oppure il batticuore in conseguenza di aritmie e in particolar modo la fibrillazione atriale. Talvolta invece il sospetto diagnostico può essere del tutto occasio-nale: ad esempio riscontrando una dilatazione del cuore in una lastra del to-race oppure ascoltando un soffio cardiaco ad una visita clinica di routine o ancora vedendo l’aspetto patologico in un elettrocardiogramma eseguito per motivi di screening. La diagnosi richiede a questo punto di essere confermata ed approfondita con altri esami: soprattutto l’ecocardiografia e solo raramente una Tac o una Risonanza per definire esattamente il difetto e la strategia te-rapeutica.</p>
<p><strong>È sempre necessario intervenire su questo difetto in un adulto?</strong></p>
<p>Esistono casi rari, con un importante aumento della pressione polmonare, nei quali può essere preferibile non intervenire perché l’intervento potrebbe risul-tare più pericoloso della patologia stessa. In generale però, il consiglio è sempre quello di chiudere il difetto, scegliendo tra due opzioni terapeutiche: la chirurgia tradizionale in circolazione extracorporea oppure la chiusura transcatetere utilizzando dei dispositivi chiamati “ombrellini” che vengono tra-sportati e posizionati all’interno del cuore attraverso piccoli cateteri inseriti dalla vena femorale a livello dell’inguine. Gli ombrellini attualmente disponibili hanno caratteristiche diverse fra loro: in base alla forma e alle dimensioni del</p>
<p>difetto, viene scelto l’ombrellino che si ritiene maggiormente in grado di adat-tarsi all’anatomia del singolo paziente. Una volta nel cuore questi dispositivi vengono rivestiti dalle cellule che rivestono l’interno del cuore e inglobati all’interno del setto interatriale, in un tempo di circa sei mesi, durante il quale il paziente deve seguire una terapia farmacologica antiaggregante. È bene sottolineare che non tutti i tipi di difetto interatriale possono essere curati con entrambe le terapie: il più comune di tutti, l’ostium secundum, oggi nell’80% dei casi si può trattare con la chiusura transcatetere. Altri tipi di difetto richie-dono, invece, ancor oggi come unica soluzione la chirurgia tradizionale che, comunque, ha fatto grandi passi avanti e ha dei rischi molto bassi a fronte di ottimi risultati. La scelta dunque viene fatta in base al tipo di difetto. Dove è possibile, si preferisce la chiusura attraverso il catetere, perché ha degli in-dubbi vantaggi rispetto alla chirurgia tradizionale: elimina i rischi della chirur-gia, accorcia i tempi di degenza, ma soprattutto diminuisce quelli di recupero. Tuttavia anche la chiusura transcatetere è una procedura delicata e non è priva di rischi che, seppur minimi (siamo nell’ordine di uno 0,2-0,3%), pos-sono avere conseguenze rilevanti come la necessità di ricorrere alla chirurgia tradizionale per una complicanza acuta.</p>
<p>Mi preme quindi sottolineare come sia fondamentale rivolgersi sempre – sia per la procedura in sé che per la scelta del tipo di terapia – a strutture che ab-biano maturato una certa esperienza e un volume di interventi significativo nel campo del trattamento sia cardiologico che cardiochirurgico delle cardio-patie congenite.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Il difetto interatriale (DIA)</strong></p>
<p style="text-align: center;">È una malformazione congenita che consiste nella presenza di un foro tra i due atri del cuore con conseguente passaggio di sangue dall’atrio sinistro all’atrio destro, quindi nel ventricolo destro e infine nei polmoni. Se il difetto è ampio, comporta nel tempo una dilatazione nella parte destra del cuore e un eccesso di sangue all’interno del polmone. A seconda delle dimensioni e della posizione del foro, si hanno diverse tipologie di DIA. Quello più diffuso è l’ostium secundum. Oggi, nella maggior parte dei casi, questo tipo di malfor-mazione si tratta senza ricorso alla chirurgia tradizionale bensì occludendo il DIA con dispositivi comunemente detti “ombrellini” inseriti da una vena dell’in-guine.</p>

