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	<title>Dermatologia &#8211; Sanità &amp; Benessere</title>
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	<description>Sito di divulgazione scientifica</description>
	<lastBuildDate>Tue, 07 Apr 2026 14:47:04 +0000</lastBuildDate>
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		<title>ECZEMA CRONICO DELLE MANI: DALLA SFIDA DIAGNOSTICA ALLA GESTIONE MIRATA DI PRECISIONE</title>
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				<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 14:45:43 +0000</pubDate>
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				<description><![CDATA[<p>UNA SVOLTA TERAPEUTICA PER L’ECZEMA CRONICO DELLE MANI: ARRIVA IL PRIMO FARMACO TOPICO DEDICATO CHE...</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<h5>UNA SVOLTA TERAPEUTICA PER L’ECZEMA CRONICO DELLE MANI: ARRIVA IL PRIMO FARMACO TOPICO DEDICATO CHE PROMETTE DI RESTITUIRE QUALITÀ DI VITA AI PAZIENTI.</h5>
<p><img class="size-medium wp-image-11611 alignleft" src="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2026/04/E.Martina-fotoprof-200x300.png" alt="" width="200" height="300" srcset="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2026/04/E.Martina-fotoprof-200x300.png 200w, https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2026/04/E.Martina-fotoprof-683x1024.png 683w, https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2026/04/E.Martina-fotoprof.png 1024w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" />Per anni questa patologia è stata considerata &#8220;orfana&#8221; di trattamenti specifici, costringendo chi ne soffre a gestire sintomi invalidanti senza soluzioni mirate. Oggi, grazie alle nuove evidenze cliniche e all&#8217;introduzione di molecole innovative come il Delgocitinib, lo scenario sta cambiando radicalmente. Ne abbiamo parlato con la Dottoressa Emanuela Martina, medico chirurgo, specialista in dermatologia e venereologia, per approfondire le sfide diagnostiche e le nuove opportunità di cura.</p>
<p><em>Dottoressa Martina, partiamo dalle basi: che cos’è esattamente l’eczema cronico delle mani, come si manifesta e quando una semplice irritazione può essere definita &#8220;cronica&#8221;?</em></p>
<p>«L’eczema cronico delle mani è una dermatite che coinvolge le mani e, talvolta, i polsi. La diagnosi può risultare complessa perché la patologia si manifesta in diversi modi: esistono forme ipercheratosiche, dove la pelle si ispessisce a tal punto da formare ragadi e fissurazioni dolorose; altre forme sono caratterizzate da vescicole pruriginose. Infine ci sono le pulpiti, che colpiscono i polpastrelli rendendoli secchi e rugosi, con una spiccata perdita della sensibilità. La cronicità è determinata da un fattore temporale e di frequenza: parliamo di eczema cronico quando la patologia dura da più di tre mesi o se il paziente presenta più di due recidive nel corso dell’anno».</p>
<p><em>Quali sono i principali fattori di rischio e chi sono i soggetti più colpiti?</em></p>
<p>«I fattori di rischio sono molteplici, ma quello professionale è predominante. Sono a rischio tutti i lavori in cui le mani sono costantemente umide o a contatto con sostanze irritanti e allergeniche: penso ai settori della cucina, delle pulizie, all&#8217;edilizia e agli operatori della sanità . Anche l&#8217;uso prolungato di dispositivi di protezione può essere un fattore scatenante. Le donne ne sono particolarmente colpite, non solo le casalinghe, ma anche chi accudisce bambini di età inferiore ai 2 anni a causa della frequente necessità di igiene dei piccoli».</p>
<p><em>Qual è il reale impatto di questa patologia sulla vita quotidiana e professionale e come deve muoversi un paziente per ottenere una diagnosi corretta?</em></p>
