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	<title>admin_SB &#8211; Sanità &amp; Benessere</title>
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	<description>Sito di divulgazione scientifica</description>
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		<title>Prova</title>
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				<pubDate>Mon, 05 Aug 2019 17:26:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin_SB]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Area Riservata]]></category>

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		<title>ONCOTECH</title>
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				<pubDate>Tue, 04 Apr 2017 08:38:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin_SB]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Associazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Oncotech]]></category>
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		<category><![CDATA[oncotech]]></category>

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			<p>ONCOTECH è un consorzio pubblico-privato dedicato alla ricerca clinica, alla formazione, alla divulgazione e comunicazione scientifica ed all&#8217;informatica medica in campo oncologico, costituendo una realtà unica in Italia per struttura, ampiezza di aree d&#8217;interesse e rilevanze di progetti in corso.<br />
Negli ultimi anni la ricerca medica si è dovuta confrontare con nuove tematiche quali l&#8217;informatica, le reti di telecomunicazione, i processi di accreditamento, certificazione e qualità, la gestione della performance, l&#8217;economia, le tecniche di management.<br />
È oggi possibile realizzare strutture miste nate dall&#8217;accordo di aziende/istituzioni con missioni diverse e skill complementari che abbiano come obiettivo la realizzazione di progetti nelle citate nuove aree tematiche.<br />
Il Consorzio nasce nel 2001 su iniziativa dei due soci fondatori: Dipartimento di Medicina Clinica e Chirurgia dell&#8217;Università Federico II di Napoli e Clinical Research Technology s.r.l.</p>
<p>Il consorzio <strong>Oncotech</strong> è stato fondato con l&#8217;obiettivo di svolgere attività di ricerca biomedica mediante l&#8217;impiego delle più avanzate tecnologie informatiche. La finalità del Consorzio è quella di favorire la collaborazione e l&#8217;interazione tra le Istituzioni Universitarie e gli Enti di ricerca nazionali ed internazionali e a promuovere corsi di alta formazione scientifica, dai Master all&#8217;ECM. L&#8217;impegno del Consorzio è quello di organizzare, anche in collaborazione con le altre istituzioni, congressi e seminari su tematiche di interesse del Consorzio con intenti di divulgazione scientifica, promuovendo lo sviluppo di sistemi informatici di supporto alla ricerca e all&#8217;assistenza sanitaria in campo medico-oncologico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il Consorzio ha per oggetto primario le seguenti attività:</p>
<ol>
<li>Svolgere attività di ricerca biomedica applicata in campo pre-clinico e clinico mediante l&#8217;integrazione di più competenze disciplinari e l&#8217;acquisizione, l&#8217;implementazione, la progettazione e l&#8217;impiego di tecnologie informatiche avanzate, con particolare riferimento a:</li>
</ol>
<ul>
<li>progettazione ed esecuzione di studi pre-clinici e clinici di fase I-IV</li>
<li>sviluppo di nuovi farmaci e di nuovi regimi terapeutici;</li>
<li>organizzazione e gestione di banche dati;</li>
</ul>
<ol start="2">
<li>Svolgere attività di ricerca biomedica applicata nel campo della prevenzione e degli interventi sanitari sulla popolazione e del monitoraggio epidemiologico, mediante l&#8217;integrazione di più competenze disciplinari e l&#8217;acquisizione, l&#8217;implementazione, la progettazione e l&#8217;impiego di sistemi informatici avanzati.</li>
<li>Favorire l&#8217;interazione fra Istituzioni Universitarie, Enti di ricerca ed Organismi nazionali ed Internazionali ed operare per la promozione e la diffusione sul territorio anche al servizio di aziende ed enti esterni, delle conoscenze sviluppate nell&#8217;ambito delle finalità istituzionali.</li>
<li>Eseguire, a titolo oneroso, ai soci ed ai terzi che ne facciano richiesta, la fornitura di beni e la prestazione di servizi rientranti nelle finalità proprie del Consorzio.</li>
<li>Promuovere ed organizzare corsi per l&#8217;alta formazione scientifica e professionale (Masters, Stages, etc) e per l&#8217;aggiornamento continuo (Continuing Medical Education, etc.) svolgere attività di addestramento ed aggiornamento finalizzate alla formazione ed alla valorizzazione professionale delle risorse umane, sviluppare servizi editoriali e realizzare materiali per la divulgazione scientifica nelle aree di competenza del Consorzio.</li>
<li>Promuovere ed organizzare anche in collaborazione con altre istituzioni, congressi, seminari, conferenze e dibattiti sulle tematiche di interesse del Consorzio.</li>
<li>Sviluppare servizi e strumenti informatici specificamente rivolti alla ricerca scientifica, all&#8217;assistenza sanitaria e all&#8217;utenza in campo medico-oncologico.</li>
</ol>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div></div></div></section><section class="vc_row wpb_row vc_row-fluid liquid-row-shadowbox-6aa2b712c1109"><div class="ld-container container"><div class="row ld-row"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12 liquid-column-6aa2b712c13f3"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper "   ><div class="wpb_wrapper-inner"><div class="vc_empty_space"   style="height: 20px"><span class="vc_empty_space_inner"></span></div></div></div></div></div></div></div></section>
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		<title>Fibrillazione atriale</title>
		<link>https://www.sanitaebenessere.it/fib/</link>
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				<pubDate>Thu, 30 Mar 2017 20:07:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin_SB]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[PDP]]></category>
		<category><![CDATA[pdp]]></category>

