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	<title>Chirurgia &#8211; Sanità &amp; Benessere</title>
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		<title>Elettroporazione: la nuova procedura di trattamento della fibrillazione atriale</title>
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				<pubDate>Sat, 02 Nov 2024 16:14:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[CS COMMUNICATION SRL]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Chirurgia]]></category>
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				<description><![CDATA[<p>La fibrillazione atriale (FA) è di gran lunga l’aritmia cardiaca più frequente. La sua prevalenza...</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<h5>La fibrillazione atriale (FA) è di gran lunga l’aritmia cardiaca più frequente. La sua prevalenza è compresa tra il 2-3% della popolazione generale.</h5>
<p>Solamente in Europa sono previsti per il 2030, circa 15-20 milioni di soggetti affetti da fibrillazione atriale. Recentemente una nuova metodica è venuta ad aggiungersi a quelle già presenti: l’elettroporazione o pulsed field ablation (PFA) che fin dalla sua recente introduzione worldwide si sta rapidamente diffondendo permettendo il trattamento di già 70.000 pazienti. Ne parliamo con il <strong>Professor Giovanni Rovaris</strong>, Direttore di Elettrofisiologia Interventistica e Cardiostimolazione della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori di Monza.</p>
<p><strong>Recentemente si è aggiunta una nuova procedura di trattamento della FA: l’elettroporazione o pulsed field ablation (PFA). In cosa consiste? </strong></p>
<p>“L’elettroporazione consiste nell’applicare un campo elettrico alle vene polmonari che sono la fonte originaria delle fibrillazioni atriali. Esse sono la fonte originaria delle maree elettriche che costituiscono la fibrillazione atriale. Questo campo elettrico è in grado di creare dei buchi (pori) sulla membrana cellulare. Quando essi raggiungono dimensioni consistenti, la membrana cellulare non può più ricostituirsi. Di conseguenza, la cellula muore. In questo modo, si ottiene un isolamento elettrico delle vene polmonari evitando l’ innesco e il mantenimento della fibrillazione atriale. Il recente sviluppo tecnologico degli ultimi 10 anni ha consentito di rendere tali procedure ablative più veloci, efficaci e sicure. La riduzione dei tempi rende possibile trattare più pazienti. Ancora oggi, purtroppo, si opera solamente il 2,8% dei soggetti con indicazione al trattamento ablativo. La Struttura di Elettrofisiologia Interventistica della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori oggi esegue la procedura ablativa della FA con tutte le attuali forme di energia disponibili, scelte in base alla clinica del paziente e alle sue caratteristiche anatomiche (cryoablazione con due differenti tecnologie con peculiarità differenti, laserballoon e radiofrequenza)”.</p>
<p><strong>Questa forma di energia è selettiva per le cellule miocardiche, cioè non ha effetto su altre cellule adiacenti, perché? </strong></p>
<p>“È questa la vera innovazione. Questa forma di energia si è scoperto essere estremamente mirata e selettiva sulle cellule del miocardio. Solo queste sono adatte ad essere attraversate da questo tipo di energia.  Applicando questa energia nel cuore e sulle vene polmonari, il nervo frenico o l’esofago vengono coinvolti ma ma subiscono variazioni a livello cellulare e rimangono integri, e si evitano danni collaterali”.</p>
<p><strong>L’elettroporazione è una nuova forma di energia che si affianca alla radiofrequenza, alla crioenergia e all’energia laser per il trattamento maggiormente estensivo anche per altre forme di aritmie cardiache. Il suo utilizzo è, per ora, quello delle vene polmonari dell’atrio sinistro per la cura della fibrillazione atriale. In futuro il campo di utilizzo potrebbe allargarsi ad altre parti del corpo?</strong></p>
<p>“La scommessa è proprio questa. Siamo ancora all&#8217;inizio e stiamo ancora valutando gli effetti a lungo termine di ciò che l&#8217;elettroporazione può provocare sulle cellule. Certamente l&#8217;idea è quella di estendere l&#8217;applicazione di questa nuova energia ottenendo beneficio su altre aritmie, per esempio, quelle ventricolari, che sono delle forme di aritmie molto pericolose. Siamo ancora agli inizi di questa avventura ma cominciano ad emergere alcune esperienze al riguardo. Sarà fondamentale la ricerca tecnologica per offrire elettrocateteri performanti per l’applicazione dell’elettroporazione verso queste altre forme aritmiche”.</p>
<p><strong>Nel trattamento della fibrillazione atriale, quale contributo possono dare le nuove tecnologie (Intelligenza artificiale e/o big data)? </strong></p>
<p>“Anche in campo elettrofisiologico la ricerca scientifica è fondamentale. La tecnologia corre molto veloce in questa disciplina cardiologica ed il binomio medicina-ingegneria è essenziale. L’Intelligenza artificiale è uno di questi strumenti tecnologici che va a integrare le attività del medico. Esistono, infatti, una serie di dispositivi che supportano il professionista. Nonostante il grande supporto che può arrivare delle aziende per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, siamo ancora in una fase iniziale. Credo che in futuro sarà un fattore fondamentale per supportare il lavoro del medico e la ricerca scientifica”.</p>
<p><img class="alignnone  wp-image-11021 aligncenter" src="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2024/10/gerardo-300x63.jpg" alt="" width="552" height="116" srcset="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2024/10/gerardo-300x63.jpg 300w, https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2024/10/gerardo.jpg 446w" sizes="(max-width: 552px) 100vw, 552px" /></p>
<pre><strong><u>CONTATTI:</u> </strong>

Dott. Giovanni Rovaris 
Direttore S.S. Elettrofisiologia Interventistica e Cardiostimolazione 
Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori 
Università Milano Bicocca 
Via Pergolesi 33 20900 Monza (MB) 
Tel.: 3347852046 
Mail: <u><a href="mailto:Rovaris.gi@gmail.com">Rovaris.gi@gmail.com</a> </u></pre>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Intervista al Dottor Giuseppe J. Sciarrone</title>
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				<pubDate>Fri, 27 Oct 2023 08:22:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
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								<content:encoded><![CDATA[<p><img class=" wp-image-10722 alignleft" src="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/Sciarrone-Sb-1-300x300.jpg" alt="" width="336" height="336" srcset="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/Sciarrone-Sb-1-300x300.jpg 300w, https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/Sciarrone-Sb-1-150x150.jpg 150w, https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/Sciarrone-Sb-1-1024x1024.jpg 1024w, https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/Sciarrone-Sb-1.jpg 1600w" sizes="(max-width: 336px) 100vw, 336px" />Classe 1979, calabrese di origine, il Dottor Giuseppe J. Sciarrone è uno dei protagonisti della neurochirurgia robotica vertebrale. Da un anno, è codirettore del nuovo Centro di Chirurgia Vertebrale e Robotica all’Ospedale Humanitas San Pio X, la prima struttura della Lombardia dotata di una sofisticata attrezzatura robotica e un sistema di navigazione GPS che permettono di intervenire con la massima precisione e la minima invasività nei casi di ernia del disco o spondilolistesi.</p>
