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	<title>Radiologia &#8211; Sanità &amp; Benessere</title>
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	<description>Sito di divulgazione scientifica</description>
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		<title>Combattere il cancro con la Tecnologia: le ultime novità in Radioterapia</title>
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				<pubDate>Mon, 11 Apr 2022 18:00:55 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Oncologia]]></category>
		<category><![CDATA[Radiologia]]></category>
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				<description><![CDATA[<p>MACCHINARI TECNOLOGICAMENTE AVANZATI, FORMAZIONE, APPROCCIO MULTIDISCIPLINARE, NETWORK: QUESTE LE PAROLE CHIAVE PER CURE RADIOTERAPICHE SEMPRE...</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p><strong>MACCHINARI TECNOLOGICAMENTE AVANZATI, FORMAZIONE, APPROCCIO MULTIDISCIPLINARE, NETWORK: QUESTE LE PAROLE CHIAVE PER CURE RADIOTERAPICHE SEMPRE PIÙ EFFICIENTI E PERSONALIZZATE SU TUTTO IL TERRITORIO NAZIONALE</strong></p>
<p><img class="aligncenter wp-image-9123" title="combattere-cancro-tecnologia-ultime-novita-radioterapia" src="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2022/04/Logo-Digital-copy-300x150.png" alt="" width="434" height="217" srcset="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2022/04/Logo-Digital-copy-300x150.png 300w, https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2022/04/Logo-Digital-copy.png 787w" sizes="(max-width: 434px) 100vw, 434px" />Ne abbiamo parlato con il <strong>Prof. Paolo Muto</strong>, Direttore dell’Unità Operativa di Radioterapia dell’Istituto Nazionale dei Tumori IRCCS Fondazione G. Pascale di Napoli.</p>
<figure style="width: 334px" class="wp-caption alignleft"><img title="combattere cancro tecnologia ultime novità radioterapia" src="https://www.topdoctors.it/files/Image/large/5b9f6e95-b6b4-42ce-9b68-555625bbab96.jpg" alt="" width="334" height="250" /><figcaption class="wp-caption-text"><strong>Prof. Paolo Muto</strong> Direttore UO di Radioterapia Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione G. Pascale</figcaption></figure>
<h5><em><strong>Professore, qual è la situazione oggi della Radioterapia in Italia? </strong></em></h5>
<blockquote><p>“La Radioterapia riveste un ruolo importantissimo nella cura del cancro, se si pensa che ogni giorno in Italia si ammalano 1000 persone di tumore e di queste oltre quasi 700 hanno bisogno di un trattamento radiante, da solo o in associazione a chemioterapia o a chirurgia. In Italia ci sono 450 acceleratori lineari e 183 Centri di Radioterapia, di cui solo una cinquantina tecnologicamente molto avanzati con macchinari quali tomoterapia, Cyber Knife e una ventina di apparecchiature di radioterapia intraoperatoria (IORT).</p>
<p>Molti Centri, soprattutto nelle Regioni del Sud, continuano ad avere una tecnologia arretrata. Il successo di un Centro si valuta tuttavia su due elementi: il numero di pazienti che tratta ma soprattutto le tecniche che mette in campo per curarli al meglio”.</p></blockquote>
<h5><em><strong>Che vantaggi offrono le nuove tecnologie in Radioterapia e quali sono oggi le più importanti?</strong></em></h5>
<blockquote><p>“L’obiettivo dell’utilizzo della tecnologia in ambito radioterapico mira a emanare radiazioni in modo sempre più preciso, irradiando i volumi bersaglio con la dose opportuna per proteggere i tessuti sani e limitare il più possibile gli effetti collaterali, modulando l’intensità della dose per un trattamento sempre più personalizzato.</p>
<p>Oggi conosciamo ad esempio l’importanza dei frazionamenti, ovvero perché e come mettere in condizioni talune patologie di rispondere meglio ai trattamenti in un tempo minore, o dell’ipofrazionamento (poche sedute con dosaggi più elevati) nella cura  delle metastasi.</p>
<p>Ma per fare questo, bisogna avere macchine  tecnologicamente adeguate, in grado di modulare il fascio di radiazione, mettendo il paziente in condizioni di affrontare meglio il trattamento, senza effetti collaterali.</p>
<p>La Tomoterapia ci consente di essere ancora più precisi e millimetrici in quello che è il fascio primario che deve colpire il target tumorale grazie. Il sistema può usufruire di una piattaforma basata su innovativi algoritmi di intelligenza artificiale per la pianificazione e l’ottimizzazione del piano di trattamento al paziente”.</p></blockquote>
<h5><em><strong>Come vede il futuro della Radioterapia?</strong> </em></h5>
<blockquote><p>“Inserita in un discorso sempre più integrato con l’Oncologia Medica e con la Chirurgia, in un’ottica multidisciplinare. Dobbiamo sicuramente capire meglio i tempi dei vari trattamenti e quale sarà il futuro della chirurgia che, come insegna Umberto Veronesi, dovrà essere sempre meno invasiva per dare più spazio a terapie integrate. Molto mi aspetto anche dai farmaci intelligenti e più selettivi.</p>
<p>È necessario anche attivare una Rete Radioterapica tra Centri in modo che quelli tecnologicamente meno avanzati possano contare sugli altri per particolari trattamenti, avviare una programmazione sul territorio nazionale più equa e puntare sulla formazione dei giovani: tecnici, medici radioterapisti e fisici medici. Infine, bisognerebbe rendere i reparti di Radioterapia più accoglienti, tenendo conto anche della componente psicologica dei pazienti”.</p></blockquote>
<p><strong>LA TOMOTERAPIA ELICOIDALE</strong></p>
<p>È una metodica rivoluzionaria rispetto agli acceleratori lineari convenzionali che nasce dalla combinazione sinergica,<br />
in un unico stativo, di una Tomografia Computerizzata (TC) e di un Acceleratore Lineare Compatto. Quest’ultimo<br />
emette, anziché un fascio esteso, un fascio a ventaglio, che si muove in maniera elicoidale rispetto alla lesione<br />
tumorale in modo da trattare il paziente per strati anatomici successivi. L’imaging quantitativo di una vera TC, la<br />
visualizzazione della patologia cancerogena, il posizionamento del paziente nella seduta iniziale e l’adattamento<br />
della forma e dell’anatomia della stessa nelle sedute successive (adapting) consentono una più precisa capacità di<br />
conformazione e una perfetta omogeneità di dose con elevato gradiente alla lesione tumorale, risparmiando i tessuti<br />
sani circostanti e migliorando l’efficacia del trattamento, diminuendo, nel contempo, gli effetti collaterali e la tossicità dell’irradiazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>FONTE: Sanità&amp;Benessere efocus n°32</p>
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		<title>TIPS e Ipertensione Portale: il successo di un approccio multidisciplinare</title>
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				<pubDate>Thu, 07 Apr 2022 16:30:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marketing]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ipertensione]]></category>
		<category><![CDATA[Radiologia]]></category>
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				<description><![CDATA[<p>GRAZIE ALLA COLLABORAZIONE TRA EPATOLOGIA E RADIOLOGIA INTERVENTISTICA, QUESTA PROCEDURA OGGI CONSENTE DI TRATTARE CON...</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p><strong>GRAZIE ALLA COLLABORAZIONE TRA EPATOLOGIA E RADIOLOGIA </strong><strong>INTERVENTISTICA, QUESTA PROCEDURA OGGI CONSENTE DI TRATTARE </strong><strong>CON OTTIMI RISULTATI DIVERSE COMPLICANZE DELLA CIRROSI EPATICA.</strong></p>
<p data-wp-editing="1"><img class=" wp-image-9123 aligncenter" src="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2022/04/Logo-Digital-copy-300x150.png" alt="" width="444" height="222" srcset="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2022/04/Logo-Digital-copy-300x150.png 300w, https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2022/04/Logo-Digital-copy.png 787w" sizes="(max-width: 444px) 100vw, 444px" />La <strong>Città della Salute e della Scienza di Torino</strong> rappresenta un Centro d’eccellenza in Italia per l’attività epatologica, per i trapianti epatici (ad oggi conta più di 3600 interventi) e per il primo posizionamento di TIPS in Italia, per la quale oggi la struttura torinese è un Centro di Riferimento per tutta la Regione.</p>
<p>Abbiamo  approfondito l’argomento con il <strong>Dott. Alfredo Marzano</strong>, specialista in Gastroenterologia, Epatologo dei trapianti e Responsabile della Struttura Semplice di Gastroepatologia dell’Ospedale San Giovanni Battista, il <strong>Prof. Paolo Fonio</strong>, Ordinario di Radiologia presso l’Università degli Studi di Torino e Direttore del Dipartimento di Diagnostica per immagini e Radiologia Interventistica e il <strong>Dott. Dorico Righi</strong>, Direttore della Radiologia 3 Diagnostica e Interventistica presso Le Molinette.</p>
<figure style="width: 226px" class="wp-caption alignleft"><img title="tips ipertensione successo approccio multidisciplinare" src="https://studiosum.it/wp-content/uploads/2019/03/marzano-750x750-1.jpg" alt="" width="226" height="226" /><figcaption class="wp-caption-text"><strong>Dott. Alfredo Marzano</strong> Responsabile SS Gasroepatologia, Epatologo Trapianti Terapia epatiti virali Divisione di Gastroenterologia, Azienda della Salute e della Scienza, Ospedale S. Giovanni Battista &#8211; Torino</figcaption></figure>
<h5><em><strong>Dott. Marzano, per cosa si utilizza la TIPS?</strong></em></h5>
<blockquote><p>“La TIPS è una procedura che agisce sul controllo dell’ipertensione portale, una complicanza di diverse malattie del fegato. I dati ISTAT più recenti segnalano una prevalenza della cirrosi in Italia dello 0.3%, con circa 180.000 casi a livello nazionale e 10.000 decessi all’anno, dovuti all’epatocarcinoma, una complicanza peculiare della cirrosi, oppure allo scompenso clinico della malattia.</p>
<p>Negli ultimi 30 anni si è assistito ad una riduzione della mortalità per cirrosi ma, mentre si riducono le forme virali, sono in aumento le malattie epatiche legate all’alcol, all’obesità e alle forme dismetaboliche. La riduzione della mortalità è dovuta a molteplici fattori, tra i quali il trapianto epatico, la vaccinazione per l’epatite B, le terapie antivirali e i notevoli progressi della terapia della cirrosi scompensata, tra i quali spicca appunto la TIPS”.</p></blockquote>
<h5></h5>
<figure style="width: 209px" class="wp-caption alignleft"><img title="tips ipertensione successo approccio multidisciplinare" src="https://www.piemontetopnews.it/wp-content/uploads/2020/05/Paolo-Fonio-radiologo.jpg" alt="" width="209" height="266" /><figcaption class="wp-caption-text"><strong>Prof. Paolo Fonio Direttore</strong> Dip. di Diagnostica per immagini e Radiologia Interventistica</figcaption></figure>
<h5><em><strong>Prof. Fonio, come funziona questa procedura? </strong></em></h5>
<blockquote><p>“Sotto controllo ecografico e in sedazione, viene posizionata una protesi nel fegato, tramite un esclusivo approccio esterno, non chirurgico, da parte del radiologo interventista attraverso la vena giugulare. Mettendo in comunicazione artificiale il sistema venoso afferente al fegato tramite la vena porta e quello efferente, lo stent  corregge l’aumento pressorio legato alla cirrosi. La riuscita tecnica oggi è altissima, intorno al 98%; ma anche dal punto di vista clinico i risultati sono ottimi”.</p></blockquote>
<h5></h5>
<h5></h5>
<h5></h5>
<h5><em><strong>Dott. Marzano, questa procedura è adatta a tutti i pazienti?</strong></em></h5>
<blockquote><p>“No, non a tutti i pazienti è necessario fare questo tipo di intervento e non per tutti è indicato. L’indicazione clinica per la TIPS è lo scompenso ed in particolare l&#8217;ascite o il sanguinamento: con la procedura si ristabilisce il compenso clinico, ma al contempo si sottopongono a un forte stress i diversi organi, in particolare cuore e cervello. In più la TIPS non agisce, a differenza del trapianto, sulla funzione del fegato, che rimane deficitaria.</p>
<p>Per questo motivo non tutti i pazienti possono beneficiare della procedura: nelle persone anziane è sconsigliata per il rischio di encefalopatia, mentre in alcuni pazienti cirrotici la procedura è usata come ponte temporaneo per portarli al trapianto.</p>
<p>Il ruolo principale nella selezione del paziente spetta all’epatologo, vanno però poi considerate altre variabili, quali la riserva funzionale del fegato, la capacità di compenso dei diversi organi, l’età, il contesto socio-assistenziale e dunque la procedura va coordinata in tutte le sue fasi con le diverse figure dell’équipe multidisciplinare. Ed è grazie a questa collaborazione che oggi queste indicazioni si sono ampliate moltissimo”.</p></blockquote>
<h5><em><strong>Dott. Righi, può darci qualche indicazione sulla vostra attività?</strong></em></h5>
<blockquote><p>“Con il Centro Trapianti Epatici e con la Gastroepatologia abbiamo contatti quotidiani e siamo riusciti a creare un Centro multispecialistico molto affiatato ed efficace. Insieme alla Radiologia Universitaria eseguiamo la TIPS da circa trenta anni con un numero medio annuale di oltre 60 interventi.</p>
<p>L’evoluzione dei materiali angiografici ha consentito di migliorare i risultati a distanza e di ridurne i tempi di esecuzione. Inoltre la maggiore esperienza tecnica acquisita ha consentito di eseguire consuccesso tecnico e clinico pazienti che erano considerati non trattabili nelle Linee Guida dei Centri più importanti del mondo: oggi è possibile trattare correttamente pazienti con trombosi<br />
portale o pazienti portatori di cavernoma portale”.</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>FONTE. Sanità&amp;Benessere efocus n°32</p>
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		<title>Tecnologia Blockchain: una rivoluzione per la Pubblica Amministrazione e la Sanità</title>
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				<pubDate>Thu, 27 May 2021 08:57:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[CS COMMUNICATION SRL]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Dermatologia]]></category>
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								<content:encoded><![CDATA[<section class="vc_row wpb_row vc_row-fluid liquid-row-shadowbox-6aac7a54c158b"><div class="ld-container container"><div class="row ld-row"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12 liquid-column-6aac7a54ca700"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper "   ><div class="wpb_wrapper-inner">
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<div class="column">
<p style="text-align: center;"><strong>La diffusione di una tecnologia amica dell’uomo, giusta, equa ed etica, non è fine a sé stessa, ma è rivolta al totale benessere e sostegno dell’uomo, lo accompagna e ne semplifica la quotidianità. </strong></p>
</div>
</div>
</div>

