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	<title>Urologia &#8211; Sanità &amp; Benessere</title>
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	<description>Sito di divulgazione scientifica</description>
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		<title>RIABILITAZIONE PENIENA: L&#8217;IMPORTANZA DEI DISPOSITIVI VACUUM NEL RECUPERO FUNZIONALE</title>
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				<pubDate>Mon, 31 Aug 2026 13:46:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[CS COMMUNICATION SRL]]></dc:creator>
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				<description><![CDATA[<p>IL RECUPERO DELLA FUNZIONE ERETTILE E LA CORREZIONE DELLE DEFORMITÀ PENIENE NON PASSANO PIÙ SOLO...</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: center;">IL RECUPERO DELLA FUNZIONE ERETTILE E LA CORREZIONE DELLE DEFORMITÀ PENIENE NON PASSANO PIÙ SOLO ATTRAVERSO LA FARMACOLOGIA TRADIZIONALE.</h5>
<p><img class="size-medium wp-image-11741 alignleft" src="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2026/09/dr-marco-cosentino-urologo-andrologo-modica-ragusa-rosolini-scicli-e1770892060773-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2026/09/dr-marco-cosentino-urologo-andrologo-modica-ragusa-rosolini-scicli-e1770892060773-300x300.jpg 300w, https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2026/09/dr-marco-cosentino-urologo-andrologo-modica-ragusa-rosolini-scicli-e1770892060773-150x150.jpg 150w, https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2026/09/dr-marco-cosentino-urologo-andrologo-modica-ragusa-rosolini-scicli-e1770892060773.jpg 550w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Oggi, l’impiego di dispositivi medici a vuoto (vacuum device) si attesta come un pilastro fondamentale nella riabilitazione post-prostatectomia e nella gestione della Malattia di La Peyronie, garantendo risultati tangibili in termini di ossigenazione dei tessuti e preparazione alla chirurgia protesica. «Attraverso l’induzione meccanica di un’erezione, riusciamo a mantenere l’organo attivo, irrorato e ossigenato, contrastando efficacemente i danni da fibrosi e accorciamento che seguono i grandi interventi oncologici o il passare degli anni», spiega <strong>Marco Cosentino</strong>, medico chirurgo specializzato in urologia. La notizia che emerge con forza dalla pratica clinica e dalla letteratura è l’alta efficacia di questi protocolli: circa il 90% dei pazienti riscontra un miglioramento significativo della curvatura o dell&#8217;elasticità tessutale, aprendo scenari di recupero fino a poco tempo fa insperati.</p>
<p><strong>Dottor Cosentino, partiamo dal ruolo del vacuum device nella pratica clinica quotidiana. In che modo questa tecnologia eleva lo standard di recupero funzionale per i pazienti reduci da interventi complessi come la prostatectomia radicale?</strong></p>
<p><strong><img class=" wp-image-11743 alignright" src="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-07-31-at-18.15.11-1-269x300.jpeg" alt="" width="319" height="356" srcset="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-07-31-at-18.15.11-1-269x300.jpeg 269w, https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-07-31-at-18.15.11-1.jpeg 382w" sizes="(max-width: 319px) 100vw, 319px" /></strong></p>
<p>«Il vacuum device non è un semplice accessorio, ma un vero e proprio dispositivo medico progettato per creare un vuoto meccanico all&#8217;interno di un cilindro in cui viene inserito il pene. Questa azione induce un&#8217;erezione meccanica che forza l&#8217;ingresso di sangue all&#8217;interno dei corpi cavernosi. Si tratta di un passaggio cruciale, specialmente dopo un intervento di asportazione del tumore alla prostata. In questi casi, il trauma chirurgico può compromettere temporaneamente o permanentemente i nervi deputati all&#8217;erezione spontanea. Senza l’afflusso di sangue ossigenato che avviene normalmente durante le erezioni notturne (che vengono a mancare), i tessuti penieni vanno incontro a ipossia, fibrosi e, di conseguenza, a un accorciamento e a una perdita di elasticità. Utilizzare il vacuum device in questa fase significa sottoporre l&#8217;organo a una sorta di &#8220;fisioterapia vascolare&#8221;: mantenendo il pene irrorato, evitiamo che subisca danni strutturali permanenti legati all&#8217;inattività post-operatoria. Uno degli aspetti apprezzati del vacuum device è la capacità di produrre un effetto meccanico rapido, permettendo al paziente di comprendere fin da subito il corretto utilizzo del dispositivo. Naturalmente l&#8217;impiego deve sempre avvenire nell&#8217;ambito di una valutazione clinica individuale, con particolare attenzione nei pazienti affetti da disturbi della coagulazione o sottoposti a terapie anticoagulanti. In sintesi, eleviamo lo standard di cura trasformando una fase di attesa passiva in una riabilitazione attiva e misurabile».</p>
<p><strong>Oltre alla riabilitazione post-oncologica, un ambito di applicazione molto rilevante riguarda la Malattia di La Peyronie, ovvero il pene curvo. Quali sono i dati di efficacia in questo settore e come può il dispositivo supportare il paziente anche nell&#8217;atto sessuale vero e proprio?</strong></p>
<p>«I dati della letteratura scientifica sull&#8217;utilizzo del vacuum device nella Malattia di La Peyronie sono estremamente incoraggianti. Parliamo di un miglioramento della curvatura del pene in circa il 90% dei casi, una percentuale altissima se consideriamo la complessità di questa patologia. Il dispositivo agisce riducendo la fibrosi e migliorando l&#8217;elasticità dell&#8217;organo, contrastando la placca cicatriziale che causa la curvatura. Spesso questo approccio viene associato ad aiuti farmacologici, creando una sinergia che potenzia il rimodellamento del tessuto. Ma c&#8217;è di più: il vacuum device ha una duplice anima, riabilitativa e funzionale. Se da un lato &#8220;allena&#8221; i tessuti nel lungo periodo, dall&#8217;altro può essere utilizzato per consentire un rapporto sessuale penetrativo immediato senza l&#8217;ausilio di farmaci. Una volta creata l&#8217;erezione meccanica con il cilindro, si applica un anello elastico alla base del pene che blocca il deflusso venoso, mantenendo il sangue all&#8217;interno dell&#8217;organo e garantendo la rigidità necessaria per il tempo dell&#8217;atto. Questo restituisce al paziente una spontaneità e una sicurezza che la patologia spesso sottrae, agendo positivamente anche sulla sfera psicologica».</p>
<p><strong>Un aspetto forse meno noto al grande pubblico, ma cruciale per il chirurgo urologo, è l&#8217;uso del vacuum come preparazione alla chirurgia protesica. Perché è fondamentale rendere il pene &#8220;più elastico&#8221; prima di un impianto?</strong></p>