<p><strong>Raccontiamo il suo percorso?</strong> “Da ragazzino ho cominciato a interessarmi alla medicina folgorato dalla testimonianza del primo chirurgo che eseguì un trapianto di cuore, il famoso Christiann Barnard. L’impatto così forte di questa scienza mi ha spinto a studiare e a cercare risposte sul corpo umano. Così ho frequentato il Liceo Scientifico nella mia città natale, Reggio Calabria, e poi mi sono iscritto a Medicina. Da fautore del rinascimento del Sud, ho scelto l’università di Messina. Sono stati anni molto intensi, di grande studio”.</p>
<p><strong>Come definirebbe, in un’immagine, i primi passi nel mondo della neurochirurgia? </strong>“Sono arrivato a questa specializzazione perché il destino mi ha fatto incontrare quello che è stato un mio mentore, il Prof. Puccio Anastasi, che insegnava neuroanatomia come se fosse una poesia. All’epoca, poi, si trattava di una branca molto importante perché il rettore della facoltà era il Prof. Tomasello, responsabile anche della specializzazione. E infatti, se dovessi scegliere un’immagine, punterei su un intervento che ho eseguito con lui: si trattava di un’artrodesi cervicale per via anteriore, un approccio che può essere facile ma che può anche rivelarsi un vero incubo. Di solito, l’aiuto preparava il campo operatorio e poi arrivava il Prof. Tomasello a continuare. Quella volta mi sono occupato io del campo operatorio e mi ricordavo alla perfezione i complimenti del Prof., di solito di poche parole… È stata una specie di scuola militare, in cui vivevo in ospedale. Ma le sfide mi sono sempre piaciute”.</p>
<p><strong>Perché la scelta di occuparsi di chirurgia vertebrale?</strong> “All’epoca il neurochirurgo si focalizzava sul cervello, mentre la schiena era territorio dell’ortopedico. Poi l’avvento della microchirurgia e del microscopio chirurgico hanno spostato i riflettori sulle strutture della colonna vertebrale. Era un campo nuovo, dove c’erano grandi spazi e possibilità di esprimersi. Così, ho lasciato la mia comfort zone messinese e sono venuto a Milano, all’Ospedale Fatebenefratelli. Qui ho lavorato con ottimi colleghi e ho fatto tanta palestra sulle patologie vertebrali e sui nuovi approcci. In più, ho iniziato a conoscere le aziende che, in questo settore, si occupano di tecnologia e innovazione”.</p>
<p><strong><img class=" wp-image-10725 alignright" src="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/Sciarrone-Sb-2-300x200.jpg" alt="" width="371" height="247" srcset="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/Sciarrone-Sb-2-300x200.jpg 300w, https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/Sciarrone-Sb-2-1024x682.jpg 1024w, https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/Sciarrone-Sb-2.jpg 1600w" sizes="(max-width: 371px) 100vw, 371px" />Come stanno cambiando, negli ultimi anni, i pazienti e le patologie che tratta quotidianamente?</strong> “Siamo di fronte a uno scenario in costante evoluzione. Oggi il benessere e la qualità della vita sono diventati fondamentali e la gente reclama giustamente il diritto di sentirsi in forma. A questo aspetto, dobbiamo aggiungere i progressi dati dalla ricerca e dalla diagnostica per immagini che hanno alzato il livello di conoscenza della colonna vertebrale. Pensiamo, per esempio, alla protesi sempre più compatibili con l’organismo o a risonanze e Tac estremamente precise. Tutto questo significa, in concreto, che si è abbassata l’età media dei pazienti e che i disturbi sono trasversali anche per genere. Quindi visito e opero molte più donne e uomini under 40 che non si rassegnano a catalogare il dolore come un brutto mal di schiena ma vogliono scoprirne la causa e risolvere il problema”.</p>
<p><strong>Lei è uno dei talenti della chirurgia vertebrale robotica: cosa significa oggi ‘muoversi’ in questo scenario così innovativo?</strong> “Quando la robotica è arrivata in Italia è stata quasi osteggiata perché spesso l’innovazione ha più detrattori che alleati. I neurochirurghi la ritenevano inutile e io stesso, che per 15 anni mi ero mosso nel campo della chirurgia tradizionale, ero perplesso. Poi, visto che amo andare oltre i limiti, mi sono buttato in questa avventura. Oggi posso dire che la robotica ha sistematizzato il mio lavoro, rendendo gli interventi meno invasivi, più veloci e precisi, con grandi benefici per i pazienti. La formazione, ovviamente, ricopre un ruolo cruciale, così come il talento del chirurgo. Perché, alla fine, in futuro tutti sapranno lavorare con il robot ma la mano e la mente del medico faranno la differenza”.</p>
<p><strong>Lei ha già all’attivo più di 10.000 interventi: quali sono stati quelli più ‘sfidanti’?</strong> “Tutti mi rimangono nel cuore, dove conservo il ricordo di ogni paziente. Ma c’è un’operazione a cui sono davvero legato perché il mio lavoro ha fatto davvero la differenza. Riguarda una ragazzina di 14 anni, di Bratislava, che soffriva di una importante scoliosi. I famigliari si erano rivolti a diversi chirurghi ma tutti si erano rifiutati di operarla, intanto la deformità progrediva e lei soffriva molto. Così ho deciso di aiutarla. È stato un intervento molto importante: ho ricostruito la colonna con un doppio approccio, transtoracico e posteriore. A distanza di 30 giorni non si vedevano più le cicatrici. Non solo, lei ha ripreso a danzare e dopo sei mesi ha vinto il Grand Prix di danza classica del suo Paese e dopo un anno ha addirittura conquistato la medaglia d’oro ai Campionati del Mondo under 14”.</p>
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		<title>Ulcera gastrica: i sintomi e le cause</title>
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				<pubDate>Sun, 22 Oct 2023 11:00:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
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				<description><![CDATA[<p>Il dolore localizzato nella regione epigastrica (dolore nella parte alta dello stomaco) è caratteristico di...</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>Il dolore localizzato nella regione epigastrica (<strong>dolore nella parte alta dello stomaco</strong>) è caratteristico di una condizione chiamata <strong>gastrite acuta</strong> o, in alcuni casi, ulcera gastroduodenale. Si tratta di una malattia erosiva che può colpire lo stomaco o il duodeno ed è comune in persone di tutte le età, compresi i bambini. È importante prestare attenzione se <strong>i sintomi dell’ulcera</strong> si intensificano con il cambio di stagione e non sottovalutarli.</p>
<p>Ne parliamo con il <a href="https://www.humanitas-sanpiox.it/medici/marco-dal-fante/">dottor Marco Dal Fante</a>, responsabile di Gastroenterologia ed Endoscopia di Humanitas San Pio X.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Ulcera gastrica: quali sono le cause?</h2>
<p>Tra i fattori di rischio dell’ulcera gastroduodenale vi è una <strong>predisposizione familiare</strong> (50-60% dei casi nei bambini), mentre negli adulti si aggiungono anche altri fattori come il <strong>fumo</strong>, il <strong>consumo di caffè</strong>, l’uso di <strong>farmaci antinfiammatori non steroidei</strong> (FANS) e l’<strong>infezione da Helicobacter pylori</strong>, presente nel 60-100% delle persone con ulcera gastrica o duodenale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Ulcera gastrica, i sintomi</h2>
<p>I sintomi dell’<strong>ulcera gastrica</strong> e dell’<strong>ulcera duodenale</strong> possono variare a seconda dell’età del paziente e della localizzazione dell’ulcera stessa. È comune che le persone con ulcera gastroduodenale non manifestino tutti i sintomi tipici, ad esempio nelle persone anziane il disturbo è spesso asintomatico.</p>
<p>In generale, il sintomo caratteristico della presenza o dell’aggravamento dell’ulcera gastroduodenale è il <b>dolore epigastrico</b>, localizzato nella parte superiore dell’addome comunemente nota come “bocca dello stomaco”. Il dolore solitamente diminuisce con l’assunzione di cibo o antiacidi. Tuttavia, in alcune persone, l’assunzione di cibo può aumentare il dolore epigastrico, soprattutto se l’ulcera si trova nel canale pilorico, la porzione finale dello <strong>stomaco</strong> che collega lo stomaco al duodeno.</p>
