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	<title>sepsi &#8211; Sanità &amp; Benessere</title>
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		<title>Antibiotico Resistenza, Sepsi e Covid: L&#8217;Associazione Culturale &#8220;G. Dossetti: i Valori&#8221; fa il punto</title>
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				<pubDate>Wed, 10 Feb 2021 10:24:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Infettivologia]]></category>
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			<p><strong>La pandemia di Covid-19 ha sottolineato ancora una volta la necessità di trattare la Sepsi come un’emergenza prioritaria. Fondamentali diagnostica precoce e trattamenti adeguati.</strong></p>

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<p>La Sepsi è una condizione clinica grave, potenzialmente letale e correlata a morbilità e mortalità elevate, che rappresenta un’emergenza a livello mondiale. I costi economici, oltre che di vite umane, associati alla Sepsi sono molto elevati. Nello scenario pandemico attuale, inoltre, circa il 20% dei pazienti con Covid-19 sviluppano complicanze come Sepsi o disfunzione d’organo multipla, contribuendo tragicamente al già enorme onere dei decessi per infezioni. Da qui la necessità di portare l’attenzione delle Istituzioni sul tema, come già da anni, sta facendo <strong>l’Associazione Culturale “Giuseppe  Dossetti</strong>: i Valori”, con cui, insieme a alcuni esperti del settore, abbiamo provato a fare il punto sull’argomento: il <strong>Prof. Silvio Gherardi</strong>, Presidente del Comitato Scientifico dell’Associazione, la <strong>Prof.ssa Stefania Stefani</strong>, Ordinario di Microbiologia presso il Dipartimento di Scienze Biomediche e Biotecnologiche dell’Università degli Studi di Catania, Presidente della SIM e Responsabile del Dip. Antibiotico resistenza del Comitato Scientifico dell’Associazione, il <strong>Prof. Pierangelo Clerici</strong>, Presidente dell’Associazione Microbiologi Clinici Italiani e Direttore dell’UO Microbiologia A.S.S.T Ovest Milanese e il <strong>Prof. Antonino Giarratano</strong>, Vice Presidente SIAARTI e Direttore di Anestesia e Rianimazione dell’Università Policlinico Giaccone di Palermo.</p>
<p><strong>Quali nuove prospettive stanno emergendo per la cura e la prevenzione del Diabete?</strong></p>
<p>“Non esiste cura senza prevenzione della ricorrenza di malattia. Nel Diabete di Tipo 1 quando si effettua un trapianto di cellule che producono insulina, ad esempio, il trattamento può portare alla guarigione (ossia all’indipendenza dall’uso di insulina esogena) ma poi la ricorrenza della malattia autoimmune resta in agguato e bisogna adottare strategie per prevenirla. Negli ultimi 10 anni le opzioni per il trattamento e la prevenzione del Diabete si sono notevolmente arricchite. Da un lato i trapianti di isole pancreatiche, in molti casi risolutivi, come trattamento dei casi più gravi in soggetti adulti, dall’altro molecole “scudo” come Vitamina D e Omega-3; ma anche polifenoli e attivatori delle sirtuine, come politadina e pterostilbene, sono oggetto di studi che potrebbero cambiare la nostra vision di come si possano prevenire malattie autoimmuni come il Diabete di tipo 1 o malattie croniche degenerative come il Diabete di tipo 2 e altre patologie neurodegenerative legate a invecchiamento, dieta e stile di vita”.</p>
<p><strong>Dieta e stile di vita possono influire anche sull’insorgenza del Diabete di tipo 1?</strong></p>
<p>“Se grandi passi in avanti sono stati condotti nel Diabete di tipo 2, notoriamente legato a dieta e stile di vita, studi recenti suggeriscono che diete scorrette e carenza di sostanze protettive possano aumentare il rischio di malattie autoimmuni come il Diabete di tipo 1, in cui le cellule delle isole pancreatiche preposte alla produzione di insulina vengono distrutte selettivamente dal sistema immunitario e costringono i pazienti a gestire i loro livelli di zucchero nel sangue attraverso la somministrazione giornaliera di insulina. Sempre più studi dimostrano l’importanza di stile di vita, dieta e l’assunzione di sostanze protettive, che nel caso di pre-Diabete e Diabete di tipo 2 possono migliorare la sensibilità all’azione dell’insulina e, nel caso del Diabete di tipo 1, modulare infiammazione e sistema immune prevenendo o ostacolando la progressione delle reazioni autoimmuni”.</p>