<p><strong> </strong> «Questo è un punto cardine della moderna chirurgia andrologica. Molti pazienti che arrivano all&#8217;indicazione per una protesi peniena soffrono di disfunzioni erettili severe e croniche, che hanno portato nel tempo a una fibrosi importante e a un evidente accorciamento dell&#8217;organo. Se intervenissimo direttamente su un tessuto così rigido e retratto, saremmo costretti a inserire una protesi di dimensioni ridotte, limitate dalla scarsa estensibilità dei tessuti del paziente. Eseguendo quelli che io definisco &#8220;esercizi con il vacuum device&#8221; nei mesi o nelle settimane precedenti l&#8217;operazione, riusciamo a preparare il terreno in modo ottimale. Il dispositivo agisce riducendo la fibrosi e ridando elasticità ai corpi cavernosi; in molti casi, l&#8217;organo riprende anche una parte della lunghezza persa. Questo permette a noi chirurghi di impiantare una protesi significativamente più grande rispetto a quella che avremmo potuto inserire durante la visita iniziale. Anche in questo contesto pre-operatorio, le possibilità di successo reale si attestano intorno al 90%. In pratica, il vacuum device &#8220;espande&#8221; i limiti anatomici imposti dalla malattia, permettendo un risultato chirurgico finale molto più soddisfacente sia per il medico che, soprattutto, per il paziente. Si tratta di un passaggio propedeutico che cambia radicalmente l&#8217;esito dell&#8217;intervento e la successiva qualità della vita».</p>
<p><strong>Dottor Cosentino, oggi i pazienti possono acquistare online numerosi dispositivi presentati come soluzioni per la salute sessuale maschile. Quanto è importante il ruolo dello specialista nella scelta del trattamento?</strong></p>
<p><a href="https://medismedical.it/dispositivi-medici/"><strong><img class="size-medium wp-image-11753 alignleft" src="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2026/08/Immagine5-300x294.png" alt="" width="300" height="294" srcset="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2026/08/Immagine5-300x294.png 300w, https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2026/08/Immagine5.png 917w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></strong></a></p>
<p><strong> </strong> «È fondamentale. Oggi il paziente è esposto a una grande quantità di informazioni e offerte commerciali sul web, ma non tutti i dispositivi disponibili online offrono le stesse garanzie in termini di sicurezza, qualità ed efficacia clinica. Il compito dello specialista è valutare il singolo caso, formulare una diagnosi corretta e indicare, quando appropriato, dispositivi medici conformi alla normativa vigente, sicuri ed efficaci. Per questo motivo è fondamentale che la scelta del dispositivo e delle modalità di impiego avvenga nell&#8217;ambito di una valutazione specialistica, privilegiando soluzioni conformi alla normativa vigente e supportate da evidenze cliniche. La scelta non dovrebbe mai basarsi esclusivamente su messaggi pubblicitari, recensioni o promesse di risultati. L&#8217;utilizzo di dispositivi non adeguatamente validati o impiegati senza una corretta supervisione clinica potrebbe comportare un uso improprio, risultati non soddisfacenti e in alcuni casi disagi locali e microtraumi ai tessuti. In ambito medico è importante utilizzare soluzioni che abbiano una chiara destinazione d&#8217;uso, caratteristiche tecniche documentate e un profilo di sicurezza conosciuto. Solo attraverso una valutazione clinica è possibile comprendere quale percorso terapeutico sia realmente indicato per il paziente. L&#8217;obiettivo non è semplicemente utilizzare un dispositivo, ma inserirlo all&#8217;interno di un programma di cura personalizzato e monitorato. La differenza tra un approccio guidato dallo specialista e l&#8217;acquisto autonomo di prodotti reperiti sul web risiede proprio nella qualità della diagnosi, nella corretta indicazione terapeutica e nella possibilità di verificare nel tempo i risultati ottenuti».</p>
<p>&nbsp;</p>
<pre>Contatti:
<strong>Dr. Marco Cosentino </strong>
Andrologo, Urologo
Barcellona (Spagna), Milano, Padova, Bologna, Mestre, 
Sicilia (Caltagirone, Catania, Siracusa, Modica, Messina, Barcellona)
Tel: 366 3483446
Mail<strong>: </strong><a href="mailto:androcosentino@gmail.com">androcosentino@gmail.com</a></pre>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La cistite in estate</title>
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				<pubDate>Fri, 09 Aug 2024 15:21:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[CS COMMUNICATION SRL]]></dc:creator>
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				<description><![CDATA[<p>L’estate rappresenta un periodo a rischio per chi soffre di cistiti ricorrenti. Ma come mai...</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>L’estate rappresenta un periodo a rischio per chi soffre di cistiti ricorrenti. Ma come mai questo rischio aumenta? E cosa si può fare per prevenire gli episodi estivi? <a href="https://cistite.info/">Cistite.info APS</a>, associazione no profit di pazienti illustra quali sono i fattori scatenanti e come lavorare su di essi per renderli innocui.</p>
<ul>
<li>Disidratazione</li>
<li>Sudore</li>
<li>Batteri</li>
<li>Perdita di minerali</li>
<li>Urine concentrate</li>
<li>Acidità urinaria</li>
<li>Sbalzi di temperatura</li>
<li>Sala, sabbia, cloro e costume bagnato</li>
<li>Stitichezza e diarrea</li>
<li>Viaggi</li>
</ul>
<h2>Disidratazione</h2>
<p>Le temperature elevate possono portare a una maggiore sudorazione causando una minore produzione di urina. Le urine quindi ristagneranno più a lungo in vescica e i batteri avranno molto più tempo per riprodursi e proliferare in vescica.</p>
<p>La soluzione è quella di bere tantissimo. Se infatti la quantità di acqua che si beve in inverno è sufficiente a coprire il fabbisogno idrico, in estate questa quantità va incrementata per consentire un adeguato lavaggio vescicale. E’ quindi importante aumentare la quantità di liquidi introdotti stando attenti a distribuire i liquidi durante tutta la giornata costantemente bevendo poco e spesso.</p>
<h2>Sudore</h2>
<p>Il sudore acido irrita le mucose genitali esterne sensibili provocando una sintomatologia che spesso viene scambiata per cistite.</p>
<p>Importante quindi coprirsi il meno possibile, evita gli indumenti intimi appena possibile ed utilizzare solo quelli di cotone non colorati.  Effettuare un bidet in più (con sola acqua) per eliminare l’eccesso di sudore. Un altro accorgimento utile è quello di applicare un sottilissimo strato di crema lenitiva densa e oleosa che faccia da barriera tra l mucose genitali e il sudore.</p>
<h2>Batteri: eliminali col D-Mannosio</h2>
<p>Il D-mannosio è uno zucchero estratto dalla corteccia della betulla  che si lega alle “zampe” dei batteri impedendogli di aderire alle pareti della vescica. Restando liberi in vescica vengono eliminati con l’urina e non riescono a provocare cistite.</p>
<p>Visto l’incremento dei fattori di rischio in estate è importante assumere regolarmente D-mannosio durante tutta la giornata (consigliamo di scioglierlo nell’acqua che si beve) stando attenti a sceglierne uno purissimo, privo di metalli pesanti, edulcoranti ed eccipienti vari.</p>
<h2>Perdita di minerali</h2>
<p>Attraverso il sudore oltre ai liquidi perdiamo tanti sali minerali e vitamine (magnesio, potassio, sodio, ecc). Questi sali sono indispensabili sia per contrastare l’acidità urinaria che per il buon funzionamento del sistema nervoso. Mentre l’acidità urinaria provocherà bruciore urinario, l’alterazione della trasmissione nervosa porterà a disturbi quali frequenza e urgenza urinaria. Questi sintomi vengono spesso confusi con una cistite quando in realtà è solo una carenza di sali minerali e vitamine.</p>
<p>Il consiglio è quello di abbondare il consumo di frutta e verdura (ricche di sali minerali e vitamine). In caso di impossibilità ad assumere questi importanti alimenti si può ricorrere ad integratori specifici.</p>