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</div></div></div></div></div></div></section><section class="vc_row wpb_row vc_row-fluid liquid-row-shadowbox-6aac7a54cba3f"><div class="ld-container container"><div class="row ld-row"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12 liquid-column-6aac7a54cbd4b"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper "   ><div class="wpb_wrapper-inner">
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			<div>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>William Nonnis</strong> è Full Stack &amp; Blockchain Developer per il Ministero della Difesa. Classe 1982, da oltre vent’anni si occupa di sviluppo software, siti web e web application, di studio, progettazione e sviluppo Blockchain e dal 2012 è tra i 10 Top Influencer Blockchain Developer per MondoCrypto. Si definisce un purista della Blockchain.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Qual è il contesto economico e sociale in cui ci troviamo a vivere oggi?</strong></p>
<p>“Con l’avvento della pandemia abbiamo vissuto, e stiamo ancora vivendo, un momento complicatissimo dal punto di vista economico, sociale e culturale, che ha inevitabilmente disorientato non solo il singolo cittadino, ma la comunità intera. Nell’ultimo anno abbiamo modificato radicalmente le nostre abitudini, il nostro modo di relazionarci e di soddisfare le esigenze personali. Per affrontare e realizzare questo cambio di paradigma sociale, culturale ed economico, abbiamo scoperto che il digitale, l’innovazione e le infrastrutture IT, possono supportarci per arrivare a un benessere comune ecosostenibile. La Tecnologia Blockchain (quella vera, cioè pubblica e permissionless), considerata tecnologia disruptive, cioè di rottura rispetto al contesto cui siamo abituati a vivere, negli ultimi tempi ha avuto una grande eco e rappresenta una svolta rivoluzionaria in moltissimi settori, come quelli della Pubblica Amministrazione e della Sanità”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quale valore apporta la Tecnologia Blockchain in questo contesto?</strong></p>
<p>“La rivoluzione digitale che stiamo attraversando può e deve essere il volano di una semplificazione e di una umanizzazione, non solo delle cure, ma anche un percorso di sviluppo e di distribuzione equo delle possibilità. Per questo penso sia necessario un cambiamento del paradigma socio-culturale che stiamo vivendo, affinché tutti si possa agire, fare ricerca e sviluppo per il Bene dell’individuo, supportati da una tecnologia giusta, equa ed equilibrata”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quale applicazione trova la Blockchain in Sanità, anche alla luce della recente pandemia?</strong></p>
<p>“Negli ultimi tempi si sta parlando tantissimo sia a livello nazionale che europeo di Pass vaccinale per identificare le persone che hanno effettuato vaccino, tamponi&#8230; Ma noto una grande confusione nell’identificare l’esigenza di un Passaporto sanitario o Pass vaccinale sotto tanti punti di vista, dalla mancanza di strategie e visione da parte della classe dirigente, alla mancanza di competenze e consapevolezza in ambito digitale. La pandemia ha fatto purtroppo emergere tutte le fragilità strutturali dello Stato”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Che differenza c’è tra Pass vaccinale e Passaporto Sanitario?</strong></p>
<p>“Fondamentale. Il primo fornirebbe solo indicazioni su vaccinazione COVID-19 e/o un risultato negativo recente del test COVID-19 e/o eventuali precedenti infezioni. Il secondo, invece, darebbe indicazioni su tutta la storia clinica del paziente, che fino ad oggi è stata affidata ad archivi cartacei frammentati e deteriorabili, con la conseguente discontinuità di diagnosi e terapie e difficoltà di trasporto. Possiamo immaginare facilmente una chiave di accesso digitale che in tempo reale ci restituisca tutto il percorso del paziente. Dal semplice cambio del Medico di Medicina Generale a ricerche più complesse sullo stato di salute, fino ad arrivare a complessi studi epidemiologici, flussi sanitari, mappature della distribuzione di malattie croniche o infettive. Il paziente potrà avere diverse chiavi di accesso ai suoi dati sanitari, mantenendone il controllo. Ecco l’importanza della Tecnologia Blockchain, sia da un punto di vista umano-tecnologico che eco-sostenibile: grazie alla sua architettura, la Blockchain potrà essere, in futuro, interoperabile con qualsiasi entità – ospedali, realtà pubbliche (comuni, province, regioni), dispositivi IoT e IoE e applicazioni – permettendo, a lungo termine, di avere uno scambio di dati tra i vari attori coinvolti nel settore sanitario e non solo.”</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quali cambiamenti servono nella PA?</strong></p>
<p>“Anche la Pubblica Amministrazione deve effettuare un cambiamento a partire dal reclutamento e dalla formazione e informazione del personale. È assolutamente condivisibile studiare una nuova modalità di accesso alla PA, iniziando con la selezione dei candidati che esca dagli schemi tradizionali, quindi non soffermandosi soltanto sui titoli ma analizzando le competenze: devono essere rappresentate le capacità Intellettuali, professionali e le esperienze oggettive, ossia i dati reali e tangibili derivanti dai risultati sul campo. Occorre poi favorire un rapido ricambio generazionale che porti la PA in linea con le esperienze più avanzate realizzate nei Paesi concorrenti”. Pertanto si fa nodale la questione di una formazione altamente tecnica per ricercate figure professionali, prima inesistenti, in grado di traghettare il Paese verso il nuovo che avanza. La Blockchain, con la sua portata rivoluzionaria in ambito economico e sociale, ha grande necessità di esperti e per questo, finalmente, “Blockchain Elite” (https://www.blockchain-elite.it), un corso gestito da selezionatissimi professionisti, italiani ed internazionali, potrà preparare, formare ed avviare brillanti carriere di specialisti digitali, qualificati ad operare con la Blockchain”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>A quali vantaggi potrebbe portare l’utilizzo della Tecnologia Blockchain nella PA?</strong></p>
<p>“Molteplici: dall’identità digitale SSI (Self Sovereign Identity) alla possibilità per il cittadino o l’azienda di avere una risposta al servizio richiesto in tempi celeri e in maniera sicura. E, ancora, lo Stato avrà un maggior monitoraggio dei principali servizi gestiti dalle varie aziende, visualizzando in tempo reale le transazioni svolte e ci sarà un forte alleggerimento della burocrazia grazie alla digitalizzazione dei servizi, con il ritorno così di un notevole risparmio sulla macchina governativa a vantaggio dell’azienda e del cittadino. I dati non saranno più ridondanti grazie all’utilizzo delle identità digitali e potrà esserci un controllo istantaneo incrociato per molteplici esigenze istituzionali o governative; anche la verifica del dato sarà subitanea e obiettiva; infine l’affidabilità e la solidità della tecnologia garantiranno sicurezza e trasparenza”.</p>
<p>&nbsp;</p>

