Quando si parla di leadership in senso moderno si intende la capacità di influenzare e quindi di aiutare gli altri, a far meglio il proprio lavoro e raggiungere uno scopo comune all’organizzazione o alla società nella quale siamo inseriti. Nel campo della Sanità, intesa a 360°, le donne rappresentano circa il 70% della forza lavoro complessiva del comparto, ma le percentuali crollano drammaticamente quando si guarda alle posizioni apicali. Oggi le donne occupano soltanto il 23,6% dei ruoli di Direttore Generale nelle aziende sanitarie pubbliche e appena il 22,9% degli incarichi di struttura complessa, i cosiddetti primariati. Nel personale sanitario non medico, l’accesso alla dirigenza apicale si attesta a cifre ancora più irrisorie. Questi sono i dati, inequivocabili, che emergono nel Rapporto annuale del nostro Osservatorio sull’Equità di genere della leadership in sanità, realizzato dall’Associazione LEADS (Donne Leader in Sanità) in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano, nato proprio con lo scopo di creare un focus su questo tema attraverso un osservatorio permanente dei dati in questo settore.
L’Associazione stessa è nata per contribuire a ridurre questo divario, attraverso i suoi molteplici progetti che vanno dal Premio annuale allo studi dell’impatto dell’Intelligenza artificiale sulla leadership femminile in sanità, passando attraverso il mentoring e la divulgazione con i leads talks, vuole favorire quindi tavoli di lavoro e collaborazioni per lo sviluppo di iniziative concrete per aziende del settore e istituzioni, identificando best practices e formulando proposte per i policy makers, con l’obiettivo di garantire maggiore accesso alle posizioni apicali per il genere meno rappresentato.
Questo profondo divario non rappresenta soltanto una questione di giustizia sociale o di percentuali da bilanciare per un equilibrio formale: si tratta di un’immensa perdita di valore, competenze e visione per la gestione della salute pubblica del nostro Paese che si traduce in punti di PIL. L’equità e il riconoscimento del ruolo femminile in campo sanitario rappresenta infatti un elemento fondamentale in termini di innovazione, programmazione e sostenibilità per l’intero ecosistema delle Life Sciences.
Le cause che sottostanno a questa situazione sono strutturali e stratificate nel tempo. Modelli organizzativi rigidi, dinamiche di cooptazione storicamente maschili e nondimeno tradizioni culturali in cui le donne hanno delle responsabilità familiari che le portano spesso a sacrificare una carriera professionale. Per scardinare queste barriere invisibili ma resistenti, dobbiamo agire con urgenza su tre leve strategiche: la trasparenza assoluta dei processi selettivi, la formazione mirata allo sviluppo delle competenze manageriali e l’introduzione delle nuove tecnologie e dell’intelligenza artificiale come straordinari abilitatori di flessibilità e conciliazione dei tempi di vita.
Con il nostro Manifesto, consegnato anche al Presidente della Repubblica, e attraverso tutte le iniziative concrete messe a terra facciamo in modo che LEADS agisca come strumento di advocacy per influenzare le politiche pubbliche. L’equità di genere deve diventare sempre più un indicatore chiave delle performance aziendali, un obiettivo economico concreto, misurabile e vincolante.
*Direttrice Generale Formez PA, Sub – Commissaria L. Ente strumentale alla Croce Rossa Italiana, Presidente Associazione Donne Leader in Sanità, Consigliere d’Amministrazione Proger