<h2>Concentrazione delle urine</h2>
<p>La scarsa diluizione delle urine comporta una maggiore concentrazione nelle urine di tutti i prodotti di scarto del metabolismo con conseguente irritazione della mucosa vescicale, bruciore alla minzione e maggior rischio di recidiva poiché un tessuto infiammato è meno in grado di difendersi.</p>
<p>Per ridurre questo rischio in estate è consigliabile bere maggiormente e regolarmente in modo da evitare che le urine si concentrino troppo e per consentire un regolare svuotamento delle scorie metaboliche.</p>
<h2>Acidificazione delle urine</h2>
<p>La perdita di sali minerali alcalini col sudore comporta l&#8217;acidificazione delle urine, che provocherà bruciore poichè più sono acide e più sono irritanti. Inoltre l’acidità urinaria favorisce la formazione di cristalli di <strong>ossalato di calcio</strong> e di acido urico, che possono aggregarsi e dare origine a renella e calcoli. I cristalli a loro volta possono irritare le pareti vescicali e uretrali dando gli stessi sintomi della cistite batterica e favorendola.</p>
<p>Per evitare la formazione di cristalli, ancora una volta è necessario bere molto e alcalinizzare le urine con sali minerali, magnesio, bicarbonato di sodio o altro alcalinizzante.</p>
<h2>Sbalzi di temperatura</h2>
<p>Gli sbalzi di temperatura improvvisi (caldo esterno/aria condizionata della macchina o del supermrcato, sole/acqua di mare fredda, ecc) provocano contrazione muscolare con conseguente sofferenza pelvica.<br />
In caso di viaggi in macchina o di permanenze in un ambiente con aria condizionata è consigliabile usare uno scaldino o una panciera di lana per tenere al caldo la zona sensibile. L&#8217;assunzione di magnesio può aiutare a rilassare la muscolatura.</p>
<h2>Sale, sabbia, cloro, costume sintetico bagnato</h2>
<p>Sabbia, sale, cloro e costume sintetico bagnato sono molto irritanti per le mucose genitali. Il costume bagnato infatti mantiene umida la pelle, mentre sale, sabbia e cloro la irritano  provocando gli stessi sintomi della cistite e predisponendo l’apparato uro-genitale alle infezioni.</p>
<p>Per non rinunciare al bagno in mare o in piscina prima dell’immersione sarà utile applicare una crema barriera (all’allantoina, al pantenolo, o alla vitamina E) che funga da protezione e da isolante  verso sale, cloro, sabbia e costume bagnato. Appena uscite dall’acqua lavarsi bene con sola acqua dolce per eliminare i residui irritanti, asciugarsi accuratamente e indossare un costume asciutto (meglio se di cotone).</p>
<h2>Stipsi e diarrea del viaggiatore</h2>
<p>Le variazioni alimentari, la sedentarietà in vacanza e la perdita di liquidi spesso provocano stitichezza. Di fianco al canale rettale scorre il nervo pudendo, che è responsabile di tutte le sensazioni provenienti dagli organi genitali e urinari. <strong>Le feci grosse e dure schiacciano questo nervo </strong>alterando le sensibilità di questi organi e provocando sintomi simili a quelli della cistite. Spesso infatti si ha l’impressione, dopo un periodo di stipsi, di avere un inizio di cistite.<br />
Importante quindi mantenere l&#8217;intestino regolare seguendo una corretta alimentazione ricca di fibre, bevendo abbondantemente e facendo regolare attività fisica.</p>
<p>In caso di diarrea invece (in vacanza è frequente la gastroenterite) avremo disidratazione, ritenzione urinaria, perdita di sali minerali, alterazione della flora batterica e irritazione dl nervo pudendo e tutto ciò, oltre a favorire la riacutizzazione dei sintomi uro-genitali predispone a nuovi episodi di Cistite.</p>
<h2>Viaggi</h2>
<p>Il viaggio rappresenta un fattore scatenante della sintomatologia vescicale poiché la posizione seduta protratta per ore (in aereo, in macchina, in treno, ecc) schiaccia a lungo il nervo pudendo irritandolo. Il nervo pudendo irritato e schiacciato trasmetterà dolore, urgenza e frequenza anche se la vescica è perfettamente sana. Spesso questa sintomatologia è scambiata per cistite batterica, ma se si effettuasse un esame urine o un’urinocoltura si scoprirebbe l’assenza di batteri e di infiammazione.</p>
<p>Per prevenire questi disturbi sarebbe utile alzarsi e muoversi ad intervalli regolari se si viaggia in nave, aereo o treno, oppure utilizzare un cuscino apposito in modo da evitare il continuo schiacciamento del nervo.</p>
<h2></h2>
<p><strong>Cistite.info APS – Chi siamo</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://cistite.info/">Cistite.info APS</a> è un’associazione NO-PROFIT di promozione sociale composta da donne affette da patologie uro-genitali che si attivano volontariamente in favore di donne con le stesse problematiche.</p>
<p>Ci occupiamo di educazione sanitaria finalizzata alla promozione della salute femminile e alla prevenzione delle patologie pelviche.</p>
<p>Accogliamo le donne che si sentono sole ed incomprese a causa della cronicizzazione della loro patologia e le supportiamo dando loro consigli pratici, sostegno morale e sostegno economico.</p>
<p>L’associazione offre alle donne la possibilità di conoscere il proprio corpo e le malattie urologiche e genitali, di ricevere supporto diretto e consigli mirati, di potersi confrontare con altre donne affette dalle stesse problematiche, di interagire con medici specializzati nel settore.</p>
<p>L’associazione contribuisce alla ricerca collaborando con medici e università al fine di trovare nuove soluzioni sempre più efficaci a questi problemi tanto comuni quanto invalidanti. Si attiva per cercare nuove convenzioni con aziende, professionisti sanitari e produttori di integratori alimentari per far sì che le associate possano ottenere un risparmio nella spesa che devono affrontare per potersi curare.</p>
<p>Cistite.info APS agisce da intermediaria tra le donne malate di patologie pelviche e i vertici politici, sanitari e sociali facendo da portavoce delle loro richieste affinché vengano accolte e soddisfatte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Cistite.info Aps è una associazione non lucrativa che si sostiene tramite:</p>
<ul>
<li><a href="https://cistite.info/diventa-socio.html">Quote associative</a></li>
<li><a href="https://cistite.info/come-donare.html">Donazioni volontarie</a> (iban  IT37M0200811605000104094468)</li>
<li><a href="https://cistite.info/come-donare.html#cinquexmille">5&#215;1000 della dichiarazione dei redditi</a> (CF 94130950218)</li>
<li><a href="https://cistite.info/pagine-sponsorizzate.html">Sponsorizzazioni</a> (<a href="mailto:info@cistite.info">info@cistite.info</a>)</li>
</ul>
<p>Sostieni la nostra causa. Te ne saremo infinitamente grate.</p>
<p>Per collaborare con l’associazione o per offrire una convenzione ai nostri soci: <a href="mailto:info@cistite.info">info@cistite.info</a>.</p>
<p>Seguici sui nostri social: <a href="https://www.instagram.com/cistite.info/">Instagram</a>, <a href="https://www.facebook.com/groups/Cistite">Facebook</a>, <a href="https://www.tiktok.com/@cistite.info">TikTok</a>, <a href="https://www.youtube.com/@Cistite.infoAPS">Youtube</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Diagnosi precoce e terapie mirate per la cura del Carcinoma Prostatico</title>
		<link>https://www.sanitaebenessere.it/diagnosi-precoce-terapie-mirate-cura-carcinoma-prostatico/</link>
