<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Medicina &#8211; Sanità &amp; Benessere</title>
	<atom:link href="https://www.sanitaebenessere.it/category/sanita/medicina/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.sanitaebenessere.it</link>
	<description>Sito di divulgazione scientifica</description>
	<lastBuildDate>Fri, 27 Oct 2023 08:22:11 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.2.28</generator>
	<item>
		<title>Intervista al Dottor Giuseppe J. Sciarrone</title>
		<link>https://www.sanitaebenessere.it/intervista-al-dottor-giuseppe-j-sciarrone/</link>
				<comments>https://www.sanitaebenessere.it/intervista-al-dottor-giuseppe-j-sciarrone/#respond</comments>
				<pubDate>Fri, 27 Oct 2023 08:22:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Chirurgia]]></category>
		<category><![CDATA[FLASH NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[Medicina]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Professionisti]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.sanitaebenessere.it/?p=10721</guid>
				<description><![CDATA[<p>Classe 1979, calabrese di origine, il Dottor Giuseppe J. Sciarrone è uno dei protagonisti della...</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.sanitaebenessere.it/intervista-al-dottor-giuseppe-j-sciarrone/">Intervista al Dottor Giuseppe J. Sciarrone</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.sanitaebenessere.it">Sanità &amp; Benessere</a>.</p>
]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p><img class=" wp-image-10722 alignleft" src="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/Sciarrone-Sb-1-300x300.jpg" alt="" width="336" height="336" srcset="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/Sciarrone-Sb-1-300x300.jpg 300w, https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/Sciarrone-Sb-1-150x150.jpg 150w, https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/Sciarrone-Sb-1-1024x1024.jpg 1024w, https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/Sciarrone-Sb-1.jpg 1600w" sizes="(max-width: 336px) 100vw, 336px" />Classe 1979, calabrese di origine, il Dottor Giuseppe J. Sciarrone è uno dei protagonisti della neurochirurgia robotica vertebrale. Da un anno, è codirettore del nuovo Centro di Chirurgia Vertebrale e Robotica all’Ospedale Humanitas San Pio X, la prima struttura della Lombardia dotata di una sofisticata attrezzatura robotica e un sistema di navigazione GPS che permettono di intervenire con la massima precisione e la minima invasività nei casi di ernia del disco o spondilolistesi.</p>
<p><strong>Raccontiamo il suo percorso?</strong> “Da ragazzino ho cominciato a interessarmi alla medicina folgorato dalla testimonianza del primo chirurgo che eseguì un trapianto di cuore, il famoso Christiann Barnard. L’impatto così forte di questa scienza mi ha spinto a studiare e a cercare risposte sul corpo umano. Così ho frequentato il Liceo Scientifico nella mia città natale, Reggio Calabria, e poi mi sono iscritto a Medicina. Da fautore del rinascimento del Sud, ho scelto l’università di Messina. Sono stati anni molto intensi, di grande studio”.</p>
<p><strong>Come definirebbe, in un’immagine, i primi passi nel mondo della neurochirurgia? </strong>“Sono arrivato a questa specializzazione perché il destino mi ha fatto incontrare quello che è stato un mio mentore, il Prof. Puccio Anastasi, che insegnava neuroanatomia come se fosse una poesia. All’epoca, poi, si trattava di una branca molto importante perché il rettore della facoltà era il Prof. Tomasello, responsabile anche della specializzazione. E infatti, se dovessi scegliere un’immagine, punterei su un intervento che ho eseguito con lui: si trattava di un’artrodesi cervicale per via anteriore, un approccio che può essere facile ma che può anche rivelarsi un vero incubo. Di solito, l’aiuto preparava il campo operatorio e poi arrivava il Prof. Tomasello a continuare. Quella volta mi sono occupato io del campo operatorio e mi ricordavo alla perfezione i complimenti del Prof., di solito di poche parole… È stata una specie di scuola militare, in cui vivevo in ospedale. Ma le sfide mi sono sempre piaciute”.</p>
<p><strong>Perché la scelta di occuparsi di chirurgia vertebrale?</strong> “All’epoca il neurochirurgo si focalizzava sul cervello, mentre la schiena era territorio dell’ortopedico. Poi l’avvento della microchirurgia e del microscopio chirurgico hanno spostato i riflettori sulle strutture della colonna vertebrale. Era un campo nuovo, dove c’erano grandi spazi e possibilità di esprimersi. Così, ho lasciato la mia comfort zone messinese e sono venuto a Milano, all’Ospedale Fatebenefratelli. Qui ho lavorato con ottimi colleghi e ho fatto tanta palestra sulle patologie vertebrali e sui nuovi approcci. In più, ho iniziato a conoscere le aziende che, in questo settore, si occupano di tecnologia e innovazione”.</p>
<p><strong><img class=" wp-image-10725 alignright" src="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/Sciarrone-Sb-2-300x200.jpg" alt="" width="371" height="247" srcset="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/Sciarrone-Sb-2-300x200.jpg 300w, https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/Sciarrone-Sb-2-1024x682.jpg 1024w, https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/Sciarrone-Sb-2.jpg 1600w" sizes="(max-width: 371px) 100vw, 371px" />Come stanno cambiando, negli ultimi anni, i pazienti e le patologie che tratta quotidianamente?</strong> “Siamo di fronte a uno scenario in costante evoluzione. Oggi il benessere e la qualità della vita sono diventati fondamentali e la gente reclama giustamente il diritto di sentirsi in forma. A questo aspetto, dobbiamo aggiungere i progressi dati dalla ricerca e dalla diagnostica per immagini che hanno alzato il livello di conoscenza della colonna vertebrale. Pensiamo, per esempio, alla protesi sempre più compatibili con l’organismo o a risonanze e Tac estremamente precise. Tutto questo significa, in concreto, che si è abbassata l’età media dei pazienti e che i disturbi sono trasversali anche per genere. Quindi visito e opero molte più donne e uomini under 40 che non si rassegnano a catalogare il dolore come un brutto mal di schiena ma vogliono scoprirne la causa e risolvere il problema”.</p>
<p><strong>Lei è uno dei talenti della chirurgia vertebrale robotica: cosa significa oggi ‘muoversi’ in questo scenario così innovativo?</strong> “Quando la robotica è arrivata in Italia è stata quasi osteggiata perché spesso l’innovazione ha più detrattori che alleati. I neurochirurghi la ritenevano inutile e io stesso, che per 15 anni mi ero mosso nel campo della chirurgia tradizionale, ero perplesso. Poi, visto che amo andare oltre i limiti, mi sono buttato in questa avventura. Oggi posso dire che la robotica ha sistematizzato il mio lavoro, rendendo gli interventi meno invasivi, più veloci e precisi, con grandi benefici per i pazienti. La formazione, ovviamente, ricopre un ruolo cruciale, così come il talento del chirurgo. Perché, alla fine, in futuro tutti sapranno lavorare con il robot ma la mano e la mente del medico faranno la differenza”.</p>
<p><strong>Lei ha già all’attivo più di 10.000 interventi: quali sono stati quelli più ‘sfidanti’?</strong> “Tutti mi rimangono nel cuore, dove conservo il ricordo di ogni paziente. Ma c’è un’operazione a cui sono davvero legato perché il mio lavoro ha fatto davvero la differenza. Riguarda una ragazzina di 14 anni, di Bratislava, che soffriva di una importante scoliosi. I famigliari si erano rivolti a diversi chirurghi ma tutti si erano rifiutati di operarla, intanto la deformità progrediva e lei soffriva molto. Così ho deciso di aiutarla. È stato un intervento molto importante: ho ricostruito la colonna con un doppio approccio, transtoracico e posteriore. A distanza di 30 giorni non si vedevano più le cicatrici. Non solo, lei ha ripreso a danzare e dopo sei mesi ha vinto il Grand Prix di danza classica del suo Paese e dopo un anno ha addirittura conquistato la medaglia d’oro ai Campionati del Mondo under 14”.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.sanitaebenessere.it/intervista-al-dottor-giuseppe-j-sciarrone/">Intervista al Dottor Giuseppe J. Sciarrone</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.sanitaebenessere.it">Sanità &amp; Benessere</a>.</p>
]]></content:encoded>
							<wfw:commentRss>https://www.sanitaebenessere.it/intervista-al-dottor-giuseppe-j-sciarrone/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
							</item>
		<item>
		<title>MESE DELLA PREVENZIONE DEL TUMORE AL SENO</title>
		<link>https://www.sanitaebenessere.it/mese-della-prevenzione-del-tumore-al-seno/</link>
				<comments>https://www.sanitaebenessere.it/mese-della-prevenzione-del-tumore-al-seno/#respond</comments>
				<pubDate>Wed, 25 Oct 2023 08:06:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[FLASH NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[Medicina]]></category>
		<category><![CDATA[Oncologia]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.sanitaebenessere.it/?p=10708</guid>
				<description><![CDATA[<p>Martedì 24 ottobre 2023, in occasione di Ottobre Rosa, mese dedicato alla prevenzione del tumore...</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.sanitaebenessere.it/mese-della-prevenzione-del-tumore-al-seno/">MESE DELLA PREVENZIONE DEL TUMORE AL SENO</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.sanitaebenessere.it">Sanità &amp; Benessere</a>.</p>