<p>A volte, specialmente nelle <strong>ulcere duodenali</strong>, il dolore può essere molto intenso e può comparire anche di notte, o manifestarsi in modo ricorrente 2-3 ore dopo i pasti. Nei casi più gravi e nei bambini, il vomito frequente può essere un sintomo di ulcera gastrica o duodenale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Quando rivolgersi al medico?</h2>
<p>Come per la <strong>gastrite</strong>, anche l’ulcera gastroduodenale può manifestarsi con maggiore intensità durante il cambio di stagione, anche se si sta seguendo una terapia o non si è mai sofferto di dolore allo stomaco in precedenza. È quindi fortemente consigliato non sottovalutare l’insorgenza dei sintomi di riacutizzazione come il dolore epigastrico, la nausea, il vomito e consultare il proprio medico per valutazioni e controlli periodici, specialmente se si ha già la diagnosi.</p>
<p>In base ai sintomi riportati dai pazienti e alla conferma tramite <b>esofagogastroduodenoscopia</b>, il <strong>gastroenterologo</strong> stabilisce la diagnosi di ulcera gastroduodenale o la sua riacutizzazione nelle persone che ne sono affette. L’<strong>esame endoscopico della mucosa gastrica</strong> è fondamentale per verificare la presenza di nuove ulcere, la loro localizzazione e, se necessario, effettuare biopsie o esami citologici prelevando campioni dalle ulcere stesse, per distinguere tra le ulcerazioni e il cancro ulcerato dello stomaco. È importante ricordare che le ulcere gastriche sono spesso causate dall’infezione da <strong><i>Helicobacter pylori</i></strong>, che aumenta da 3 a 6 volte il rischio di sviluppare un tumore gastrico nel corso della vita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Ulcera gastrica, come si cura?</h2>
<p>Sulla base della diagnosi e della valutazione della gravità delle ulcere, il gastroenterologo prescriverà la <strong>terapia</strong> adeguata per il paziente, che di solito include antibiotici, specialmente in caso di infezione da <i>Helicobacter pylori,</i><strong> farmaci inibitori dell’acido</strong> che riducono la produzione di acido gastrico e antiacidi che neutralizzano l’acido gastrico senza bloccarne la produzione.</p>
<p>Tuttavia, in caso di <strong>dolore epigastrico</strong>, è consigliabile smettere di fumare – il fumo dovrebbe essere completamente evitato specialmente nelle persone affette da ulcere gastroduodenali o esofagee -, evitare l’assunzione di alcolici e limitare i cibi che causano fastidio. Non è prevista una dieta specifica per le ulcere; sebbene non ci siano prove che un cambiamento nella dieta favorisca la guarigione dell’ulcera o prevenga le ricadute, eliminare i cibi che il paziente identifica come causa del dolore può contribuire ad alleviare i sintomi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel caso in cui il dolore non si attenui, è fondamentale <strong>consultare il medico</strong> per escludere la presenza di complicanze come perforazione, ostruzione o sanguinamento.</p>
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		<title>La sanità che immaginiamo : sosteniamo i medici per i pazienti</title>
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				<pubDate>Fri, 20 Oct 2023 07:58:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
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								<content:encoded><![CDATA[<p><img class=" wp-image-10697 alignleft" src="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/prima-pagina-la-sanita-che-immaginiamo-215x300.png" alt="" width="329" height="459" srcset="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/prima-pagina-la-sanita-che-immaginiamo-215x300.png 215w, https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/prima-pagina-la-sanita-che-immaginiamo.png 526w" sizes="(max-width: 329px) 100vw, 329px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sanità e Benessere ha preso parte all&#8217;evento &#8220;La Sanità che Immaginiamo&#8221;, tenutosi il 19 Ottobre 2023 al Kilma Hotel Milano Fiere.</p>
<p>Tra le figure presenti alla conferenza ritroviamo il Presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, il Presidente III Commissione Sanità, Patrizia Baffi, e Sandro Sisler, Senatore della Repubblica Italiana.</p>
<p>Di seguito è possibile consultare la programmazione dell&#8217;evento, che è stato gestito e moderato da Mariangela Buttiglieri e Germano Pellegatta, entrambi medici chirurghi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="wp-image-10699 alignleft" src="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/foto-programma-1-212x300.png" alt="" width="296" height="419" srcset="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/foto-programma-1-212x300.png 212w, https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/foto-programma-1.png 526w" sizes="(max-width: 296px) 100vw, 296px" /><img class="wp-image-10700 alignright" src="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/foto-programma-2-214x300.png" alt="" width="292" height="410" srcset="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/foto-programma-2-214x300.png 214w, https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2023/10/foto-programma-2.png 531w" sizes="(max-width: 292px) 100vw, 292px" /></p>
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		<title>Ernia ombelicale ed ernia epigastrica, cosa sono e quali sono i sintomi</title>
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				<pubDate>Wed, 18 Oct 2023 10:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Chirurgia]]></category>
		<category><![CDATA[FLASH NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[Medicina]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>Le ernie ombelicali ed epigastriche possono essere erroneamente confuse, poiché entrambe sono causate da un indebolimento della fascia addominale...</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>Le ernie <strong>ombelicali</strong> ed <strong>epigastriche</strong> possono essere erroneamente confuse, poiché entrambe sono causate da un indebolimento della fascia addominale lungo la linea mediana. Tuttavia, si trovano in sedi diverse. Oltre alla loro diversa posizione, le ernie ombelicali ed epigastriche possono avere altre differenze nella presentazione e nelle caratteristiche, come le <strong>dimensioni</strong>, la <strong>sintomatologia</strong> e le <strong>complicanze</strong> potenziali.</p>
<p>Cosa sono, come distinguerle e quali sono i sintomi? Ne parliamo con il dottor <a href="https://www.humanitas-care.it/medici/ettore-lillo/"><b>Ettore Lillo</b></a>, chirurgo generale presso gli ambulatori Humanitas Medical Care e in <a href="https://www.humanitas-sanpiox.it/">Humanitas San Pio X</a>.</p>
<h2>Ernia ombelicale: che cos’è</h2>
<p>L’<b>ernia ombelicale</b> si forma in prossimità dell’ombelico: una porzione di organo o tessuto normalmente contenuto nella cavità addominale <strong>fuoriesce</strong> attraverso la cicatrice ombelicale (un’apertura che di solito si chiude completamente con l’età adulta, ma in alcune circostanze può riaprirsi causando l’ernia).</p>
<h2>Dove si forma l’ernia epigastrica?</h2>
<p>L’ernia epigastrica, invece, si forma lungo la <strong>linea mediana dell’addome</strong>, tra l’ombelico e lo sterno, in una regione nota come <strong>epigastrio</strong>. Da questa area può fuoriuscire una porzione di organo o tessuto normalmente contenuto nella cavità addominale.</p>
<h2>Ernia, quali sono le cause</h2>
<p>Le cause più comuni che portano allo sviluppo di un’ernia includono:</p>