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			<p>La fibrillazione atriale, che rappresenta la forma più diffusa di aritmia cardiaca, sta assumendo un interesse sempre maggiore, sia per l’aumento dell’età media della popolazione che per l’impatto che tale patologia ha sulla morbilità e sulla mortalità. Questa comporta inoltre notevoli conseguenze socio-economiche in relazione alle cure, ai ricoveri ospedalieri e alla disabilità che può provocare.</p>
<p>La complicanza più grave della fibrillazione atriale è la formazione di trombi nella cavità dell’atrio sinistro che staccandosi diventano degli emboli spinti dal flusso circolatorio nei diversi organi, dove possono creare danni più o meno gravi in funzione degli organi colpiti. Tra questi eventi l’ictus cerebrale è sicuramente la manifestazione più grave. La fibrillazione atriale colpisce circa l’1% della popolazione e la sua incidenza aumenta in base all’età ed è responsabile del 15% circa di tutti gli ictus nella popolazione generale e del 30% degli ictus nei soggetti con più di 80 anni. In Italia si manifestano circa 200.000 ictus ogni anno, di cui circa 30.000 causati dalla fibrillazione atriale. La conseguenza di questi numeri sono gli importanti costi per il Sistema Sanitario Nazionale e per la collettività. Infatti l’ictus, che può portare a morte o disabilità, moderate o grave, determina una spesa che, come riportano diversi studi di settore, può essere anche superiore ai 30.000 euro anno per paziente. Basti pensare alla perdita delle ore lavorative o alla necessità per le famiglie di appoggiarsi a strutture private o assumere badanti o altro personale a supporto dei pazienti. Per ridurre il rischio di ictus, la fibrillazione atriale è trattata con terapie antitrombotiche. Lo scopo di queste terapie è quello di mantenere il sangue del paziente ad un livello di fluidità maggiore di quello normale, evitando così che possa presentarsi un ictus. I farmaci utilizzati possono essere anticoagulanti orali, definiti anti vitamina K, che attraverso il corretto monitoraggio di un test di laboratorio (PT-INR) sono adeguati come dosaggio alla risposta del paziente, oppure possono essere utilizzati farmaci con un meccanismo di azione che si basa sull’inibizione dell’attività trombinica o del Fattore X attivato.</p>
<p>Nel caso di pazienti trattati con farmaci anti vitamina K, il medico per determinare la corretta terapia (prescrizione terapeutica) può utilizzare il programma PARMA GTS sviluppato e prodotto da Werfen, azienda che opera nel settore della diagnostica in vitro e che fornisce i laboratori analisi di tutto il mondo con sistemi innovativi e che fa della qualità il suo principale punto di forza. PARMA GTS, grazie ad un algoritmo di calcolo unico e validato da studi scientifici internazionali, propone al medico la corretta terapia per il paziente e la data per la prossima visita, aiutandolo a mantenere il paziente al corretto livello di scoagulazione. Nel caso di pazienti trattati con farmaci che riducono l’attività trombinica o quella del Fattore X, PARMA GTS rappresenta un formidabile strumento per tracciare e valutare lo stato clinico del paziente.  L’utilizzo di questo sistema riduce notevolmente il numero di eventi avversi legati alla fibrillazione atriale permettendo, oltre che una migliore qualità di vita dei pazienti, anche una riduzione dei costi sanitari e della collettività. Tra i servizi offerti da Werfen per i pazienti in terapia antitrombotica, è presente anche il sistema homeTAO che consente di inviare direttamente al domicilio del paziente, via web, la prescrizione terapeutica. In questo modo il paziente non ha neanche la necessità di recarsi dal medico per ritirarla e ciò comporta un risparmio economico e di tempo del paziente.</p>
<p>La tecnologia sviluppata da Werfen è quindi al servizio del paziente e del cittadino e dimostra che, soprattutto in un contesto economico come quello attuale, continuare a sviluppare prodotti di qualità non causa un aumento della spesa sanitaria ma anzi un risparmio importante per tutta la collettività.</p>

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	</div>
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		<title>Salus Pueri: la Fondazione che sostiene i bambini della Pediatria di Padova</title>
		<link>https://www.sanitaebenessere.it/salus-pueri-la-fondazione-che-sostiene-i-bambini-della-pediatria-di-padova/</link>
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				<pubDate>Thu, 30 Mar 2017 17:23:35 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[padova]]></category>
		<category><![CDATA[pediatria]]></category>
		<category><![CDATA[salus pueri]]></category>

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			<p>Siamo genitori, medici, professionisti, imprenditori, rappresentanti del mondo finanziario ed economico che nel 1992 si sono riuniti nel nome della Fondazione Salus Pueri, per raccogliere fondi a supporto dell’attività della Pediatria di Padova e per promuovere una cultura a favore del bambino e della sua famiglia.</p>
<p>La Fondazione Salus Pueri è stata la prima, ed è ancora, l’unica fondazione nel Veneto che promuove la salute di tutti bambini, indipendentemente dalla malattia di cui soffrono.</p>
<p><strong>Il nostro impegno per la Pediatria di Padova</strong></p>
<p>La Fondazione contribuisce a:</p>
<ol>
<li>rendere gli ambienti di cura a misura di bambino e della sua famiglia;</li>
<li>sostenere la cura e l’assistenza;</li>
<li>promuovere la ricerca;</li>
<li>supportare l’attività di formazione;</li>
<li>contribuire all’acquisto di attrezzature medicali d’avanguardia;</li>
<li>partecipare a progetti di cooperazione internazionale.</li>
</ol>
<p><strong>Progetti</strong></p>
<p>Fondazione Salus Pueri opera dal 1992 direttamente dal cuore della Pediatria. <a href="https://www.fondazionesaluspueri.it/?page_id=prodotti&amp;idcontenuto=390&amp;idparent=100124&amp;iddetail=110&amp;LID=0" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.fondazionesaluspueri.it/?page_id%3Dprodotti%26idcontenuto%3D390%26idparent%3D100124%26iddetail%3D110%26LID%3D0&amp;source=gmail&amp;ust=1490970343139000&amp;usg=AFQjCNG902Y850mm8ioEn018sluIBxGorw">I progetti che abbiamo realizzato</a> in questi anni sono frutto di una costante collaborazione tra l&#8217;equipe medico-infermieristica e lo staff della Fondazione. Per questo motivo conosciamo i bisogni e le necessità della struttura e ogni giorno abbiamo la possibilità di confrontarci con i diretti interessati e i beneficiari dei nostri progetti, per garantire un corretto monitoraggio e sviluppo di questi ultimi. Al momento abbiamo diversi <a href="https://www.fondazionesaluspueri.it/?page_id=prodotti&amp;idcontenuto=390&amp;idparent=100133&amp;iddetail=207&amp;LID=0" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.fondazionesaluspueri.it/?page_id%3Dprodotti%26idcontenuto%3D390%26idparent%3D100133%26iddetail%3D207%26LID%3D0&amp;source=gmail&amp;ust=1490970343139000&amp;usg=AFQjCNGoyEHd2k9JPWLP_QFHqxdhpxBTJw">progetti in corso</a> per il sostentamento della Pediatria nell&#8217;ambito della formazione, della ricerca, della cura e dell&#8217;assistenza con l&#8217;obiettivo di promuoverte una cultura a favore del bambino e della sua famiglia.</p>
<p><strong>La Pediatria</strong></p>
<p><em>La Pediatria di Padova non è un reparto, ma un Ospedale dedicato al bambino all’interno dell’Azienda Università Ospedale di Padova.</em></p>
<p>I reparti principali che la compongono sono: l’allergologia, la cardiologia e cardiochirurgia pediatrica, la chirurgia generale e la neurochirurgia, la diabetologia, l’endocrinologia, l’ematologia e l’oncologia, la genetica, le malattie infettive e l’AIDS pediatrico, l’oculistica, l’otorino, le malattie metaboliche, la nefrologia, la neurologia, la neurofisiologia, la pneumologia, la psichiatria, la neonatologia, la reumatologia, la terapia intensiva pediatrica e neonatale, la pediatria d’urgenza.</p>
<p>La Pediatria di Padova ha anche un <strong>Pronto Soccorso</strong> ed una <strong>Radiologia</strong> dedicate. Fanno capo alla Pediatria anche il Centro Regionale per le Cure Palliative e l’Hospice Pediatrico, quello per la Cura del Bambino Maltrattato e le Allergie Alimentari.<br />
Inoltre è uno dei principali centri nazionali per i trapianti in età pediatrica d’Italia.<br />
La Pediatria di Padova è membro dell’Associazione degli Ospedali Pediatrici Italiani (AOPI).<br />
La Pediatria di Padova è il più grande istituto dedicato alla cura del bambino del Nord Est:</p>
<p><strong>&#8211; </strong><strong>10.000</strong>  bambini ricoverati ogni anno;<br />
<strong>&#8211; </strong><strong>24.000</strong>  accessi in Pronto Soccorso ogni anno;<br />
<strong>&#8211; </strong><strong>140.000</strong>  visite ambulatoriali ogni anno;<br />
<strong>&#8211; </strong><strong>più di 100</strong>  giovani medici in formazione;<br />
<strong>&#8211; </strong><strong>più di 100</strong>  persone che svolgono attività di ricerca.</p>
<p>Tutto questo è possibile grazie alla Fondazione Salus Pueri che, da più di 20 anni, sostiene la Pediatria di Padova.</p>
<p>Puoi sostenere la Fondazione Salus Pueri &#8211; la fondazione della Pediatria di Padova, direttamente dal loro sito: <a href="https://www.fondazionesaluspueri.it/?page_id=prodotti&amp;idcontenuto=391&amp;LID=0" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.fondazionesaluspueri.it/?page_id%3Dprodotti%26idcontenuto%3D391%26LID%3D0&amp;source=gmail&amp;ust=1490970343139000&amp;usg=AFQjCNEcNcAk5FE4liNGp4rOS6glu0sttw">https://www.fondazionesaluspueri.it/?page_id=prodotti&amp;idcontenuto=391&amp;LID=0</a></p>