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			<p><strong>Dott. Andrea Donti</strong></p>
<p>Resp. della Cardiologia Pediatrica e dell’Età Evolutiva dell’AO-Universitaria di Bologna</p>
<p>Policlinico S. Orsola-Malpighi</p>
<p>Via Albertoni, 25 &#8211; Bologna</p>
<p>Tel. 051 2143437</p>
<p>email: <a href="mailto:segr.card.ped@aosp.bo.it">segr.card.ped@aosp.bo.it</a></p>

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		<title>Diagnostica senologica nella diagnosi precoce del tumore della mammella</title>
		<link>https://www.sanitaebenessere.it/diagnostica-senologica-nella-diagnosi-precoce-del-tumore-della-mammella/</link>
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				<pubDate>Thu, 21 Dec 2017 12:42:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Oncologia]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
		<category><![CDATA[diagnosi]]></category>
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		<category><![CDATA[tumore]]></category>

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			<h3>Ce ne parla il Prof. Gandini dell’Università di Torino</h3>
<p>Fare una diagnosi precoce dei tumori della mammella è l’obiettivo principale, quasi l’unico, che si pone la diagnostica senologica. Ne parla il Prof. <strong>Giovanni Gandini</strong>, Professore di Radiologia dell’Università degli Studi di Torino, che si occupa di diagnostica senologica dagli albori dei primi  anni ’70.</p>
<p><span style="color: #3366ff;"><em>Prof. Gandini, che cos&#8217;è la diagnostica senologica?</em></span></p>
<p>La diagnostica senologica consiste in una serie di accertamenti che iniziano con la visita clinica ed arrivano fino alla Risonanza Magnetica (RM), con l&#8217;obiettivo di diagnosticare il più precocemente possibile il tumore della mammella, perché la precocità della diagnosi condiziona in modo sostanziale il risultato finale. Nei tumori iniziali le guarigioni superano il 95/96%, con interventi non demolitivi, mentre se torniamo indietro di 40-45 anni, quando la diagnostica senologica era pochissimo diffusa, la sopravvivenza a 10 anni dal tumore della mammella era inferiore al 50% a fronte di interventi molto demolitivi, come la mastectomia, che prevedeva l’asportazione di tutta la mammella, dei muscoli pettorali e lo svuotamento del cavo ascellare, risultando un intervento devastante dal punto di vista psicologico. Anche per tale motivo molte donne non si sottoponevano agli opportuni accertamenti, pur in presenza di un nodulo al seno, per la paura di affrontare tale tipo di intervento.</p>
<p><span style="color: #3366ff;"><em>Quanto è importante l&#8217;autopalpazione?</em></span></p>
<p>L’autopalpazione ha ancora un suo ruolo anche nelle pazienti che si sottopongono a controlli clinico-strumentali periodici; non bisogna infatti dimenticare che non c’è nessuno che conosce meglio di se stessa il proprio seno, così da riconoscere facilmente la comparsa di eventuali “novità”, rappresentate essenzialmente dalla comparsa di un nodulo e fare immediatamente riferimento ad un centro senologico qualificato. L’autopalpazione ha comunque un valore tranquillizzante per la donna e la raccomandazione è di eseguirla nei primi giorni dopo il ciclo mestruale, quando la ghiandola mammaria è meno in tensione.</p>