<ul>
<li>Fattori predisponenti genetici: esistono casi precedenti di ernia in famiglia, indicando una possibile predisposizione ereditaria.</li>
<li>Fattori fisici: il sovrappeso o l’obesità possono aumentare la pressione sull’addome, favorendo la formazione di ernie.</li>
<li>Fattori ambientali: lavori che implicano sollevamento pesante o attività sportive intense possono contribuire all’indebolimento della fascia addominale e causare ernie.</li>
<li>Gravidanza: durante la gravidanza, l’aumento della pressione addominale può favorire la formazione di ernie, specialmente nell’area dell’ombelico. Nella maggior parte dei casi, le ernie regrediscono dopo il parto, ma in alcuni casi possono persistere o aumentare di dimensioni, causando tumefazioni anche significative.</li>
</ul>
<p>L’ernia epigastrica si sviluppa a causa di una <strong>lacerazione</strong> della fascia addominale lungo una linea che mantiene uniti i muscoli retti dell’addome, in un tratto che in genere va dall’ombelico all’<strong>osso xifoide</strong> (la parte inferiore dello sterno). Da questa lacerazione, una porzione di organo o tessuto addominale può fuoriuscire formando l’ernia.</p>
<p>L’ernia ombelicale è una protrusione di una piccola porzione di intestino o tessuto attraverso la zona dell’ombelico. Questa tipologia di ernia è più comune nei bambini.</p>
<h2>Ernia ombelicale: i sintomi</h2>
<p>I sintomi principali dell’ernia ombelicale includono:</p>
<ul>
<li>gonfiore nella zona ombelicale che può aumentare con colpi di tosse o sforzi fisici.</li>
<li>Sensazione di peso e fastidio locale nella zona dell’ombelico.</li>
<li>Dolore: in alcuni casi, il paziente può sperimentare dolore, soprattutto in situazioni particolari. In tali circostanze, è sempre consigliabile consultare uno specialista chirurgico prima di eseguire accertamenti radiologici.</li>
</ul>
<h2>Quali sono i sintomi dell’ernia epigastrica?</h2>
<p>I sintomi dell’ernia epigastrica sono molto <strong>simili</strong> a quelli dell’ernia ombelicale, ma cambia solo la <strong>sede di presentazione</strong>. L’ernia epigastrica si manifesta lungo la linea mediana dell’addome, tra l’ombelico e l’osso xifoide. Inoltre, presenta gli stessi sintomi di <strong>gonfiore</strong>, <strong>sensazione di peso</strong>, <strong>fastidio locale</strong> e occasionalmente <strong>dolore</strong> come l’ernia ombelicale.</p>
<h2>Quali sono le eventuali complicanze?</h2>
<p>Le complicanze dell’ernia sono estremamente rare; tuttavia, se si verificano, è importante intervenire rapidamente poiché le conseguenze possono essere gravi.</p>
<p>Una delle complicanze più comuni è lo <strong>strozzamento erniario</strong>, che si verifica quando un viscere addominale rimane intrappolato nel colletto dell’ernia e non riesce più a rientrare nella cavità addominale.</p>
<p>Questa condizione è caratterizzata da un dolore molto intenso, accompagnato da nausea e vomito, e presenta un gonfiore locale molto più accentuato del solito. Lo strozzamento erniario rappresenta una situazione di emergenza che richiede un intervento urgente poiché il viscere intrappolato, privato di sufficiente apporto di sangue, rischia di subire necrosi (morte dei tessuti) e perforazione, mettendo a serio rischio la vita del paziente.</p>
<h2>Ernia: come funziona l’intervento chirurgico</h2>
<p>​​L’intervento chirurgico per correggere un’ernia ombelicale e/o epigastrica è sostanzialmente lo stesso e prevede l’<strong>applicazione di una rete</strong> che può essere realizzata con vari materiali, anche se la scelta principale è quella di utilizzare una rete non assorbibile in polipropilene. Questo materiale viene facilmente integrato dai tessuti del paziente, garantendo maggiore resistenza nel tempo e minori rischi di rigetto e recidiva dell’ernia.</p>
<p>L’operazione può essere eseguita mediante via <strong>laparotomica</strong>, che prevede un’incisione di pochi centimetri in corrispondenza della zona ombelicale, oppure tramite <strong>laparoscopia</strong>, che comporta l’utilizzo di tre piccoli fori di pochi millimetri ciascuno sull’addome.</p>
<p>L’intervento tradizionale, con un taglio sull’addome, presenta il tasso di recidive più basso ed è eseguibile con diverse modalità di anestesia: locale mediante punture sottocutanee, locoregionale con una puntura nella schiena o in sedazione, se il paziente preferisce dormire durante l’operazione.</p>
<p>L’intervento laparoscopico, eseguito attraverso piccoli fori nell’addome, permette una <strong>ripresa funzionale post-operatoria più rapida</strong> poiché non richiede il taglio delle fasce muscolari come nell’intervento tradizionale. Tuttavia, presenta una <strong>maggior incidenza di recidive</strong> e necessita di essere sempre eseguito in anestesia generale, con intubazione.</p>
<p>Di solito lo specialista consiglia l’intervento che ha il minor rischio di recidive associato a un minor impatto anestesiologico per il paziente, ovvero l’intervento con una piccola incisione addominale in anestesia locale con sedazione.</p>
<h2>Quali sono i tempi di recupero?</h2>
<p>Per quanto riguarda i tempi di recupero, la degenza in ospedale è generalmente breve, variando da <strong>poche ore</strong> a <strong>una notte</strong> al massimo nei casi più complessi. Durante questo periodo, il paziente riceverà una terapia antidolorifica personalizzata e una profilassi anti-tromboembolica secondo le ultime linee guida internazionali. Queste terapie continueranno successivamente in ambulatorio.</p>
<p>Alla dimissione, verrà programmata la prima visita di controllo e fornite al paziente tutte le indicazioni per il decorso post-operatorio, insieme alle prescrizioni dei farmaci necessari e i numeri di telefono del personale infermieristico disponibile 24 ore al giorno, 7 giorni alla settimana, per fornire assistenza e chiarimenti in caso di dubbi o problemi.</p>
<p>Nella maggior parte dei casi, non sono necessarie ulteriori visite chirurgiche oltre alla prima; tuttavia, viene valutato caso per caso.</p>
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		<title>Policlinico Milano: bimba appena nata operata per malformazione mano</title>
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				<pubDate>Wed, 03 Aug 2022 08:30:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marketing]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Chirurgia]]></category>
		<category><![CDATA[FLASH NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
		<category><![CDATA[malformazione mano]]></category>
		<category><![CDATA[microchirurgia pediatrica]]></category>
		<category><![CDATA[pediatria]]></category>
		<category><![CDATA[Policlinico Milano]]></category>
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		<category><![CDATA[sanità e benessere]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>Intervento record le ha ridato funzionalità a un giorno di vita Una bambina di un...</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<h3 class="sottotitolo" style="text-align: center;">Intervento record le ha ridato funzionalità a un giorno di vita</h3>
<div class="immagine"><img class="aligncenter" title="policlinico milano appena nata operata malformazione mano" src="https://www.askanews.it/wp-content/uploads/2022/08/20220801_110730_CFFCBAD9.jpg" alt="" width="512" height="384" /></div>
<div>Una bambina di un giorno è stata operata all’ospedale Policlinico di Milano per ridare funzionalità alla mano affetta da una grave malformazione. L’intervento record, avvenuto al termine di una gravidanza normalissima in un nosocomio del Milanese, si è reso necessario perché il terzo dito della mano sinistra non si era sviluppato come doveva e sul quarto dito aveva una tumefazione di ben tre centimetri.</div>
