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Sanità e Benessere Focus n°57

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LA REINGEGNERIZZAZIONE DEL SISTEMA SANITARIO VENETO

Di Gino Gerosa
Assessore alla Sanità Regione Veneto

Il sistema sanitario che ci troviamo a gestire oggi vive una fase di trasformazione profonda, una vera e propria sfida di “sopravvivenza” e rinascita che richiede coraggio e visione. Nel tracciare il quadro generale della sanità in Veneto, appare evidente che non possiamo più limitarci a interinterventi frammentati: dobbiamo reingegnerizzare l’intero sistema per bilanciare le necessità della medicina d’urgenza con il rafforzamento indispensabile della medicina territoriale. Il punto di partenza è l’attuazione del DM77, che ci offre opportunità incredibili per ridurre l’impatto sui nostri Pronto Soccorso. Troppo spesso i nos- tri reparti d’urgenza sono affollati da “codici bianchi” che dovrebbero trovare risposta altrove. Se guardiamo a modelli europei d’eccellenza, come quello olandese, notiamo Pronto Soccorso quasi deserti: questo accade perché il paziente non vi accede direttamente, ma viene filtrato da strutture di prossimità. In Veneto, le Case di Comunità devono diventare un filtro essenziale, ges- tendo le necessità dei singoli pazienti e avviandoli all’ospedale per acuti solo quando il percorso diagnostico-terapeutico richiede un livello di complessità superiore. Questa gestione di prossimità è l’unica via per azzerare la tensione sui Pronto Soccorso. Tuttavia, la medicina territoriale da sola non bas- ta se non è integrata con un’alta specializzazio- ne sostenibile. L’evoluzione tecnologica è galop- pante — penso alle sale operatorie ibride che evol- vono dalla versione 2.0 alla 4.0 in tempi brevissimi — ma dobbiamo fare i conti con la sostenibilità economica. A fronte di un incremento del Fondo Sanitario Nazionale stimato intorno all’1,8%, assistiamo a un aumento delle spese superiore al 13%. In questo scenario, l’innovazione non può essere polverizzata sul territorio; deve essere ac- centrata in centri di eccellenza organo-specifici o patologia-specifici. Questi centri non sono solo poli tecnologici, ma ve- ri e propri hub di expertise dove concentrare l’im- pianto tecnologico più avanzato e le migliori com- petenze professionali. Prendiamo l’esempio della chirurgia robotica: per garantirne l’efficacia, dobbiamo tutelare tre condi- zioni fondamentali. In primo luogo, l’introduzione stessa dell’innovazione; in secondo luogo, la garanzia di alti volumi di attività, poiché i dati del Programma Nazionale Esiti conferma- no che il volume è direttamente propor zionale alla qualità degli outcome per il paziente. Non possiamo permetterci di disperdere tecnologie costose in realtà dove la casistica è modesta. Infine, dobbiamo tutelare i nostri giovani profes- sionisti. Un chirurgo che inizia la carriera in una struttura priva di dotazioni tecnologiche significative è un professionista penalizzato nel suo svi- luppo e nel suo percorso di carriera. Reingegnerizzare il sistema significa, quindi, creare una rete che garantisca l’accesso alle nuove tecnologie a chi dovrà guidare la sanità di domani. Questa visione richiede un cambio di paradigma anche nella gestione delle aziende sanitarie. Se un tempo l’idea di “aziendalizzazione” mirava a met- tere le Aziende sanitaria in competizione tra loro, oggi credo fermamente che la strada sia quella della sinergia e della rete. Un sistema sanitario re- gionale che si presenta come una rete integrata diventa un partner autorevole e attrattivo per l’in- dustria biomedicale e farmaceutica, specialmente per la ricerca e l’introduzione di farmaci ad altissimo costo. Il partenariato pubblico-privato non è solo una risorsa economica, ma un volano di valore per tutto il territorio. In conclusione, la sfida che abbiamo davanti è complessa: integrare Case di Comunità come filtri di prossimità, Hub di eccellenza tecnologica per le acuzie e una rete di aziende in sinergia tra loro. Solo così potremo garantire un sistema che sia, allo stesso tempo, eccellente nei risultati e soste- nibile nel tempo.

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