IL RECUPERO DELLA FUNZIONE ERETTILE E LA CORREZIONE DELLE DEFORMITÀ PENIENE NON PASSANO PIÙ SOLO ATTRAVERSO LA FARMACOLOGIA TRADIZIONALE.
Oggi, l’impiego di dispositivi medici a vuoto (vacuum device) si attesta come un pilastro fondamentale nella riabilitazione post-prostatectomia e nella gestione della Malattia di La Peyronie, garantendo risultati tangibili in termini di ossigenazione dei tessuti e preparazione alla chirurgia protesica. «Attraverso l’induzione meccanica di un’erezione, riusciamo a mantenere l’organo attivo, irrorato e ossigenato, contrastando efficacemente i danni da fibrosi e accorciamento che seguono i grandi interventi oncologici o il passare degli anni», spiega Marco Cosentino, medico chirurgo specializzato in urologia. La notizia che emerge con forza dalla pratica clinica e dalla letteratura è l’alta efficacia di questi protocolli: circa il 90% dei pazienti riscontra un miglioramento significativo della curvatura o dell’elasticità tessutale, aprendo scenari di recupero fino a poco tempo fa insperati.
Dottor Cosentino, partiamo dal ruolo del vacuum device nella pratica clinica quotidiana. In che modo questa tecnologia eleva lo standard di recupero funzionale per i pazienti reduci da interventi complessi come la prostatectomia radicale?

«Il vacuum device non è un semplice accessorio, ma un vero e proprio dispositivo medico progettato per creare un vuoto meccanico all’interno di un cilindro in cui viene inserito il pene. Questa azione induce un’erezione meccanica che forza l’ingresso di sangue all’interno dei corpi cavernosi. Si tratta di un passaggio cruciale, specialmente dopo un intervento di asportazione del tumore alla prostata. In questi casi, il trauma chirurgico può compromettere temporaneamente o permanentemente i nervi deputati all’erezione spontanea. Senza l’afflusso di sangue ossigenato che avviene normalmente durante le erezioni notturne (che vengono a mancare), i tessuti penieni vanno incontro a ipossia, fibrosi e, di conseguenza, a un accorciamento e a una perdita di elasticità. Utilizzare il vacuum device in questa fase significa sottoporre l’organo a una sorta di “fisioterapia vascolare”: mantenendo il pene irrorato, evitiamo che subisca danni strutturali permanenti legati all’inattività post-operatoria. Uno degli aspetti apprezzati del vacuum device è la capacità di produrre un effetto meccanico rapido, permettendo al paziente di comprendere fin da subito il corretto utilizzo del dispositivo. Naturalmente l’impiego deve sempre avvenire nell’ambito di una valutazione clinica individuale, con particolare attenzione nei pazienti affetti da disturbi della coagulazione o sottoposti a terapie anticoagulanti. In sintesi, eleviamo lo standard di cura trasformando una fase di attesa passiva in una riabilitazione attiva e misurabile».
Oltre alla riabilitazione post-oncologica, un ambito di applicazione molto rilevante riguarda la Malattia di La Peyronie, ovvero il pene curvo. Quali sono i dati di efficacia in questo settore e come può il dispositivo supportare il paziente anche nell’atto sessuale vero e proprio?
«I dati della letteratura scientifica sull’utilizzo del vacuum device nella Malattia di La Peyronie sono estremamente incoraggianti. Parliamo di un miglioramento della curvatura del pene in circa il 90% dei casi, una percentuale altissima se consideriamo la complessità di questa patologia. Il dispositivo agisce riducendo la fibrosi e migliorando l’elasticità dell’organo, contrastando la placca cicatriziale che causa la curvatura. Spesso questo approccio viene associato ad aiuti farmacologici, creando una sinergia che potenzia il rimodellamento del tessuto. Ma c’è di più: il vacuum device ha una duplice anima, riabilitativa e funzionale. Se da un lato “allena” i tessuti nel lungo periodo, dall’altro può essere utilizzato per consentire un rapporto sessuale penetrativo immediato senza l’ausilio di farmaci. Una volta creata l’erezione meccanica con il cilindro, si applica un anello elastico alla base del pene che blocca il deflusso venoso, mantenendo il sangue all’interno dell’organo e garantendo la rigidità necessaria per il tempo dell’atto. Questo restituisce al paziente una spontaneità e una sicurezza che la patologia spesso sottrae, agendo positivamente anche sulla sfera psicologica».