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		<title>Retinitis</title>
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				<pubDate>Wed, 29 Mar 2017 13:58:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin_SB]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Associazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Retinitis]]></category>
		<category><![CDATA[associazioni]]></category>
		<category><![CDATA[retinis]]></category>

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								<content:encoded><![CDATA[<section class="vc_row wpb_row vc_row-fluid liquid-row-shadowbox-6aa2b712e6ce7"><div class="ld-container container"><div class="row ld-row"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12 liquid-column-6aa2b712e6ebb"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper "   ><div class="wpb_wrapper-inner">
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			<h2>Un sincero grazie e di benvenuto ai nuovi associati. Anche quest’anno l’Associazione ha tenuto fede ai suoi principali impegni sociali, tra i quali:</h2>
<p>Assistere le persone ipovedenti attraverso un servizio di ipovisione con annessa ausilioteca presso l’Ospedale San Paolo di Milano offrendo loro, oltre che un programma completo di riabilitazione visiva, l’assistenza per le forniture protesiche presenti nel Nomenclatore Tariffario: con l’acquisto di certo numero di elettro-stimolatori dagli Stati Uniti, abbiamo consentito ad oltre 20 associati di proseguire la terapia prescritta dai loro medici anche al proprio domicilio con la sola spesa degli elettrodi.</p>
<p>Aggiornarsi costantemente sulla conoscenza delle nuove strategie per la riabilitazione visiva e sugli ausili ad alta tecnologia che, dopo una serie di accertamenti sulla loro efficacia e funzionalità, vengono messi liberamente (per prove dirette) a disposizione di tutti i soggetti ipovedenti che ne facciano richiesta ed in particolare di coloro che sono affetti da degenerazione maculare senile e da retinite pigmentosa: messa a punto di uno strumento televisivo a circuito chiuso (CCTV) per l’educazione visiva dei pazienti che hanno ricevuto l’impianto di retina artificiale. Le peculiarità di questo strumento consentono di ingrandire oggetti e testi da 8 a 40 volte, svolgere attività informatizzate per l’apprendimento delle lettere in stampato maiuscolo e minuscolo, di leggere testi brevi (es. nomi, titoli, ecc.) e di avviare la lettura automatica del testo scelto.</p>
<p>Svolgere un’opera di informazione e sensibilizzazione sui problemi e le possibili soluzioni disponibili per i soggetti ipovedenti con corsi mensili gratuiti presso le aule didattiche dell’Ospedale San Paolo, attività svolta dagli esperti dell’Associazione, che viene offerta anche agli oculisti e ai vari operatori del settore interessati: il 21 marzo, presso le aule didattiche messe a disposizione dalla Clinica Oculistica dell’Università degli Studi di Milano, si è svolto un corso sulle nuove possibilità chirurgiche per pazienti ciechi a causa della Retinite Pigmentosa e per pazienti ipovedenti a causa della Degenerazione Maculare, che ha visto la partecipazione di numerosi colleghi medici e ortottisti. Il 22 ottobre, durante il Convegno “BergOftalmologica 2016: News in chirurgia”, che si è tenuto nell’Auditorium Lucio Parenzan dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, i dottori Claudio e Gaetano Savaresi sono stati invitati a presentare i risultati ottenuti dai pazienti impiantati con telescopi intraoculari e retina artificiale.</p>
<p>Collaborare con enti pubblici, università e realtà operative ed economiche nel settore scientifico-sanitario, mettendo a disposizione un framework per la condivisione di informazioni agli studenti universitari relative a nuovi ausili e strumenti per dare loro la possibilità di frequentare i corsi in completa autonomia: forte impegno della Presidenza di Retinitis e della Direzione della Clinica Oculistica presso la Regione Lombardia, affinché anche i pazienti lombardi ciechi a causa della Retinite Pigmentosa potessero ricevere la protesi retinica al pari dei “colleghi” toscani e veneti. Dopo gli incontri con il Governatore, i direttori e gli assessori della sanità lombarda, il risultato ottenuto è che sarà possibile anche in Lombardia eseguire questi impianti a totale carico della Regione. Va purtroppo detto molto chiaramente che non tutti i pazienti ciechi da RP sono idonei a questo tipo di impianto. I responsabili dei Centri Distrofie Retiniche e Ipovisione intitolati alla “Dr.ssa Chiara Pierrottet”, con la collaborazione degli esperti dell’Associazione, hanno messo a punto un protocollo di lavoro finalizzato alla presa in carico di pazienti, con buone possibilità di successo funzionale e pienamente rispondente alle loro necessità primarie.</p>
<p>Entro qualche settimana, a tutti gli associati, verrà inviato il programma degli interventi che l’Associazione e la Clinica Oculistica dell’Ospedale San Paolo svolgeranno nel 2017. Grazie alla generosità degli associati e di alcuni sostenitori esterni (famiglie private ed Aziende) saremo in grado di assistere gratuitamente, e più velocemente, alcuni pazienti per i quali la lista d’attesa ufficiale potrebbe creare ulteriori problemi di ordine sociale e psicologico.</p>
<p>Grazie,<br />
Gaetano Savaresi<br />
ASSOCIAZIONE RETINITIS ONLUS<br />
<a href="https://www.retinitis.org" target="_blank" rel="noopener noreferrer">www.retinitis.org</a></p>