<p>«L&#8217;impatto è elevato perché le mani sono il nostro principale strumento di interazione con il mondo. Chi ne soffre sperimenta dolore, prurito anche notturno e una riduzione della sensibilità fine, che rende difficili gesti banali come tenere una penna o utilizzare strumenti di precisione. Oltre ai limiti funzionali, non dobbiamo sottovalutare il peso psicologico: l&#8217;imbarazzo nel dare la mano o nel mostrarla può portare a stigma, vergogna e ritiro sociale. È fondamentale rivolgersi a centri specializzati dove operino dermatologi esperti in questa specifica patologia. La diagnosi può essere complessa, specie quando mima altre patologie che interessano le mani, come la psoriasi, ma la vera sfida è la diagnosi eziologica, ovvero capire le cause scatenanti. Purtroppo talvolta non vi sono cause esogene, ma la dermatite è &#8220;costituzionale&#8221;, in altri casi le cause sono più d&#8217;una, come accade nei soggetti affetti da dermatite atopica che sviluppano anche una forma da contatto. Il cardine di questo percorso è il patch test, che permette di identificare eventuali allergeni da contatto che possono essere eliminati».</p>
<p><em>In apertura parlavamo di una novità terapeutica. Quali sono le opzioni oggi disponibili?</em></p>
<p>«Per molto tempo non abbiamo avuto farmaci dedicati esclusivamente a questa patologia. Oggi, però, esiste un nuovo farmaco topico, il Delgocitinib, che rappresenta un grande passo avanti. Essendo una crema, offre il vantaggio di agire localmente senza esporre il paziente agli effetti collaterali tipici delle terapie sistemiche, come le interazioni farmacologiche. Gli studi clinici e le prime esperienze mostrano risultati eccellenti in una larga parte di casi, con grande soddisfazione sia nostra che dei pazienti. È essenziale, tuttavia, che queste terapie vengano gestite da centri ospedalieri in grado di monitorare correttamente il percorso di cura».</p>
<p>&nbsp;</p>
<pre>Contatti: 
Dr.ssa Emanuela Martina 
Medico Chirurgo - Specialista in Dermatologia e Venereologia
Dirigente Medico presso la UOC Dermatologia Ospedale Carlo Urbani
Via A. Moro 25, Jesi (AN)
Mail: emanuela.martina@sanita.marche.it</pre>
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		<title>DERMATITE ATOPICA: COME GESTIRE SINTOMI E IMPATTO DELLA PATOLOGIA</title>
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				<pubDate>Sat, 26 Oct 2024 15:20:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[CS COMMUNICATION SRL]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Dermatologia]]></category>
		<category><![CDATA[FLASH NEWS]]></category>
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								<content:encoded><![CDATA[<h5>La Dermatite Atopica è una patologia cronica della pelle che ha un impatto significativo sulla vita dei pazienti, con le terapie oggi disponibili è possibile tenerla sotto controllo anche nel lungo termine.</h5>
<p>Il prurito costante è un disturbo invisibile che affligge il quotidiano e lascia un segno profondo nella vita dei pazienti affetti da Dermatite Atopica. La <strong>Dr.ssa Silvia Mariel Ferrucci, </strong>Medico Dermatologo del Policlinico di Milano, dove dal 2007 è Responsabile del Servizio di Dermatologia Allergologica e Professionale, ci ha fornito le risposte sulla dermatite atopica, malattia infiammatoria, e sulle terapie che aiutano il paziente anche nel lungo termine.</p>
<p><strong><img class="size-medium wp-image-11073 alignleft" src="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2024/11/silvia_ferrucci-223x300.jpg" alt="" width="223" height="300" srcset="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2024/11/silvia_ferrucci-223x300.jpg 223w, https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2024/11/silvia_ferrucci-760x1024.jpg 760w, https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2024/11/silvia_ferrucci.jpg 891w" sizes="(max-width: 223px) 100vw, 223px" />Dr.ssa Ferrucci, cos’è la Dermatite Atopica, quali sono i fattori scatenanti e quali i segnali da tenere sotto controllo?</strong></p>