]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p>Martedì 24 ottobre 2023, in occasione di <strong>Ottobre Rosa</strong><strong>,</strong> mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno, il Policlinico Tor Vergata<strong>ha esposto l’esclusivo lavoro fotografico nel ricordo di Federica Anna Molfese</strong> (1988-2023)”  nella Galleria del Policlinico e presentato e nella stessa giornata inaugurale è stato anche <strong>presentato dall’autrice</strong>, alle ore 12.15, nell’Aula Anfiteatro Giubileo 2000 del PTV, <strong>il libro “Una Giornata normale” testimonianza di Gaia Casodi.</strong><br />
Un viaggio negli stati emotivi, vissuti da una donna, nell’incontro con la malattia.</p>
<p><strong>L’evento è stato realizzato con il contributo del’“L’Arcobaleno della speranza ODV”ed in collaborazione con l’Associazione Culturale “Agarte – Fucina delle Arti, con  il supporto dell’Agenzia DiRE, media partner.</strong></p>
<p>Il <strong>Direttore Generale, Giuseppe Quintavalle</strong>, ha accolto i presenti rivolgendosi all’autrice e ai familiari di Federica: “grazie di essere qui, di essere testimoni di una esperienza forte che accresce l’umanità nostra e dei curanti in un momento storico in cui sentiamo sempre più vacillare questa umanità.<br />
Quando parliamo di terapie oncologiche, di donne mastectomizzate, entrano in gioco moltissimi fattori che impattano sul proprio sentire: c’è un piano psicologico, quello sessuale e l’aspetto estetico che cambia. La diagnosi fa entrare in un vortice di emozioni, paure e domande che precedono la terapia ma occorre ricordarsi che quest’ultima è solo una fase, un momento circoscritto della vita, vita che resta comunque e sempre un dono ed un immenso privilegio.</p>
<p>Sono intervenuti il <strong>Direttore della UOSD di Oncologia Medica, Mario Roselli, il Responsabile della UOSD Breast Unit, Oreste Claudio Buonomo e i medici delle loro equipe</strong> ricordando che, nell’episodio di malattia, le vere eroine risultano essere le pazienti, capaci di lottare naturalmente, di tirare fuori determinazione e attaccamento alla normalità che paradossalmente toccano e infondono nei curanti stessi ammirazione, innescando un sorprendente circolo virtuoso di energia contagiosa.</p>
<p>La Giornalista <strong>Nicoletta Di Placido dell’Agenzia Dire e Alessandro Giansanti, Curatore, Gallerista ed Art Director di “Agarte – Fucina delle Arti” ricordano le parole di una intervista a Federica Anna Molfese, emozionandosi nel ripercorrere insieme quelle giornate</strong> dell’anno scorso in cui lei condivideva con loro il proprio percorso. La testimonianza di Federica è ora visibile nei 25 scatti,realizzati in 6 anni di terapia oncologica senologica esposti nella Galleria Centrale del PTV.  “Essere Curatori significa avere cura” suggerisce Alessandro Giansanti, “di noi, degli altri, dello loro storie. Per questo l’Arte è simile alla Medicina: <em>esserci</em>   senza lasciare nessuno dietro. Ma non basta solo aver cura, bisogna farsi testimoni, saper ascoltare e  condividere il dolore di chi si racconta, cercando anche di dare spazio e voce a tutti gli uomini che vivono questo trambusto emotivo, al fianco delle donne che amano.</p>
<p><strong>“Solo se tocchi le corde della malattia, puoi conoscere la DIGNITA’” sottolinea  Gaia Casodi, “non sono una scrittrice”, ma </strong>travolge gli astanti con energia dirompente presentando il proprio libro <strong>“Una Giornata normale”, un viaggio di parole e foto, una storia vera vissuta nel maggio 2022</strong>, nell’incontro con la malattia, con le altre donne pazienti divenute amiche e con i curanti. La prefazione è affidata alla Dr.ssa Ilaria Portarena, medico oncologo del Policlinico Tor Vergata, ma gli attori di questo racconto sono tutti presenti nelle giornate narrate dall’autrice. Lo scritto “<strong>inaspettata esigenza di fissare il mio mondo emotivo e anche farsi ritrarre in questa intensa esperienza nel mondo dello sconosciuto questo male”, così la racconta, racchiude un inno alla speranza, alla lotta interiore e fisica di chi non molla MAI. </strong></p>
<p>Il ricavato della vendita del libro, documentato dagli scatti del fotografo Claudio Enea, verrà devoluto a ’’L’Arcobaleno della speranza ODV” che promuove iniziative e progetti a favore dei pazienti oncoematologici del PTV.</p>
<p style="text-align: center;"><img class=" wp-image-10714 alignleft" src="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/copertina-prevenzione-tumore-al-seno-2-300x167.png" alt="" width="469" height="261" srcset="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/copertina-prevenzione-tumore-al-seno-2-300x167.png 300w, https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/copertina-prevenzione-tumore-al-seno-2.png 610w" sizes="(max-width: 469px) 100vw, 469px" />“<strong>Il titolo BUONVENTO lo trovo perfetto perché porta con sé l’aria, il respiro, il soffio vitale che ci trascina, ostinato, in avanti verso la speranza e il domani</strong>” <strong>conclude il Direttore Generale Quintavalle.</strong> “Vorrei che iniziative simili potessero essere in agenda ogni giorno, in un luogo di Cura, perché nulla più delle testimonianze ha il potere di far sentire supportate e mai sole le donne che vivono esperienze travolgenti come tsunami”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><u>Sarà possibile visitare la mostra fotografica, con ingresso libero, dal 24 ottobre al 07 novembre, nella Galleria Centrale del Policlinico.</u></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.sanitaebenessere.it/mese-della-prevenzione-del-tumore-al-seno/">MESE DELLA PREVENZIONE DEL TUMORE AL SENO</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.sanitaebenessere.it">Sanità &amp; Benessere</a>.</p>
]]></content:encoded>
							<wfw:commentRss>https://www.sanitaebenessere.it/mese-della-prevenzione-del-tumore-al-seno/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
							</item>
		<item>
		<title>Disfonia: cos’è e quali sono le cause</title>
		<link>https://www.sanitaebenessere.it/disfonia-cose-e-quali-sono-le-cause/</link>
				<comments>https://www.sanitaebenessere.it/disfonia-cose-e-quali-sono-le-cause/#respond</comments>
				<pubDate>Mon, 23 Oct 2023 09:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[FLASH NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[Medicina]]></category>
		<category><![CDATA[Otorinolaringoiatria]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.sanitaebenessere.it/?p=10687</guid>
				<description><![CDATA[<p>Con il termine disfonia si intendono tutte quelle alterazioni della voce che modificano il nostro timbro o il nostro tono. Se, per...</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.sanitaebenessere.it/disfonia-cose-e-quali-sono-le-cause/">Disfonia: cos’è e quali sono le cause</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.sanitaebenessere.it">Sanità &amp; Benessere</a>.</p>
]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p>Con il termine<strong> <a href="https://www.humanitas.it/malattie/disfonia/">disfonia</a></strong> si intendono tutte quelle <strong>alterazioni della voce</strong> che modificano il nostro <strong>timbro</strong> o il nostro <strong>tono</strong>. Se, per esempio, questo si abbassa, o se la voce diventa rauca o stridula, stiamo sperimentando un episodio di disfonia.<br />
La disfonia può essere <strong>temporanea</strong> e risolversi in poco tempo oppure <strong>cronica</strong><sub>,</sub> e le cause sottostanti possono essere svariate e comprendere diverse condizioni e patologie. Può per esempio presentarsi una disfonia dopo aver <strong>urlato</strong> in un locale affollato o a un concerto, oppure a causa di una <a href="https://www.humanitas.it/malattie/laringite/">laringite</a>, di un <strong>trauma</strong>, o di un tumore. Per questo motivo, in caso la disfonia non si risolva in breve tempo, è sempre opportuno richiedere un consulto medico.</p>
<p>Ne parliamo con la dottoressa <strong><a href="https://www.humanitas.it/medici/vanessa-piera-rossi/">Vanessa Rossi</a></strong>, otorinolaringoiatra presso l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas Rozzano e presso i centri medici Humanitas Medical Care.</p>
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Disfonia: quali sono le cause</strong></h2>
<p>La voce si modula tramite le <strong>vibrazioni dell’aria</strong> emessa dai polmoni che passa attraverso le <strong>corde vocali</strong>, due bande muscolari situate nella laringe, che si aprono e chiudono nell’atto del parlare. Quando queste due piccole <strong>bande muscolari </strong>sono più <strong>rilassate</strong> e, dunque, più corte, la voce suona più grave, mentre quando si <strong>tendono</strong>, allungandosi, la voce per contro è più squillante.</p>
<p>Come abbiamo detto, la disfonia deriva generalmente da un’<strong>infiammazione</strong> provocata da un <strong>utilizzo eccessivo della voce</strong>: colpisce infatti spesso cantanti, insegnanti di canto, operatori di call center o persone che per lavoro si trovano a parlare a lungo. Ma anche lo stress e l’assunzione di sostanze irritanti come il fumo di sigaretta possono contribuire all’infiammazione.</p>
<p>Oltre a queste cause, la disfonia può essere poi provocata da una serie di <strong>disturbi o malattie</strong>, tra cui si identificano:</p>
<p>• <a href="https://www.humanitas.it/malattie/laringite/">laringite</a>;</p>
<p>• <a href="https://www.humanitas.it/malattie/reflusso-gastroesofageo/">reflusso gastroesofageo</a>;</p>
<p>• cisti;</p>
<p>• noduli;</p>
<p>• traumi;</p>
<p>• tetano;</p>
<p>• <a href="https://www.humanitas.it/malattie/botulismo/">botulismo</a>;</p>
<p>• <a href="https://www.humanitas.it/malattie/gozzo/">gozzo</a>;</p>
<p>• polipi;</p>
<p>• <a href="https://www.humanitas.it/malattie/tumori-della-laringe/">tumore della laringe</a>;</p>
<p>• tumori a organi correlati alla funzione fonatoria;</p>