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</div></div></div></div></div></div></section><section class="vc_row wpb_row vc_row-fluid liquid-row-shadowbox-6aa2b712e71c8"><div class="ld-container container"><div class="row ld-row"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12 liquid-column-6aa2b712e736d"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper "   ><div class="wpb_wrapper-inner"><div class="vc_empty_space"   style="height: 20px"><span class="vc_empty_space_inner"></span></div></div></div></div></div></div></div></section>
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		<title>Nuova survey italiana sulla percezione del dolore cronico e sulle strategie di gestione e trattamento</title>
		<link>https://www.sanitaebenessere.it/nuova-survey-italiana-sulla-percezione-del-dolore-cronico-e-sulle-strategie-di-gestione-e-trattamento/</link>
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				<pubDate>Wed, 29 Mar 2017 09:02:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin_SB]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[PDP]]></category>
		<category><![CDATA[St. Jude Medical]]></category>
		<category><![CDATA[dolore cronico]]></category>
		<category><![CDATA[pdp]]></category>

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			<h2>Lo studio del 1998 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sull’incidenza del dolore cronico in 14 Paesi, rilevava che il 22% della popolazione riferiva una condizione di dolore persistente da più di 6 mesi. Si stima che in Italia le persone che soffrono di dolore cronico siano circa 13 milioni</h2>
<p>Il dolore cronico è un problema sanitario riconosciuto a livello internazionale, in particolare in quanto fattore di multi-morbidità e nelle condizioni croniche. L’insieme degli stati patologici caratterizzati da una condizione di dolore cronico generano per gli Stati costi sanitari diretti ed indiretti.</p>
<p>Nonostante la vastità dei dati disponibili, ad oggi la pubblica informazione relativa alle opzioni di presa in carico delle condizioni di dolore cronico rimane insoddisfacente e l’Italia non rappresenta un’eccezione in questo senso: molti cittadini segnalano che non sanno a chi rivolgersi poiché manca, nella percezione delle persone, una sollecita indicazione da parte dei medici di medicina generale su quali siano i centri specialistici a cui affidarsi, e quali siano le cure più efficaci nel trattamento del dolore cronico.</p>
<p>Fondazione ISAL, operante dal 1993 nell’area della ricerca e formazione sul dolore e la sua terapia, promuove dal 2009 una Giornata internazionale denominata “Cento Città contro il Dolore”. La campagna di sensibilizzazione sociale si svolge a livello nazionale e internazionale nelle piazze, negli ospedali e in altri luoghi civici con lo scopo di diffondere i temi scientifici e culturali che riguardano il  dolore cronico, le numerose malattie che possono generare stati di dolore cronico, le differenti strategie di cura.<br />
Durante la settima edizione della Giornata è stato somministrato sul territorio nazionale il questionario “Perché il dolore non sia una tortura, diamo una mano alla terapia”, strutturato al fine di indagare le percezioni e le prospettive delle persone rispetto alla prevenzione e all’accesso alle cure, sancito dalla legge italiana 38 del 2010.§</p>
<p>L’indagine è stata effettuata con il contributo non esclusivo e incodizionato di St. Jude Medical per un periodo di sei mesi, mediante la somministrazione di un questionario strutturato in cinque macro-aree tematiche: incidenza del dolore cronico, tipologie di trattamento impiegate per la cura, accesso alle opzioni terapeutiche, soddisfazione delle cure, percezione del dolore cronico come problema sanitario.<br />
Sono stati raccolti complessivamente 724 questionari, di cui 94 compilati online e 630 in formato cartaceo. Le regioni di maggiore provenienza dei questionari sono state il Lazio, il Veneto, l’Abruzzo, l’Emilia Romagna, la Lombardia, la Campania e la Puglia. Solo il 2% dei questionari è stato compilato da individui sofferenti di dolore cronico, nel restante 98% dei casi le risposte sono state date da persone a conoscenza di qualcuno che soffre di dolore cronico (26% conoscenti, 72% famigliari).<br />
Il questionario ha proposto alcuni risultati interessanti da tenere in considerazione:</p>
<ul>
<li>Il dolore cronico è una patologia che colpisce tutte le fasce d’età con un picco massimo nella fascia 51-70 anni d’età (47%) il 28% nella fascia 35-50 anni e il 12% nella fascia d’età 18-35 anni.</li>
<li>In merito all’utilizzo delle cure si riscontra al primo e al secondo posto la predominanza di farmaci analgesici ed antidolorifici generici e di anti-infiammatori, mentre i farmaci oppiacei sono al quarto posto. Il 25% di chi assume farmaci ha riferito effetti collaterali. Un ulteriore dato da segnalare riguarda il 4% della popolazione che ha segnalato l’impossibilità di accedere ad un trattamento efficace per la cura del proprio dolore.</li>
<li>L’impiego di terapie innovative per la cura del dolore cronico come i neuro stimolatori risulta ancora limitata, solo il 25% ne conosce l’esistenza. L’81% dei soggetti affetti da dolore cronico o a contatto con un sofferente dichiarano che accetterebbero una terapia con neurostimolatore anche se solo il 58% dei soggetti considera questa opzione terapeutica valida e la prenderebbe effettivamente in considerazione. Il 72% della popolazione che ha avuto un buon risultato nella gestione del dolore cronico con l’utilizzo del neurostimolatore consiglierebbe questo trattamento ad altre persone<strong>.</strong></li>
</ul>
<p>La legge 38/10 che ha permesso all’Italia di dotarsi di una normativa che sancisce il diritto alla cura delle persone affette da patologie dolorose risulta, dopo 5 anni dalla sua emanazione, ancora non efficacemente implementata. Come l’indagine rivela, nella popolazione italiana rimane ancora una scarsa conoscenza dei centri specialistici per la cura del dolore e il 22% delle persone colpite da dolore, o vicine ad una persona che ne soffre, afferma di non aver mai ricevuto alcun orientamento verso una cura adeguata. Questa situazione problematica segnala la necessità di implementare in maniera più efficace la conoscenza e le opzioni di trattamento dei cittadini per il trattamento del dolore.</p>
<p>Da sottolineare invece un importante dato emerso dall’indagine che riguarda la consapevolezza nella coscienza collettiva della cittadinanza della rilevanza del tema del dolore quale patologia che necessita di una risposta sanitaria appropriata: la maggioranza assoluta degli intervistati afferma difatti di considerare il dolore cronico come una vera e propria malattia e ritiene che per essa debbano essere fornite risposte sanitarie adeguate.</p>