<p>‘La Dermatite Atopica (DA) è una malattia infiammatoria cronica di origine multifattoriale che presenta lesioni eczematose associate a un prurito importante con un impatto negativo sulla qualità della vita. In questa patologia i fattori fondamentali sono sostanzialmente tre: le alterazioni della barriera cutanea, l’ambiente e il sistema immunitario. La predisposizione genetica incide sulla qualità della barriera cutanea che, se non efficace, determina la perdita di acqua con conseguente secchezza della pelle. Dall’altra parte, tutto ciò che arriva sulla  cute, come microrganismi o agenti ambientali (chimici o naturali), può penetrare facilmente e stimolare il sistema immunitario che può reagire con uno stato infiammatorio e a volte portare a una sensibilizzazione allergica. Il tipo di infiammazione che si crea è chiamata di tipo 2, caratterizzato da aumentata produzione di molecole pro-infiammatorie (citochine) in particolare le interleuchine 4 e 13. Proprio queste due molecole sono il bersaglio delle terapie biotecnologiche che oggi abbiamo a disposizione per il trattamento della dermatite atopica. L’esordio della patologia può iniziare nei primi anni di vita (l’80% nei primi 5 anni); un’alta percentuale va in remissione con la crescita, mentre 1 paziente su 4 dovrà conviverci per sempre.</p>
<p><strong>Quali disagi potrebbe incontrare chi presenta questa patologia?</strong></p>
<p>‘Imbarazzo, impotenza, frustrazione, isolamento, ansia (anche con idee suicidarie), assenteismo o pre- assenteismo. L’impatto psicologico è un fattore che bisogna tenere in considerazione in un approccio olistico del paziente, al momento della scelta terapeutica; un buon controllo della DA permette di migliorare quindi questi aspetti e ripristinare una buona qualità di vita.  È importante avere una buona gestione della malattia e curare lo stile di vita perché la pelle atopica si irrita facilmente. Il disagio maggiore deriva dal fatto che l’eczema spesso è presente in sedi visibili come il volto, collo e mani e che le manifestazioni cliniche sono molto variabili anche nello stesso paziente in differenti momenti della propria vita. Inoltre, la dermatite atopica può costituire un ostacolo nel rapporto con gli altri, vita sociale e di coppia, dato che tale condizione, in particolare in fase acuta/essudante, può essere percepita anche come contagiosa. Nella maggior parte dei casi la DA si risolve con il passaggio dall’età adolescenziale all’età adulta; in alcuni casi può andare in remissione verso l’adolescenza per tornare in età adulta o esordire in età adulta. Ciò che è certo è che la pelle rimane sempre sensibile. La terapia varia a seconda della gravità della malattia. Per le forme moderate gravi che non rispondono alla terapia antinfiammatoria topica è indicato il passaggio alla terapia sistemica. Oggi con l’arrivo dei nuovi farmaci, anticorpi monoclonali e le piccole molecole, riusciamo ad ottenere un buon controllo della DA sia a breve che a lungo termine’</p>
<p><strong>Come viene gestito un paziente nel lungo termine?</strong></p>
<p>‘Per una buona gestione della patologia si deve educare il paziente a uno stile di vita corretto. La doccia o il bagno può essere fatto ogni giorno purchè vengano utilizzati detergenti non aggressivi, che non danneggino la barriera cutanea e che non contengano sostanze che possano indurre una sensibilizzazione allergica da contatto. L’utilizzo delle creme idratanti è importante perché ripristinano la barriera cutanea Queste ultime devono essere applicate regolarmente e, se questo non è sufficiente, è consigliato l’avvio di una terapia antinfiammatoria, inizialmente locale con cortisonici topici o con gli inibitori della calcineurina (pimecrolimus e tacrolimus). Quest’ultimi farmaci non danneggiano la barriera cutanea e quindi si possono utilizzare, in terapia proattiva (2 volte alla settimana), nel lungo termine per stabilizzare la malattia ed evitare le frequenti riacutizzazioni che caratterizzano il decorso della DA Per quanto riguarda la terapia sistemica in Italia per la rimborsabilità da parte di AIFA, il primo step è costituito dalla ciclosporina. Se la terapia con ciclosporina non porta ai risultati aspettati o fosse controindicata o non tollerata si può passare alla terapia con i nuovi farmaci biotecnologici.</p>