<p>• <a href="https://www.humanitas.it/malattie/sclerosi-multipla/">sclerosi multipla</a>;</p>
<p>• disturbi neurologici.</p>
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Disfonia: come si cura</strong></h2>
<p>Chi presentasse una <strong>disfonia persistente</strong>, che non si risolve in breve tempo, deve consultare lo <strong><a href="https://www.humanitas.it/visite-ed-esami/visita-otorinolaringoiatrica/">specialista otorinolaringoiatra</a></strong>. In ogni caso, in presenza di disfonia è sempre utile <strong>evitare di parlare</strong> (o parlare il meno possibile) fino al ripristino della corretta funzione fonatoria, eliminare alcolici e fumo di sigaretta e prestare attenzione a <strong>mantenersi idratati</strong>.</p>
<p>In sede di visita, all’<strong>anamnesi</strong>, durante quale lo specialista si informerà circa la durata del disturbo, l’esordio e l’evoluzione dei sintomi, la compresenza di patologie note e le abitudini quotidiane del paziente (per esempio se il soggetto fuma o beve alcolici), seguirà un <strong>esame obiettivo</strong> in cui verrà esaminato lo stato del collo e della testa, ma va eseguita anche una fibroscopia rinofaringolaringea (laringoscopia a fibre ottiche)  In alcuni casi, potrebbe essere necessario effettuare anche ulteriori <strong>approfondimenti diagnostici radiologici</strong>.</p>
<p>Il trattamento per la disfonia prevede in primis il<strong> trattamento del disturbo sottostante</strong>, dunque potrebbe essere necessario il ricorso a<strong> farmaci </strong>come antiacidi, antinfiammatori, o antibiotici. In determinati casi può venire consigliato un <strong>percorso con un logopedista</strong>, per imparare a parlare senza sforzare eccessivamente le corde vocali.<br />
Solo nei casi più severi, per esempio in presenza di polipi o tumori, il trattamento è <strong>chirurgico</strong>.</p>
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come prevenire l</strong>’<strong>abbassamento della voce?</strong></h2>
<p>Gli episodi di disfonia, qualora non siano provocati da patologie più severe, si possono prevenire. Seguire delle <strong>buone abitudini</strong> per mantenere inalterata la propria voce, infatti, oltre a evitare l’insorgenza di fastidiosi problemi, può essere anche utile per chi utilizza la voce nel proprio lavoro di tutti i giorni.</p>
<p>Per prima cosa, per salvaguardare la salute delle corde vocali è importante <strong>bere molto</strong> ed evitare sia di usare la propria voce <strong>troppo a lungo</strong>, sia evitare di usarla a <strong>volumi troppo alti</strong>. Da eliminare poi il vizio del fumo di sigaretta e diminuire l’assunzione di <strong>cibi piccanti</strong> e di alcol e caffeina, che contribuiscono alla <strong>disidratazione dell’organismo</strong>. Utile, se possibile, anche l’installazione di un <strong>deumidificatore</strong> negli ambienti interni.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.sanitaebenessere.it/disfonia-cose-e-quali-sono-le-cause/">Disfonia: cos’è e quali sono le cause</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.sanitaebenessere.it">Sanità &amp; Benessere</a>.</p>
]]></content:encoded>
							<wfw:commentRss>https://www.sanitaebenessere.it/disfonia-cose-e-quali-sono-le-cause/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
							</item>
		<item>
		<title>Che cos’è la sindrome di Klinefelter</title>
		<link>https://www.sanitaebenessere.it/che-cose-la-sindrome-di-klinefelter/</link>
				<comments>https://www.sanitaebenessere.it/che-cose-la-sindrome-di-klinefelter/#respond</comments>
				<pubDate>Sat, 21 Oct 2023 11:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[FLASH NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[Ginecologia]]></category>
		<category><![CDATA[Malattie Rare]]></category>
		<category><![CDATA[Medicina]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.sanitaebenessere.it/?p=10684</guid>
				<description><![CDATA[<p>La sindrome di Klinefelter (SK) è una condizione molto comune che interessa circa una persona ogni...</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.sanitaebenessere.it/che-cose-la-sindrome-di-klinefelter/">Che cos’è la sindrome di Klinefelter</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.sanitaebenessere.it">Sanità &amp; Benessere</a>.</p>
]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p>La sindrome di Klinefelter (SK) è una condizione molto comune che interessa circa <strong>una persona ogni 600-700 nati</strong> e nella maggior parte dei casi comporta<strong> infertilità </strong>e alcune<strong> complicanze sistemiche </strong>che non vanno tuttavia a inficiare la <strong>qualità di vita</strong> dei soggetti interessati, a patto che vengano correttamente informati sulla gestione della sindrome e quindi tempestivamente trattati.</p>
<p>Che cosa comporta la sindrome di Klinefelter e come riconoscerla? Ne parliamo con il dottor <strong><a href="https://www.humanitas.it/medici/alessandro-pizzocaro/">Alessandro Pizzocaro</a></strong>, andrologo presso l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano.</p>
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Che cos’è la sindrome di Klinefelter?</strong></h2>
<p>La sindrome di Klinefelter è una condizione che interessa il <strong>sesso maschile </strong>determinata, il più delle volte, dalla presenza nell’<strong>assetto genetico</strong> di un cromosoma in più. Se, infatti, normalmente, l’assetto genetico nell’individuo maschio è composto da 46 cromosomi, di cui un x e un y, chi è interessato dalla sindrome di Klinefelter presenterà 47 cromosomi e <strong>due cromosomi x e un cromosoma y</strong>. Oltre alla forma di sindrome di Klinefelter più comune, definita “variante classica”, ve ne sono anche altre che presentano differenti anomalie cromosomiche, ma sono più rare.</p>
<p>La principale problematica che si trovano ad affrontare gli individui con sindrome di Klinefelter è la <strong>carenza di testosterone</strong> e l’<strong>infertilità</strong>. Questa condizione, infatti, determina una carenza significativa nella produzione di testosterone e di <strong>spermatozoi</strong> e un conseguente sviluppo dei testicoli inferiore alla norma. Mediamente <strong>due persone su tre </strong>affette da sindrome di Klinefelter devono assumere testosterone per fare fronte alle conseguenze dovute ai bassi livelli ormonali (quali stanchezza, ridotta funzione sessuale, maggior rischio di <a href="https://www.humanitas.it/malattie/osteoporosi/">osteoporosi</a>, <strong>riduzione della massa magra</strong> in favore dell’aumento di quella <strong>grassa</strong> in particolare all’addome). L’assunzione corretta di testosterone <strong>cura e previene</strong> tutti questi problemi. Meno del 10% dei soggetti con sindrome di Klinefelter, produce spermatozoi in quantità molto ridotte e quindi solo una minima parte può sperare in una paternità naturale (descritti solo pochi casi al mondo) senza tecniche di fecondazione assistita.</p>
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come riconoscere la sindrome di Klinefelter?</strong></h2>
<p>I sintomi e l’aspetto fisico del soggetto con Klinefelter sono molto variabili, ma nella maggior parte dei casi poco evidenti. La caratteristica che accomuna le persone con sindrome di Klinefelter, dunque, è la presenza di <strong>testicoli di dimensioni ridotte </strong>che, molto frequentemente, non si associa a una sintomatologia evidente né ad anomalie dal punto di vista fisico. Questo succede perché nella maggior parte dei casi i livelli di testosterone durante la pubertà si portano a livelli nel <strong>range basso</strong> della normalità che consentono comunque un adeguato sviluppo sessuale. In <strong>assenza di sintomi</strong>, analisi genetica al concepimento o <a href="https://www.humanitas.it/visite-ed-esami/visita-andrologica/">visite andrologiche</a>, molti soggetti scoprono di essere interessati dalla sindrome Klinefelter<strong> solo in età adulta</strong>, quando cercano di intraprendere un percorso volto al concepimento.</p>
<p>Vi sono tuttavia casi in cui questa condizione viene individuata<strong> durante la pubertà</strong>, quando alcuni soggetti non riescono a raggiungere i livelli di testosterone sufficiente a completare il passaggio dall’infanzia all’adolescenza. Ma in assenza di visite specialistiche approfondite, questa carenza potrebbe venire sottovalutata o non indagata <strong>ritardando</strong> il momento della diagnosi.<br />
Utile, da questo punto di vista, effettuare dopo il concepimento il <strong>test del DNA fetale </strong>(che in caso positivo dovrà essere confermato dalle analisi genetiche “invasive” quali l’amniocentesi): essere consapevoli che il proprio bambino sarà interessato dalla sindrome di Klinefelter consente di trattarla prima e in maniera più efficace.</p>
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Sindrome di Klinefelter, i trattamenti disponibili</strong></h2>
<p>La sindrome di Klinefelter trattandosi di una<strong> condizione di natura cromosomica</strong> non è curabile; vi sono tuttavia alcuni <strong>trattamenti utili</strong> dal punto di vista della fertilità. Nella quasi totalità dei casi, come abbiamo detto, i soggetti con sindrome di Klinefelter non producono spermatozoi, ma vi è la possibilità che all’interno del testicolo vi siano delle zone in cui gli spermatozoi si sono sviluppati senza però riuscire ad uscire dal testicolo e pertanto possono essere prelevati <strong>chirurgicamente</strong>.<br />