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				<pubDate>Tue, 12 Apr 2022 14:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marketing]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Urologia]]></category>
		<category><![CDATA[carcinoma prostatico]]></category>
		<category><![CDATA[urologia]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>È LA PRIMA PATOLOGIA ONCOLOGICA MASCHILE. IL TRATTAMENTO VARIA IN BASE ALLE CARATTERISTICHE DELLA MALATTIA...</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p><strong>È LA PRIMA PATOLOGIA ONCOLOGICA MASCHILE. IL TRATTAMENTO </strong><strong>VARIA IN BASE ALLE CARATTERISTICHE DELLA MALATTIA E SPAZIA </strong><strong>DA UN VIGILE MONITORAGGIO ALLA CHIRURGIA, DALLA RADIOTERAPIA </strong><strong>ALLA TERAPIA ORMONALE FINO ALLA CHEMIOTERAPIA.</strong></p>
<p><img class="aligncenter wp-image-9123" title="diagnosi precoce terapie mirate cura carcinoma prostatico" src="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2022/04/Logo-Digital-copy-300x150.png" alt="" width="444" height="222" srcset="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2022/04/Logo-Digital-copy-300x150.png 300w, https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2022/04/Logo-Digital-copy.png 787w" sizes="(max-width: 444px) 100vw, 444px" />A parlarcene, il <strong>Dott. Nicolò Borsellino</strong>, Direttore dell’UOC di Oncologia Medica dell’Ospedale Buccheri La Ferla Fatebenefratelli di Palermo e Coordinatore del PDTA Regionale per i tumori della prostata all’interno della Rete Oncologica siciliana.</p>
<figure style="width: 338px" class="wp-caption alignleft"><img title="diagnosi precoce terapie mirate cura carcinoma prostatico" src="https://i.ytimg.com/vi/E9BT8AvOGIo/maxresdefault.jpg" alt="" width="338" height="190" /><figcaption class="wp-caption-text"><strong>Dott. Nicolò Borsellino</strong> Direttore UOC di Oncologia Medica dell’Ospedale Buccheri La Ferla Fatebenefratelli</figcaption></figure>
<h5><em><strong>Dottore, come si inquadra il Carcinoma Prostatico in Italia? </strong></em></h5>
<blockquote><p>“Si tratta di una patologia che insorge soprattutto nell’età più avanzata – il picco di incidenza si ha, infatti, dopo i sessant’anni, anche se non è molto raro trovarlo anche in età giovanile – e si colloca al primo posto tra i tumori nel sesso maschile. Nel 2020 in Italia sono stati stimati circa 36 mila nuovi casi di diagnosi e nel 2021 circa 7.500 decessi per questa malattia. Oggi nel nostro Paese convivono con un tumore prostatico 564 mila persone”.</p></blockquote>
<h5></h5>
<h5><em><strong>Quali sono i sintomi a cui fare attenzione? </strong></em></h5>
<blockquote><p>“Nella fase iniziale il tumore della prostata in genere è asintomatico. Con il progredire della malattia si possono avere dei disturbi a livello locale, con sintomi caratteristici come la diminuzione della potenza del getto urinario, la nicturia ossia la necessità di andare in bagno sia di giorno che di notte, e ancora, l’ematuria e una sensazione dolorosa di fastidio quando si urina; infine, può comparire un dolore a livello perineale.</p>
<p>Nelle fasi più avanzate, invece, essendo lo scheletro la prima sede di metastatizzazione, è caratteristico lo sviluppo di dolore osseo localizzato principalmente a livello della colonna vertebrale. In tutti questi casi bisogna rivolgersi subito al proprio medico curante o meglio ancora direttamente allo specialista urologo”.</p></blockquote>
<h5><em><strong>Quali sono gli esami a cui sottoporsi e quanto è importante la prevenzione? </strong></em></h5>
<blockquote><p>“Oggi più che la prevenzione primaria sui fattori di rischio, è la prevenzione secondaria, cioè la possibilità di diagnosticare un tumore in fase precoce, lo strumento più adeguato a cambiare la storia naturale della malattia e ridurne la mortalità, grazie a una serie di esami come il dosaggio del PSA, la visita digito-rettale o l’ecografia prostatica. Sicuramente il dosaggio periodico del PSA sarebbe il test più idoneo a uno screening di massa.</p>
<p>Tuttavia, affinché una procedura di screening di massa sia proponibile, è necessario che l’efficacia, vale a dire la riduzione della mortalità legata a questo screening e il rapporto fra costi e benefici, sia confermata oltre ogni dubbio da grandi studi clinici.</p>
<p>Per quanto riguarda il carcinoma prostatico, ad oggi i risultati di tre trial hanno portato a concludere che uno screening organizzato basato sulla PSA avrebbe assai poca probabilità di produrre un impatto significativo sulla mortalità legata al cancro e ancora meno sulla mortalità globale mentre porterebbe, con certezza, degli effetti collaterali negativi dovuti alla sovradiagnosi, ossia a una diagnosi di una lesione tumorale che, seppur confermata istologicamente, non sarebbe mai arrivata all’attenzione del medico nel corso della vita del paziente.</p>
<p>Per questo oggi la maggior parte delle Società Scientifiche ritiene che non esistano i presupposti per proporre uno screening organizzato su vasta scala, mentre ha un atteggiamento più flessibile sull’uso spontaneo o opportunistico del PSA purché i pazienti che lo richiedono vengano adeguatamente informati sui benefici ma anche sui rischi che una diagnosi di questo tipo può portare.</p>
<p>Oggi lo screening opportunistico è consigliato in un intervallo di età compreso tra i 50 e i 70/75 anni, prima solo per quei pazienti a rischio, ad esempio per familiarità”.</p></blockquote>
<h5><em><strong>Quali sono oggi le opzioni terapeutiche disponibili? </strong></em></h5>
<blockquote><p>“Se il tumore è in fase localizzata, le terapie variano a seconda dell’estensione e dell’aggressività della malattia e sono fondamentalmente tre: la sorveglianza attiva, la chirurgia e la radioterapia.<br />
La prima si utilizza per tenere sotto controllo un tumore a basso rischio, di cui si considera l’indolenza, per cui il paziente viene seguito nel tempo con controlli strumentali, proprio per evitare il fenomeno della sovra-diagnosi.</p>
<p>Nei pazienti con rischio di recidiva locale superiore al 40%, può essere indicato sia un trattamento radioterapico esterno con l’acceleratore lineare o in associazione o meno a una terapia ormonale di deprivazione androgenica; sia l’intervento chirurgico di prostatectomia seguito, nel caso in cui ci fossero dei linfonodi, dalla terapia ormonale.</p>
<p>Per i pazienti, invece, in progressione di malattia, che vanno incontro a un peggioramento o addirittura alla comparsa di metastasi dopo la deprivazione androgenica, le strategie terapeutiche attualmente disponibili comprendono una terapia di seconda linea con la chemioterapia o l’utilizzo di altri farmaci di tipo ormonale.</p>
<p>Esistono poi nuove opzioni terapeutiche per quei pazienti che presentano tumori non metastatici resistenti alla castrazione. Un’ultima importante novità riguarda una terapia target – già sperimentata e che sarà presto approvata anche in Italia – con il lutezio, un radionuclide che ha dimostrato un notevole vantaggio in termini di sopravvivenza libera da malattia in pazienti selezionati”.</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>FONTE: Sanità&amp;Benessere efocus n°32</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Calcolosi urinaria e rimozione dello stent doppio J</title>