<p>Nel 2018 sono arrivati farmaci innovativi, gli anticorpi monoclonali e i Jak inibitori.  Il primo anticorpo monoclonale è stato dupilumab, farmaco anti-interleuchina 4 (IL-4) che determina la doppia inibizione anti IL-4 e IL-13, seguito da tralokinumab e lebrikizumab (non ancora rimborsato in Italia) che invece hanno come bersaglio l’IL 13. I Jak inibitori prescrivibili oggi in Italia sono baricitinib, upadacitinib e abrocitinib.</p>
<p>In conclusione, l’armamentario terapeutico oggi disponibile permette una miglior gestione dei pazienti affetti da dermatite atopica, nel breve e lungo termine, con la possibilità di “personalizzare” la terapia.</p>
<p>La nostra speranza è che con le nuove terapie che hanno dimostrato un buon profilo di sicurezza ed efficacia nel lungo termine si possa migliorare significativamente la qualità di vita dei pazienti che devono convivere tutta la vita con questa patologia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<pre><u>Contatti:</u>
Dr.ssa Silvia Mariel Ferrucci
Medico Dermatologo e Ricercatrice UOC Dermatologia
Policlinico di Milano Ospedale Maggiore | Fondazione IRCCS Ca' Granda Via Pace, 9, 20122 Milano MI
Tel:02 55031
Mail:<a href="mailto:silvia.ferrucci@policlinico.mi.it">silvia.ferrucci@policlinico.mi.it</a></pre>
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		<title>Dermatite atopica negli adolescenti, malattia sotto controllo a lungo termine grazie a tralokinumab</title>
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				<pubDate>Sun, 15 Sep 2024 15:48:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[CS COMMUNICATION SRL]]></dc:creator>
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				<description><![CDATA[<p>La dermatite atopica è più diffusa nei bambini che negli adulti e sussiste un bisogno...</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<h6 style="text-align: left;">La dermatite atopica è più diffusa nei bambini che negli adulti e sussiste un bisogno insoddisfatto di ulteriori trattamenti per le forme da moderata a grave. Tralokinumab è un anticorpo monoclonale che neutralizza specificamente l&#8217;interleuchina 13 ed è approvato per il trattamento della dermatite atopica da moderata a grave negli adulti in diversi paesi, e per gli adolescenti in Europa/Regno Unito, Canada ed Emirati Arabi Uniti. Se ne è parlato durante la 98^ edizione del congresso nazionale della SIDeMaST.</h6>
<p><img class=" wp-image-11010" src="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2024/10/shutterstock_1883820931_46041-300x200.jpg" alt="" width="787" height="524" srcset="https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2024/10/shutterstock_1883820931_46041-300x200.jpg 300w, https://www.sanitaebenessere.it/wp-content/uploads/2024/10/shutterstock_1883820931_46041.jpg 750w" sizes="(max-width: 787px) 100vw, 787px" /></p>
<p>La dermatite atopica è più diffusa nei bambini che negli adulti e sussiste un bisogno insoddisfatto di ulteriori trattamenti per le forme da moderata a grave. Tralokinumab è un anticorpo monoclonale che neutralizza specificamente l&#8217;interleuchina-13 ed è approvato per il trattamento della dermatite atopica da moderata a grave negli adulti in diversi paesi, e per gli adolescenti in Europa/Regno Unito, Canada ed Emirati Arabi Uniti. Se ne è parlato durante la 98^ edizione del congresso nazionale della SIDeMaST.</p>