		</div>
	</div>
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		<title>Monitoraggio e diagnosi del diabete, Sebia ottiene il marchio CE</title>
		<link>https://www.sanitaebenessere.it/monitoraggio-e-diagnosi-del-diabete-sebia-ottiene-il-marchio-ce/</link>
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				<pubDate>Tue, 28 Mar 2017 13:35:47 +0000</pubDate>
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			<p>Sebia, leader mondiale nella diagnostica in vitro per l’elettroforesi capillare, ha <strong>conseguito il marchio CE per il suo test HbA1c in tecnica capillare, per la diagnosi di diabete</strong>. L’elettroforesi capillare di Sebia (Capillarys 3 TERA, Capillarys 2 Flex Piercing, Minicap Flex Piercing), già ampiamente utilizzata per il monitoraggio (marchio CE dal giugno 2011), adesso può essere utilizzata anche per la diagnosi di diabete. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)<sup>1</sup> ha infatti recentemente raccomandato l’uso dell’HbA1c per la diagnosi del diabete<sup>2</sup> oltre ad essere di aiuto per l’identificazione di pazienti a rischio di sviluppare la patologia (pre-diabetici). Un valore di HbA1c di 48 mmol/mol<sup>3 </sup>(6,5% NGSP)<sup>4</sup> o superiore, può essere utilizzato come cut-off. Contrariamente a quanto avviene in caso di utilizzo dei tradizionali test per il diabete, ad esempio la glicemia a digiuno, che obbliga i pazienti ad astenersi dall’assunzione di cibo nelle 8-12 ore precedenti il prelievo, il campione per la misura dell’HbA1c può essere raccolto in qualsiasi occasione non essendo necessario il digiuno. Inoltre, la concentrazione del glucosio a digiuno diminuisce nelle due ore successive alla raccolta del campione mentre, per quanto riguarda l’HbA1c, non vi è alcun cambiamento nella concentrazione dal momento della raccolta a quello dell&#8217;analisi. Il valore di HbA1c riflette in maniera più accurata la situazione del paziente al momento del prelievo e per questo è già ampiamente utilizzato per il monitoraggio dei pazienti diabetici.</p>
<p><em>«Siamo fieri di aver ottenuto il marchio CE per la nostra tecnica capillare per la diagnosi del diabete &#8211; ha detto Benoit Adelus, presidente e CEO di Sebia -. Con questa certificazione, abbiamo fatto un passo decisivo nella commercializzazione della nostra tecnologia a livello mondiale. Ora ci stiamo focalizzando sui mercati in cui il diabete è in rapida crescita, come negli USA e in Cina».</em></p>
<p><em>«L’uso dell’elettroforesi capillare per lo screening dell’HbA1c ha migliorato notevolmente il flusso di lavoro &#8211; ha dichiarato il Dr. Garry John, consulente biochimico clinico dell’Ospedale Universitario di Norkfolk e Norwich (UK) -. Grazie all’alta risoluzione fornita dall’elettroforesi capillare, è ora possibile effettuare una rapida analisi dei profili e dei dati, riducendo il tempo richiesto al personale di laboratorio per la validazione del campione».</em></p>
<p><strong>Diabete</strong></p>
<p>Il diabete è una malattia cronica, riconosciuta tra le principali cause di malattie cardiovascolari, insufficienza renale e amputazioni non traumatiche. Secondo l&#8217;Atlante della Federazione Internazionale del Diabete, quasi 400 milioni di persone hanno avuto il diabete nel 2014. Questa cifra è destinata a raggiungere circa 600 milioni entro il 2035.</p>
<p><strong>Diabete di tipo 2</strong></p>
<p>Il diabete di tipo 2 è una malattia metabolica cronica caratterizzata da iperglicemia. È una condizione permanente che causa un aumento di zuccheri nel sangue e spesso è associato ad obesità ed è tendenzialmente diagnosticato in età avanzata. Molto più comune del diabete 1, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità sarà la settima causa di morte nel 2030. Il diabete causa gravi problemi di salute a lungo termine. È la causa più comune di cecità nelle persone in età lavorativa. Le persone affette da diabete hanno una probabilità cinque volte superiore rispetto alle persone sane, di andare incontro a malattie cardiovascolari, come l’ictus.</p>
<p><strong>Sebia</strong></p>
<p>Sebia è leader mondiale nel mercato degli strumenti e dei reagenti per l&#8217;elettroforesi delle proteine, una tecnologia utilizzata in ambito clinico per analisi diagnostiche in vitro (IVD). I suoi sistemi permettono di effettuare l&#8217;analisi delle proteine a scopo di screening e monitoraggio di diverse patologie e condizioni, dai tumori quali il <a href="https://www.sebia.com/it/produits/mieloma-multiplo">mieloma multiplo</a>, ai disturbi metabolici come il <a href="https://www.sebia.com/it/produits/diabete">diabete</a>, fino alle <a href="https://www.sebia.com/it/produits/disordini-emoglobinici">patologie emoglobiniche</a> e ad alcune malattie rare. Il focus di Sebia per le tecniche elettroforetiche consente di supportare il programma di ricerca e sviluppo, offrendo le soluzioni più innovative in ogni laboratorio. I test su gel d’agarosio ed in elettroforesi  capillare ed i rispettivi sistemi automatizzati in agarosio (Assist, Hydrasys 2 Scan) ed in capillare (Capillarys 3, Capillarys 2 e Minicap) sono progettati per essere integrati nel flusso di lavoro di routine. I test includono: sieroproteine, proteine urinarie, immunotyping, misura della CDT, screening delle emoglobinopatie a partire da sangue intero da provetta primaria tappata. Recentemente Sebia ha diversificato la sua attività nel settore del diabete per rispondere alla crescente richiesta mondiale di un metodo più accurato e riproducibile per la misura dell’Hba1c.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Note</strong></p>
<ol>
<li><a href="https://www.who.int/diabetes/publications/diagnosis_diabetes2011/en/">https://www.who.int/diabetes/publications/diagnosis_diabetes2011/en/</a></li>
<li><a href="https://www.who.int/diabetes/publications/report-hba1c_2011.pdf">https://www.who.int/diabetes/publications/report-hba1c_2011.pdf</a></li>
<li>International Federation of Clinical Chemistry – Système International</li>
<li>National Glycohemoglobin Standardization Program</li>
<li><a href="https://jama.jamanetwork.com/article.aspx?articleid=2434682">https://jama.jamanetwork.com/article.aspx?articleid=2434682</a></li>
</ol>