<h4>Ecco come si è svolta tutta l&#8217;operazione</h4>
<div>La piccola, Matilde, è stata trasferita nella Terapia intensiva neonatale del Policlinico meneghino dove è stata attivata una virtuosa collaborazione tra i chirurghi pediatri dell’ospedale guidati da Ernesto Leva, e quelli della mano dell’Ospedale San Giuseppe (Gruppo MultiMedica) diretti da Giorgio Pajardi.</div>
<div></div>
<div>Le due squadre hanno capito che nella tumefazione si nascondevano in realtà le tre falangi del quarto dito, rimaste “imbrigliate” durante lo sviluppo del feto, e in sala operatoria hanno ricostruito in parte le falangi e liberato le parti rimaste ‘intrappolate’. Lo ha reso noto lo stesso ospedale, precisando che<em> “a livello scientifico sono stati descritti pochissimi casi di questo tipo, e quasi nessuno aveva ancora realizzato con successo un’operazione del genere su un bimbo così piccolo”</em>.</div>
<div></div>
<div>La bimba, Matilde, è infatti già a casa e sta bene e nei prossimi due anni dovrà essere sottoposta ad altri interventi per ricostruire completamente le dita e ridarle una vita il più possibile normale. <em>“Questa prima operazione, però, era la più importante e delicata, e finora non era mai stata fatta su un bimbo di un solo giorno di vita – si legge in una nota del nosocomio – e Matilde l’ha affrontata davvero bene, tutto è andato per il meglio e non ci sono state complicazioni”.</em></div>
<h4>Di seguito le dichiarazioni dei medici che hanno seguito tutta la procedura</h4>
<blockquote>
<div><em>“Stiamo continuando a seguire sia lei, sia i suoi genitori, per controllare al meglio il dolore post-operatorio e per insegnare loro a gestire la situazione” ha spiegato il direttore del <strong>Dipartimento donna-bambino-neonato e della Terapia intensiva neonatale del Policlinico di Milano, Fabio Mosca</strong>, aggiungendo che “ci saranno controlli continui per i prossimi due anni, anche in collaborazione con i colleghi dell’Ospedale San Giuseppe”.</em></div>
<div><center></p>
<div id="ad_dyn1"></div>
<p></center><em>“Siamo molto lieti di aver messo a disposizione la nostra esperienza e il nostro know-how per il buon esito di quello che è stato un intervento del tutto eccezionale” ha dichiarato il<strong> direttore dell’Unità operativa di chirurgia della mano del San Giuseppe, Giorgio Pajardi</strong>, che da 26 anni ospita la più grande struttura in Europa dedicata alla mano del bambino con all’attivo, ogni anno, oltre 350 operazioni di microchirurgia pediatrica.</em></div>
</blockquote>
<blockquote>
<div><em>“L’atto chirurgico, fondamentale in termini anatomici e ricostruttivi, è stato la prima tappa di un lungo percorso terapeutico che ora accompagnerà questa bambina nel suo sviluppo psicofisico” ha continuato, concludendo “il trattamento globale di pazienti di questo tipo, dalla diagnosi al momento della nascita, alla chirurgia e alla successiva riabilitazione specialistica, vede una perfetta integrazione fra le nostre competenze e quelle del Policlinico”.</em></div>
</blockquote>
<div></div>
<div>FONTE: askanews.it</div>
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		<item>
		<title>Sindrome del Tunnel Carpale: oggi si può trattare per via endoscopica</title>
		<link>https://www.sanitaebenessere.it/sindrome-tunnel-carpale-trattare-via-endoscopica/</link>
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				<pubDate>Fri, 29 Apr 2022 15:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marketing]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Chirurgia]]></category>
		<category><![CDATA[chirurgia]]></category>
		<category><![CDATA[chirurgia mininvasiva]]></category>
		<category><![CDATA[sindrome tunnel carpale]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>L’INTERVENTO IN CHIRURGIA MINI INVASIVA CONSENTE DI RISOLVERE QUESTA PATOLOGIA MOLTO DIFFUSA IN MODO SICURO...</p>
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]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L’INTERVENTO IN CHIRURGIA MINI INVASIVA CONSENTE DI RISOLVERE </strong><strong>QUESTA PATOLOGIA MOLTO DIFFUSA IN MODO SICURO ED EFFICACE, </strong><strong>CON NOTEVOLI BENEFICI IN TERMINI DI DOLORE, GUARIGIONE E TEMPI DI RECUPERO. <img class="aligncenter wp-image-9123" title="sindrome tunnel carpale trattare via endoscopica" src="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2022/04/Logo-Digital-copy-300x150.png" alt="" width="450" height="225" srcset="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2022/04/Logo-Digital-copy-300x150.png 300w, https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2022/04/Logo-Digital-copy.png 787w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></strong></p>
<p>La <strong>Prof.ssa Adriana Cordova</strong> è la prima donna ad essere stata eletta come Presidente della SICPRE ed è la Direttrice dell’Unità Operativa di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica del Policlinico Paolo Giaccone di Palermo, un punto di riferimento accogliente e all’avanguardia, con percorsi diagnostico-terapeutici multidisciplinari e unico Centro nel Sud Italia riconosciuto dalla Federazione Europea della Chirurgia della Mano come Centro per il trattamento dei traumi e dei reimpianti di Arto Superiore.</p>
<figure style="width: 281px" class="wp-caption alignleft"><img title="sindrome tunnel carpale trattare via endoscopica" src="https://www.topdoctors.it/files/Doctor/profile/prof_2601_20200116111150.jpeg" alt="" width="281" height="281" /><figcaption class="wp-caption-text"><strong>Prof.ssa Adriana Cordova</strong> Direttrice UO di Chirurgia Plastica AOU Policlinico P. Giaccone</figcaption></figure>
<h5><em><strong>Professoressa, cos’è la patologia del Tunnel Carpale? </strong></em></h5>
<p>“Si tratta di una patologia molto frequente che colpisce prevalentemente il<br />
sesso femminile nell’età della menopausa ed è determinata dalla compressione del nervo mediano a livello del Canale Carpale, che è costituito da una base ossea e dal tetto costituito da un legamento fibroso trasverso.</p>
<p>Di solito è proprio l’inspessimento di questo legamento a determinare la compressione sul nervo e quindi il dolore, a cui segue la diminuzione della funzione della mano, inizialmente solo sensitiva, e in fase avanzata anche motoria, a carico della mobilità del pollice, perché vengono paralizzati i muscoli dell’eminenza tenar. Altre volte la causa può essere la comparsa di Angiomi o Lipomi, l’Ipertrofia delle guaine tendinee o altri fenomeni infiammatori.</p>
<p>Da un punto di vista diagnostico è abbastanza semplice da riconoscere. Pur essendoci ovviamente diversi gradi di gravità, molti sintomi sono infatti assolutamente tipici: un formicolio persistente, un dolore pungente, una sensazione di pesantezza alla mano, la tendenza a posizionare la mano fuori dal letto durante la notte”.</p>
<h5><em><strong>Come viene trattata?</strong></em></h5>
<blockquote><p>“Si interviene in anestesia locale o tronculare, in regime di day hospital o addirittura di day service, con un intervento chirurgico classico attraverso una piccola incisione nel palmo della mano, o, novità dell’ultimo anno, per via endoscopica.</p>
<p>Si tratta di una tecnica di chirurgia mini invasiva, che prevede una piccolissima incisione di pochissimi millimetri a livello del polso attraverso la quale, con l’aiuto delle fibre ottiche e di un piccolo monitor, si va a decomprimere il nervo mediano, sezionando il legamento traverso del carpo e aumentando quindi lo spazio all’interno del tunnel.</p>
<p>L’indicazione è personalizzata per ogni singolo paziente, ma in generale per le forme più avanzate o che derivano da compressione esterna spesso si preferisce la chirurgia classica, mentre per le forme idiopatiche dovute all’inspessimento del legamento si opta per la via endoscopica.</p>