In generale, come specificato, la maggior parte delle persone con sindrome di Klinefelter ha livelli di testosterone sufficienti a consentire uno <strong>sviluppo puberale nella norma </strong>e non presentare caratteri fisici alterati, come braccia particolarmente lunghe, spalle strette e ginecomastia; il pene è generalmente di normali dimensioni, anche se i testicoli sono di dimensioni ridotte in tutti i soggetti con Klinefelter.</p>
<p>Nonostante questo, nella maggior parte dei casi i livelli dell’adulto non sono sufficienti e pertanto si dovrà integrare comunque il trattamento con<strong> testosterone</strong>, ormone fondamentale non solo da un punto di vista della funzione sessuale, ma anche del mantenimento della <strong>salute generale</strong> dell’organismo. Il testosterone è coinvolto nella <strong>crescita ossea</strong>, nella sensibilità all’insulina, nel mantenimento della giusta proporzione tra muscolatura e grasso, del tono dell’<strong>umore</strong>: la terapia sostitutiva è dunque fondamentale per la salute di chi è interessato dalla sindrome di Klinefelter.</p>
<h2 class="wp-block-heading"><strong>In Humanitas un evento dedicato il 6 e 7 ottobre</strong></h2>
<p>L’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano, il <strong>6 e il 7 ottobre 2023</strong>, ospiterà un evento dedicato alla <strong>sindrome di Klinefelter </strong>(SK), in cui specialisti e associazioni di pazienti avranno l’occasione di incontrarsi e approfondire la gestione di questa condizione molto comune di natura cromosomica. Per saperne di più <a href="https://www.humanitasedu.it/content/uploads/2023/08/Locandina-KING-3.0-6-e-7-ottobre-2023-Rev004.pdf">consulta il programma</a>.</p>
<h2 class="wp-block-heading"><strong>In Humanitas un approccio multidisciplinare alla sindrome di Klinefelter</strong></h2>
<p>In<strong> Humanitas</strong> il paziente viene preso in carico a 360°, consentendogli, grazie all’<strong>approccio multidisciplinare</strong>, di tenere sotto controllo non solo la fertilità, ma anche il metabolismo e la salute ossea. Grazie ai trattamenti a base di testosterone e <strong><a href="https://www.humanitas.it/enciclopedia/vitamine/vitamina-d/">vitamina D</a></strong> e al controllo dello <strong>stile di vita</strong>, le persone con sindrome di Klinefelter possono avere una piena e soddisfacente qualità di vita.</p>
<p>Humanitas è inoltre inserita nella rete <strong>Klinefelter Italian Group</strong>, che fa a sua volta parte della<strong> Società Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualità</strong>, un insieme di centri che trattano la sindrome di Klinefelter in maniera coordinata e multidisciplinare, attenendosi rigorosamente alle linee guida internazionali. Fondamentale, nel trattamento della sindrome di Klinefelter, anche il ruolo delle <strong>associazioni</strong>, che aiutano i soggetti con questa condizione e i loro familiari a gestire gli aspetti pratici e a diffondere una corretta informazione sulla sindrome di Klinefelter.</p>
<div id="post-1111" class="hmc-row transparent"></div>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.sanitaebenessere.it/che-cose-la-sindrome-di-klinefelter/">Che cos’è la sindrome di Klinefelter</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.sanitaebenessere.it">Sanità &amp; Benessere</a>.</p>
]]></content:encoded>
							<wfw:commentRss>https://www.sanitaebenessere.it/che-cose-la-sindrome-di-klinefelter/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
							</item>
		<item>
		<title>La sanità che immaginiamo : sosteniamo i medici per i pazienti</title>
		<link>https://www.sanitaebenessere.it/la-sanita-che-immaginiamo-sosteniamo-i-medici-per-i-pazienti/</link>
				<comments>https://www.sanitaebenessere.it/la-sanita-che-immaginiamo-sosteniamo-i-medici-per-i-pazienti/#respond</comments>
				<pubDate>Fri, 20 Oct 2023 07:58:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Associazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Aziende]]></category>
		<category><![CDATA[Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Chirurgia]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[FLASH NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Medicina]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.sanitaebenessere.it/?p=10695</guid>
				<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; Sanità e Benessere ha preso parte all&#8217;evento &#8220;La Sanità che Immaginiamo&#8221;, tenutosi...</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.sanitaebenessere.it/la-sanita-che-immaginiamo-sosteniamo-i-medici-per-i-pazienti/">La sanità che immaginiamo : sosteniamo i medici per i pazienti</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.sanitaebenessere.it">Sanità &amp; Benessere</a>.</p>
]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p><img class=" wp-image-10697 alignleft" src="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/prima-pagina-la-sanita-che-immaginiamo-215x300.png" alt="" width="329" height="459" srcset="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/prima-pagina-la-sanita-che-immaginiamo-215x300.png 215w, https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/prima-pagina-la-sanita-che-immaginiamo.png 526w" sizes="(max-width: 329px) 100vw, 329px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sanità e Benessere ha preso parte all&#8217;evento &#8220;La Sanità che Immaginiamo&#8221;, tenutosi il 19 Ottobre 2023 al Kilma Hotel Milano Fiere.</p>
<p>Tra le figure presenti alla conferenza ritroviamo il Presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, il Presidente III Commissione Sanità, Patrizia Baffi, e Sandro Sisler, Senatore della Repubblica Italiana.</p>
<p>Di seguito è possibile consultare la programmazione dell&#8217;evento, che è stato gestito e moderato da Mariangela Buttiglieri e Germano Pellegatta, entrambi medici chirurghi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="wp-image-10699 alignleft" src="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/foto-programma-1-212x300.png" alt="" width="296" height="419" srcset="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/foto-programma-1-212x300.png 212w, https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/foto-programma-1.png 526w" sizes="(max-width: 296px) 100vw, 296px" /><img class="wp-image-10700 alignright" src="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/foto-programma-2-214x300.png" alt="" width="292" height="410" srcset="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/foto-programma-2-214x300.png 214w, https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/foto-programma-2.png 531w" sizes="(max-width: 292px) 100vw, 292px" /></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.sanitaebenessere.it/la-sanita-che-immaginiamo-sosteniamo-i-medici-per-i-pazienti/">La sanità che immaginiamo : sosteniamo i medici per i pazienti</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.sanitaebenessere.it">Sanità &amp; Benessere</a>.</p>
]]></content:encoded>
							<wfw:commentRss>https://www.sanitaebenessere.it/la-sanita-che-immaginiamo-sosteniamo-i-medici-per-i-pazienti/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
							</item>
		<item>
		<title>In cosa consiste la visita neurologica?</title>
		<link>https://www.sanitaebenessere.it/in-cosa-consiste-la-visita-neurologica/</link>
				<comments>https://www.sanitaebenessere.it/in-cosa-consiste-la-visita-neurologica/#respond</comments>
				<pubDate>Thu, 19 Oct 2023 10:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[FLASH NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[Medicina]]></category>
		<category><![CDATA[Neurologia]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.sanitaebenessere.it/?p=10681</guid>
				<description><![CDATA[<p>Mal di testa, vertigini, vuoti di memoria, disturbi dell’equilibrio o problemi di coordinazione: sono sintomi...</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.sanitaebenessere.it/in-cosa-consiste-la-visita-neurologica/">In cosa consiste la visita neurologica?</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.sanitaebenessere.it">Sanità &amp; Benessere</a>.</p>
]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p>Mal di testa, vertigini, vuoti di memoria, disturbi dell’equilibrio o problemi di coordinazione: sono sintomi – talvolta comuni – che potrebbero essere riconducibili a un disturbo del <strong>sistema nervoso centrale </strong>o del <strong>sistema nervoso periferico</strong> (a carico per esempio di cervello, cervelletto, midollo spinale, tronco encefalico, tronco nervoso).</p>
<p>Il <strong><a href="https://www.humanitas.it/enciclopedia/specialisti/neurologo/">neurologo</a></strong> è specializzato nel trattamento di patologie e disturbi a carico del sistema nervoso centrale e periferico e svolge un ruolo fondamentale nella diagnosi, nella gestione e nella cura delle persone che ne soffrono.</p>
<p>Quando rivolgersi al <strong>neurologo </strong>e in cosa consiste la <strong><a href="https://www.humanitas.it/visite-ed-esami/visita-neurologica/">visita neurologica</a></strong>? Ne parliamo con il professor <strong><a href="https://www.humanitas.it/medici/alberto-albanese/">Alberto Albanese</a></strong>, responsabile di Neurologia presso l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas Rozzano.</p>
<h2 class="wp-block-heading">Quando andare dal neurologo?</h2>
<p>Tra le <strong>malattie</strong> più comunemente trattate dal neurologo troviamo:</p>
<ul>
<li><a href="https://www.humanitas.it/sintomi/mal-di-testa/">Cefalee</a> (mal di testa)</li>
<li>Disturbi della memoria e della concentrazione</li>
<li>Disturbi del sonno</li>
<li><a href="https://www.humanitas.it/sintomi/difficolta-del-linguaggio/">Disturbi del linguaggio</a></li>
<li><a href="https://www.humanitas.it/sintomi/perdita-di-equilibrio/">Disturbi dell’equilibrio</a></li>