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				<pubDate>Tue, 05 Feb 2019 11:24:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Urologia]]></category>
		<category><![CDATA[padova]]></category>
		<category><![CDATA[reni]]></category>
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		<category><![CDATA[urologia]]></category>

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								<content:encoded><![CDATA[<section class="vc_row wpb_row vc_row-fluid liquid-row-shadowbox-6a9b03c3158c6"><div class="ld-container container"><div class="row ld-row"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12 liquid-column-6a9b03c320ed3"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper "   ><div class="wpb_wrapper-inner">
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			<h3>Trattamenti sempre meno invasivi e presidi innovativi fanno sì che la cura di questa patologia abbia percentuali di successo sempre più alte e decorsi più tollerati dai pazienti</h3>
<p>La calcolosi urinaria è una patologia molto diffusa, che colpisce oltre il 15% degli individui adulti soprattutto tra i 30 e i 50 anni (mentre è più rara nei bambini) e che è destinata nei prossimi anni a diffondersi ulteriormente nei paesi ad elevate condizioni socio economiche a causa di alimentazione e stili di vita scorretti. Anche le recidive sono molto frequenti, tanto da verificarsi in una percentuale che può arrivare al 50% dei casi entro i 10 anni dal primo episodio. L’impatto di questa patologia è tale da rappresentare circa il 20% dei ricoveri nei principali centri di urologia. È il <strong>Dottor Paolo Beltrami</strong>, Responsabile dell’Unità Operativa di Endourologia annessa alla Clinica Urologica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Padova diretta dal Prof. Filiberto Zattoni, a raccontarci le ultime innovazioni tecnologiche in fatto di cura di questa patologia.</p>
<p>“Il trattamento della calcolosi urinaria negli ultimi 30 anni ha subito profonde modificazioni – grazie all’evoluzione tecnologica della strumentazione endoscopica e delle fonti di energia utilizzate per la frantumazione dei calcoli – divenendo nel tempo sempre meno invasivo, tanto che, attualmente, l’intervento chirurgico tradizionale è ridotto a meno dell’1% dei casi e per situazioni davvero particolari. La chirurgia tradizionale, quindi, è stata quasi del tutto sostituita da metodologie caratterizzate da una minima invasività: la litotrissia extracorporea, che consiste in un trattamento attuato senza anestesia mediante un apparecchiatura in grado di frantumare i calcoli attraverso l’emissione di particolari onde (onde d’urto), la litotrissia percutanea che si attua inserendo uno strumento endoscopico attraverso un foro creato nel fianco e la litotrissia ureterorenoscopica retrograda, con la quale i calcoli vengono raggiunti con strumenti endoscopici introdotti attraverso le vie naturali e frammentati con laser a olmio. A completamento delle procedure endourologiche viene spesso posizionato un presidio apposito che serve per derivare la via urinaria: lo stent ureterale doppio J. Il nome deriva dal fatto che questo tipo di stent è dotato di due riccioli alle estremità che ne permettono il mantenimento in sede, evitandone la dislocazione accidentale. Si tratta di una sorta di tubicino che viene posizionato in sala operatoria attraverso l’utilizzo di un cistoscopio e che rimane all’interno dell’organismo, decorrendo dal rene alla vescica e consentendo così alle urine di scorrere bypassando l’ostruzione. Può essere provvisorio dopo un intervento endourologico o definitivo, ma sostituito periodicamente, in caso di stenosi ureterali non altrimenti trattabili”.</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><strong>Quali benefici porta l’utilizzo di questo tipo di presidio?</strong></span></p>
<p>“Il beneficio è dato dal fatto che consente il passaggio di urina dal rene alla vescica evitando arresti funzionali del rene o coliche recidivanti dovute al passaggio di frammenti di calcolo. Dopo un intervento endourologico la presenza di uno stent ureterale tipo doppio J consente al paziente di essere dimesso entro 24 ore. Ma l’attuale aspetto innovativo consiste nel fatto che gli stent possano essere rimossi senza allestire una sala operatoria, ma ambulatorialmente con un semplice dispositivo monouso simile ad un cistoscopio e con la presenza di un solo medico: questo consente ovviamente di liberare la sala operatoria e il personale per gli altri interventi che richiedono obbligatoriamente di essere eseguiti in sala operatoria. Ma non è tutto. Anche dal punto di vista del paziente, si è visto che questa modalità di rimozione viene ben tollerata, senza necessità di alcun tipo di anestesia. L’Azienda Ospedaliera di Padova si è dimostrata fin da subito molto sensibile a questo nuovo presidio, intuendone i molteplici benefici a livello di risparmio di tempo, di personale e di discomfort del paziente”. La Clinica Urologica di Padova è, in effetti, tra i centri d’eccellenza in Italia per l’Urologia, tanto da aver annesso una unità operativa specifica di Endourologia, con una sala operatoria e personale dedicato, dove vengono effettuati oltre 1.000 interventi all’anno”.</p>

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			<h4>Dott. Paolo Beltrami</h4>
<h5>U.O.S.D. di Endourologia &#8211; U.O.C. di Urologia, Azienda Ospedaliera Universitaria di Padova</h5>
<p>Via GIustiniani, 2 35128 Padova<br />
Tel: 049-8218110/8218742 Email: <a href="mailto:paolo.beltrami@aopd.veneto.it">paolo.beltrami@aopd.veneto.it</a></p>

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		<title>Tumore della vescica, dalle innovazioni in campo diagnostico alle strategie terapeutiche</title>
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				<pubDate>Thu, 27 Sep 2018 15:03:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Urologia]]></category>
		<category><![CDATA[gontero]]></category>
		<category><![CDATA[reni]]></category>
		<category><![CDATA[terapie]]></category>
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								<content:encoded><![CDATA[<section class="vc_row wpb_row vc_row-fluid liquid-row-shadowbox-6a9b03c323df8"><div class="ld-container container"><div class="row ld-row"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12 liquid-column-6a9b03c324007"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper "   ><div class="wpb_wrapper-inner">
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			<h3>A parlarcene il Prof. Gontero, direttore della Clinica Urologica  dell’Ospedale Molinette &#8211; Città della Salute e della Scienza di Torino</h3>
<p>Il tumore della vescica è il settimo tumore più comunemente diagnosticato nella popolazione maschile in tutto il mondo e può avere un forte impatto negativo sulla qualità della vita della persona colpita. Inoltre, ancora oggi, la diagnosi e la sorveglianza post-trattamento per questo tipo di tumore sono fatte utilizzando principalmente metodiche invasive e costose con un forte disagio per il paziente. Proprio per questo, all’Ospedale Molinette &#8211; Città della Salute e della Scienza di Torino, ci si sta dedicando da anni allo studio di metodologie diagnostiche e terapeutiche meno invasive. A parlarcene, il Prof. Paolo Gontero, direttore della Clinica Urologica dell’Ospedale torinese.</p>