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		<title>Dallo studio alla cura dell’obesità e del diabete</title>
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				<pubDate>Tue, 28 Mar 2017 08:06:09 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Malattie del metabolismo]]></category>
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			<h2>Il Prof. Roberto Vettor dirige una Clinica Polifunzionale a Padova con laboratorio di ricerca per lo studio di malattie rare</h2>
<p>Il Prof. Roberto Vettor si forma in uno scenario di alta qualità grazie alla presenza del Prof. Mario Austoni, uno dei clinici più illustri dell’Università di Padova. La scuola austoniana ha segnato, da un punto di vista culturale e scientifico, l’evolversi della medicina padovana in diversi ambiti: medicina interna, metodologia clinica, semeiotica, endocrinologia, ematologia e medicina nucleare. Quest’ultima nasce a Padova e diventa disciplina a sé stante grazie proprio al Prof. Austoni. La formazione del Prof. Vettor è sia nell’ambito internistico che endocrinologico con una ricerca dedicata alle malattie endocrino &#8211; metaboliche ed in particolare al diabete ed all’obesità. Dopo diverse esperienze all’estero, nei due anni trascorsi a Ginevra, ha potuto effettuare degli studi sul controllo neuroendocrino del bilancio energetico. Il Prof. Vettor è Socio Fondatore della Società Italiana dell’Obesità, dell’European Chapter &#8211; American College of Nutrition e socio di molte altre Società Scientifiche a livello nazionale ed internazionale. Di recente ha creato una rete strutturata territoriale per la terapia dell’obesità che ha come centro di riferimento l’Azienda Ospedaliera Università di Padova, primo esempio in Italia di integrazione tra territorio ed ospedale in questo ambito. Dal punto di vista clinico, l’amore più importante del Prof. Vettor è per la medicina interna, infatti dirige la Clinica Medica 3 dell’Azienda Ospedaliera Università di Padova dove ci sono campi di ricerca clinica diversificati che vanno dall’ipertensione endocrina, dai tumori ipofisari, al diabete, all’obesità, alla policistosi ovarica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Prof. Vettor, ci illustri quali sono le nuove frontiere nel suo campo?</strong></p>
<p>Il nostro Centro si occupa di sperimentazione e quindi facciamo molta ricerca, da quella di base, a quella applicata, passando per quella farmacologica: una ricerca a 360°! Le nuove frontiere sono rappresentate dallo studio sul tessuto adiposo bruno, l’idea è quella di sviluppare una serie di terapie che aumentino l’attività di questa tipologia di tessuto. Esistono già alcuni farmaci in sviluppo. Noi abbiamo delle evidenze chiare che alcune situazione fisiologiche agiscono attraverso un processo di brownizzazione ossia fanno diventare bruno il tessuto adiposo bianco, ad esempio l’attività fisica e l’esposizione al freddo e stiamo cercando di creare e sviluppare dei farmaci che agiscano come questi processi fisiologici, anche se l’esercizio fisico di per sé rappresenta sicuramente il metodo fisiologico più efficace.</p>
<p>Un altro settore importante della nostra ricerca è collegato alla comprensione dei meccanismi che portano alla sarcopenia nell’obesità ed alla sua prevenzione. Il tessuto adiposo che infiltra il muscolo non origina da precursori adipocitari ma da cellule, le cosidette cellule satelliti, le quali dovrebbero andare a formare il muscolo ed invece prendono un’altra strada che è quella della formazione patologica di cellule adipose. Una porzione importante del nostro laboratorio è dedicata allo studio delle cellule staminali e su come noi possiamo utilizzarle. Ci occupiamo inoltre di alcune malattie rare che sono accomunate dal fatto di sviluppare obesità nei soggetti portatori di queste patologie, siamo sicuramente il centro di riferimento per quanto riguarda alcune malattie rare come il Prader Willi, la Sindrome di Alström e la Sindrome di Wolfram.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Esiste un prodotto farmaceutico in grado di curare davvero l’obesità?</strong></p>
<p>Al momento tra i farmaci in commercio per il trattamento dell’obesità deve essere annoverato il Liraglutide 3.0 mg che rappresenta un’importante novità nello scenario della terapia dell’obesità. Questo farmaco, proveniente dalla ricerca Novo Nordisk , che ha mostrato un’importante azione sul calo ponderale, viene somministrato sottocutaneamente con iniezioni giornaliere ed è particolarmente efficace, ottenendo cali anche superiori al 10% del peso corporeo. Questo è un farmaco sicuro anche dal punto di vista cardiovascolare e ciò è stato ampiamente dimostrato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Prof. Vettor, si parla tanto di Bariatrica cosa ci può dire in merito?</strong></p>
<p>Il nostro Centro in collaborazione con la Chirurgia Bariatrica si occupa dello studio prima, dell’avvio alla terapia chirurgica bariatrica poi, per arrivare infine al follow up post chirurgico. Il Centro di Padova è uno dei riferimenti più importanti a livello regionale e nazionale, per quanto riguarda questo approccio terapeutico, che è assolutamente ed estremamente efficace nella terapia dell’obesità.</p>

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			<h4>Prof. Roberto Vettor</h4>
<h5>Unità Operativa Complessa Clinica Medica 3 Azienda Ospedaliera Università di Padova</h5>
<p>Via Giustiniani, 2 &#8211; 35128 Padova<br />
Centralino: 049.8213333<br />
Fax: 049.8218744<br />
<a href="mailto:cl.med3@sanita.padova.it">cl.med3@sanita.padova.it</a></p>