<li>Disturbi del movimento e della deambulazione</li>
<li><a href="https://www.humanitas.it/malattie/epilessia/">Epilessia</a> ed episodi di perdita di coscienza</li>
<li>Malattie cerebrovascolari, come l’<a href="https://www.humanitas.it/malattie/ictus-cerebrale/">ictus</a></li>
<li>Malattie neurodegenerative, tra cui l’<a href="https://www.humanitas.it/malattie/alzheimer/">Alzheimer</a>, il <a href="https://www.humanitas.it/malattie/sintomi-psicotici-malattia-di-parkinson/">Parkinson</a> e la <a href="https://www.humanitas.it/malattie/sclerosi-laterale-amiotrofica-sla-o-malattia-dei-motoneuroni/">Sclerosi Laterale Amiotrofica</a></li>
<li>Patologie autoimmuni che colpiscono il sistema nervoso centrale, come la <a href="https://www.humanitas.it/malattie/sclerosi-multipla/">Sclerosi Multipla</a></li>
<li>Problemi del midollo spinale e dolore di origine nervosa, come le discopatie e le ernie del disco.</li>
</ul>
<h2 class="wp-block-heading">Quando fare una visita neurologica? I sintomi</h2>
<p>Tra i <strong>sintomi</strong> che potrebbero indicare la presenza di un problema di natura neurologica, possiamo indicare:</p>
<ul>
<li>Difficoltà di coordinazione</li>
<li>Debolezza muscolare</li>
<li>Alterazioni delle capacità sensoriali, comprese la sensibilità al tatto, la vista e l’olfatto</li>
<li>Sensazione di formicolio</li>
<li><a href="https://www.humanitas.it/sintomi/perdita-della-memoria/">Problemi di memoria</a>.</li>
</ul>
<p>Questi sintomi possono essere segni di disturbi o disfunzioni nel sistema nervoso e richiedono un’attenta valutazione e diagnosi da parte di un neurologo.</p>
<h2 class="wp-block-heading">In cosa consiste la visita neurologica?</h2>
<p>Durante la <strong>visita neurologica</strong>, il medico raccoglie dapprima informazioni sulla <strong>storia clinica</strong> e familiare del paziente, sullo stile di vita e sui sintomi avvertiti (anamnesi).</p>
<p>In seguito, procede con un esame neurologico e un colloquio per valutare lo <strong>stato mentale</strong> del paziente. Durante l’esame, vengono valutate le funzioni del linguaggio, i movimenti, la capacità di riconoscere suoni, oggetti e colori, nonché le funzioni del <strong>sistema nervoso autonomo</strong> responsabile delle funzioni automatiche del corpo come la respirazione, il battito cardiaco, la sudorazione e la pressione arteriosa. Vengono anche valutati il senso di <strong>equilibrio</strong>, l’orientamento, i <strong>riflessi</strong>, come gli occhi rispondono agli stimoli visivi e le sensibilità superficiali e profonde.</p>
<p>Per approfondire la diagnosi, il neurologo potrebbe ritenere necessaria l’esecuzione di alcuni <strong>esami</strong>, quali:</p>
<ul>
<li><strong><a href="https://www.humanitas.it/visite-ed-esami/elettroencefalogramma-eeg/">Elettroencefalogramma (EEG)</a></strong>: per misurare l’attività elettrica del cervello, utile per identificare anomalie nelle onde cerebrali.</li>
<li><strong>Potenziali evocati</strong>: per valutare l’integrità delle funzioni sensoriali come la vista, l’udito e la percezione del proprio corpo.</li>
<li><strong>Elettromiografia (EMG)</strong>: per valutare la funzionalità dei muscoli e la conduzione nervosa.</li>
<li><strong><a href="https://www.humanitas.it/visite-ed-esami/tomografia-ad-emissione-di-positroni-pet/">Tomografia a emissione di positroni (PET)</a></strong>: per differenziare l’Alzheimer da altre forme di demenza, fornendo informazioni sulla funzionalità del cervello.</li>
<li><strong>Test cognitivi</strong>: per misurare l’integrità delle funzioni cognitive superiori, come la memoria, la concentrazione e il linguaggio.</li>
<li><strong>Risonanza magnetica (RM)</strong>: una tecnica di diagnostica per immagini che consente di visualizzare in dettaglio lo scheletro, le articolazioni e gli organi interni.</li>
<li><strong>Tomografia computerizzata (TC)</strong>: un esame che utilizza raggi X per studiare gli organi, inclusi il cervello, e le strutture vascolari.</li>
<li><strong>Test al Tensilon</strong>: un test utilizzato per diagnosticare la miastenia gravis, una malattia che compromette la comunicazione tra i muscoli e i nervi.</li>
<li><strong>Angiografia</strong>: per esaminare i vasi sanguigni e valutare eventuali anomalie o ostruzioni.</li>
</ul>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.sanitaebenessere.it/in-cosa-consiste-la-visita-neurologica/">In cosa consiste la visita neurologica?</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.sanitaebenessere.it">Sanità &amp; Benessere</a>.</p>
]]></content:encoded>
							<wfw:commentRss>https://www.sanitaebenessere.it/in-cosa-consiste-la-visita-neurologica/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
							</item>
		<item>
		<title>Ernia ombelicale ed ernia epigastrica, cosa sono e quali sono i sintomi</title>
		<link>https://www.sanitaebenessere.it/ernia-ombelicale-ed-ernia-epigastrica-cosa-sono-e-quali-sono-i-sintomi/</link>
				<comments>https://www.sanitaebenessere.it/ernia-ombelicale-ed-ernia-epigastrica-cosa-sono-e-quali-sono-i-sintomi/#respond</comments>
				<pubDate>Wed, 18 Oct 2023 10:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Chirurgia]]></category>
		<category><![CDATA[FLASH NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[Medicina]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.sanitaebenessere.it/?p=10663</guid>
				<description><![CDATA[<p>Le ernie ombelicali ed epigastriche possono essere erroneamente confuse, poiché entrambe sono causate da un indebolimento della fascia addominale...</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.sanitaebenessere.it/ernia-ombelicale-ed-ernia-epigastrica-cosa-sono-e-quali-sono-i-sintomi/">Ernia ombelicale ed ernia epigastrica, cosa sono e quali sono i sintomi</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.sanitaebenessere.it">Sanità &amp; Benessere</a>.</p>
]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p>Le ernie <strong>ombelicali</strong> ed <strong>epigastriche</strong> possono essere erroneamente confuse, poiché entrambe sono causate da un indebolimento della fascia addominale lungo la linea mediana. Tuttavia, si trovano in sedi diverse. Oltre alla loro diversa posizione, le ernie ombelicali ed epigastriche possono avere altre differenze nella presentazione e nelle caratteristiche, come le <strong>dimensioni</strong>, la <strong>sintomatologia</strong> e le <strong>complicanze</strong> potenziali.</p>
<p>Cosa sono, come distinguerle e quali sono i sintomi? Ne parliamo con il dottor <a href="https://www.humanitas-care.it/medici/ettore-lillo/"><b>Ettore Lillo</b></a>, chirurgo generale presso gli ambulatori Humanitas Medical Care e in <a href="https://www.humanitas-sanpiox.it/">Humanitas San Pio X</a>.</p>
<h2>Ernia ombelicale: che cos’è</h2>
<p>L’<b>ernia ombelicale</b> si forma in prossimità dell’ombelico: una porzione di organo o tessuto normalmente contenuto nella cavità addominale <strong>fuoriesce</strong> attraverso la cicatrice ombelicale (un’apertura che di solito si chiude completamente con l’età adulta, ma in alcune circostanze può riaprirsi causando l’ernia).</p>
<h2>Dove si forma l’ernia epigastrica?</h2>
<p>L’ernia epigastrica, invece, si forma lungo la <strong>linea mediana dell’addome</strong>, tra l’ombelico e lo sterno, in una regione nota come <strong>epigastrio</strong>. Da questa area può fuoriuscire una porzione di organo o tessuto normalmente contenuto nella cavità addominale.</p>
<h2>Ernia, quali sono le cause</h2>
<p>Le cause più comuni che portano allo sviluppo di un’ernia includono:</p>
<ul>
<li>Fattori predisponenti genetici: esistono casi precedenti di ernia in famiglia, indicando una possibile predisposizione ereditaria.</li>
<li>Fattori fisici: il sovrappeso o l’obesità possono aumentare la pressione sull’addome, favorendo la formazione di ernie.</li>
<li>Fattori ambientali: lavori che implicano sollevamento pesante o attività sportive intense possono contribuire all’indebolimento della fascia addominale e causare ernie.</li>
<li>Gravidanza: durante la gravidanza, l’aumento della pressione addominale può favorire la formazione di ernie, specialmente nell’area dell’ombelico. Nella maggior parte dei casi, le ernie regrediscono dopo il parto, ma in alcuni casi possono persistere o aumentare di dimensioni, causando tumefazioni anche significative.</li>
</ul>
<p>L’ernia epigastrica si sviluppa a causa di una <strong>lacerazione</strong> della fascia addominale lungo una linea che mantiene uniti i muscoli retti dell’addome, in un tratto che in genere va dall’ombelico all’<strong>osso xifoide</strong> (la parte inferiore dello sterno). Da questa lacerazione, una porzione di organo o tessuto addominale può fuoriuscire formando l’ernia.</p>
<p>L’ernia ombelicale è una protrusione di una piccola porzione di intestino o tessuto attraverso la zona dell’ombelico. Questa tipologia di ernia è più comune nei bambini.</p>
<h2>Ernia ombelicale: i sintomi</h2>
<p>I sintomi principali dell’ernia ombelicale includono:</p>
<ul>
<li>gonfiore nella zona ombelicale che può aumentare con colpi di tosse o sforzi fisici.</li>
<li>Sensazione di peso e fastidio locale nella zona dell’ombelico.</li>
<li>Dolore: in alcuni casi, il paziente può sperimentare dolore, soprattutto in situazioni particolari. In tali circostanze, è sempre consigliabile consultare uno specialista chirurgico prima di eseguire accertamenti radiologici.</li>
</ul>
<h2>Quali sono i sintomi dell’ernia epigastrica?</h2>