<p><strong><span style="color: #3366ff;">Prof. Gontero, ci parli di questi studi sui nuovi marcatori diagnostici</span></strong></p>
<p>La cistoscopia costituisce ancora oggi la procedura standard per la diagnosi ed il follow up del tumore alla vescica. Essa permette di fare una diagnosi di certezza mediante visualizzazione diretta della vescica attraverso uno strumento, il cistoscopio (una sonda con una telecamera e un’estremità che illumina) che deve essere introdotto attraverso l’uretra. Nonostante apparecchiature a fibra ottica o digitali di piccolo calibro, questo esame resta invasivo e gravato da un certo disagio per il paziente. L’esame citologico urinario, che ricerca le cellule tumorali presenti nelle urine, rappresenta un ottimo ausilio alla cistoscopia ma non è sufficientemente accurato per sostituirla. Da anni si sta quindi cercando un marcatore tumorale ideale che sia in grado se non di soppiantare completamente la cistoscopia, almeno di ridurne la frequenza di utilizzo nei pazienti che necessitano di sottoporsi periodicamente all’esame.</p>
<p>La nostra Clinica da anni si sta dedicando allo studio di un gruppo di proteine, denominate fosfoproteine, che sembrano essere molto promettenti per individuare precocemente la presenza di un tumore alla vescica attraverso un semplice campione di urina. Stiamo inoltre testando nell’ambito di uno studio clinico internazionale un altro marcatore (una proteina legata ai cromosomi) che dai dati preliminari sembra in grado di escludere la presenza di un tumore vescicale nel 98% dei casi. Se questi dati saranno confermati è possibile che potremo presto disporre di un test non invasivo da utilizzare in sostituzione della cistoscopia in molti casi.</p>
<p><strong><span style="color: #3366ff;">Quindi l’obiettivo è quello di abolire la necessità di ricorrere alla cistoscopia?</span></strong></p>
<p>La cistoscopia resta uno strumento fondamentale e, in casi selezionati, la utilizziamo con un sistema che ne aumenta la precisione, la cosiddetta “luce blu”: si tratta di un  colorante che viene iniettato in vescica prima dell’esame e che è in grado di colorare di viola le cellule tumorali che spesso sfuggono alla classica luce bianca. Questo esame permette non solo una migliore diagnosi, ma soprattutto un’asportazione più accurata della malattia durante l’intervento endoscopico di resezione.</p>
<p><strong><span style="color: #3366ff;">Avete a disposizione anche nuove strategie terapeutiche?</span></strong></p>
<p>Per la malattia vescicale “superficiale”, quando i tradizionali farmaci endovescicali non sono più efficaci, utilizziamo la Chemio-ipertermia (con un sistema a radiofrequenze denominato Synergo) oppure somministriamo i farmaci mediante iontoforesi (con un sistema denominato EMDA). Si tratta quindi di terapie non invasive, di II linea, che offriamo a pazienti selezionati ,con malattia ad alto rischio e non in grado di sopportare l’intervento chirurgico di asportazione totale della vescica.</p>
<p><span style="color: #3366ff;"><strong>Ci parli della chirurgia robotica. In cosa consiste?</strong></span></p>
<p>L’intervento standard per il tumore della vescica infiltrante (cioè quello che invade la muscolatura vescicale) è ancora oggi rappresentato dall’asportazione totale della vescica (cistectomia radicale) e, quando possibile, dalla sua ricostruzione utilizzando l’intestino. Si tratta di un intervento invasivo, gravato da un decorso post operatorio impegnativo e non privo di complicanze. Negli ultimi anni stiamo utilizzando la tecnologia robotica con il sistema Da Vinci per effettuare la cistectomia radicale, sempre con l’obiettivo di essere meno invasivi. Sebbene non si sia ancora dimostrato un chiaro vantaggio della robotica rispetto alla chirurgia tradizionale, abbiamo riscontrato alcuni vantaggi soprattutto nei pazienti più giovani e nei pazienti obesi, in particolare abbiamo ottenuto un minor sanguinamento, la riduzione delle infezioni della ferita e vantaggi nel preservare la funzione sessuale. Il robot permette infatti di operare, con una visione tridimensionale, a diversi ingrandimenti, con movimenti estremamente precisi e  incisioni chirurgiche minime (di pochi millimetri).</p>
<p>Il trattamento del tumore della vescica rappresenta una delle “mission” della Clinica Urologica dell’Ospedale Molinette, dove le decisioni terapeutiche sono discusse all’interno di un team multidisciplinare costituito oltre che da urologi anche da oncologi e radioterapisti e dove esiste una stretta collaborazione con gruppi di ricerca sia afferenti all’Università degli Studi di Torino che di istituzioni straniere. </p>

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			<h4>Prof. Paolo Gontero</h4>
<h5>Direttore Clinica Urologica Molinette Università degli Studi di Torino</h5>
<p>Corso Bramante, 88/90 &#8211; 10126 Torino<br />
Segreteria: 011.0916518<br />
Fax: 011.6706766<br />
<a href="mailto:paolo.gontero@unito.it">paolo.gontero@unito.it</a></p>

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		<title>Disfunzione erettile, i rimedi che migliorano la vita sessuale</title>
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				<pubDate>Fri, 09 Mar 2018 09:29:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Andrologia]]></category>
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				<description><![CDATA[<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.sanitaebenessere.it/disfunzione-erettile-rimedi-migliorano-la-vita-sessuale/">Disfunzione erettile, i rimedi che migliorano la vita sessuale</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.sanitaebenessere.it">Sanità &amp; Benessere</a>.</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<section class="vc_row wpb_row vc_row-fluid liquid-row-shadowbox-6a9b03c3266e4"><div class="ld-container container"><div class="row ld-row"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12 liquid-column-6a9b03c3268e7"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper "   ><div class="wpb_wrapper-inner">
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			<h3 align="justify"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><i>A parlarcene, il Dott. Stefano Fiordelise, Direttore dell’U.O.S.D. di Andrologia della AUSL di Piacenza</i></span></h3>
<p align="justify"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;">La disfunzione erettile è una patologia che affligge un numero sempre maggiore di uomini. A parlarcene, il Dott. Stefano Fiordelise, Direttore dell’U.O.S.D. di Andrologia della AUSL di Piacenza. Dopo la laurea in Medicina e Chirurgia all’Università degli Studi di Milano, si è specializzato in Urologia nella stessa Università. Successivamente ha conseguito a Londra il diploma di abilitazione europea in Urologia, perfezionandosi poi in chirurgia andrologica, in centri particolarmente qualificati dell’Arkansas e della Louisiana (USA). Dal 2004 è responsabile del Centro di riferimento nazionale per l’implantologia protesica peniena. È stato Consulente Andrologo al Centro di Ricerca per la Procreazione Medicalmente Assistita del Policlinico San Matteo di Pavia, Responsabile del Centro Tutor per la Chirurgia Andrologica e Consulente Andrologo al Centro Mielolesi di Villanova d’Arda. È membro della Società Italiana di Urologia, della Società Italiana di Andrologia, Active Member della European Association of Urology e Membro Corrispondente della Società Americana di Urologia.</span></p>