<p><strong>Tralokinumab in pazienti adolescenti con malattia moderata/grave</strong><br />
ECZTRA 6 è uno studio di fase III, randomizzato, controllato con placebo, della durata di 52 settimane, che ha valutato tralokinumab su 289 adolescenti di età compresa tra 12 e 17 anni con malattia da moderata a grave non adeguatamente controllata e candidati alla terapia sistemica.</p>
<p>Tutti i partecipanti, indipendentemente dall&#8217;età, hanno ricevuto una dose iniziale di 150 mg o 300 mg di tralokinumab, oppure placebo per le prime 16 settimane dopo una dose di carico alla settimana 0 (il doppio della dose assegnata). Gli endpoint primari erano il raggiungimento alla settimana 16 di un punteggio pari a 0/1 (pelle libera o quasi libera da lesioni) nell’Investigator’s Global Assessment (IGA) e/o una riduzione del 75% rispetto al basale nell’Eczema Area and Severity Index (EASI 75).</p>
<p>I pazienti che avevano iniziato il trattamento con tralokinumab e che hanno raggiunto gli endpoint primari alla settimana 16 senza ricorrere a “rescue medication” (inibitori topici della calcineurina, corticosteroidei topici o farmaci sistemici per il trattamento della dermatite atopica) venivano nuovamente randomizzati a ricevere il dosaggio originale (300 mg o 150 mg) o placebo in monoterapia ogni 2 o 4 settimane per ulteriori 36 settimane. Quelli che non incontravano la risposta a 16 settimane venivano passati a tralokinumab 300 mg ogni 2 settimane in aperto più steroidi topici opzionali. I soggetti che hanno completato lo studio senza problemi di sicurezza erano idonei a partecipare allo studio di estensione in aperto ECZTEND.</p>
<p><iframe title="Dermatite atopica, tralokinumab efficace a lungo negli adolescenti. Novità della penna monouso" width="780" height="439" src="https://www.youtube.com/embed/b2VK71Kgad0?start=1&#038;feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p><strong>Analisi dell’entità e della persistenza del controllo della malattia </strong><br />
Obiettivo della prima analisi presentata al congresso era valutare la risposta EASI e gli esiti riferiti dai pazienti (PRO) in ECZTRA 6 negli adolescenti sottoposti a tralokinumab per l&#8217;intero periodo di trattamento di 52 settimane</p>
<p><em>Efficacia alle settimane 16 (rispetto al placebo) e 52</em><br />
Ha raggiunto gli endpoint primari alla settimana 16 una percentuale maggiore di pazienti trattati con tralokinumab rispetto al placebo, con un miglioramento progressivo dell&#8217;EASI osservato fino alla settimana 52</p>
<p>Le percentuali cumulative di pazienti che avevano utilizzato in concomitanza steroidi topici (qualsiasi dosaggio) come “rescue medication” durante le prime 16 settimane sono state inferiori con tralokinumab (29,9%) rispetto al placebo (56,4%).<br />
Nel corso di 52 settimane, la percentuale cumulativa di pazienti trattati con tralokinumab che utilizzavano steroidi topici è salita al 47,4%, dato che questi farmaci erano consentiti come opzione concomitante nel braccio in aperto.</p>
<p><em>Controllo dei sintomi alle settimane 16 (rispetto al placebo) e 52</em><br />
Il punteggio su scala numerica (NRS) del prurito è migliorato in una quota maggiore di soggetti in trattamento attivo rispetto al placebo dal basale alla settimana 16, con un ulteriore miglioramento fino alla settimana 52.</p>
<p>Miglioramenti progressivi nel tempo sono stati osservati anche per le percentuali di pazienti che hanno ottenuto riduzioni del prurito ≥4, un punteggio POEM (Patient-Oriented Eczema Measure) ≥4 e un punteggio CDLQI (Children’s Dermatology Life Quality Index) ≥6, rispetto al basale.</p>