<p><em><span style="color: #3366ff;">Quali esami sono previsti nella diagnostica senologica?</span></em></p>
<p>Vi sono tutta una serie di accertamenti che sono condizionati dall’età della paziente, in quanto il tumore alla mammella è molto più diffuso al di sopra dei 40 anni; per tale motivo si raccomanda di iniziare a questa età i controlli periodici preventivi annuali (l’anno è la cadenza raccomandata per i controlli clinico-strumentali), eventualmente anticipando a 35 anni nelle pazienti con familiarità per il tumore della mammella. I primi accertamenti comprendono la visita clinica, l’ecografia e la mammografia, che sono fra loro complementari e vengono eseguiti contestualmente. Nelle pazienti al di sotto dei 35-40 anni si effettua la sola ecografia, mentre la mammografia viene eseguita solo a giudizio del radiologo-senologo. Infatti l’ecografia ha il vantaggio di non utilizzare radiazioni ionizzanti, anche se le dosi di radiazione che si somministrano con la mammografia sono attualmente molto inferiori rispetto al passato: nella mammografia digitale di oggi la dose che si riceve è assolutamente trascurabile, di oltre 100 volte inferiore a quella che veniva erogata una quarantina di anni fa. In realtà il tumore radioindotto è stato dimostrato solo nelle pazienti superstiti di Hiroshima e Nagasaki o nelle donne giovani, affette da tubercolosi, le quali, nel dopoguerra, venivano controllate con esami radioscopici quasi quotidiani. Il numero di tumori radioindotti da esami mammografici è assolutamente infinitesimale e comunque molto inferiore al numero delle pazienti che guariscono grazie alla diagnosi precoce mammografica del tumore al seno. Tutte le donne nelle quali gli esami clinico-strumentali hanno un risultato negativo vengono rimandate al controllo l’anno successivo, mentre nei casi dubbi o positivi si può proseguire in due direzioni: la prima consiste nell’eseguire direttamente l’agobiopsia, guidata dall’ecografia o dalla mammografia (stereotassica), che è una procedura relativamente semplice e quasi sempre dirimente. La seconda possibilità è eseguire la RM preventivamente alla biopsia: ciò consente da un lato di valutare meglio i reperti sospetti alla mammografia od all’ecografia e dall’altro di stadiare più correttamente i sospetti tumori multicentrici (che hanno più di un centro nella stessa mammella) o riconoscere più precisamente i risultati della chemioterapia pre-operatoria, la quale viene sistematicamente eseguita nelle lesioni più estese. Comunque a fronte della comparsa di un nodulo o comunque di un sospetto di patologia nella mammella ci si deve rivolgere ad un centro senologico qualificato, in quanto non ripeteremo mai abbastanza quanto la diagnosi precoce abbia cambiato il destino delle donne con un tumore della mammella.</p>