		</div>
	</div>
<div class="vc_empty_space"   style="height: 40px"><span class="vc_empty_space_inner"></span></div><div class="vc_empty_space"   style="height: 40px"><span class="vc_empty_space_inner"></span></div></div></div></div></div></div></div></section><section data-bg-image="url" class="vc_row wpb_row vc_row-fluid medico vc_custom_1490177908413 row-contains-padding-top row-contains-padding-bottom liquid-row-shadowbox-6aac7a54cc936 vc_row-has-fill vc_row-has-bg"><div class="ld-container container-fluid"><div class="row ld-row"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-3 liquid-column-6aac7a54ccc03"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper vc_custom_1490172226960"   ><div class="wpb_wrapper-inner">
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			<p><strong>Contatti</strong></p>
<p><strong>William Nonnis</strong></p>
<p>Full Stack &amp; Blockchain Developer</p>
<p>del Ministero della Difesa</p>
<p>Tel. 347.9408194</p>
<p>Email: <a href="mailto:william.nonnis@gmail.com">william.nonnis@gmail.com</a></p>
<p class="Corpo">

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		<title>La tecnica dell&#8217;Embolizzazione, un valore aggiunto per ospedali e pazienti</title>
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				<pubDate>Wed, 10 Feb 2021 11:23:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Radiologia]]></category>
		<category><![CDATA[medicina]]></category>
		<category><![CDATA[patologie]]></category>
		<category><![CDATA[radiologia]]></category>

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			<p style="text-align: center;"><strong>Le tecniche endovascolari mininvasive come l’Embolizzazione comportano notevoli vantaggi nella cura di diverse patologie e anche in termini di ospedalizzazione e di ripresa indolore e rapida per pazienti di ogni età.</strong></p>