<p align="justify"><em><span style="color: #0000ff;"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;">Dott. Fiordelise, che cos’è la disfunzione erettile?</span></span></em></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;">La disfunzione erettile è l’incapacità dell’uomo di mantenere una rigidità del pene tale da avere un rapporto sessuale che sia soddisfacente non solo per lui, ma anche per la partner. Il deficit quindi non è legato solo al maschio, ma è un problema di coppia. C’è da sottolineare che la disfunzione erettile tante volte è anche un sintomo spia di diverse malattie, prime fra tutte quelle dell’apparato cardiovascolare. La disfunzione infatti, è molto legata alla coronopatia, anzi tante volte questa è il primo sintomo, ma è legata anche al metabolismo. In situazione di disfunzione, un abbassamento del testosterone, può influire negativamente sia sulla sessualità, che sull’apparato cardiovascolare, soprattutto nelle persone che apparentemente non hanno grossi fattori di rischio. Per un obeso, un diabetico, un iperteso od un fumatore incallito invece, non è difficile capire a cosa sia dovuta la disfunzione erettile. Pertanto, ci troviamo di fronte un uomo, che non soffre di particolari problemi di salute, ma manifesta questo problema, è bene fare tutti gli accertamenti del caso, perché potrebbe nascondere problemi cardiaci. </span></p>
<p align="justify"><span style="color: #0000ff;"><em><span style="font-family: Calibri, sans-serif;">Esistono delle cure?</span></em></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;">Le terapie sono molteplici: abbiamo i farmaci orali, i gel intrauretrali, le iniezioni che si fanno sui corpi cavernosi, l’applicazione di alcuni strumenti come il Vacuum Device, che crea il vuoto e quindi mantiene l’erezione e le onde d’urto. Quando però tutte queste soluzioni non funzionano, oppure le lesioni dei corpi cavernosi del pene sono gravi, l’unica possibilità è la protesi peniena. Si tratta di inserire nei corpi cavernosi dei tutori, nello specifico due cilindri di silicone che si riempiono di acqua, anziché di sangue. Le protesi più sofisticate sono quelle che si possono manovrare attivandole e disattivandole in maniera da creare una rigidità del pene quando lo si desidera. L’attivatore viene inserito all’interno della sacca scrotale, cioè tra i due testicoli, ed una volta attivato fa passare il liquido da un serbatoio posizionato vicino alla vescica. Con questo espediente il grado di soddisfazione è invariato rispetto ad una condizione normale. </span></p>
<p align="justify"><em><span style="font-family: Calibri, sans-serif; color: #0000ff;">Sappiamo che la disfunzione erettile può manifestarsi, insieme all’incontinenza urinaria, dopo un intervento di tumore alla prostata. Come si interviene in questo caso?</span></em></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;">La disfunzione erettile e l’incontinenza urinaria lieve/moderata, sono effettivamente le problematiche che possono manifestarsi a seguito di un intervento chirurgico per rimuovere il tumore della prostata. Per ovviare a queste complicanze, di recente abbiamo cominciato a fare interventi in combinata per curare l’una e l’altra situazione. In sostanza, con un unico intervento, procediamo ad inserire una sling che sostiene l’uretra, per migliorare il controllo della minzione, e la protesi peniena.</span></p>

		</div>
	</div>
<div class="vc_empty_space"   style="height: 40px"><span class="vc_empty_space_inner"></span></div><div class="vc_empty_space"   style="height: 40px"><span class="vc_empty_space_inner"></span></div></div></div></div></div></div></div></section><section data-bg-image="url" class="vc_row wpb_row vc_row-fluid medico vc_custom_1490177908413 row-contains-padding-top row-contains-padding-bottom liquid-row-shadowbox-6a9b03c326d00 vc_row-has-fill vc_row-has-bg"><div class="ld-container container-fluid"><div class="row ld-row"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-3 liquid-column-6a9b03c326f09"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper vc_custom_1490172226960"   ><div class="wpb_wrapper-inner">
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			<h4>Dott. Stefano Fiordalise</h4>
<h5>U.O.S.D di Andrologia AUSL di Piacenza</h5>
<p>Via Cantone del Cristo,1 29121 Piacenza</p>
<p>Segreteria: 0523 303236<br />
<a href="mailto:stfiorde@tin.it">stfiorde@tin.it</a></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div></div></div></section><div class="vc_row-full-width vc_clearfix"></div><section class="vc_row wpb_row vc_row-fluid liquid-row-shadowbox-6a9b03c328331"><div class="ld-container container"><div class="row ld-row"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12 liquid-column-6a9b03c3284fd"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper "   ><div class="wpb_wrapper-inner"><div class="vc_empty_space"   style="height: 20px"><span class="vc_empty_space_inner"></span></div></div></div></div></div></div></div></section>
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		<title>L’Urologia dell’Ospedale Molinette di Torino, un’eccellenza tutta italiana</title>
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				<pubDate>Tue, 25 Jul 2017 17:02:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Urologia]]></category>
		<category><![CDATA[molinette]]></category>
		<category><![CDATA[urologia]]></category>

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			<p><strong>Il Prof. Gontero: &#8220;La principale innovazione è lavorare affiatati in gruppi dove ognuno è super-specialista di un settore specifico dell’urologia&#8221;</strong></p>
<p>La Divisione di Urologia dell’Ospedale Molinette &#8211; Città della Salute e della Scienza di Torino, ha fatto la storia dell’urologia chirurgica piemontese ed italiana. A dirigere questa Struttura Complessa, dal 1° novembre del 2016, è il Prof. Paolo Gontero, docente alla Scuola Europea di Urologia (ESU) e Professore di Urologia all’Università di Torino. Dal 1998 al 2000, ha lavorato nel Dipartimento di Urologia dell’Ospedale Universitario King’s College di Londra. Nel 2004 ha ricoperto l’incarico di Consultant all’Ospedale Universitario St George di Londra, nel 2014 è stato Visiting Professor al Dipartimento di Urologia dell’Università di Miami e nel 2016 al Dipartimento di Urologia della University of South California. Il Prof. Gontero si occupa principalmente di Chirurgia Oncologica Urologica con particolare interesse per la chirurgia robotica del carcinoma prostatico, per la chirurgia laparoscopica e robotica dei tumori del rene e per la terapia chirurgica del carcinoma della vescica. Si occupa poi della chirurgia ricostruttiva per malformazioni renali e per incontinenza urinaria con tecnica robotica o laparoscopica ed utilizza la tecnologia del laser verde per la terapia chirurgica dell’ipertrofia prostatica benigna. Dal 2014 ricopre l’incarico di Direttore Scientifico del Progetto Prostata Torino. È membro del comitato direttivo dell’European Multicenter Prostate Cancer Clinical and Translational Study Group (EMPACT) e socio dell’European Organization for Research and Treatment of Cancer (EORTC). È coinvolto in progetti di ricerca in ambito internazionale e coordinatore di protocolli di studio su nuove terapie per il carcinoma vescicale e per il carcinoma prostatico. Dal 2016 è membro dell’Ufficio per le Linee Guida Europee sul carcinoma vescicale ed è stato nominato Chairmen per l&#8217;Edizione 2017 della Consultazione Internazionale per il tumore della vescica.</p>