<p>I vantaggi del trattamento mini invasivo sono sicuramente una guarigione più rapida, meno dolore nella fase post-operatoria e riabilitativa e una cicatrice di piccolissime dimensioni; entrambe le tecniche prevedono comunque una fasciatura compressiva per circa una settimana dopo l’intervento”.</p></blockquote>
<h5><em><strong>Il suo reparto è un Centro di eccellenza non solo per la Chirurgia della Mano ma per diversi percorsi multidisciplinari. Quali sono i principali?</strong></em></h5>
<blockquote><p>“Abbiamo percorsi per il Tumore della mammella, all’interno della Breast Unit, del Melanoma, del Melanoma Metastatico e per l’urgenza delle Infezioni necrotizzanti dei tessuti molli; un importante progetto di Ortoplastica, che nasce dalla collaborazione tra ortopedici e chirurghi plastici; il percorso TUTTO – acronimo di tutela umana dei soggetti transessuali e transgender in ambito ospedaliero – dedicato ai pazienti transessuali; e ancora G.O.Te.C, dedicato ai tumori del distretto testa/collo in collaborazione con oncologi radiologi, anatomopatologi, medicina orale, radioterapisti.</p>
<p>In tutti questi percorsi il valore aggiunto è dato dalla presa in carico complessiva del paziente, che non si limita all’intervento chirurgico ma che lo accompagna dal momento della diagnosi fino alle cure di riabilitazione e nutrizionali. Infine, abbiamo un progetto, finanziato dall’Assessorato, per il trattamento dei pazienti spastici, che da noi possono giovarsi di alcuni trattamenti con Tossina Botulinica o di trasposizione tendinea finalizzati a renderli autonomi in alcune funzioni”.</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>FONTE: Salute&amp;Benessere efocus n°33</p>
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		<title>Glaucoma: diagnosi, trattamenti e prospettive future</title>
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				<pubDate>Sat, 09 Apr 2022 11:30:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marketing]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Chirurgia]]></category>
		<category><![CDATA[Oculistica]]></category>
		<category><![CDATA[chirurgia oculistica]]></category>
		<category><![CDATA[glaucoma]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
		<category><![CDATA[sanità e benessere]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>DIAGNOSI SEMPRE PIÙ PRECOCI E NUOVI FARMACI SENZA CONSERVANTI CONSENTONO OGGI DA UN LATO DI...</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.sanitaebenessere.it/glaucoma-diagnosi-trattamenti-prospettive-future/">Glaucoma: diagnosi, trattamenti e prospettive future</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.sanitaebenessere.it">Sanità &amp; Benessere</a>.</p>
]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p><strong>DIAGNOSI SEMPRE PIÙ PRECOCI E NUOVI FARMACI SENZA CONSERVANTI CONSENTONO OGGI DA UN LATO DI RALLENTARE O FERMARE LA PROGRESSIONE DELLA MALATTIA, E DALL’ALTRO DI MIGLIORARE QUALITÀ DI VITA E ADERENZA ALLA TERAPIA</strong></p>
<p><img class="aligncenter wp-image-9123" title="glaucoma diagnosi trattamenti prospettive future" src="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2022/04/Logo-Digital-copy-300x150.png" alt="" width="416" height="208" srcset="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2022/04/Logo-Digital-copy-300x150.png 300w, https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2022/04/Logo-Digital-copy.png 787w" sizes="(max-width: 416px) 100vw, 416px" />Il <strong>Dott. Francesco Oddone</strong> è Responsabile dell’UO di Ricerca Glaucoma dell’IRCCS Fondazione G.B. Bietti presso l’Ospedale Britannico a Roma, dove si occupa di questa patologia sia dal punto di vista assistenziale – ambulatoriale e chirurgico – che di ricerca. Il Dipartimento svolge inoltre un’importante e innovativa attività di integrazione fra ospedale e territorio, creando dei nuovi percorsi diagnostico-terapeutici che possano favorire la continuità assistenziale dei pazienti.</p>
<figure style="width: 261px" class="wp-caption alignleft"><img title="glaucoma diagnosi trattamenti prospettive future" src="https://www.fondazionebietti.it/sites/default/files/fot_operatori/Oddone%20Francesco_0.jpg" alt="" width="261" height="261" /><figcaption class="wp-caption-text"><strong>Dott. Francesco Oddone</strong> Resp. UO di Ricerca sul Glaucoma dell’IRCCS Fondazione G.B. Bietti Ospedale Britannico</figcaption></figure>
<h5><em><strong>Dottore, cos’è il Glaucoma, come si inquadra in Italia e come si manifesta?</strong></em></h5>
<blockquote><p>“È una patologia neurodegenerativa, che colpisce il nervo ottico e che, nel corso del tempo, tende a degenerare fino ad arrivare, nei casi più avanzati, non trattati o diagnosticati tardi, alla cecità. La prevalenza nella popolazione si stima intorno al 2/3%, mentre la prevalenza di cecità intorno ai 7/8 milioni.</p>
<p>Il problema principale del Glaucoma è che resta silente a lungo e quindi spesso le persone non sanno di esserne affette e lo scoprono solo durante una visita oculistica a cui si sottopongono per altri motivi: il difetto non interessa, infatti, inizialmente il centro del campo visivo, cosa che farebbe allarmare subito chiunque, bensì tende a instaurarsi più frequentemente a partire dalle aree periferiche dell’occhio, che il paziente percepisce di meno”.</p></blockquote>
<h5><em><strong>Quali sono i fattori di rischio ad oggi noti?</strong></em></h5>
<blockquote><p>“Prima di tutto la pressione intraoculare. In secondo luogo l’età: se è vero, infatti, che esistono forme di Glaucoma giovanile, dell’adulto e dell’anziano, in realtà quelle più frequenti – il Glaucoma primario ad angolo aperto e il Glaucoma primario ad angolo chiuso – colpiscono le fasce di popolazione dopo i 40/50 anni con un’incidenza che aumenta con l’età. Altri fattori di rischio sono legati alle caratteristiche dell’occhio e alla familiarità, anche se non si tratta di una malattia strettamente ereditaria”.</p></blockquote>
<h5><em><strong>Come si arriva alla diagnosi di Glaucoma?</strong></em></h5>
<blockquote><p>“Per avere un sospetto è sufficiente una normale visita oculistica, dopo la quale possono essere richiesti degli esami aggiuntivi per confermare la diagnosi e fare una stadiazione del danno: l’esame del campo visivo e l’OCT (Optical Coherence Tomography), una tecnica computerizzata di imaging del nervo ottico”.</p></blockquote>
<h5><em><strong>Quali terapie ci sono oggi a disposizione per il trattamento del Glaucoma?</strong></em></h5>
<blockquote><p>“A qualsiasi stadio si scopra la malattia, la terapia è sempre mirata a ridurre la pressione dell’occhio, l’unico fattore di rischio che possiamo ad oggi andare a modificare per rallentare il decorso della  patologia e, nei casi più fortunati, ad arrestarla. Per questo, come in tante altre patologie, una diagnosi precoce è fondamentale. Il trattamento può essere farmacologico, con il laser o chirurgico.</p>
<p>Normalmente gli algoritmi di trattamento proposti anche dalle Linee Guida delle Società Scientifiche indicano di iniziare con un trattamento medico in monoterapia o, in alternativa, con un trattamento laser SLT (Selective Laser Trabeculoplasty) a scelta del medico che, insieme al paziente, opta per la terapia ottimale”.</p></blockquote>
<h5><em><strong>Cosa succede se il trattamento non funziona sul controllo della progressione?</strong></em></h5>
<blockquote><p>“Se la patologia progredisce, la pressione intraoculare non viene controllata dalla monoterapia e la funzione visiva del paziente tende a peggiorare comunque, si passa prima a delle terapie associative, e quindi alla chirurgia, area in cui si stanno sviluppando molte tecniche innovative mini invasive”.</p></blockquote>