		</div>
	</div>
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<p>&nbsp;</p>
<p>Il <strong>Dott. Vittorio Pedicini</strong> si occupa di Radiologia Interventistica da 25 anni; in Humanitas dal ’98, oggi è Responsabile della Sezione di Radiologia Interventistica, occupandosi, con un équipe di 4 medici e in collaborazione con tutte le Unità Operative della struttura, di tutto quello che riguarda la Radiologia Interventistica Vascolare e non, dalle procedure in campo oncologico alle urgenze. È lui a parlarci di una delle tecniche maggiormente utilizzate da questa branca della medicina per risolvere diverse patologie: l’Embolizzazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Dottore, cosa si intende per Embolizzazione?</strong></p>
<p>“L’Embolizzazione è una delle tecniche endovascolari a disposizione del Radiologo Interventista che consente di chiudere un vaso sanguigno, arterioso o venoso, con lo scopo di interromperne il flusso in un determinato tessuto o organo. La procedura si svolge in anestesia locale e consiste nel passare attraverso un’arteria in genere periferica, come la femorale che è all’inguine, che viene punta e non tagliata, per raggiungere con dei piccoli cateteri il punto di interesse da trattare. L’intervento è preceduto da una prima fase diagnostica, per vedere esattamente dov’è l’area da occludere: Oggi la tecnologia ci consente di avere sistemi di visione sempre più sofisticati che ci permettono di mirare in modo sempre più preciso il bersaglio e decidere come chiudere il vaso. A seconda della patologia da trattare, si possono usare, infatti, sistemi e materiali differenti”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quali sono i principali dispositivi di chiusura?</strong></p>
<p>“Per chiudere il vaso esistono varie armi di diverse dimensioni: piccole spirali metalliche, particelle, o ancora colle, che si iniettano all’interno dell’arteria per chiuderla. Ultimamente uno degli agenti embolizzanti liquidi più utilizzati è la colla Gubran 2 (NBCA+MS: N-Butil-2CianoAcrilato-Metacrilossi Sulfolano) molto efficace e rapido nel creare un embolo nel punto in cui viene rilasciata la colla, determinando un’occlusione precisa del vaso in quel territorio. Un sistema utile nei sanguinamenti di urgenza che, con costi relativamente bassi, risolve il problema in maniera veloce. E, ancora, in altre situazioni è possibile chiudere il vaso iniettando un farmaco come ad esempio un chemioterapico in caso di tumori, per curare localmente la patologia”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Per quali patologie e per quali scopi si utilizza l’Embolizzazione?</strong></p>
<p>“L’Embolizzazione dà la possibilità di fermare il sangue in un punto specifico o di interrompere un sanguinamento in atto nelle manovre di emergenza o, ancora, di privare in generale un determinato tessuto della vascolarizzazione, inducendone la necrosi. In quest’ultimo caso, questa necrosi indotta in determinati settori, permette di curare alcuni tumori – sia benigni sia maligni primitivi e metastatici – che si alimentano, per vivere, di un nutrimento vascolare. Chiudendo, infatti, localmente queste aree vascolari che afferiscono a determinate aree patologiche con una Embolizzazione selettiva e lasciando non colpite le aree sane, possiamo procedere con dei trattamenti conservativi a cielo chiuso, con un riassorbimento naturale dell’area cicatriziale e senza accessi invasivi come potrebbero essere i tagli. Il campo di impiego dell’Embolizzazione è davvero molto vasto e spazia da trattamenti fatti in elezione per diverse patologie a trattamenti in urgenza”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quali vantaggi comporta la tecnica di Embolizzazione?</strong></p>
<p>“Nelle urgenze consente di fermare in modo rapido un sanguinamento prima che il paziente venga  sottoposto all’intervento chirurgico oppure di poter mandare lo stesso in sala operatoria dopo essere stato stabilizzato. L’Embolizzazione è inoltre molto utile anche nei casi di sanguinamento post operatorio, un evento che può verificarsi talvolta dopo un intervento chirurgico. In questi casi, in Ospedali attrezzati come il nostro, con una Radiologia Interventistica sempre presente, c’è la possibilità di risolvere l’emergenza andando a chiudere il vaso sanguinante senza dover riaprire il paziente, limitando quindi di molto il danno biologico e il tasso di mortalità. Ma i vantaggi sono presenti anche in caso di interventi cosiddetti elettivi, ossia quelli programmati non per recuperare un danno acuto ma per trattare una patologia come ad esempio un aneurisma, fistole, tumori o fibromi uterini, che possono essere trattati senza intervenire in maniera invasiva. L’accesso mini invasivo della Radiologia Interventistica ha dunque un grosso impatto sia a livello ospedaliero perché, comportando tempi di ospedalizzazione più corti e convalescenze virtuali, riduce di molto i costi e garantisce un turn over di letti preziosissimo per poter curare più persone; ma anche per il paziente: il fatto di rimettersi in piedi in tempi rapidissimi e senza danni muscolari, porta benefici sia alle persone anziane, che soffrono molto i lunghi allettamenti, sia ai giovani, che hanno necessità di tornare quanto prima alla loro attività lavorativa”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Come potrebbe evolversi ulteriormente la Radiologia Interventistica?</strong></p>
<p>“Queste tecniche, tutto sommato abbastanza recenti, hanno sicuramente davanti ancora un futuro di grande evoluzione: come per le altre branche della medicina, anche per noi l’obiettivo è sempre quello di ottenere gli stessi risultati ottimali, se non migliori, in termini di efficacia, con la sempre minore invasività. Sicuramente il miglioramento continuo delle tecniche di visualizzazione – dalle TAC a disposizione nella sala angiografica agli apparecchi ibridi, dallo sviluppo delle ecografie con sistemi di navigazione alla realtà virtuale – rende sempre più facile l’individuazione del bersaglio consentendoci di essere più precisi e dando quindi alla Radiologia Interventistica la possibilità di proporsi sempre più come soluzione parallela o alternativa alla Chirurgia tradizionale, che comunque negli ultimi vent’anni ha fatto anch’essa molti passi avanti in fatto di mini invasività (basti pensare alla robotica o alla laparoscopia)”.</p>

		</div>
	</div>
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			<p><strong>Contatti</strong></p>
<p>Dott. Vittorio Pedicini</p>
<p>Responsabile Radiologia Vascolare e Interventistica Humanitas Research Hospital</p>
<p>Via Manzoni, 56 Rozzano (MI)</p>
<p>Tel: 02 82246665</p>
<p>Mail: <a href="mailto:vittorio.pedicini@humanitas.it">vittorio.pedicini@humanitas.it</a></p>

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		<title>Il ruolo rivoluzionario della Radiologia Interventistica in Oncologia</title>
		<link>https://www.sanitaebenessere.it/il-ruolo-rivoluzionario-della-radiologia-interventistica-in-oncologia/</link>
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				<pubDate>Wed, 10 Feb 2021 11:05:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Oncologia]]></category>
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		<category><![CDATA[oncologia]]></category>
		<category><![CDATA[radiologia]]></category>