<p><strong>Quali sono queste sostanze protettive in fase di studio?</strong></p>
<p>“La Vitamina D e gli Omega-3 sono in fase di studio in trials clinici randomizzati prospettici, per determinare la possibilità di rallentare o arrestare la progressione del Diabete di tipo 1. In questi studi abbiamo osservato che, in quasi tutti i soggetti, l’esordio del Diabete di tipo 1 viene anticipato da livelli bassi di Vitamina D nel sangue e da un rapporto tra Omega-6 e Omega-3 sbilanciato. Inoltre, più è basso il livello di Vitamina D minore è la produzione residua di insulina all’esordio, indicando una maggiore “aggressività” della reazione autoimmune contro le cellule produttrici di insulina. Polifenoli e attivatori delle sirtuine stanno emergendo come fattori importanti per modulare il Sistema immune e l’infiammazione, contribuendo a mantenere un controllo metabolico efficace”.</p>
<p><strong>Perché è importante avere livelli adeguati di queste sostanze protettive?</strong></p>
<p>“Studi sperimentali hanno dimostrato che carenza di Vitamina D, livelli bassi di Omega-3 e livelli alti di Omega-6 risultano in una insufficiente capacità del nostro Sistema immune a modulare reazioni iper-immuni e iper-infiammatorie, che in mancanza di fattori protettivi, possono risultare in una patologia autoimmune come il Diabete di tipo 1 o nel caso di un soggetto predisposto a Diabete di tipo 2 possono aumentare la resistenza all’azione dell’insulina, che in questo caso deriva dallo stato infiammatorio silente legato alla dieta”.</p>
<p><strong>Che test si possono fare per valutare se le nostre difese sono a livelli ottimali?</strong></p>
<p>“È possibile valutare lo stato di infiammazione silente legato alla dieta con un semplice test che misura il rapporto tra Omega-6 e Omega-3 nel sangue usando due markers “surrogati”: il test dell’infiammazione, o rapporto AA/EPA (Acido Arachidonico / Acido Eicosapentaenoico), che valuta lo stato infiammatorio silente del soggetto collegato alla dieta. Se alla carenza di Vitamina D e Omega-3 si aggiunge un’alimentazione ricca di zuccheri raffinati e povera di sostanze protettive come polifenoli e attivatori delle sirtuine, può aumentare il rischio di malattie autoimmuni come il Diabete di tipo 1. L’integrazione di queste sostanze protettive a una dieta sana potrebbe aiutare la prevenzione non solo del Diabete, ma anche di infezioni virali gravi, come il Covid-19, e malattie croniche legate all’invecchiamento”.</p>
<p><strong>Sul fronte della cura dei casi più gravi di Diabete di tipo 1 che novità stanno emergendo?</strong></p>
<p>“Il risultato più importante è probabilmente legato al trapianto di isole pancreatiche, un’opzione terapeutica che ha permesso ad alcuni pazienti di vivere senza avere bisogno di iniezioni di insulina anche per un tempo superiore ai 10 anni. Si tratta di una terapia cellulare che consiste nel prelevare le cellule produttrici di insulina dal pancreas di un donatore, purificarle e trapiantarle nel paziente in modo da ripristinare la loro capacità di produrre l&#8217;insulina senza la necessità di doversi sottoporre a iniezioni. La procedura consente di raggiungere e mantenere profili glicemici ottimali e studi recenti hanno dimostrato che, nonostante l’assunzione di farmaci anti-rigetto, la sopravvivenza di pazienti adulti a 20 anni dal trapianto è addirittura superiore a quella riportata in letteratura per soggetti della stessa età trattati con solo terapia insulinica. Il 2021 vedrà anche i primi trapianti di cellule che producono insulina derivate dalle staminali che potrebbero porre fine al limitato numero di donatori d’organo e la sperimentazione di nuove molecole immuno-modulanti che sostituiranno i farmaci anti-rigetto”.</p>
<p><strong>Queste strategie potrebbero servire anche per malattie virali come il Covid-19?</strong></p>