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		<title>Casa di Cura Dott. Pederzoli, non chiamatela semplicemente Ospedale</title>
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				<pubDate>Mon, 27 Mar 2017 17:32:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin_SB]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Case di cura]]></category>
		<category><![CDATA[Oncologia]]></category>
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		<category><![CDATA[peschiera del garda]]></category>
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			<h2>Il presidio ospedaliero, con le sue 27 unità operative, offre qualità ed ogni tipo di comfort e servizio pensati per il benessere del paziente</h2>
<p>Il presidio ospedaliero, con le sue 27 unità operative, offre qualità ed ogni tipo di comfort e servizio pensati per il benessere del paziente. “La Pederzoli è un presidio ospedaliero pubblico con la qualità di un ospedale privato”. È così che veniva descritta dal suo fondatore, il Dott. Piero Pederzoli, la Casa di Cura privata “Dott. Pederzoli”, nata nel 1947, a Peschiera del Garda.</p>
<p>Ad indirizzo prevalentemente chirurgico, la struttura divenne fin da subito un punto di riferimento per le popolazioni locali e nel 1952 si trasferì nell’attuale sede, in via Monte Baldo. Funzione che trovò pieno riconoscimento con la delibera n. 860 del 27 febbraio del 1987 della Regione Veneto, con la quale è divenuta Presidio Ospedaliero dell’Ulss 22, in quanto indispensabile punto di riferimento nell’assistenza sanitaria pubblica. Con 310 posti letto autorizzati e 850 unità di personale, nel 2014 nella struttura sono stati ricoverati circa 24.000 pazienti (il 35% provenienti da fuori regione), praticati oltre 17.000 interventi chirurgici, registrati quasi 40.000 accessi al pronto soccorso ed erogate oltre 1 milione di prestazioni ambulatoriali. La Casa di Cura è Centro Regionale di riferimento per la chirurgia della mano ed è centro hub delle reti cliniche provinciali sia per le cardiopatie ischemiche, con un’emodinamica interventistica in grado di eseguire in urgenza un’angioplastica coronarica primaria 24 ore su 24, sia per lo stroke, sul quale vengono eseguite trombolisi precoci, anche in questo caso 24 ore su 24. Nel 2014, l’Agenas Peschiera l’ha collocata, per la chirurgia sul tumore alla prostata, come primo centro del Veneto e terzo d’Italia. Per mantenere e migliorare l’offerta assistenziale, nel 2012 sono iniziati i lavori di ampliamento e nuova costruzione che, con 40.000 mq di superficie, porteranno la casa di Cura a raddoppiare la dimensione.</p>
<p>Figura chiave della Casa di Cura Dott. Pederzoli è il Prof. Paolo Pederzoli, figlio del chirurgo fondatore della struttura ospedaliera. Diventato Professore Ordinario in Chirurgia Generale nel 2002 ed è stato fino al 2012 Direttore dell’Unità Operativa di Chirurgia Generale e Direttore del Dipartimento di Chirurgia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona.</p>
<p>La sua attività di ricerca sperimentale e clinica si è focalizzata sulle malattie del pancreas, sia neoplastiche che infiammatorie, tanto da consentirgli di mettere a punto una metodica chirurgica innovativa nel trattamento della pancreatite acuta severa, adottata dalle principali scuole chirurgiche mondiali. È autore di oltre 700 pubblicazioni sulle principali riviste scientifiche e di 4 monografie edite da gruppi internazionali sulle neoplasie pancreatiche. Nella ricerca traslazionale il Prof. Pederzoli è stato poi antesignano, fondando e coordinando un gruppo di ricerca veronese, internazionalmente riconosciuto, e dando vita alla creazione di una banca di materiali biologici, tessuti vitali e linee cellulari, che contribuisce allo studio internazionale sul genoma del tumore pancreatico.</p>
<p>A Peschiera, grazie alla presenza di specialisti provenienti dalla sua Scuola, il Prof. Pederzoli ha dato ulteriore impulso all’Unità di Chirurgia Pancreatica, già operante dal 2007, che in breve tempo ha raggiunto significativi risultati, con ben 1.543 interventi chirurgici demolitivi eseguiti dal 2007 al 2014. Il gruppo collabora attivamente sul piano clinico e scientifico con l’Istituto del Pancreas dell’A.O.U.I. di Verona avviato dallo stesso Prof. Pederzoli, fa parte del Comprehensive Cancer Network, progetto oncologico che riunisce varie realtà territoriali e coopera con il Centro di Ricerca Arc-Net, inserito nel Progetto Genoma sui tumori pancreatici nell’ambito dell’International Genoma Consortium.</p>
<p>L’attenzione all’innovazione in campo terapeutico ha portato Peschiera a sviluppare un nuovo trattamento per i malati di tumore pancreatico localmente avanzato, che non siano passibili d’intervento d’asportazione radicale, studio coordinato dal Dott. Roberto Girelli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Prof. Pederzoli ci parli del trattamento con Radiofrequenza messo a punto dal suo Centro.</strong></p>
<p>Il trattamento con radiofrequenza, già utilizzato per tumori in altri organi, è stato messo a punto ed applicato in quasi 300 pazienti con risultati preliminari altamente incoraggianti. L’esperienza dell’équipe della Pederzoli sulla R.F.A. (Radio-Frequency Ablation) del pancreas costituisce attualmente la più “ampia casistica” mondiale.</p>
<p>Io e la mia équipe stiamo ora affiancando all’attività chirurgica demolitiva routinaria, nuove metodiche interventistiche da applicare ai tumori non operabili. Oltre allo studio randomizzato sulla R.F.A. chirurgica è in corso uno studio di fattibilità sulla applicazione della R.F.A. per via eco-endoscopica (E.U.S.-R.F.A.). Nella sperimentazione di questa nuova metodica, proprio per l’esperienza acquisita, il nostro gruppo è stato scelto a livello mondiale come centro pilota, non solo per lo studio di fattibilità, ma anche per eventuali successivi studi clinici.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Prof. Pederzoli recentemente avete iniziato un nuovo programma per la cura del paziente con tumore non operabile, in cosa consiste?</strong></p>
<p>Il paziente affetto da neoplasia pancreatica, attualmente viene sottoposto ad accertamenti radiologici che ne definiscono lo stadio di malattia e, qualora confermata l’inoperabilità, necessita di una tipizzazione cellulare attraverso un agoaspirato eseguito per via ecografica od eco-endoscopica.</p>
<p>Nei centri ad alto volume come il nostro, questa procedura viene eseguita in regime di Day Hospital ed il risultato può essere ottenuto in poche ore. Un simile schema organizzativo offre una notevole immagine di efficienza, tuttavia, comporta per il paziente ed i familiari una percezione di qualità assistenziale inadeguata: grande efficienza sì, ma con “distacco”. Ottenuto il referto citologico infatti, il paziente viene informato sulla diagnosi, valutato dall’oncologo ed inviato al centro oncologico di riferimento territoriale per le terapie. Nonostante si sia rivolto ad un centro specialistico, sviluppa quindi la percezione di essere “scaricato” in altra sede e non adeguatamente supportato.</p>
<p>L’esiguità del tempo disponibile e la priorità attribuita al risultato del prelievo bioptico, portano a mettere in secondo piano le esigenze e le necessità del malato, spesso non ancora correttamente informato sulla diagnosi e/o non consapevole dello stadio avanzato della sua malattia.</p>
<p>Il paziente affetto da tumore pancreatico presenta infatti una serie di problematiche: dolore non controllato o non trattato, importante calo di peso, difficoltà ad alimentarsi o pesanti dubbi su quale sia l’alimentazione corretta per la sua patologia, diabete non compensato, disturbi digestivi o diarrea da malassorbimento.</p>
<p>Accanto a tutto ciò si riscontrano non meno gravi difficoltà psicologiche. È intuibile come tutte queste problematiche non possano essere affrontate in modo adeguato con una degenza di poche ore.</p>
<p>Per sopperire a queste evidenti carenze, abbiamo quindi pensato ad un percorso strutturato in modo completamente nuovo, che riesca a coniugare assistenza di alta qualità, con rapidità nell’azione diagnostico-terapeutica ed efficienza/efficacia nella risposta al paziente. Il nostro ospedale è in grado di affrontare tutte queste problematiche grazie a diverse figure specialistiche quali il nutrizionista, l’antalgista, il gastroenterologo, il radiologo, l’oncologo, il diabetologo, il patologo molecolare, cui si aggiungono lo psico-oncologo ed il nurse oncologico.</p>
<p>Così il percorso per il paziente affetto da tumore avanzato del pancreas si sviluppa attraverso un ricovero in Day Hospital della durata di 2 giorni, nell’arco dei quali vengono effettuati: visita chirurgica, ecografia più agoaspirato e diagnosi citologica, visite specialistiche mirate alla risoluzione dei sintomi, visita oncologica, colloquio con lo psico-oncologo, redazione di un’accurata relazione clinica, contatto ed invio del paziente al Centro Oncologico di riferimento con appuntamento fissato. Il controllo sia strumentale che clinico verrà programmato presso la nostra struttura.</p>