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			<p style="text-align: center;"><strong>Questa branca della medicina è ormai parte integrante dell’attività clinica nella cura del cancro, offrendo molte opportunità terapeutiche in alternativa o in associazione alla tradizionale Chirurgia.</strong></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div></div></div></section><section class="vc_row wpb_row vc_row-fluid liquid-row-shadowbox-6aac7a54ed4f3"><div class="ld-container container"><div class="row ld-row"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12 liquid-column-6aac7a54ed795"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper "   ><div class="wpb_wrapper-inner">
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			<div>
<p>&nbsp;</p>
<p>A parlarcene, uno dei massimi esperti del campo, il <strong>Dott. Franco Orsi</strong>, Direttore della Divisione di Radiologia Interventistica dell’Istituto Europeo di Oncologia, un modello organizzativo ancora unico in Italia, che ad oggi costituisce un punto di riferimento importante per i pazienti di tutta Italia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Dottore, cosa ha dato la spinta allo sviluppo della Radiologia Interventistica in Oncologia?</strong></p>
<p>“Questa super-specializzazione della Radiologia, diventata oggi parte integrante dell’attività clinica in ambito oncologico, offre molte opportunità terapeutiche, in alternativa o in associazione alla tradizionale Chirurgia, senza per questo ridurre il ruolo di quest’ultima, che sicuramente funziona ed è efficace. Negli ultimi anni, tuttavia, ci si è posti il problema di come poter rendere, a parità di risultati, l’atto terapeutico meno invasivo per il paziente. Sicuramente anche la Chirurgia ha fatto molti passi avanti in questo senso, ma ciò su cui si sta lavorando oggi nei Centri di Riferimento sono proprio le tecniche alternative non chirurgiche, che garantiscano lo stesso risultato della Chirurgia, ma con una invasività notevolmente inferiore”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Cosa contraddistingue la Radiologia Interventistica?</strong></p>
<p>“Le tecniche utilizzate dalla Radiologia Interventistica in ambito Oncologico richiedono una grande abilità e cultura nell’ambito dell’imaging, abbinandole alle indispensabili competenze cliniche. Il Radiologo Interventista non è, pertanto, solo un esperto di tecnologie d’avanguardia, ma conosce a fondo gli aspetti clinici del paziente e della sua patologia, così da poterlo gestire nel suo complesso, in tutto il percorso clinico. L’utilizzo delle più sofisticate tecniche di imaging si rende invece necessario per guidare, con precisione millimetrica, gli strumenti che consentono il trattamento mininvasivo dei tumori. La difficoltà principale, ad oggi, è quella di far conoscere questa opportunità al pubblico che, invece, vede ancora nella Chirurgia l’unica opzione terapeutica disponibile, per la cura delle patologie oncologiche. Si tratta di una lenta ed inarrestabile evoluzione in ambito medico, alimentata in parte dal costante miglioramento e perfezionamento delle tecniche mininvasive e alla loro continua validazione nel tempo, dall’altra dalla necessità, in ambito oncologico, di ricorrere ad approcci terapeutici sempre meno invasivi. Dagli anni ’70, quando era giustificato un approccio terapeutico massimamente tollerabile, si è approdati al concetto attuale della terapia efficace, il meno invasiva possibile, nel rispetto dell’integrità dell’organismo e soprattutto, nella crescente consapevolezza che la patologia oncologica non è costituita solo da ciò che viene identificato nella “massa tumorale”, eventualmente eliminabile con l’intervento chirurgico. È oggi sempre più chiaro, invece, che si tratti di un problema clinico estremamente più complesso e articolato e del quale, troppo spesso, la massa tumorale ne rappresenta solo la manifestazione clinica più evidente, l’epifenomeno. Per questo, approcciare la patologia oncologica in modo sempre meno invasivo, garantisce la possibilità di ripetere nel tempo interventi mininvasivi, evitando in molte circostanze di esporre il paziente a ripetuti interventi chirurgici invasivi, qualora la malattia si ripresentasse e nell’ottica di una sua cronicizzazione. In questo ambito, ancora una volta, l’imaging gioca un ruolo fondamentale, grazie alla sua incessante evoluzione, che rende oggi possibile l’identificazione di tumori sempre più piccoli ed in fase sempre più precoce. Ovviamente, a questa diagnosi precoce dovrebbe poi corrispondere una tecnica di intervento diversa e più appropriata, rispetto all’invasività della più tradizionale Chirurgia la quale, certamente, rimarrebbe indicata per i tumori diagnosticati in una fase più avanzata, di dimensioni maggiori. Se dunque un tempo si ricorreva alla Radiologia Interventistica solo quando la Chirurgia “scartava” il paziente, ritenendolo inoperabile e relegando quindi le tecniche mini-invasive al solo ruolo di palliazione, oggi questo paradigma si sta completamente rovesciando in molti ambiti oncologici: in una fase molto precoce di malattia, quando si è in grado di trattarla con la minima invasività e la massima efficacia, il paziente dovrebbe essere trattato esclusivamente con le tecniche mini invasive. Se, invece, la diagnosi avviene tardivamente oppure, per caratteristiche dimensionali o sede del tumore, queste rischiano di non essere radicali, allora l’opzione chirurgica resta elettiva e per ora, insostituibile”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>C’è un approccio multidisciplinare anche nella Radiologia Interventistica Oncologica?</strong></p>
<p>“Certamente. Questa “rivoluzione” richiede la partecipazione di diversi specialisti che collaborano a una strategia terapeutica più ampia e a una gestione del paziente a 360°, seguendolo prima e dopo l’intervento e garantendogli supporto durante l’intero percorso clinico”. È ormai chiaro che non si può più parlare di “terapia”, ma piuttosto di “percorso terapeutico”, costituito dall’avvicendarsi, secondo schemi ragionati e preventivamente definiti, di più modalità terapeutiche, sia nell’ambito degli approcci locali (Chirurgia, Radioterapia e Radiologia Interventistica) che sistemici, grazie ai più moderni ed efficaci farmaci dell’Oncologia Clinica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quali sono, ad oggi, le tecniche disponibili?</strong></p>
<p>“Tra le tecniche in grado di sostituire la Chirurgia, dobbiamo considerare la termoablazione e la crioablazione, ossia la distruzione fisica di tessuti tumorali, attraverso il calore o il freddo. Queste tecniche sono ideali quando il tumore ha sede in un organo parenchimale, come ad esempio il fegato, il polmone o il rene, dove l’ablazione ha lo scopo non di eliminare il tumore bensì di ucciderne biologicamente le cellule, lasciandolo in sede. La termoablazione non è una tecnica nuova e ha preso piede soprattutto a livello epatico – dove la chirurgia era particolarmente invasiva – tanto che oggi, secondo le Linee Guida Internazionali, per alcuni piccoli tumori primitivi del fegato è diventata la forma elettiva di trattamento. Così come lo sta diventando per le metastasi, da sola o in associazione alla Chirurgia stessa. Tutto il bagaglio di esperienza maturata nell’ambito epatico è stato poi tradotto su altri organi, ad esempio sul rene, dove l’efficacia delle tecniche mini invasive è assolutamente paragonabile a quella chirurgica e non solo in quei pazienti più a rischio nell’essere sottoposti a interventi invasivi. I Radiologi Interventisti italiani hanno una grande preparazione e sono certamente tra i più attivi e con maggior esperienza a livello internazionale, pur non esistendo, ad oggi, una Scuola di Specializzazione specifica come in altri Paesi. Attualmente è inclusa nell’ambito della Scuola di Specializzazione Radiologia Diagnostica e purtroppo, temo che ciò ne limiti la diffusione e la conoscenza, soprattutto perché manca gran parte dell’insegnamento più prettamente clinico, tipico delle Scuole di Specializzazione Chirurgiche. In questo modo il Radiologo che volesse dedicarsi alla branca interventistica, soprattutto nell’ambito dell’Oncologia, è necessariamente costretto ad apprendere le nozioni cliniche successivamente, direttamente “sul campo”, lavorando nei Centri di Riferimento di alto livello”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Cosa vede nel futuro della Radiologia Interventistica?</strong></p>
<p>“Ho due sogni nel cassetto. Il primo è che, come sta già avvenendo in molte realtà oltre confine, si riescano a creare anche in Italia delle Scuole di Specializzazione di Radiologia Interventistica o almeno dei percorsi “dedicati”, all’interno della Scuola di Specializzazione in Radiologia. Il secondo, che si sviluppino negli Ospedali dei reparti ben strutturati di Radiologia Interventistica con letti dedicati, per gestire il paziente in tutto il suo percorso clinico, dalla visita in ambulatorio alla condivisione di un team multidisciplinare, dal ricovero alle dimissioni, esattamente come avviene in un qualunque reparto clinico (chirurgico e medico); una realtà purtroppo, ad oggi, ancora estremamente rara”.</p>

		</div>
	</div>
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			<p><strong>Contatti</strong></p>
<p>Dott. Franco Orsi</p>
<p>Direttore Radiologia Interventistica</p>
<p>Istituto Europeo di Oncologia</p>
<p>Via Ripamonti, 435 – 20141 Milano</p>
<p>Tel. 02 57489060</p>
<p>Mail: <a href="mailto:franco.orsi@ieo.it">franco.orsi@ieo.it</a></p>
<p class="Corpo">

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		<title>Radioterapia d’avanguardia per la cura dei tumori</title>
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				<pubDate>Mon, 23 Nov 2020 13:32:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Radiologia]]></category>
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		<category><![CDATA[medicina]]></category>
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		<category><![CDATA[radiologia]]></category>

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								<content:encoded><![CDATA[<section class="vc_row wpb_row vc_row-fluid liquid-row-shadowbox-6aac7a5503a27"><div class="ld-container container"><div class="row ld-row"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12 liquid-column-6aac7a5503c02"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper "   ><div class="wpb_wrapper-inner">
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			<h4 class="Corpo">I nuovi apparecchi radioterapici messi a punto negli ultimi anni consentono terapie sempre più personalizzate, efficaci e mirate, che risparmiano i tessuti sani e riducono i tempi di esposizione.</h4>