<p>“Studi recenti hanno sottolineato come alcuni nutrienti e sostanze protettive potrebbero avere un ruolo critico non solo per la prevenzione di malattie autoimmuni o croniche degenerative legate all’invecchiamento, ma anche aiutarci in questa emergenza Covid-19. Mi riferisco a sostanze come Vitamina D3, acidi grassi Omega-3, polifenoli e attivatori delle sirtuine come polidatina, pterostilbene, onochiolo, e altre sostanze naturali come lattoferrina, fisetina e quercetina, tuttora in fase di studio e discusse più in dettaglio sul sito www.fit4Pandemic.com. Inoltre, abbiamo appena concluso uno studio clinico internazionale che ha avuto un successo significativo sulla sopravvivenza e tempo di guarigione di soggetti affetti da forme gravi di Covid-19, grazie a infusioni intravenose di cellule staminali mesenchimali derivate dal cordone ombelicale, le stesse cellule cha avevamo già utilizzato con successo per il trattamento del Diabete di tipo 1, e che sono ora in fase di studio anche per altre malattie autoimmuni”.</p>

		</div>
	</div>
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			<p><strong>Contatti</strong></p>
<p>Associazione Culturale “G. Dossetti: i Valori”</p>
<p>Via Giulio Salvadori, 16 &#8211; 00135 Roma</p>
<p>Tel. +39 06 3389120</p>
<p>Mail: segreteria@dossetti.it</p>
<p><a href="http://www.dossetti.it">www.dossetti.it</a></p>
<p class="Corpo">

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		<title>Sepsi: conoscerla per prevenirla e curarla</title>
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				<pubDate>Mon, 27 Nov 2017 16:55:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Anestesia e rianimazione]]></category>
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			<h3><strong>Ce ne parla la D.ssa Pasero, Dirigente medico alla Rianimazione Cardiochirurgica della S.C. di Anestesia e Rianimazione dell’Ospedale Molinette di Torino</strong></h3>
<p>La sepsi è una sindrome clinica caratterizzata da un’abnorme e disregolata risposta dell’organismo ad un’infezione e che esita in uno o più danni d’organo. Ci parla di questo grave problema sanitario, la <strong>D.ssa Daniela Pasero</strong>, Dirigente medico alla Rianimazione Cardiochirurgica della Struttura Complessa di Anestesia e Rianimazione Universitaria – Azienda Ospedaliero Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino. Dopo la laurea conseguita all’Università degli Studi di Pavia, si è specializzata in Anestesia e Rianimazione all’Università degli Studi del Piemonte Orientale. Ha completato parte della sua formazione all’Ospedale St. Thomas di Londra, successivamente all’Ospedale Europeo Georges Pompidou di Parigi, conseguendo un ulteriore diploma universitario all’Universitè Paris Descates di Parigi.</p>
<p><span style="color: #3366ff;"><em>D.ssa Pasero, che cos’è la sepsi e come si contraggono le infezioni?</em></span></p>
<p>La sepsi è una sindrome generata da una grave infezione che porta ad una risposta esagerata e disregolata del nostro organismo, che conduce ad una o più insufficienze d’organo. Le infezioni si possono contrarre in comunità od in ospedale. Quelle acquisite in comunità in base allo stato di immunocompetenza del paziente, possono essere più o meno gravi. Possono colpire il polmone e dar luogo ad una polmonite, le vie urinarie od una ferita e successivamente estendersi al sangue. Ci sono poi infezioni che colpiscono i soggetti immunodepressi od i soggetti trapiantati, che possono aggravarsi ed essere colpiti anche da “infezioni opportunistiche”, ovvero infezioni che normalmente non colpiscono il soggetto sano.</p>
<p><span style="color: #3366ff;"><em>C’è un modo per prevenirle?</em></span></p>
<p>Sì, le infezioni si possono prevenire sia con un buon uso degli antibiotici, sia, soprattutto per i soggetti più deboli, rispettando il calendario delle vaccinazioni perché vaccinarsi protegge dalla diffusione di eventuali infezioni.</p>
<p><em><span style="color: #3366ff;">È possibile guarire dalla sepsi?</span></em></p>
<p>Sì se tempestivi nel riconoscere i segnali, che possono essere febbre, uno stato di malessere, stanchezza eccessiva, stato confusionale, frequenza cardiaca elevata e difficoltà nel respiro. La sepsi si può contrarre anche in ospedale in seguito ad un ricovero per un intervento chirurgico complicato o durante il ricovero in terapia intensiva. Quindi può partire da diversi organi e colpire a tutte le età. Ha una incidenza elevata ed è alta la mortalità, soprattutto se evolve in shock settico.</p>