<h5><em><strong>Quanto conta l’aderenza alla terapia?</strong></em></h5>
<blockquote><p>“Moltissimo. Come per tutte le malattie croniche, anche dal Glaucoma non si guarisce ed è necessario seguire per tutta la vita, quotidianamente, una terapia farmacologica, che tuttavia pone dei problemi in termini di effetti collaterali. Molti colliri contengono infatti conservanti che sono irritanti per l’occhio: l’utilizzo quotidiano risulta nel lungo periodo difficile e fastidioso, con conseguenze negative  sull’aderenza alla terapia.</p>
<p>Oggi fortunatamente sono arrivate sul mercato delle nuove formulazioni senza conservanti, che sicuramente migliorano lo stato di salute della superficie dell’occhio, la qualità di vita del paziente e quindi il suo benessere generale”.</p></blockquote>
<h4></h4>
<h4><strong>NUOVE TERAPIE SENZA CONSERVANTI </strong></h4>
<p>È stato dimostrato che l’esposizione a lungo termine a colliri contenenti  conservanti ha effetti negativi sul trattamento del glaucoma. Il conservante utilizzato in cronico dal paziente glaucomatoso puo’ determinare un’infiammazione persistente della superficie oculare, acuire o esacerbare i sintomi dell’occhio secco, e<br />
pertanto portare ad una riduzione della qualità di vita del paziente o a rendere difficoltosa l’aderenza alla terapia.<br />
L’Agenzia Europea del Farmaco e le linee guida internazionali per la gestione ed il trattamento del glaucoma raccomandano l’utilizzo di terapie prive di conservante in pazienti con patologia cronica.</p>
<p>È oggi in commercio un’intera gamma di  prodotti senza conservante che permette il trattamento ed il controllo del danno da glaucoma a qualunque stadio di severità della patologia. Sempre più pazienti traggono beneficio da questi prodotti, manifestando minori eventi avversi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>FONTE. Sanità&amp;Benessere efocus n°32</p>
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		<title>Prevenzione e controllo delle Infezioni Correlate all&#8217;Assistenza: facciamo il punto</title>
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				<pubDate>Mon, 04 Apr 2022 20:30:46 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Chirurgia]]></category>
		<category><![CDATA[Infettivologia]]></category>
		<category><![CDATA[Strutture Sanitarie]]></category>
		<category><![CDATA[ICA]]></category>
		<category><![CDATA[infezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Infezioni Correlate all'Assistenza]]></category>
		<category><![CDATA[Professor Massimo Carlini]]></category>
		<category><![CDATA[Professor Nicola Petrosillo]]></category>
		<category><![CDATA[sanità e benessere]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>SECONDO L’OMS LE ICA HANNO UN IMPATTO CLINICO E SOCIALE MOLTO RILEVANTE IN TERMINI DI...</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p><strong>SECONDO L’OMS LE ICA HANNO UN IMPATTO CLINICO E SOCIALE MOLTO RILEVANTE IN TERMINI DI PROLUNGAMENTO DELLA DEGENZA, DISABILITÀ A LUNGO TERMINE, MORTALITÀ, AUMENTO DELL’ANTIBIOTICO-RESISTENZA E SPESA SANITARIA</strong></p>
<p><img class=" wp-image-9123 aligncenter" src="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2022/04/Logo-Digital-copy-300x150.png" alt="" width="418" height="209" srcset="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2022/04/Logo-Digital-copy-300x150.png 300w, https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2022/04/Logo-Digital-copy.png 787w" sizes="(max-width: 418px) 100vw, 418px" />A spiegarci cosa sono le ICA, come prevenirle e trattarle, il<strong> Prof. Nicola Petrosillo</strong>, Responsabile del servizio di controllo delle Infezioni e Consulenze Infettivologiche presso il Policlinico Universitario del Campus Bio-Medico<br />
di Roma, e il<strong> Prof. Massimo Carlini</strong>, Direttore del Dipartimento di Chirurgia Generale dell’Ospedale Sant’Eugenio di Roma e Presidente Eletto della Società Italiana di Chirurgia.</p>
<figure style="width: 210px" class="wp-caption alignleft"><img title="prevenzione controllo infezioni correlate assistenza" src="https://admin.policlinicocampusbiomedico.it/wp-content/uploads/2021/07/Petrosillo_Nicola.png" alt="" width="210" height="193" /><figcaption class="wp-caption-text"><strong>Prof. Nicola Petrosillo</strong> Resp. Servizio di controllo delle Infezioni e Consulenze Infettivologiche Policlinico Universitario Campus Bio-Medico</figcaption></figure>
<h5><em><strong>Professor Petrosillo, cosa sono le ICA?</strong></em></h5>
<blockquote><p>“Sono quelle infezioni che non sono presenti nel paziente prima del ricovero in una struttura assistenziale e che insorgono durante o dopo il ricovero a causa dell’ospedalizzazione o delle procedure invasive che sono state eseguite durante la stessa e che hanno un impatto anche grave sulla morbosità del paziente.</p>
<p>Senza contare l’impatto sociale legato a un aumento delle spese sanitarie per i ricoveri e la minore disponibilità di posti letto per altri degenti. A questo si aggiungono, nel nostro Paese, la complessità dei pazienti, spesso fragili, immunodepressi, anziani, con altre malattie concomitanti e quindi più facilmente esposti al rischio di contrarre un’infezione e, non meno grave, un uso improprio degli antibiotici.</p>
<p>Gli esiti dell’indagine effettuata dai Centri Europei per il controllo delle infezioni nel 2016/2017 parlano di una media di 6,5 su 100 persone ricoverate con un’ICA in Europa, l’Italia si colloca nella media con 6,5/6,7”.</p></blockquote>
<p><em><strong>Quali sono le principali ICA?</strong></em></p>
<blockquote><p>“Al primo posto ci sono le infezioni delle basse vie respiratorie che rappresentano un quarto delle ICA; al secondo posto a pari merito abbiamo le infezioni del sito chirurgico e le infezioni urinarie, che rappresentano il 18% del totale; al terzo posto c’è l’infezione del torrente circolatorio – circa il 10% – e infine le infezioni gastrointestinali, che rappresentano circa l’8/9%, di cui la metà da Clostridium difficile”.</p></blockquote>
<p><em><strong>Cosa si può fare per prevenirle e trattarle?</strong></em></p>
<blockquote><p>“Ci sono una serie di interventi di prevenzione e controllo, linee guida e  raccomandazioni da seguire e l’utilizzo di procedure corrette. Si tratta tuttavia di un processo molto delicato che richiede grande esperienza e grandi sforzi da parte delle strutture assistenziali: non basta istituire un comitato di controllo delle infezioni, bisogna mettere in atto sistemi di sorveglianza, prevenzione e controllo, con messaggi chiari su come aumentare i livelli di igiene e antisepsi nell’ospedale, cominciando da un’adeguata igiene delle mani e da un’adeguata disinfezione dello strumentario.</p>
<p>L’Italia ha una prevalenza di multiresistenze in ospedale tra le più elevate in Europa; per fare fronte ad un impegno di prevenzione e controllo così importante occorre grande consapevolezza e serietà, ma anche forte “commitment” a livello locale, regionale e nazionale”.</p></blockquote>
<figure style="width: 195px" class="wp-caption alignleft"><img title="prevenzione controllo infezioni correlate assistenza" src="https://canaledieci.it/wp-content/uploads/2020/10/carlini-2.jpeg" alt="" width="195" height="222" /><figcaption class="wp-caption-text"><strong>Prof. Massimo Carlini</strong> Direttore Dip. di Chirurgia Generale Ospedale Sant’Eugenio</figcaption></figure>
<p><em><strong>Prof. Carlini, qual è la situazione in Chirurgia? </strong></em></p>
<blockquote><p>“Le infezioni in Chirurgia sono sempre esistite; certamente alcuni decenni fa erano molto più gravi perché non c’erano terapie specifiche adeguate.</p>