<p>I sintomi dell’ernia epigastrica sono molto <strong>simili</strong> a quelli dell’ernia ombelicale, ma cambia solo la <strong>sede di presentazione</strong>. L’ernia epigastrica si manifesta lungo la linea mediana dell’addome, tra l’ombelico e l’osso xifoide. Inoltre, presenta gli stessi sintomi di <strong>gonfiore</strong>, <strong>sensazione di peso</strong>, <strong>fastidio locale</strong> e occasionalmente <strong>dolore</strong> come l’ernia ombelicale.</p>
<h2>Quali sono le eventuali complicanze?</h2>
<p>Le complicanze dell’ernia sono estremamente rare; tuttavia, se si verificano, è importante intervenire rapidamente poiché le conseguenze possono essere gravi.</p>
<p>Una delle complicanze più comuni è lo <strong>strozzamento erniario</strong>, che si verifica quando un viscere addominale rimane intrappolato nel colletto dell’ernia e non riesce più a rientrare nella cavità addominale.</p>
<p>Questa condizione è caratterizzata da un dolore molto intenso, accompagnato da nausea e vomito, e presenta un gonfiore locale molto più accentuato del solito. Lo strozzamento erniario rappresenta una situazione di emergenza che richiede un intervento urgente poiché il viscere intrappolato, privato di sufficiente apporto di sangue, rischia di subire necrosi (morte dei tessuti) e perforazione, mettendo a serio rischio la vita del paziente.</p>
<h2>Ernia: come funziona l’intervento chirurgico</h2>
<p>​​L’intervento chirurgico per correggere un’ernia ombelicale e/o epigastrica è sostanzialmente lo stesso e prevede l’<strong>applicazione di una rete</strong> che può essere realizzata con vari materiali, anche se la scelta principale è quella di utilizzare una rete non assorbibile in polipropilene. Questo materiale viene facilmente integrato dai tessuti del paziente, garantendo maggiore resistenza nel tempo e minori rischi di rigetto e recidiva dell’ernia.</p>
<p>L’operazione può essere eseguita mediante via <strong>laparotomica</strong>, che prevede un’incisione di pochi centimetri in corrispondenza della zona ombelicale, oppure tramite <strong>laparoscopia</strong>, che comporta l’utilizzo di tre piccoli fori di pochi millimetri ciascuno sull’addome.</p>
<p>L’intervento tradizionale, con un taglio sull’addome, presenta il tasso di recidive più basso ed è eseguibile con diverse modalità di anestesia: locale mediante punture sottocutanee, locoregionale con una puntura nella schiena o in sedazione, se il paziente preferisce dormire durante l’operazione.</p>
<p>L’intervento laparoscopico, eseguito attraverso piccoli fori nell’addome, permette una <strong>ripresa funzionale post-operatoria più rapida</strong> poiché non richiede il taglio delle fasce muscolari come nell’intervento tradizionale. Tuttavia, presenta una <strong>maggior incidenza di recidive</strong> e necessita di essere sempre eseguito in anestesia generale, con intubazione.</p>
<p>Di solito lo specialista consiglia l’intervento che ha il minor rischio di recidive associato a un minor impatto anestesiologico per il paziente, ovvero l’intervento con una piccola incisione addominale in anestesia locale con sedazione.</p>
<h2>Quali sono i tempi di recupero?</h2>
<p>Per quanto riguarda i tempi di recupero, la degenza in ospedale è generalmente breve, variando da <strong>poche ore</strong> a <strong>una notte</strong> al massimo nei casi più complessi. Durante questo periodo, il paziente riceverà una terapia antidolorifica personalizzata e una profilassi anti-tromboembolica secondo le ultime linee guida internazionali. Queste terapie continueranno successivamente in ambulatorio.</p>
<p>Alla dimissione, verrà programmata la prima visita di controllo e fornite al paziente tutte le indicazioni per il decorso post-operatorio, insieme alle prescrizioni dei farmaci necessari e i numeri di telefono del personale infermieristico disponibile 24 ore al giorno, 7 giorni alla settimana, per fornire assistenza e chiarimenti in caso di dubbi o problemi.</p>
<p>Nella maggior parte dei casi, non sono necessarie ulteriori visite chirurgiche oltre alla prima; tuttavia, viene valutato caso per caso.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.sanitaebenessere.it/ernia-ombelicale-ed-ernia-epigastrica-cosa-sono-e-quali-sono-i-sintomi/">Ernia ombelicale ed ernia epigastrica, cosa sono e quali sono i sintomi</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.sanitaebenessere.it">Sanità &amp; Benessere</a>.</p>
]]></content:encoded>
							<wfw:commentRss>https://www.sanitaebenessere.it/ernia-ombelicale-ed-ernia-epigastrica-cosa-sono-e-quali-sono-i-sintomi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
							</item>
		<item>
		<title>Intestino, i disturbi più comuni</title>
		<link>https://www.sanitaebenessere.it/intestino-i-disturbi-piu-comuni/</link>
				<comments>https://www.sanitaebenessere.it/intestino-i-disturbi-piu-comuni/#respond</comments>
				<pubDate>Tue, 17 Oct 2023 07:35:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[FLASH NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[Food & Drink]]></category>
		<category><![CDATA[Gastroenterologia]]></category>
		<category><![CDATA[Medicina]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.sanitaebenessere.it/?p=10678</guid>
				<description><![CDATA[<p>Diarrea, stipsi (stitichezza), costante mal di pancia, fitte al fianco: sono solo alcuni dei sintomi che possono manifestare...</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.sanitaebenessere.it/intestino-i-disturbi-piu-comuni/">Intestino, i disturbi più comuni</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.sanitaebenessere.it">Sanità &amp; Benessere</a>.</p>
]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="https://www.humanitas.it/sintomi/diarrea/">Diarrea</a></strong>, <strong><a href="https://www.humanitas.it/malattie/stipsi/">stipsi</a></strong> (stitichezza), costante <strong>mal di pancia</strong>, fitte al fianco: sono solo alcuni dei sintomi che possono manifestare un <strong>disturbo a carico del nostro intestino</strong>. Si tratta di problematiche comuni, che si associano a vari fattori come un’alimentazione poco equilibrata, terapie con determinati farmaci, lo stress e alcune patologie. Sapere riconoscere questi <strong>sintomi </strong>e, in caso si presentino, fare riferimento tempestivamente allo specialista gastroenterologo, può essere d’aiuto per risolvere disturbi che, se non trattati, possono avere conseguenze sulla propria salute e sulla qualità della propria vita.</p>
<p>Ne parliamo con la dottoressa <strong><a href="https://www.humanitas.it/medici/piera-alessia-galtieri/">Piera Alessia Galtieri</a></strong>, gastroenterologa presso l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas Rozzano.</p>
<h2 class="wp-block-heading">Intolleranza al lattosio, quali sono i sintomi?</h2>
<p>Episodi occasionali di diarrea non devono destare preoccupazione, soprattutto se si risolvono spontaneamente dopo uno o due eventi, ma quando la diarrea si manifesta sempre, <strong>dopo aver consumato latte, formaggi freschi, gelati o panna</strong>, potrebbe essere la spia di un’<strong><a href="https://www.humanitas.it/malattie/intolleranza-al-lattosio/">intolleranza al lattosio</a></strong>, eventualità più probabile se si hanno anche sintomi come dolore e <strong><a href="https://www.humanitas.it/sintomi/gonfiore-addominale/">gonfiore addominale</a></strong> o flatulenza. Questo problema interessa il 50% circa della popolazione italiana ed è legato a una <strong>carenza di lattasi</strong>, l’enzima con cui l’organismo scinde il lattosio perché sia digerito.</p>
<p>L’<strong>intolleranza al lattosio</strong> può essere primaria (rara), cioè di origine <strong>genetica</strong> e interessare i pazienti già in età pediatrica o secondaria (comune) e manifestarsi più avanti nel corso della vita, a causa della riduzione della lattasi a seguito di patologie infettive o infiammatorie, terapie (antibiotici, chemioterapia, radioterapia) ma anche dell’avanzare dell’età.<br />
La diagnosi si avvale del <strong><a href="https://www.humanitas.it/visite-ed-esami/breath-test-al-lattosio/">Breath test</a></strong>, un esame che si effettua su campioni di aria espirata dopo il consumo di lattosio. In caso di positività occorrerà intervenire sulle abitudini alimentari, per esempio eliminando il latte vaccino e sostituendolo con quello senza lattosio o vegetale.</p>
<h2 class="wp-block-heading">Stipsi, le cause</h2>
<p>Chi soffre di <strong><a href="http://www.humanitas.it/malattie/stipsi">stipsi</a> </strong>(stitichezza), invece, presenta <strong>difficoltà a evacuare, sensazione di evacuazione incompleta, </strong>che avviene<strong> </strong>con minore frequenza rispetto alla norma e feci di consistenza dura. Chi è interessato da stipsi tende a evacuare meno di 3 volte alla settimana. È una patologia che interessa circa il 15% della popolazione italiana e, soprattutto, il sesso femminile.</p>
<p>La stipsi è dovuta, spesso, a un <strong>insufficiente consumo di fibre e liquidi</strong>, che danno alle feci la giusta consistenza per transitare nell’intestino ed essere espulse con facilità. Gioca un ruolo anche la <strong>sedentarietà</strong>: l’attività infatti stimola la motilità intestinale. Altre cause della stipsi, tuttavia, possono essere:</p>
<ul>
<li><strong>patologie intestinali</strong> (come la <strong><a href="https://www.humanitas.it/malattie/sindrome-dell-intestino-irritabile/">sindrome dell’intestino irritabile</a></strong> e il <strong><a href="https://www.humanitas.it/malattie/tumore-del-colon-retto/">tumore del colon-retto</a></strong>);</li>
<li><strong>patologie</strong> <strong>neurologiche</strong> (come la <a href="https://www.humanitas.it/malattie/parkinson/">malattia di Parkinson</a>);</li>
<li>la <strong>mancata coordinazione dei muscoli della pelvi</strong> durante la defecazione;</li>