<p>Prof. Gontero, quali sono i tumori che vengono trattati nel reparto che dirige e quali le tecniche utilizzate?</p>
<p>Vorrei premettere che l&#8217;attività clinica e chirurgica uro-oncologica presso la nostra Divisione di Urologia è suddivisa in diversi team che hanno sviluppato competenze specifiche. Pertanto ogni tipologia di tumore urologico viene trattata da un gruppo di urologi dedicati che possono essere considerati dei &#8220;super-specialisti&#8221; di quel particolare tumore. Questo al fine di dare un&#8217;offerta sia clinica che chirurgica adeguata agli standard di efficacia oggi richiesti. Esiste inoltre una stretta collaborazione con medici di altre specializzazioni (in primis gli oncologi ed i radioterapisti) con i quali  si formano dei veri e propri team multidisciplinari. I tumori cui viene riservato più spazio sono quelli della prostata, della vescica e del rene, ma abbiamo una certa esperienza anche in quelli più rari del testicolo e del pene. Per il tumore della prostata, siamo stati tra i primi ad adottare strategie diagnostiche innovative quali le biopsie con la fusione delle immagini della risonanza magnetica e siamo inoltre tra i pochissimi centri in Italia ad effettuare la PET-PSMA. In campo terapeutico, vantiamo un&#8217;esperienza ormai decennale, nella prostatectomia radicale robotica, applicandola anche come terapia di salvataggio nella malattia avanzata dopo il fallimento di altre terapie. Per il tumore alla vescica siamo, a livello nazionale, tra i centri che eseguono il maggior numero di cistectomie radicali. La recente adozione di nuovi protocolli integrati di gestione pre e post-operatoria sembra aver migliorato i risultati di un intervento tradizionalmente pesante per il paziente. Siamo anche un centro di sperimentazione di tecniche diagnostiche avanzate, tra cui la diagnosi fotodinamica, ed un centro di sviluppo di nuove terapie endovescicali per il tumore della vescica, in particolare la termochemioterapia. Per il tumore al rene infine, privilegiamo la tecnica laparoscopica e robotica per asportare selettivamente solo la parte malata del rene (e conservare quella sana). La collaborazione con la Chirurgia Vascolare e l&#8217;esperienza maturata dopo molti anni di trapianti di rene, ci consente di affrontare anche casi molto complessi con la tecnica dell’autotrapianto.</p>
<p>Nel trattamento delle malattie della prostata avete due speciali alleati, la PET-PSMA e la Greenlight, di cosa si tratta?</p>
<p>La PET-PSMA è un tipo particolare di PET che serve ad identificare precocemente la ripresa del tumore alla prostata dopo un’iniziale apparente guarigione. Si tratta di un’indagine innovativa, che con estrema precisione riesce, rispetto alla tradizionale PET con colina, a rilevare la presenza di depositi anche molto piccoli di tumore alla prostata. Il &#8220;laser verde&#8221; o Greenlight invece, risolve in un solo giorno ed in anestesia locale l’ipertrofia prostatica benigna. Questa metodica sfrutta l’azione di un potente laser al tribolato di litio che vaporizza con precisione millimetrica solo l’eccesso di tessuto prostatico, trasformandolo in bollicine di vapore. L’intervento mininvasivo si effettua per via endoscopica in anestesia spinale ed in one day surgery. La maggior parte dei pazienti torna a casa dopo una notte di ricovero e riprende le sue normali attività nel giro di una settimana.</p>
<p>Quali sono i protocolli innovativi messi in campo per il tumore della vescica?</p>
<p>Oltre ai protocolli di ottimizzazione della chirurgia ricostruttiva della vescica dopo la sua asportazione per malattia avanzata, devolviamo molte energie al trattamento conservativo della malattia non invasiva, in particolare con la somministrazione di farmaci endovescicali mediante ipertermia a radiofrequenze o con il sistema EMDA. Stiamo anche sperimentando nuove forme di immunoterapia sia per la malattia superficiale che per quella avanzata.</p>

		</div>
	</div>
<div class="vc_empty_space"   style="height: 40px"><span class="vc_empty_space_inner"></span></div><div class="vc_message_box vc_message_box-standard vc_message_box-rounded vc_color-info" ><div class="vc_message_box-icon"><i class="fas fa-info-circle"></i></div><p>LE ECCELLENZE DELL’UROLOGIA DELLE MOLINETTE</p>
<p>Oncologia urologica: gestione integrata e multidisciplinare attraverso percorsi diagnostici e terapeutici condivisi dei tumori del rene, della vescica, della prostata, del pene e del testicolo nell’ambito della Rete Oncologica Regionale.</p>
<p>Chirurgia robotica urologica: prostatectomia radicale robotica (per tumore della prostata); nefrectomia parziale robotica (per tumori del rene); cistectomia radicale robotica (per tumori vescicali non avanzati); pieloplastiche robotiche (per stenosi del giunto pielo-ureterale); prelievo di rene per trapianto da vivente.</p>
<p>Laparoscopia urologica: nefrectomia laparoscopica radicale e parziale (per tumore del rene); nefro-ureterectomia laparoscopica (per tumori della via escretrice); pieloplastica laparoscopica (per stenosi del giunto pielo-ureterale; interventi laparoscopici per incontinenza urinaria e prolassi di organi pelvici.</p>
<p>Andrologia chirurgica: trattamento chirurgico delle malformazioni del pene, dei tumori del pene, dell&#8217;impotenza erettile ed interventi di ricostruzione totale del pene.</p>
<p>Trapianto renale: dalla bonifica pretrapianto alla ricostruzione del serbatoio vescicale, terapia delle problematiche post-trapianto alla chirurgia sul rene trapiantato e sulla via escretrice; prelievo di rene laparoscopico e robotico da donatore vivente.</p>
<p>Calcolosi urinaria: trattamento integrato mini-invasivo della calcolosi, con disponibilità della sala operatoria H24</p>
<p>Ipertrofia prostatica benigna: terapia endoscopica mini-invasiva dei casi complessi (con utilizzo del laser verde)</p>
</div></div></div></div></div></div></div></section><section data-bg-image="url" class="vc_row wpb_row vc_row-fluid medico vc_custom_1490177908413 row-contains-padding-top row-contains-padding-bottom liquid-row-shadowbox-6a9b03c329cc9 vc_row-has-fill vc_row-has-bg"><div class="ld-container container-fluid"><div class="row ld-row"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-6 liquid-column-6a9b03c329ec5"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper vc_custom_1490172189071"   ><div class="wpb_wrapper-inner">
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			<p>&nbsp;</p>
<p>Prof. Paolo Gontero</p>
<p>S.C. di Urologia</p>
<p>Azienda Ospedaliero Universitaria Città della Salute e della Scienza Sede Molinette</p>
<p>C.so Bramante, 88/90</p>
<p>10126 Torino</p>
<p>Segreteria: 011 0916518</p>
<p><a href="mailto:paolo.gontero@unito.it">paolo.gontero@unito.it</a></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-6 liquid-column-6a9b03c32a1c8"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper "   ><div class="wpb_wrapper-inner">
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