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<p><span style="color: #000000;">A   parlarcene, il Professor <strong>PierCarlo Gentile</strong>, Direttore del Centro di Radioterapia Oncologica dell’Ospedale San Pietro Fatebenefratelli di Roma e dell’Advanced Radiotherapy Center UPCM di Pittsburgh, e Professore Associato presso l’Università di Pittsburgh e presso la Scuola di Specializzazione in Radioterapia del Policlinico Gemelli.</span></p>
<p><span style="color: #000080;"><strong>Professore, come si è evoluta la Radioterapia negli ultimi anni?</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">“La Radioterapia moderna è frutto di molteplici evoluzioni che hanno avuto negli ultimi anni delle accelerazioni molto più intense rispetto al passato. Sono tre i grandi step di questa evoluzione: il primo è stato la Radioterapia ad Intensità Modulata (IMRT), che ha consentito di personalizzare i fasci di radiazione anche su tumori non regolari, così da concentrare la dose sul bersaglio e risparmiare i tessuti limitrofi sani, garantendo una maggiore efficacia del trattamento e una minore incidenza di effetti collaterali”.</span></p>
<p><span style="color: #000080;"><strong>Il secondo step qual è stato?</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">“La seconda rivoluzione è subentrata con la cosiddetta IGRT, ossia la Radioterapia guidata dalle immagini, che prevede l’associazione all’acceleratore lineare di strutture di diagnostica per immagini. Nel gennaio 2013 abbiamo iniziato un’attività clinica con il Truebeam, un’innovativa piattaforma digitale capace di darci delle immagini estremamente precise e “diagnostiche” della posizione degli organi all’interno dello spazio corpo e della posizione del bersaglio in rapporto ai tessuti sani. Questo ha permesso di implementare il controllo e la possibilità di erogare alte dosi in piccoli volumi, che spesso comportavano invece il rischio di spostarsi facendo perdere il bersaglio”.</span></p>
<p><strong><span style="color: #000080;">Qual è il vantaggio di questo trattamento?</span></strong></p>
<p><span style="color: #000000;">“Innanzitutto ci dà la possibilità di ridurre il numero delle frazioni (si passa da 5/8 settimane ad una); in secondo luogo, avendo la certezza del bersaglio, di risparmiare tutti i tessuti limitrofi sani; e infine di fare trattamenti mirati anche ripetuti nella stessa area e dunque anche di innescare con maggiore frequenza un ritrattamento della stessa sede. Oltretutto è possibile, con tecnologie sofisticate e innovative, trattare contemporaneamente più noduli: a livello di metastasi cerebrali, ad esempio, se un tempo dovevamo irradiare tutto l’encefalo, oggi siamo in grado di trattare ogni lesione con dose singola nella stessa seduta, della durata di 20 minuti/mezz’ora, con un notevole risparmio di tessuti sani e con una migliore compliance del paziente”.</span></p>
<p><strong><span style="color: #000080;">Qual è l’ultimo step a cui state lavorando?</span></strong></p>
<p><span style="color: #000000;">“È quello della cosiddetta Radioterapia Adaptive, una Radioterapia che adatta, momento per momento, il tipo di radiazione alle fisiologiche modifiche del bersaglio all’interno del corpo. Da un anno circa è in attività clinica nel nostro Ospedale MRIdian® di ViewRay, una tecnologia rivoluzionaria che vede l’utilizzo di un acceleratore lineare integrato con una Risonanza Magnetica, che ci permette di poter utilizzare una IGRT Real Time. Questo significa che durante il trattamento la macchina evidenzia costantemente, e senza la minima interruzione, la posizione del bersaglio all’interno del corpo, i suoi movimenti e quello dei tessuti sani che si modificano fisiologicamente, ad esempio per i movimenti respiratori del paziente. La tecnologia di MRIdian® si associa anche alla capacità di modificare molto velocemente, grazie a un sistema di Intelligenza Artificiale, la pianificazione fatta all’inizio del trattamento, in base alle modifiche del bersaglio e della posizione degli organi, e ripianificarla, adattandosi alla nuova situazione”.</span></p>
<p><span style="color: #000080;"><strong>Quali potrebbero essere le nuove frontiere della Radioterapia?</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">“Un’ipotesi è quella che si affianchi alle tre grandi branche dell’Oncologia – Chirurgia, Radioterapia Oncologica e Oncologia Medica – una nuova disciplina: la Medicina Nucleare. Oggi si stanno sviluppando dei traccianti ultra specifici per patologia, ai quali potrebbe legarsi un giorno una piccola bomba radioattiva microscopica e ultra selettiva da portare direttamente in sede di malattia per far esplodere la cellula neoplastica”.</span></p>

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			<p><strong>Contatti</strong></p>
<p>Prof. <strong>PierCarlo Gentile</strong></p>
<p>Resp. UOC di Radioterapia Oncologica Ospedale San Pietro Fatebenefratelli di Roma</p>
<p>Via Cassia, 600 – 00189 Roma</p>
<p>Tel: 06 33582933</p>
<p>Mail: <a href="mailto:gentile.piercarlo@fbfrm.it">gentile.piercarlo@fbfrm.it</a></p>

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		<title>Ipertensione ed ipercolesterolemia, arriva la “polipillola”</title>
		<link>https://www.sanitaebenessere.it/ipertensione-ed-ipercolesterolemia-arriva-la-polipillola/</link>
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				<pubDate>Thu, 27 Sep 2018 15:46:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Radiologia]]></category>
		<category><![CDATA[ipertensione]]></category>
		<category><![CDATA[radiologia]]></category>
		<category><![CDATA[rovigo]]></category>
		<category><![CDATA[terapia]]></category>

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			<h3>A parlarci di queste due patologie il Dott. Alberto Mazza, responsabile del Centro Ipertensione dell’Ospedale di Rovigo</h3>
<p>Ipertensione e colesterolo alto sono considerati fra i principali fattori di rischio cardiovascolare. Interessano ampie fasce di popolazione e spesso si presentano in correlazione fra loro. A parlarcene, il Dott. <strong>Alberto Mazza</strong>, responsabile del Centro Ipertensione di Eccellenza Europea dell’Ospedale di Rovigo. Laureato in Medicina e Chirurgia all’Università di Padova, si è specializzato in Medicina Interna e Nutrizione Clinica e conseguito il dottorato di ricerca in Diabetologia, NefroUrologia, Terapia Medica e Farmacologia Clinica. Dal 2006 è Dirigente Medico all’ospedale di Rovigo, presso la UOC di Medicina Interna dell’Azienda ULSS 5 Polesana. Nel 2008, si è specializzato in ipertensione, presso la Società Europea Ipertensione Arteriosa.</p>
<p><span style="color: #3366ff;"><strong>Dott. Mazza, che cosa sono l’ipertensione e l’ipercolesterolemia?</strong></span></p>
<p>L’ipertensione è una condizione in cui i valori della pressione sanguigna persistono al di sopra della soglia di normalità identificata dalla comunità scientifica, cioè maggiori o uguali di 140/90 mmHg. È la più importante causa di mortalità al mondo, con una prevalenza nella popolazione generale del 40%, e per gli ultra 65enni, del 70-75%. L’ipercolesterolemia invece, è un valore elevato di colesterolo nel sangue maggiore di 200 mg/dl, un grasso che se è presente nelle giuste concentrazioni è utile al buon funzionamento del nostro organismo. Molto spesso queste due patologie sono legate tra di loro. Circa il 70% dei pazienti infatti, oltre all’ipertensione presentano anche ipercolesterolemia, perché molto spesso si associa all’aumento del peso, alla cattiva alimentazione e al fumo. Questo fattore complica il quadro clinico dell’iperteso, aumentando il rischio cardiovascolare globale. Il paziente iperteso quindi, in particolare anziano, presentando spesso più comorbilità, come appunto il colesterolo alto, ma anche il diabete, la bronchite cronica, l’artrosi e molte altre patologie croniche, rischia di non avere una buona aderenza alla terapia, perché assumendo molte medicine, capita che faccia confusione e le dimentichi, di conseguenza, la pressione come il colesterolo non vengono controllati adeguatamente.</p>
<p><span style="color: #3366ff;"><strong>Cosa si fa in questi casi?</strong></span></p>
<p>L’utilizzo di combinazioni fisse, sia per l’ipertensione che per l’ipercolesterolemia, favorisce il raggiungimento del target, semplificando lo schema terapeutico per i pazienti con patologie croniche. È stato appurato infatti, che le statine, le classiche medicine per curare il colesterolo, sono efficaci al pari degli anti-ipertensivi, nel ridurre il rischio di eventi maggiori, quali l’infarto, l’ictus o le patologie arteriose periferiche.</p>
<p>Spesso però la statina da sola non riesce a portare il colesterolo ai valori target raccomandati, per cui è necessario aggiungere altri farmaci, come l&#8217;ezetimibe. Nell&#8217;ottica di semplificare lo schema terapeutico del paziente è da pochi mesi sul mercato la prima combinazione fissa rosuvastatina-ezetimibe. Per quanto riguarda l’ipertensione, al 28° Congresso della Società Europea dell’Ipertensione, tenutosi a Barcellona a giugno, si è parlato di strategie anti-ipertensive in combinazioni fisse già dal primo step di trattamento per ridurre eventi cardiovascolari, garantendo l’aderenza alla terapia.Per risolvere il problema della scarsa aderenza in questi ultimi anni la ricerca scientifica ha ideato formulazioni di farmaci in combinazione fissa per la gestione dell’ipertensione e dell’ipercolesterolemia. Nel prossimo futuro sarà anche disponibile la cosiddetta “polipillola”, ossia una singola compressa con più principi attivi per controllare contemporaneamente la pressione e ipercolesterolemia. È grande il fervore da parte della comunità scientifica poichè la “polipillola” sarà un’importante e innovativa arma per aiutare i pazienti a raggiungere sia i valori target di pressione che quelli di colesterolo, garantendo una qualità di vita adeguata e una sopravvivenza più lunga.</p>

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			<h4>Dott. Alberto Mazza</h4>
<h5>Centro per la lotta e la cura dell&#8217;Ipertensione Arteriosa &#8211; AULSS 5 Polesana Ospedale di Rovigo</h5>
<p>Viale Tre Martiri, 89 &#8211; 45100 Rovigo<br />
Tel: 0425 393321<br />
<a href="mailto:alberto.mazza@aussl5.veneto.it">alberto.mazza@aussl5.veneto.it</a></p>

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		<title>Embolizzazione vascolare sempre più risolutiva nella Radiologia Interventistica</title>
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				<pubDate>Thu, 27 Sep 2018 10:40:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Radiologia]]></category>
		<category><![CDATA[embolizzazione]]></category>
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		<category><![CDATA[Pedicini]]></category>
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		<category><![CDATA[vascolare]]></category>