<li><strong><a href="https://www.humanitas.it/malattie/diabete/">diabete</a></strong>;</li>
<li><strong><a href="https://www.humanitas.it/malattie/ipotiroidismo/">ipotiroidismo</a></strong>;</li>
<li>l’assunzione di determinati farmaci.</li>
</ul>
<p>Se, quindi, la stipsi non si risolve con una modifica alla dieta e allo stile di vita e alla sintomatologia tipica si associano altre manifestazioni (come sangue nelle feci, anemia, dolore addominale, perdita di peso), oltre alla <strong><a href="https://www.humanitas.it/visite-ed-esami/visita-gastroenterologica/">visita gastroenterologica</a></strong> con<strong> esplorazione rettale</strong>, può essere necessario effettuare anche ulteriori esami diagnostici per escludere la presenza di patologie più severe.</p>
<h2 id="intestino-irritabile" class="wp-block-heading">I sintomi dell’intestino irritabile</h2>
<p>Un’<strong>alternanza di stipsi e diarrea</strong>, associata alla presenza di <strong>dolori addominali ricorrenti e gonfiore </strong>potrebbero essere segnali della sindrome dell’intestino irritabile. Si tratta di un disordine dell’asse cervello-intestino, precedentemente noto come disturbo funzionale intestinale, che interessa 2 persone ogni 10, in prevalenza di <strong>sesso femminile</strong>, dall’andamento cronico-ricorrente, esacerbato da eventi particolarmente stressanti a livello fisico (interventi chirurgici, malattie, ecc.) e psicologico (separazioni, lutti, ecc.).</p>
<p>Oltre ai sintomi intestinali, chi soffre di intestino irritabile può avvertire anche una <strong>sintomatologia extra-intestinale</strong>, che comprende:</p>
<ul>
<li><strong><a href="https://www.humanitas.it/malattie/emicrania/">emicrania</a></strong></li>
<li>irritabilità</li>
<li>difficoltà di concentrazione</li>
</ul>
<p>Abitualmente, per quanto riguarda il trattamento dell’intestino irritabile, se prevale la <strong>stipsi</strong>, si può ricorrere a integratori a base di <strong>fibre solubili </strong>(es. psyllium), che aumentano il contenuto di acqua nelle feci, accelerandone il transito e a lassativi osmotici (come il Macrogol). Quando invece prevale la <strong>diarrea</strong>, possono essere di aiuto i <strong>probiotici</strong>, che aiutano a ripristinare il microbiota intestinale e le sue funzioni e antibiotici non assorbibili come la rifaximina, per ridurre la <strong>fermentazione intestinale</strong> e/o se si sospetta una contaminazione batterica.<br />
In ogni caso, tuttavia, è opportuno modificare quei comportamenti alimentari o stili di vita che possono favorire l’insorgenza dei sintomi, dunque favorire una dieta equilibrata, <strong>idratarsi</strong> adeguatamente e avere una<strong> vita attiva</strong>.</p>
<h2 class="wp-block-heading">Diverticolite, che cos’è e come prevenirla</h2>
<p>I diverticoli sono estroflessioni, con l’aspetto di piccole tasche, che si formano in aree di minore resistenza della parete intestinale. La presenza di<strong> diverticoli asintomatici</strong> si definisce <strong>diverticolosi</strong> ed è presente in oltre il 50% delle persone over 60. La presenza di <strong><a href="https://www.humanitas.it/sintomi/dolore-addominale/">dolore addominale</a></strong>, gonfiore e alterazione della regolarità intestinale potrebbe essere espressione di <strong>malattia diverticolare non complicata.</strong> La<strong> <a href="https://www.humanitas.it/malattie/che-cose-la-diverticolite/">diverticolite</a></strong> è, invece, causata dall’infiammazione dei diverticoli ed è caratterizzata da sintomi più intensi e prolungati e da alterazione degli esami del sangue.</p>
<p>Per <strong>prevenire </strong>lo <strong>sviluppo di diverticolite</strong> è consigliabile:</p>
<ul>
<li>fare <strong>attività fisica regolarmente</strong>;</li>
<li>seguire una dieta adeguata che preveda il consumo di almeno 20 grammi di fibre al giorno;</li>
<li>bere molta acqua;</li>
<li>avere una regolare funzione intestinale.</li>
</ul>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.sanitaebenessere.it/intestino-i-disturbi-piu-comuni/">Intestino, i disturbi più comuni</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.sanitaebenessere.it">Sanità &amp; Benessere</a>.</p>
]]></content:encoded>
							<wfw:commentRss>https://www.sanitaebenessere.it/intestino-i-disturbi-piu-comuni/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
							</item>
		<item>
		<title>L’ultima tendenza della Medicina Estetica? Il Lifting Cosmeceutico</title>
		<link>https://www.sanitaebenessere.it/lultima-tendenza-della-medicina-estetica-il-lifting-cosmeceutico/</link>
				<comments>https://www.sanitaebenessere.it/lultima-tendenza-della-medicina-estetica-il-lifting-cosmeceutico/#respond</comments>
				<pubDate>Thu, 09 Dec 2021 11:24:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Chirurgia]]></category>
		<category><![CDATA[Cosmesi]]></category>
		<category><![CDATA[Medicina]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.sanitaebenessere.it/?p=8802</guid>
				<description><![CDATA[<p>È uno degli aspetti più attraenti dei trattamenti estetici moderni: una pelle soda è soprattutto...</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.sanitaebenessere.it/lultima-tendenza-della-medicina-estetica-il-lifting-cosmeceutico/">L’ultima tendenza della Medicina Estetica? Il Lifting Cosmeceutico</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.sanitaebenessere.it">Sanità &amp; Benessere</a>.</p>
]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><em>È uno degli aspetti più attraenti dei trattamenti estetici moderni: una pelle soda è soprattutto una pelle sana. L’importante è utilizzare solo prodotti cosmetici moderni, sicuri ed efficaci e affidarsi a Centri certificati.</em></strong></p>
<p>A parlarcene, la Dott.ssa Inna Sharypova, dermatologo presso RegenLab Switzerland, co-fondatrice e CEO del Clinical Institute of Anti-Aging Medicine di Mosca, trainer mondiale del metodo RegenLab e consulente per Linda Kristel®, Azienda all’avanguardia nella Ricerca e nello sviluppo di trattamenti cosmetici professionali per la pelle del viso e del corpo.</p>
<p><strong>Quali risultati permette di ottenere oggi la Cosmeceutica Moderna?</strong></p>
<p>“La Cosmeceutica Moderna ha capacità radicalmente nuove. I principi attivi possono, infatti, penetrare in profondità nella pelle e influenzarne i meccanismi fisiologici, rigenerandola e ringiovanendola a livello cellulare. Oggi i prodotti cosmetici non solo proteggono, idratano e nutrono la pelle, ma forniscono anche una serie di effetti terapeutici: anti-età, metabolici e antinfiammatori. Visivamente i risultati si manifestano con il ripristino della qualità della pelle e un Lifting pronunciato del viso e del corpo. La pelle diventa più liscia, più soda, più tesa”.</p>
<p><strong>In cosa consiste il Lifting Cosmeceutico?</strong></p>
<p>“Il Lifting Cosmeceutico professionale è una tendenza attuale della medicina estetica, che può competere con molti metodi invasivi e iniettabili usati per il ringiovanimento della pelle, con la differenza di essere sicuro, non invasivo, non richiedere riabilitazione ed essere accompagnato da un pronunciato effetto anti-età. Consiste nel levigare il rilievo e migliorare il riflesso luminoso della pelle, attenuare le rughe e tendere la pelle, migliorare i contorni del viso e ripristinare il volume sottocutaneo. Si distinguono due tipi di Lifting Cosmeceutico: un Lifting Istantaneo, in cui l’effetto è già visibile dopo il primo trattamento professionale; e un Lifting Cumulativo, che si forma gradualmente, in 4-6 settimane durante l’applicazione dei trattamenti professionali”.</p>
<p><strong>Come fa la Cosmeceutica Moderna a garantire lo sviluppo dell’effetto Lifting?</strong></p>
<p>“Per produrre un forte effetto Lifting, la Cosmeceutica deve soddisfare quattro condizioni importanti: la composizione degli ingredienti di Lifting, come fitoestrogeni, rutina, quercitina, antiossidanti, proteine del caviale e della seta, glicosaminoglicani, peptidi; la capacità dei principi attivi di integrarsi nei processi fisiologici della pelle; il trasporto equilibrato degli ingredienti nella pelle; l’azione sinergica di tutti gli ingredienti in un prodotto cosmeceutico. La sinergia degli ingredienti in un unico cosmeceutico offre benefici terapeutici durante tutto il corso del trattamento. Il massimo effetto clinico è possibile quando tutte le condizioni di cui sopra sono combinate in un’unica linea professionale di trattamenti personalizzati”.</p>
<p><strong>Come si ottiene un Lifting cosmeceutico istantaneo?</strong></p>
<p>“Il Lifting Istantaneo si ottiene grazie al lavoro dei principi attivi nello strato corneo e nel sistema di drenaggio della pelle. Si basa su 3 effetti: allineamento del rilievo della pelle, levigatura delle linee sottili e delle rughe e serraggio istantaneo dei contorni del viso. La superficie della pelle viene prima di tutto levigata dalla pulizia profonda e da un’esfoliazione delicata, con maschere con enzimi vegetali come papaina e bromelina; le rughe di superficie sono quindi levigate e i pori ristretti dai biopolimeri; il rassodamento istantaneo dei contorni del viso è il risultato dell’uso di preparati con estratti di rutina e quercetina, che sono contenuti nel tè verde, nella Sophora Japonica, nell’ippocastano, nel Gingko Biloba e nel trifoglio pratense”.</p>
<p><strong>La cosmeceutica moderna può fornire un effetto Lifting anche di lunga durata?</strong></p>
<p>“Sì, oggi è già possibile in 20-40 giorni. A tal fine, si esegue un ciclo di 6-8 trattamenti professionali ogni 5-10 giorni e si forma un sistema di cura domiciliare personalizzato. Il Lifting Cumulativo si ottiene attraverso il lavoro dei principi attivi negli strati più profondi della pelle, nel derma e nell’ipoderma, e si basa su tre effetti: rassodamento ed elasticità della pelle, distensione delle rughe profonde e un effetto lipofilling”.</p>