Un aspetto forse meno noto al grande pubblico, ma cruciale per il chirurgo urologo, è l’uso del vacuum come preparazione alla chirurgia protesica. Perché è fondamentale rendere il pene “più elastico” prima di un impianto?
«Questo è un punto cardine della moderna chirurgia andrologica. Molti pazienti che arrivano all’indicazione per una protesi peniena soffrono di disfunzioni erettili severe e croniche, che hanno portato nel tempo a una fibrosi importante e a un evidente accorciamento dell’organo. Se intervenissimo direttamente su un tessuto così rigido e retratto, saremmo costretti a inserire una protesi di dimensioni ridotte, limitate dalla scarsa estensibilità dei tessuti del paziente. Eseguendo quelli che io definisco “esercizi con il vacuum device” nei mesi o nelle settimane precedenti l’operazione, riusciamo a preparare il terreno in modo ottimale. Il dispositivo agisce riducendo la fibrosi e ridando elasticità ai corpi cavernosi; in molti casi, l’organo riprende anche una parte della lunghezza persa. Questo permette a noi chirurghi di impiantare una protesi significativamente più grande rispetto a quella che avremmo potuto inserire durante la visita iniziale. Anche in questo contesto pre-operatorio, le possibilità di successo reale si attestano intorno al 90%. In pratica, il vacuum device “espande” i limiti anatomici imposti dalla malattia, permettendo un risultato chirurgico finale molto più soddisfacente sia per il medico che, soprattutto, per il paziente. Si tratta di un passaggio propedeutico che cambia radicalmente l’esito dell’intervento e la successiva qualità della vita».
Dottor Cosentino, oggi i pazienti possono acquistare online numerosi dispositivi presentati come soluzioni per la salute sessuale maschile. Quanto è importante il ruolo dello specialista nella scelta del trattamento?
«È fondamentale. Oggi il paziente è esposto a una grande quantità di informazioni e offerte commerciali sul web, ma non tutti i dispositivi disponibili online offrono le stesse garanzie in termini di sicurezza, qualità ed efficacia clinica. Il compito dello specialista è valutare il singolo caso, formulare una diagnosi corretta e indicare, quando appropriato, dispositivi medici conformi alla normativa vigente, sicuri ed efficaci. Per questo motivo è fondamentale che la scelta del dispositivo e delle modalità di impiego avvenga nell’ambito di una valutazione specialistica, privilegiando soluzioni conformi alla normativa vigente e supportate da evidenze cliniche. La scelta non dovrebbe mai basarsi esclusivamente su messaggi pubblicitari, recensioni o promesse di risultati. L’utilizzo di dispositivi non adeguatamente validati o impiegati senza una corretta supervisione clinica potrebbe comportare un uso improprio, risultati non soddisfacenti e in alcuni casi disagi locali e microtraumi ai tessuti. In ambito medico è importante utilizzare soluzioni che abbiano una chiara destinazione d’uso, caratteristiche tecniche documentate e un profilo di sicurezza conosciuto. Solo attraverso una valutazione clinica è possibile comprendere quale percorso terapeutico sia realmente indicato per il paziente. L’obiettivo non è semplicemente utilizzare un dispositivo, ma inserirlo all’interno di un programma di cura personalizzato e monitorato. La differenza tra un approccio guidato dallo specialista e l’acquisto autonomo di prodotti reperiti sul web risiede proprio nella qualità della diagnosi, nella corretta indicazione terapeutica e nella possibilità di verificare nel tempo i risultati ottenuti».
Contatti: Dr. Marco Cosentino Andrologo, Urologo Barcellona (Spagna), Milano, Padova, Bologna, Mestre, Sicilia (Caltagirone, Catania, Siracusa, Modica, Messina, Barcellona) Tel: 366 3483446 Mail: androcosentino@gmail.com