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			<h3>Ce ne parla il Prof. Vittorio Pedicini, Responsabile della sezione di Radiologia Vascolare e Interventistica dell’Humanitas Research Hospital di Rozzano</h3>
<p>Oggi si tende sempre più a trattare le patologie vascolari con procedure percutanee endovascolari. L’embolizzazione vascolare è una di queste ed è diventata una tecnica fondamentale nella Radiologia Interventistica. Ci spiega il perché, il Prof. <strong>Vittorio Pedicini</strong>, Responsabile della sezione di Radiologia Vascolare e Interventistica dell’Humanitas Research Hospital di Rozzano. Laureato e specializzato in Radiologia Diagnostica all’Università degli Studi di Roma &#8211; La Sapienza, è professore a contratto di Radiologia Interventistica per la scuola di Specializzazione in Radiologia dell’Università degli Studi di Milano. È inoltre socio fondatore dell’Italian-European Society of Interventional Radiology (IESIR).</p>
<p><span style="color: #3366ff;"><strong>Prof. Pedicini, può spiegarci in cosa consiste l’embolizzazione vascolare e quando viene applicata?</strong></span></p>
<p>L&#8217;embolizzazione è una tecnica endovascolare che consente di chiudere un vaso sanguigno, arterioso o venoso, con lo scopo di interromperne il flusso in un determinato tessuto o organo. Questo consente di fermare un semplice sanguinamento o privare un determinato tessuto della vascolarizzazione, inducendone la necrosi. In quest’ultimo caso la tecnica consente di poter trattare alcuni tumori benigni (come l’ipertrofia prostatica o i fibromi uterini) e alcuni tumori maligni primitivi e metastatici. Le embolizzazioni consentono anche di trattare alcuni aneurismi viscerali  (escludendoli) o malformazioni vascolari. Il campo di impiego è molto vasto e può andare da trattamenti fatti in elezione, a trattamenti fatti in urgenza e in questi ultimi trova il maggior impiego.  La possibilità di utilizzare delle tecniche endovascolari, oltre ad essere procedure conservative, permette di essere più veloci nello stoppare il sanguinamento e possono consentire in seconda battuta di intervenire chirurgicamente, senza sangue e senza il rischio di una emorragia in corso di intervento. Possiamo considerarle da sole risolutive, oppure, associate ad una chirurgia secondaria, dove il paziente arriva all’intervento chirurgico in modo più stabile, abbassano i rischi legati alla risoluzione chirurgica del problema.</p>
<p><strong><span style="color: #3366ff;">Nello specifico, che tecnica viene usata per l’embolizzazione?</span></strong></p>
<p>La procedura consiste nell&#8217;arrivare attraverso un&#8217;arteria in genere periferica, come la femorale che è all&#8217;inguine, utilizzando dei piccoli cateteri. Normalmente se c’è un sanguinamento, per esempio addominale, lo standard prevede una apertura al volo dell’addome, quindi un intervento a cielo aperto con tutti i canoni, una laparotomia, con l’identificazione piuttosto veloce del territorio di sanguinamento e la legatura del vaso che determina il sanguinamento. Nel caso dell’embolizzazione invece si entra attraverso una semplice puntura percutanea dell’arteria periferica, fatta in anestesia locale, con dei microtubicini che sono i cateteri, fino all’arteria da trattare, senza impiegare tecniche invasive. Lo scopo è quello di chiudere il vaso con un embolo artificiale che non faccia più andare il flusso oltre il mezzo embolizzante che noi rilasciamo all’interno dell&#8217;arteria, che può essere di vari tipi: spirali metalliche, plug oppure sostanze liquide come le colle. Ultimamente una delle colle più utilizzate è il N-butil-2cianoacrilato (Glubran 2) che chiude in maniera velocissima e molto agevole il territorio vascolare, creando un embolo nel punto in cui viene rilasciata la colla, determinando un’occlusione precisa del vaso in quel territorio. Per cui nei sanguinamenti di urgenza, può essere anche impiegato questo sistema piuttosto innovativo che può, con costi relativamente bassi, risolvere il problema in maniera veloce.</p>
<p><span style="color: #3366ff;"><strong>In quali tipi di patologie viene utilizzata l’embolizzazione?</strong></span></p>
<p>Viene utilizzata nei sanguinamenti, per esempio gastroenterici, per ulcere, tumori, oppure per sanguinamenti di organo o strutture muscolari, in pazienti scoagulati.  Nelle emorragie post partum, che è una delle cause più frequente di mortalità materna in ostetricia, è uno dei trattamenti principali nel caso di sanguinamento uterino. Avere un servizio di radiologia interventistica in un ospedale che fa alta chirurgia, oltre a essere un grosso vantaggio, abbassa i tassi di mortalità ospedaliera perché può essere un’alternativa alla chirurgia e quindi può gestire le complicanze post chirurgiche e in più prevenire le complicanze legate a delle morbilità particolari di pazienti, come gli scoagulati oppure in ospedali che hanno l’ostetricia, a curare eventi drammatici come l’emorragia post partum.</p>

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			<h4>Prof. Vittorio Pedicini</h4>
<h5>Radiologia Vascolare e Interventistica Humanitas Research Hospital</h5>
<p>Via Manzoni, 56 Rozzano (Milano)</p>
<p>Tel: 02 8224 6665<br />
<a href="mailto:vittorio.pedicini@humanitas.it">vittorio.pedicini@humanitas.it</a></p>

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		<title>Insufficienza venosa, le nuove frontiere per curarla</title>
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				<pubDate>Thu, 27 Sep 2018 09:50:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Radiologia]]></category>
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			<h3>A parlarci delle nuove tecniche chirurgiche, il Prof. Rampoldi, direttore della Radiologia Interventistica dell’Ospedale Niguarda di Milano</h3>
<p>L’insufficienza venosa è una condizione patologica dovuta ad un difficoltoso ritorno del sangue venoso al cuore. A parlarci di questa patologia, il Prof. <strong>Antonio Gaetano Rampoldi</strong>, direttore della Radiologia Interventistica dell’Ospedale Niguarda di Milano.</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><strong>Prof. Rampoldi, che cos’è l’insufficienza venosa?</strong></span></p>
<p>È una patologia che interessa prevalentemente il sesso femminile. Si manifesta in tutte le età, ma soprattutto nelle donne che hanno avuto più gravidanze, ed è caratterizzata da una dilatazione delle vene degli arti inferiori, con sintomi che possono essere: pesantezza alle gambe, gonfiore o stanchezza. Quando la patologia diventa conclamata, si possono evidenziare delle ulcere nella regione malleolare, alla caviglia.</p>
<p><strong><span style="color: #0000ff;">Come si può prevenire l’insufficienza venosa?</span></strong></p>
<p>Innanzitutto con un sano stile di vita, che consiste nel praticare un’adeguata attività fisica, non  fumare, mantenere un giusto peso corporeo adeguato e dei corretti valori di grassi e di zuccheri nel sangue. Inoltre è opportuno evitare di rimanere per lungo tempo in posizioni obbligate, tipo la stazione eretta immobile.</p>
<p><strong><span style="color: #0000ff;">Quali sono i rimedi?</span></strong></p>
<p>Quando si manifestano varici venose, sintomatiche degli arti inferiori, è necessario intervenire chirurgicamente. Fino a qualche anno fa, la terapia consisteva nella rimozione della vena (stripping). Attraverso circoscritte incisioni cutanee le vene malate venivano estratte. Un intervento che però comportava importanti sequele estetiche. Grazie alla radiologia interventistica, è stato possibile mettere a punto, anche per la chirurgia vascolare, una tecnica non invasiva, che permette la chiusura delle vene, anziché la rimozione. La vena viene incannulata con inserimento al suo interno di una piccola sonda che eroga calore attraverso la radiofrequenza o il laser. All’interno della vena si sviluppa quindi, una sorta di flebite termica, che la chiude. L’intervento è definitivo in una percentuale superiore al 95% e non lascia sequele estetiche. Queste modalità di trattamento però, dal momento che sviluppano un calore elevato, comportano una discreta sintomatologia dolorosa che necessita di sedazione e soprattutto è necessario infiltrare, attorno alle vene, dei “cuscinetti” anestetici, per fare in modo che durante l’erogazione del calore, la paziente non avverta alcun dolore. Ulteriore miglioramento tecnico è rappresentato dal trattamento meccano-chimico. Anche in questo caso la vena viene lasciata in sede, ma non c’è più l’erogazione di calore all’interno attraverso il laser o la radiofrequenza, bensì si introduce un catetere che ruotando, inietta del liquido sclerosante. I vantaggi sono molteplici: la procedura è più rapida, non si avverte alcun dolore e non è necessario creare delle tumefazioni attorno alle vene. I risultati sono sovrapponibili alla tecnica termica, però con la meccano-termica è possibile trattare anche la piccola safena, ossia quella posta sotto il ginocchio, che è rischioso trattare col laser, dal momento che è adiacente ad una radice nervosa importante, che con il calore potrebbe compromettersi. Questo tipo di intervento, che che viene eseguito in regime ambulatoriale e con la dimissione immediata della paziente, può essere eseguito in tutti i casi, tranne che per le vene troppo dilatate con diametro superiore a 2 cm. Solo in quest’ultimo caso è preferibile il laser o la radiofrequenza.</p>