<p><span style="color: #3366ff;"><em>Le cure sono solo farmacologiche?</em></span></p>
<p>No, non solo. Alla tempestiva terapia farmacologica si aggiungono cure di supporto che sono l’idratazione, l’uso di farmaci per la pressione, l’uso di terapie adiuvanti che controllano la risposta infiammatoria del nostro organismo.</p>
<p><span style="color: #3366ff;"><em>Cosa ci può dire dell’attività del World Sepsis Day?</em></span></p>
<p>Dal 2012 il 13 settembre è la giornata designata nel mondo per sensibilizzare la popolazione su questo grave problema sanitario. Siamo partiti in Italia con un piccolo incontro e siamo giunti  negli anni ad una serie di eventi in tutta Italia, tra cui dal 2015 a Torino la “Sepsi Run”.</p>

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<div class="vc_empty_space"   style="height: 40px"><span class="vc_empty_space_inner"></span></div><div class="vc_message_box vc_message_box-standard vc_message_box-rounded vc_color-info" ><div class="vc_message_box-icon"><i class="fas fa-info-circle"></i></div><h3><span style="color: #0000ff;">Parliamo di Sepsi</span></h3>
<p>Biotest, da sempre specializzata in immunologia ed ematologia a livello mondiale, ha scelto di promuovere “Parliamo di sepsi” (parliamodisepsi.it), un’iniziativa che, oltre la ricerca, contribuisce alla lotta alla sepsi tramite la condivisione di parole ed esperienze. Il progetto, vuole proseguire il percorso di Medicina Narrativa iniziato nel 2015, con la pubblicazione del libro “Quei giorni senza tempo. Storie di sepsi dalla Terapia Intensiva” (di Isabella Bossi Fedrigotti e Maurizio Cucchi – edito Stampa 2009) promosso per sensibilizzare l’opinione pubblica, le Istituzioni e tutta la comunità scientifica su una patologia responsabile di 60.000 morti all’anno solo in Italia. Oggi, il sito parliamodisepsi.it vuole sostenere i medici e, soprattutto, i loro pazienti, grazie all’acquisizione ed alla pubblicazione di storie ricche di emozioni e d’insegnamenti provenienti da chi combatte od ha combattuto contro questa patologia. Il sito è suddiviso in due sezioni: una riservata ai medici per affiancarli, in ambito terapeutico, attraverso contenuti scientifici riguardo la sepsi ed alcuni dati emersi dalle principali ricerche e dagli studi in atto, una seconda area è pubblica e relazionale. La mission di parliamodisepsi.it è accogliere e presentare storie ispirate a testimonianze vere per dare quel supporto psicologico necessario alla guarigione.</p>
</div></div></div></div></div></div></div></section><section data-bg-image="url" class="vc_row wpb_row vc_row-fluid medico vc_custom_1490177908413 row-contains-padding-top row-contains-padding-bottom liquid-row-shadowbox-6abe32dbcb746 vc_row-has-fill vc_row-has-bg"><div class="ld-container container-fluid"><div class="row ld-row"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-3 liquid-column-6abe32dbcb917"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper vc_custom_1490172226960"   ><div class="wpb_wrapper-inner">
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			<h4>Dott. Daniela Pasero</h4>
<h5>Rianimazione Cardiochirurgica S.C. di Anestesia e Rianimazione &#8211; 1U Azienda Ospedaliero Universitaria Città della Salute e della Scienza Sede Molinette</h5>
<p>C.so Bramante, 88/90 &#8211; 10126 Torino<br />
<a href="mailto:daniela.pasero@unito.it">daniela.pasero@unito.it</a></p>

		</div>
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</div></div></div></div></div></div></section><div class="vc_row-full-width vc_clearfix"></div><section class="vc_row wpb_row vc_row-fluid liquid-row-shadowbox-6abe32dbcdc67"><div class="ld-container container"><div class="row ld-row"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12 liquid-column-6abe32dbcddd2"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper "   ><div class="wpb_wrapper-inner"><div class="vc_empty_space"   style="height: 20px"><span class="vc_empty_space_inner"></span></div></div></div></div></div></div></div></section>
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