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			<h4>Prof. Giovanni Gandini</h4>
<h5>Clinica Fornaca di Sessant</h5>
<p>C.so Vittorio Emanuele II, 91 &#8211; 10128 Torino<br />
Segreteria: 011 5574150<br />
<a href="mailto:giovanni.gandini@unito.it">giovanni.gandini@unito.it</a></p>

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		<title>Le mille specializzazioni della Clinica Medica 1 di Padova</title>
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				<pubDate>Mon, 27 Mar 2017 09:31:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin_SB]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cardiologia]]></category>
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		<category><![CDATA[Medicina]]></category>
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			<h2>Il Prof. Fabris, Direttore dell’Unità Operativa Complessa, ci guida alla scoperta di questa importante realtà ospedaliera</h2>
<p>L’Unità Operativa Complessa Clinica Medica 1 dell’Azienda Ospedaliera Università di Padova, si occupa della valutazione del paziente nella sua globalità e si caratterizza per l’osservazione rapida/intensiva in ambito cardiovascolare, ematologico, allergologico e delle malattie fragilizzanti dell’osso. A dirigerla il Prof. Fabrizio Fabris, che dopo la laurea, inizia la sua formazione sotto la guida scientifica e metodologica del Prof. Girolami, esponente di rilievo della scuola di Medicina Interna di Mario Austoni. Sviluppa sin da subito la sua predilezione per la ricerca traslazionale nel campo dell’emostasi ed in particolare nello studio della fisiopatologia dell’emostasi primaria e nel ruolo delle piastrine nelle malattie emorragiche e trombotiche. La sua attività di ricercatore procede parallelamente all’applicazione clinica del metodo scientifico nell’ambito della visione olistica del malato e delle malattie. Nei 40 anni di attività clinica e di ricerca ha contribuito allo sviluppo delle conoscenze in numerosi settori, come la relazione tra i fattori plasmatici della coagulazione e la funzionalità delle piastrine; lo screening ed individuazione dei soggetti affetti da piastrinopenie congenite ed acquisite nella Regione Veneto quali la mallatia MYH9 correlata, la piastrinopenia da eparina e le microangiopatie; lo studio fisiopatologico, clinico e genetico delle malattie mieloproliferative quali policitemia, trombocitemia e mielofibrosi. L’attività scientifica e clinica si è concretizzata nella pubblicazione di oltre 250 lavori scientifici pubblicati su riviste internazionali. È inoltre Professore Ordinario di Medicina Interna all’Università di Padova.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Prof. Fabris ci parli dell’Unità che dirige.</strong></p>
<p>L’attività della Clinica Medica 1 è elettivamente dedicata alla diagnosi, ed al trattamento di: patologie cardio-vascolari; patologie ematologiche non-oncologiche, trombosi ed emostasi; patologie allergologiche respiratorie ed alimentari, reazioni avverse a farmaci, orticarie, edemi e malattie fragilizzanti dell’osso quale l’osteoporosi.</p>
<p>Dall’inizio degli anni 2000 la Clinica Medica 1 è fortemente coinvolta nella prevenzione primaria e secondaria, nella diagnosi ed il trattamento delle manifestazioni acute della malattia cardiovascolare, unendo al tradizionale bagaglio di competenze internistiche, l’esperienza professionale di 2 cardiologi, un angiologo e 3 internisti con particolare competenza nel campo delle ipercolesterolemie.</p>
<p>Il Centro si occupa poi della gestione e coordinamento di protocolli clinico-sperimentali internazionali con farmaci innovativi che riducono i lipidi. L’attività ematologica è invece dedicata principalmente a patologie non oncologiche. Gli ambiti in cui siamo particolarmente competenti sono le malattie delle piastrine e dei globuli rossi in pazienti portatori di malattie congenite ed acquisite e di malattie rare, divenendo centro di riferimento nazionale ed internazionale. È nostro vanto l’attenzione che dedichiamo alla diagnostica di laboratorio ed in particolare genetica connessa a queste malattie. Nei nostri laboratori effettuiamo studi biomolecolari e funzionali di molte patologie e, grazie alla collaborazione scientifica con i maggiori centri italiani ed europei, forniamo ai nostri pazienti screening e certificazione delle malattie rare con le migliori e più moderne metodologie disponibili.</p>
<p>Il nostro centro è anche coinvolto in molteplici studi su nuovi farmaci per le piastrinopenie congenite, la policitemia e la trombocitemia, i nuovi anticoagulanti orali e gli antiaggreganti in collaborazione con l’Unità coronarica. Nella nostra Clinica sono rappresentati il Centro regionale specializzato per l’Osteoporosi ed il Servizio di Diagnosi per le Malattie dello Scheletro. Siamo inoltre in possesso dell’autorizzazione regionale per la diagnosi, il follow-up ed il trattamento delle malattie rare dello scheletro nell’ambito del progetto europeo ERN (European Reference Network).</p>
<p>Le attività di allergologia ed immunologia sono indirizzate allo studio, alla diagnosi ed alla terapia delle allergie respiratorie ed alimentari, delle reazioni avverse ai farmaci, delle allergie al veleno di imenotteri, delle dermatiti da contatto, delle orticarie e degli edemi allergici. Particolare interesse è rivolto alle manifestazioni più severe, inclusi gli shock anafilattici, indotte da farmaci anche in fase perioperatoria e da imenotteri, sia negli adulti sia nella fascia di età pediatrica. Siamo inoltre Centro di Riferimento per l’edema ereditario, patologia molto rara.</p>

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			<h4>Prof. Fabrizio Fabris</h4>
<h5>Direttore dell&#8217;Unità Operativa Complessa Clinica Medica 1 Azienda Ospedaliera Università di Padova</h5>
<p>Via Giustiniani, 2 &#8211; 35128 Padova<br />
Segreteria: 049.8212165<br />
Fax 049.8212159<br />
<a href="mailto:fabrizio.fabris@unipd.it">fabrizio.fabris@unipd.it</a></p>

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