<p>Oggi abbiamo distinto diversi gruppi di infezioni: quelle che il paziente genera per i propri batteri che alberga a seguito di procedure chirurgiche, e all’interno di questo primo gruppo, vanno distinti gli interventi che vengono eseguiti in forma programmata e quelli invece, in regime di urgenza.</p>
<p>Gli interventi fatti in maniera programmata a loro volta vanno divisi in interventi su organi “puliti” e interventi su organi che normalmente albergano germi. C’è poi un secondo gruppo di pazienti che, indipendentemente dal tipo di intervento che subisce, ha un quadro clinico già gravato da altre comorbilità e quindi è più recettivo al rischio di infezioni, soprattutto se si trova in terapia intensiva”.</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Quali sono le sfide future?</strong></em></p>
<blockquote><p>“La prima è portare i pazienti a interventi chirurgici programmati più puliti possibili senza fare antibiotico-profilassi irrazionali; la seconda è avere ambienti in cui non proliferino i germi ospedalieri; la terza è fare sempre ricorso  all’Infettivologo che, attraverso le colture batteriche del sangue e dei vari fluidi dell’organismo, riesca a identificare il germe e possa fare un’antibiotico-terapia corretta. L’OMS stima che, se non si seguiranno queste indicazioni, nel 2050 ci saranno circa 10 milioni di morti per infezioni batteriche da terapia antibiotica”.</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>FONTE: Salute&amp;Benessere efocus n°32</p>
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		<title>L’ultima tendenza della Medicina Estetica? Il Lifting Cosmeceutico</title>
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				<pubDate>Thu, 09 Dec 2021 11:24:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Chirurgia]]></category>
		<category><![CDATA[Cosmesi]]></category>
		<category><![CDATA[Medicina]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>È uno degli aspetti più attraenti dei trattamenti estetici moderni: una pelle soda è soprattutto...</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><em>È uno degli aspetti più attraenti dei trattamenti estetici moderni: una pelle soda è soprattutto una pelle sana. L’importante è utilizzare solo prodotti cosmetici moderni, sicuri ed efficaci e affidarsi a Centri certificati.</em></strong></p>
<p>A parlarcene, la Dott.ssa Inna Sharypova, dermatologo presso RegenLab Switzerland, co-fondatrice e CEO del Clinical Institute of Anti-Aging Medicine di Mosca, trainer mondiale del metodo RegenLab e consulente per Linda Kristel®, Azienda all’avanguardia nella Ricerca e nello sviluppo di trattamenti cosmetici professionali per la pelle del viso e del corpo.</p>
<p><strong>Quali risultati permette di ottenere oggi la Cosmeceutica Moderna?</strong></p>
<p>“La Cosmeceutica Moderna ha capacità radicalmente nuove. I principi attivi possono, infatti, penetrare in profondità nella pelle e influenzarne i meccanismi fisiologici, rigenerandola e ringiovanendola a livello cellulare. Oggi i prodotti cosmetici non solo proteggono, idratano e nutrono la pelle, ma forniscono anche una serie di effetti terapeutici: anti-età, metabolici e antinfiammatori. Visivamente i risultati si manifestano con il ripristino della qualità della pelle e un Lifting pronunciato del viso e del corpo. La pelle diventa più liscia, più soda, più tesa”.</p>
<p><strong>In cosa consiste il Lifting Cosmeceutico?</strong></p>
<p>“Il Lifting Cosmeceutico professionale è una tendenza attuale della medicina estetica, che può competere con molti metodi invasivi e iniettabili usati per il ringiovanimento della pelle, con la differenza di essere sicuro, non invasivo, non richiedere riabilitazione ed essere accompagnato da un pronunciato effetto anti-età. Consiste nel levigare il rilievo e migliorare il riflesso luminoso della pelle, attenuare le rughe e tendere la pelle, migliorare i contorni del viso e ripristinare il volume sottocutaneo. Si distinguono due tipi di Lifting Cosmeceutico: un Lifting Istantaneo, in cui l’effetto è già visibile dopo il primo trattamento professionale; e un Lifting Cumulativo, che si forma gradualmente, in 4-6 settimane durante l’applicazione dei trattamenti professionali”.</p>
<p><strong>Come fa la Cosmeceutica Moderna a garantire lo sviluppo dell’effetto Lifting?</strong></p>
<p>“Per produrre un forte effetto Lifting, la Cosmeceutica deve soddisfare quattro condizioni importanti: la composizione degli ingredienti di Lifting, come fitoestrogeni, rutina, quercitina, antiossidanti, proteine del caviale e della seta, glicosaminoglicani, peptidi; la capacità dei principi attivi di integrarsi nei processi fisiologici della pelle; il trasporto equilibrato degli ingredienti nella pelle; l’azione sinergica di tutti gli ingredienti in un prodotto cosmeceutico. La sinergia degli ingredienti in un unico cosmeceutico offre benefici terapeutici durante tutto il corso del trattamento. Il massimo effetto clinico è possibile quando tutte le condizioni di cui sopra sono combinate in un’unica linea professionale di trattamenti personalizzati”.</p>
<p><strong>Come si ottiene un Lifting cosmeceutico istantaneo?</strong></p>
<p>“Il Lifting Istantaneo si ottiene grazie al lavoro dei principi attivi nello strato corneo e nel sistema di drenaggio della pelle. Si basa su 3 effetti: allineamento del rilievo della pelle, levigatura delle linee sottili e delle rughe e serraggio istantaneo dei contorni del viso. La superficie della pelle viene prima di tutto levigata dalla pulizia profonda e da un’esfoliazione delicata, con maschere con enzimi vegetali come papaina e bromelina; le rughe di superficie sono quindi levigate e i pori ristretti dai biopolimeri; il rassodamento istantaneo dei contorni del viso è il risultato dell’uso di preparati con estratti di rutina e quercetina, che sono contenuti nel tè verde, nella Sophora Japonica, nell’ippocastano, nel Gingko Biloba e nel trifoglio pratense”.</p>
<p><strong>La cosmeceutica moderna può fornire un effetto Lifting anche di lunga durata?</strong></p>
<p>“Sì, oggi è già possibile in 20-40 giorni. A tal fine, si esegue un ciclo di 6-8 trattamenti professionali ogni 5-10 giorni e si forma un sistema di cura domiciliare personalizzato. Il Lifting Cumulativo si ottiene attraverso il lavoro dei principi attivi negli strati più profondi della pelle, nel derma e nell’ipoderma, e si basa su tre effetti: rassodamento ed elasticità della pelle, distensione delle rughe profonde e un effetto lipofilling”.</p>
<p><strong>Quali sono i benefici dei programmi professionali di Lifting Cosmeceutico?</strong></p>
<p>“Sono molteplici: la provata sicurezza dei prodotti, nessun periodo di riabilitazione, controindicazioni minime, assolutamente indolore, efficacia dimostrata, correzione estetica personalizzata in base all’età del paziente, alle condizioni della pelle, allo stile di vita e al clima, possibilità di mantenere autonomamente il risultato con prodotti ad uso domestico”.</p>
<p><strong>Per chi è adatto un Lifting Cosmeceutico professionale?</strong></p>
<p>“Il Lifting Cosmeceutico è indicato per tutte le persone con cambiamenti della pelle legati all’età o con segni di crono e foto-invecchiamento, ma anche, fino a 30 anni di età, per la prevenzione dell’invecchiamento precoce; è adatto a pazienti che sono controindicati o riluttanti alle procedure invasive di ringiovanimento; infine è ideale nella complessa cura e riabilitazione della pelle dopo procedure invasive”.</p>
<p><strong>Contatti</strong></p>
<p>LINDA KRISTEL®</p>
<p>Via Pantano, 26 – 20122 Milano</p>
<p>Tel. +39 02 09964090</p>
<p>Cel. +39 348 5226464</p>
<p>Mail: <a href="mailto:info@lindakristel.com">info@lindakristel.com</a></p>
<p><a href="https://www.lindakristel.it">https://www.lindakristel.it</a></p>
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