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			<h4>Casa di Cura Dott. Pederzoli</h4>
<p>Via Monte Baldo, 24 &#8211; 37019 Peschiera del Garda (VR)<br />
Centralino: 045.6449111<br />
Segreteria: 045.6449187<br />
tutti i giorni tranne il sabato (h 9-13)<br />
Fax: 045.6449223<br />
<a href="https://www.cdcpederzoli.it" target="_blank">www.cdcpederzoli.it</a><br />
<a href="mailto:pancreas@cdcpederzoli.it">pancreas@cdcpederzoli.it</a><br />
<a href="mailto:info@cdcpederzoli.it">info@cdcpederzoli.it</a></p>

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		<title>Il cancro si sconfigge anche a tavola con una sana alimentazione</title>
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				<pubDate>Mon, 27 Mar 2017 15:09:52 +0000</pubDate>
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								<content:encoded><![CDATA[<section class="vc_row wpb_row vc_row-fluid liquid-row-shadowbox-6aa2b71329136"><div class="ld-container container"><div class="row ld-row"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12 liquid-column-6aa2b71329361"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper "   ><div class="wpb_wrapper-inner">
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			<h2>Il Prof. Tortora ci illustra il Progetto Convivio, che oltre alle attività culturali e ludiche, organizza corsi di cucina per i pazienti oncologici</h2>
<p>Una sana alimentazione è uno strumento valido per la prevenzione delle malattie e rappresenta un aiuto concreto per chi è in cura. Nell’ambito delle iniziative del Progetto Convivio, nato nell’U.O.C. di Oncologia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata (AOUI) di Verona, diretta dal Prof. Giampaolo Tortora, per umanizzare le cure dei pazienti oncologici, è da poco partito il corso di cucina “La cucina del Convivio: prevenire a tavola. Proposte per una sana e consapevole alimentazione”. Si tratta di un corso gratuito e totalmente riservato ai pazienti in terapia, sponsorizzato da Farine Varvello, NaturaSì e dalla Cooperativa La Buona Terra. In questo progetto si sono inseriti gli studenti ed i docenti del Centro Servizi Formativi Stimmatini di Verona, che si è reso disponibile per questa nuova esperienza, partecipando con gli allievi della Scuola di Ristorazione, con l’obiettivo di proporre una serie di pietanze adatte ai pazienti, con variegati menù che possano essere di riferimento anche in una terapia preventiva per l’insorgenza dei tumori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Prof. Tortora ci parli del Progetto Convivio. In cosa consiste?</strong></p>
<p>Il Progetto, ideato nel 2014 dalla D.ssa Daniela Cafaro, e fortemente sostenuto sia dalle Direzioni Generale e Sanitaria della AOUI che dal Rettore dell’Università degli Studi di Verona, è nato dall’esigenza della nostra Oncologia, di offrire ai pazienti che accedono alla struttura sanitaria dei momenti di pausa dalla malattia, in particolare durante le attese per le visite e tra una terapia e l’altra. Consapevoli delle emozioni, dei problemi fisici, delle reazioni alle terapie si è pensato di realizzare, con l’aiuto di associazioni, enti, volontari, degli incontri dove poter distrarre la mente, acquisire nuove conoscenze, gustare cibi, dimenticare, anche se per un periodo limitato, le disarmonie causate dalla malattia. Convivio, oltre ad essere un progetto molto ampio è omnicomprensivo, perché copre molti campi ed è uno dei più articolati in Italia. Mira ad umanizzare l’assistenza con un intrattenimento offerto non solo ai pazienti, ma anche ai loro familiari ed accompagnatori, attraverso una serie di attività su tematiche di ambito culturale, nutrizionale, estetico e ludico, che coprono un intero anno con 2-3 appuntamenti settimanali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Come si inserisce il fattore alimentazione in questo ambito?</strong></p>
<p>I pazienti oggi sono molto attenti all’alimentazione, non si accontentano più di semplici indicazioni ma vogliono una dieta ben precisa. Per questo motivo, siccome abbiamo anche un interesse di carattere scientifico sul ruolo degli alimenti, sul contenuto, sul rapporto con la cancerogenesi, stiamo privilegiando l’aspetto nutrizionale-dietetico, con l’aiuto ed il supporto delle dottoresse Clelia Bonaiuto ed Ilaria Trestini, nutrizioniste della U.O.C. di Oncologia veronese. La dieta quindi viene intesa proprio come ruolo delle componenti essenziali di ciascun alimento. Il tumore e le cure necessarie per combatterlo, comportano un cambiamento delle abitudini alimentari, per questo il nostro progetto prende una direzione chiara, che non è solo quella di cambiare stile di vita od arrivare ad una corretta alimentazione, ma assume una valenza scientifica forte, dal momento che studiamo la capacità di tollerare alcuni cibi ed individuiamo quelli che sono ideali per pazienti che si sottopongono a chemioterapia. Recenti studi, in cui è impegnata anche la nostra Oncologia, mostrano come alcuni nutrienti contenuti negli alimenti interagiscano con il DNA, possono implementare e potenziare la flora batterica intestinale, modulando così l’efficacia della terapia. Pertanto nel Convivio, la gemmazione della ricerca clinica e biomolecolare è intrecciata con la parte nutrizionale e le cure. L’aspetto della dieta ha suscitato l’interesse di aziende bio che producono alimenti particolari e di singoli produttori che si sono avvicinati a noi sposando il nostro progetto ed aiutandoci a realizzarlo. Abbiamo presentato i nostri progetti anche all’Expo 2015 e da questa esperienza è nata l’idea di realizzare un libricino di ricette create da chef professionisti e l’organizzazione dei corsi di cucina.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quali sono gli alimenti da preferire per una dieta equilibrata da seguire anche se non si è malati?</strong></p>
<p>Carni rosse ed insaccati è preferibile limitarli al massimo, prediligere cereali, legumi, farine integrali, verdure e frutta, in particolare i frutti rossi. È opportuna una restrizione calorica almeno nel periodo della terapia, perché sembra potenziarne gli effetti, ma in generale è bene non abusare con le calorie.</p>

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			<h4>Prof. Giampaolo Tortora</h4>
<h5>Docente di Oncologia Medica all’Università di Verona e Responsabile del Cancer Center</h5>
<p>Piazzale L. A. Scuro, 10 &#8211; 37134 Verona<br />
Fax: 045.8027410</p>

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