<p><strong>Quali sono i benefici dei programmi professionali di Lifting Cosmeceutico?</strong></p>
<p>“Sono molteplici: la provata sicurezza dei prodotti, nessun periodo di riabilitazione, controindicazioni minime, assolutamente indolore, efficacia dimostrata, correzione estetica personalizzata in base all’età del paziente, alle condizioni della pelle, allo stile di vita e al clima, possibilità di mantenere autonomamente il risultato con prodotti ad uso domestico”.</p>
<p><strong>Per chi è adatto un Lifting Cosmeceutico professionale?</strong></p>
<p>“Il Lifting Cosmeceutico è indicato per tutte le persone con cambiamenti della pelle legati all’età o con segni di crono e foto-invecchiamento, ma anche, fino a 30 anni di età, per la prevenzione dell’invecchiamento precoce; è adatto a pazienti che sono controindicati o riluttanti alle procedure invasive di ringiovanimento; infine è ideale nella complessa cura e riabilitazione della pelle dopo procedure invasive”.</p>
<p><strong>Contatti</strong></p>
<p>LINDA KRISTEL®</p>
<p>Via Pantano, 26 – 20122 Milano</p>
<p>Tel. +39 02 09964090</p>
<p>Cel. +39 348 5226464</p>
<p>Mail: <a href="mailto:info@lindakristel.com">info@lindakristel.com</a></p>
<p><a href="https://www.lindakristel.it">https://www.lindakristel.it</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.sanitaebenessere.it/lultima-tendenza-della-medicina-estetica-il-lifting-cosmeceutico/">L’ultima tendenza della Medicina Estetica? Il Lifting Cosmeceutico</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.sanitaebenessere.it">Sanità &amp; Benessere</a>.</p>
]]></content:encoded>
							<wfw:commentRss>https://www.sanitaebenessere.it/lultima-tendenza-della-medicina-estetica-il-lifting-cosmeceutico/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
							</item>
		<item>
		<title>Ipercolesterolemia Familiare Omozigote: dalla terapia standard ai nuovi approcci</title>
		<link>https://www.sanitaebenessere.it/ipercolesterolemia-familiare-omozigote-dalla-terapia-standard-ai-nuovi-approcci/</link>
				<comments>https://www.sanitaebenessere.it/ipercolesterolemia-familiare-omozigote-dalla-terapia-standard-ai-nuovi-approcci/#respond</comments>
				<pubDate>Thu, 25 Nov 2021 10:49:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Diabetologia e Dietetica]]></category>
		<category><![CDATA[Medicina]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.sanitaebenessere.it/?p=8780</guid>
				<description><![CDATA[<p>Grazie alla ricerca farmacologica e alla diagnosi precoce, oggi è possibile trattare questa patologia rara...</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.sanitaebenessere.it/ipercolesterolemia-familiare-omozigote-dalla-terapia-standard-ai-nuovi-approcci/">Ipercolesterolemia Familiare Omozigote: dalla terapia standard ai nuovi approcci</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.sanitaebenessere.it">Sanità &amp; Benessere</a>.</p>
]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><em><strong>Grazie alla ricerca farmacologica e alla diagnosi precoce, oggi è possibile trattare questa patologia rara evitando, almeno negli adulti, gli invasivi trattamenti aferetici e garantendo una qualità di vita soddisfacente.</strong></em></p>
<p>Il Prof. <strong>Maurizio Averna</strong> è Ordinario di Medicina Interna dell’Università di Palermo, Direttore del Reparto di Medicina d’Urgenza e Astanteria del Policlinico della città e Direttore del Centro di Riferimento Regionale per le Malattie Rare del Metabolismo, unico Centro per l’adulto in tutta la Sicilia che, da più di trent’anni, si occupa di Malattie Rare sia del Metabolismo lipidico che del metabolismo in genere, attraverso una serie di ambulatori e il supporto di un grande laboratorio per la diagnosi genetica delle patologie.</p>
<p><strong>Professore, cosa sono le Malattie Rare del Metabolismo?</strong></p>
<p>“Si tratta di Malattie Genetiche legate a mutazioni geniche che alterano alcuni processi messi in atto dall’organismo per trasformare le proteine, i grassi e gli zuccheri in composti utili per ricavare energia, andando ad “inceppare” il funzionamento metabolico nell’organismo del paziente. Essendo genetiche, si manifestano fin dalla nascita. Le Malattie Rare sono un numero molto grande (oltre 7/8mila) di patologie eterogenee: per questo, pur essendo rare, il numero di pazienti che ne soffre è consistente. In Italia si parla di più di un milione di soggetti”.</p>
<p><strong>L’Ipercolesterolemia Familiare Omozigote è una di queste: di cosa si tratta?</strong></p>
<p>“Per capire questa patologia dobbiamo partire dalla forma comune di ipercolesterolemia, che interessa una fetta importante di popolazione con un livello di colesterolo totale nel sangue sopra i 200 mg/dl e di colesterolo LDL o “cattivo” sopra i 115 mg/dl. Come è risaputo, il colesterolo aumentato è uno dei fattori più importanti che causa aterosclerosi, ossia un accumulo di grassi nelle arterie che, ostruendo le coronarie, provoca molteplici malattie cardiovascolari, che oggi rappresentano la prima causa di morte in tutti i Paesi occidentali. Per questo è necessario tenere il colesterolo sotto controllo, con misure legate alle abitudini di vita e di alimentazione e, quando subentrano altri fattori di rischio come il fumo o sono già presenti malattie cardiovascolari, anche con i farmaci. In alcuni soggetti, tuttavia – in Italia 1 ogni 400mila abitanti, per un totale di 120/150 persone – insorge una mutazione di alcuni geni che controllano il metabolismo del colesterolo: se un bambino eredita questa mutazione in doppia dose, ossia una dal padre e una dalla madre, si realizza una condizione di omozigosi; la frequenza in Italia di questa forma rara è di 1 ogni 400mila abitanti, per un totale di 120/150 persone. I valori in questi soggetti sono tra i 600 e 1000 mg/dl di colesterolo totale e sopra i 500 mg/dl di quello cattivo. Nell’infanzia il colesterolo così alto tende a formare degli accumuli visibili sotto la cute – i cosiddetti xantomi – e, in modo molto accelerato, anche nelle coronarie, per cui questi bambini, se non trattati, rischiano l’infarto precoce. Il nostro obiettivo è quello di identificare subito questi pazienti e predisporli a un trattamento”.</p>
<p><strong>Come si tratta la malattia?</strong></p>
<p>“Fino a qualche anno fa l’unico trattamento possibile per un omozigote era la rimozione meccanica delle particelle che contengono un LDL superiore a 500 mg/dl attraverso un procedimento chiamato aferesi lipoproteica. Questo processo, tuttavia, comportava un’alterazione importante della qualità di vita, perché i pazienti dovevano sottoporsi almeno settimanalmente alla seduta nei Centri di Riferimento che, però, non sono disponibili in tutte le aree geografiche, soprattutto quando si parla di bambini molto piccoli. L’unica terapia farmacologica conosciuta per abbassare il colesterolo – le statine – in questo tipo di pazienti non era efficace. Per fortuna, negli anni, la ricerca farmacologica è riuscita a cambiare la storia di questa malattia. Circa 11 anni fa, infatti, è stato sviluppato, da quattro Centri italiani, tra cui il nostro, e tre internazionali, un farmaco specifico per questa patologia: Lomitapide, che oggi in Italia è disponibile e rimborsato e che consente a questi pazienti, dai 18 anni in su, di avere un livello di colesterolo LDL intorno ai 50/100 mg/dl e di non dover ricorrere ad aferesi. Si stanno, inoltre, studiando altri farmaci innovativi come gli inibitori di PCSK9, degli anticorpi monoclonali che sono in grado di ridurre anche nell’omozigote i livelli di colesterolo del 20-30%; o ancora dei farmaci che agiscono a livello genetico e che, seppur non ancora approvati, si sono dimostrati molto interessanti”.</p>
<p><strong>Che messaggio le piacerebbe trasmettere ai nostri lettori?</strong></p>
<p>“A tutta la popolazione adulta di controllare il colesterolo e, in caso di livelli molto alti, di rivolgersi agli specialisti per capire se si tratta di una forma genetica. Ai futuri genitori con colesterolo geneticamente alto di pensare alla possibilità che il figlio possa nascere omozigote. E, infine, ai pediatri di controllare almeno una volta nei primi cinque anni di vita dei bambini il livello di colesterolo, perché, grazie a questo semplice esame, si possono identificare subito non solo gli omozigoti ma anche gli eterozigoti, ossia quei soggetti che hanno valori di colesterolo intorno ai 300 mg/dl e che meritano anch’essi il trattamento con le statine, indicato dall’età di 8/10 anni”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Contatti</strong></p>
<p>Prof. <strong>Maurizio Averna</strong></p>
<p>Direttore UOC di Astanteria / Medicina d’urgenza AOU Policlinico “Paolo Giaccone” Università di Palermo</p>
<p>Via del Vespro 129 – 90127 Palermo</p>
<p>Tel. 091 6554338/6554331</p>
<p>Mail: <a href="mailto:maurizio.averna@unipa.it">maurizio.averna@unipa.it</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.sanitaebenessere.it/ipercolesterolemia-familiare-omozigote-dalla-terapia-standard-ai-nuovi-approcci/">Ipercolesterolemia Familiare Omozigote: dalla terapia standard ai nuovi approcci</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.sanitaebenessere.it">Sanità &amp; Benessere</a>.</p>
]]></content:encoded>
							<wfw:commentRss>https://www.sanitaebenessere.it/ipercolesterolemia-familiare-omozigote-dalla-terapia-standard-ai-nuovi-approcci/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
							</item>
	</channel>
</rss>