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			<h5>Il Prof.Antonio Gaetano Rampoldi con la sua équipe</h5>

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			<h4>Dott. Antonio Gaetano Rampoldi</h4>
<h5>Radiologia Interventistica &#8211; ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda</h5>
<p>Piazza Ospedale Maggiore, 3 20162 Milano</p>
<p>Segreteria: 02 6444 &#8211; 2700 Fax: 02 64442881<br />
<a href="mailto:antonio.rampoldi@ospedaleniguarda.it">antonio.rampoldi@ospedaleniguarda.it</a></p>

		</div>
	</div>
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		<title>L’eccellenza della Radioterapia  Oncologica passa dal San Camillo</title>
		<link>https://www.sanitaebenessere.it/leccellenza-della-radioterapia-oncologica-passa-dal-san-camillo/</link>
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				<pubDate>Fri, 22 Jun 2018 09:25:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Radiologia]]></category>
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								<content:encoded><![CDATA[<section class="vc_row wpb_row vc_row-fluid liquid-row-shadowbox-6aac7a55193ec"><div class="ld-container container"><div class="row ld-row"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12 liquid-column-6aac7a551973b"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper "   ><div class="wpb_wrapper-inner">
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			<h3>Il Prof. Donato, direttore della U.O.C. di Radioterapia dell’Ospedale San Camillo – Forlanini di Roma ci parla di questa importante realtà medica</h3>
<p>Il reparto di Radioterapia dell’Ospedale San Camillo &#8211; Forlanini di Roma, ha iniziato la sua attività nel 1929, diventando negli anni centro di eccellenza europeo. A parlarcene, il Prof. Vittorio Donato, Direttore non solo della stessa U.O.C. di Radioterapia ma anche Direttore del Dipartimento oncologico e medicine specialistiche dell’ospedale romano. Laureato in Medicina e Chirurgia all’Università “La Sapienza” di Roma, si è specializzato dapprima in Radiologia Medica e poi in Oncologia, nella stessa Università. Già Responsabile dei trattamenti pediatrici presso lo stesso ateneo ed esperto nel campo della palliazione, attualmente i suoi principali argomenti  di interesse riguardano le neoplasie del polmone, della prostata, della mammella ed attualmente sulla problematica dei tumoi rari. In precedenza, ricercatore universitario alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Roma, attualmente è stato eletto Presidente dell’AIRO (Associazione Italiana di Radioterapia ed Oncologica clinica).</p>
<p><strong><span style="color: #3366ff;"><em>Prof. Donato, che cos’è la radioterapia e come si è evoluta negli ultimi anni?</em></span></strong></p>
<p>Fin dalla loro scoperta, avvenuta circa un secolo fa, i raggi X hanno trovato sempre più vasta applicazione in medicina, sia a scopo diagnostico, sia a scopo terapeutico, come avviene con la radioterapia. Questa consiste nell’uso di radiazioni ad alta energia per colpire e quindi distruggere le cellule tumorali. Tra le armi a disposizione per combattere efficacemente i tumori, oltre alla chirurgia e chemioterapia, figura senza dubbio anche la radioterapia, soprattutto oggi che la tecnologia consente di utilizzare apparecchiature d’avanguardia in grado di erogare dosi maggiori di radiazioni unicamente sulla lesione da trattare, risparmiando i tessuti sani, limitando gli effetti collaterali e diminuendo anche il numero di sedute. Infatti se un tumore è in stadio iniziale o molto piccolo è possibile eradicarlo con poche sedute di radioterapia (radioterapia stereotassica). Molte neoplasie, come i tumori testa-collo, laringe e prostata, oggi vengono curati e guariti con la sola radioterapia, mentre in alcune situazioni viene associata al trattamento chirurgico in tempi pre o post-operatori (come nei casi di tumore del retto e tumore della mammella), oppure viene utilizzata nel controllo di malattie avanzate in medicina palliativa. Ricordo che la radioterapia può essere usata in tutte le fasce di età, specie nei pazienti anziani, in quanto è un trattamento locale che non va ad incidere significativamente al di fuori del campo di irradiazione, specie a livello sistemico. Purtroppo, nonostante le potenzialità riconosciute della radioterapia, ancora oggi se ne parla in modo improprio e solo per gli effetti secondari. Il radioterapista oncologo viene coinvolto, in alcune situazioni, ancora in modo non ottimale mentre occorre ricordare che solo con una corretta integrazione tra chirurgia, terapia farmacologica e radioterapia è possibile sconfiggere il cancro.</p>
<p><strong><em><span style="color: #3366ff;">Ci parli del progetto del Dipartimento di Oncologia del San Camillo, divenuto centro di eccellenza europeo</span></em></strong></p>
<p>Il Dipartimento di Oncologia e Medicine Specialistiche nasce dall’idea di riunire in un unico progetto funzionale le varie componenti specialistiche di assistenza clinica integrata, che possa essere di riferimento al paziente nel suo percorso clinico diagnostico-terapeutico. Il Dipartimento si basa su due distinte aree, una dedicata alla cura ed all’assistenza del paziente oncologico e l’altra che unisce le medicine specialistiche. Nell’area oncologica sono confluite tutte le discipline che hanno come mission la cura del cancro, quali Oncologia Medica, Radioterapia Oncologica, Ematologia ma anche branche come Anatomia Patologica. Ognuna di queste unità operative rappresenta un’eccellenza grazie alle competenze specifiche, all’aggiornamento tecnologico ed alla connessione con altri centri internazionali. Tra tutte, ricordo l’Oncologia Medica oppure l’Ematologia che è tra le più antiche della città, mentre la Radioterapia il prossimo anno festeggerà 90 anni di attività. Un preciso nostro scopo deve essere quello della presa in carico del paziente oncologico, che dovrà essere accompagnato durante tutto il suo iter assistenziale, idealmente dalla diagnosi al termine delle cure primarie. Il primo progetto inaugurato è stato il “Percorso Polmone”: nel reparto di Radioterapia si è creato un ambulatorio specifico con un numero di telefono dedicato a cui il medico di medicina generale potrà chiamare se dovesse avere un paziente con sospetto clinico di tumore polmonare. In tale contesto il paziente verrà preso in carico da tutte le figure professionali dedicate alla cura del tumore del polmone, chirurgo, oncologo medico, radioterapista oncologo, radiologo, patologo, pneumologo, psicologo, etc. Occorre identificare ed incrementare il percorso dell&#8217;umanizzazione delle cure ed in tal senso anche la radioterapia, considerata sempre una branca squisitamente tecnologica, è riuscita a bene interpretare il suo aspetto clinico. Difatti, su tale direzione, in associazione con l’Ospedale Bambino Gesù ed il Policlinico Umberto I, nel nostro reparto vengono effettuati trattamenti oncologici su pazienti pediatrici. L’altra area è quella delle Medicine Specialistiche, dove convergono numerose esperienze cliniche che per il San Camillo-Forlanini hanno da sempre rappresentato un punto di forza nazionale. Così, l&#8217;Endocrinologia, la Gastroenterologia, la Reumatologia ed infine la storica Broncopneumologia proveniente dal  Forlanini,  mantengono quelle multiple competenze che rendono unico questo ospedale.</p>

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			<h4>Prof. Vittorio Donato</h4>
<h5>U.O.C. di Radioterapia &#8211; Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlanini</h5>
<p>Circonvallazione Gianicolense, 87 &#8211; 00152 Roma</p>
<p>Segreteria: 06 58704431 Fax: 06 58704673<br />
<a href="mailto:vdonato@sancamilloforlanini.rm.it">vdonato@sancamilloforlanini.rm.it</a></p>

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	</div>
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