<p>«Alla settimana 16, tralokinumab 300 mg ogni 2 settimane ha migliorato l’EASI e i PRO negli adolescenti con malattia da moderata a grave, con un miglioramento progressivo e sostenuto osservato fino alla settimana 52» hanno concluso gli autori. «Tralokinumab 300 mg una volta ogni 2 settimane rappresenta un&#8217;opzione terapeutica efficace e ben tollerata per la dermatite atopica non controllata negli adolescenti, con un profilo di sicurezza a lungo termine rassicurante».</p>
<p><strong>Analisi ad interim del trial ECZTEND</strong><br />
I pazienti che hanno completato ECZTRA 6 senza problemi di sicurezza erano idonei a partecipare allo studio di estensione in aperto ECZTEND, della durata di 5 anni, che ha coinvolto soggetti adulti e adolescenti con dermatite atopica in 11 paesi che in precedenza avevano partecipato agli studi originali ECZTRA 1-8 o allo studio indipendente TraSki.</p>
<p>Le analisi preliminari presentate al congresso hanno incluso tutti gli adolescenti passati da ECZTRA 6 a ECZTEND che avevano ricevuto fino a 2 anni di trattamento con tralokinumab al cut-off dei dati il ​​30 aprile 2022 (52 settimane nello studio originale e 56 settimane in ECZTEND, n=127).</p>
<p><strong>Risultati di efficacia alla settimana 56 di ECZTEND</strong><br />
Dei 127 pazienti arruolati, 31 (24%) avevano risposto a tralokinumab (IGA 0/1 e/o EASI 75 senza utilizzo di “rescue medication”) alla settimana 16 di ECZTRA 6, 57 (45%) erano non-responder e i restanti 39 (31%) provenivano dal gruppo trattato con placebo durante il periodo di trattamento iniziale di 16 settimane.</p>
<p>Sono state poi analizzate le percentuali di pazienti che hanno ottenuto una risposta EASI 75 o EASI 90 rispetto al basale dello studio originale e punteggi EASI ≤7, Worst Weekly Pruritus NRS ≤4 e CDLQI ≤6. Le analisi di efficacia sono state limitate alla settimana 56, che rappresentava l&#8217;intervallo di tempo più lungo in cui tutti i 127 partecipanti avevano/o avrebbero potuto avere i dati se non si fossero ritirati da ECZTEND al momento del cut-off dei dati.</p>
<p>Alla settimana 56 di ECZTEND, sono state osservate risposte EASI 75 ed EASI 90 rispettivamente nell&#8217;84,4% e nel 69,7% dei pazienti. Ha raggiunto un punteggio EASI ≤7 (da nessuna malattia a malattia lieve) l’82,6% dei pazienti, un punteggio EASI ≤2 il 63,3%, un punteggio CDLQI ≤6 (da nessun effetto a effetto lieve) l’81,6%, un punteggio di 0/1 nell’IGA il 61,5% e un punteggio NRS del prurito ≤4 (da nessun prurito a prurito lieve) il 64,2%.</p>
<p><strong>Profilo di sicurezza coerente con i trial precedenti</strong><br />
Dal punto di vista degli eventi avversi di particolare interesse, è stata osservata una bassa incidenza di congiuntivite (che include congiuntivite, congiuntivite allergica, congiuntivite batterica e congiuntivite virale), pari a 3,0 eventi per 100 anni/paziente. Non sono stati segnalati eventi di cheratite o cheratocongiuntivite, eczema erpetico, infezioni cutanee che richiedevano un trattamento sistemico o tumori maligni.</p>
<p>«Il trattamento con tralokinumab fino a 2 anni ha fornito il controllo della malattia a lungo termine negli adolescenti con dermatite atopica da moderata a grave, con un profilo di sicurezza in ECZTEND che è rimasto coerente con quello dello studio ECZTRA 6, con tassi inferiori di eventi avversi» hanno concluso gli autori. «Nel complesso i risultati di efficacia riferiti dai medici e dai pazienti erano simili a quelli osservati nei soggetti adulti».</p>
<p><strong>Referenze</strong></p>
<p><em>Wollenberg A et al. Progressive and Sustained Disease Control in Patients with Atopic Dermatitis (AD) Aged 12–17 Years Treated with Tralokinumab 300 mg for 52 Weeks.</em></p>
<p><em>Wollenberg A et al. Long-term efficacy of tralokinumab in adolescents with moderate-to-severe atopic dermatitis.</em></p>
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		<title>Almirall: storia di una trasformazione che va oltre il farmaco</title>
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				<pubDate>Tue, 04 Oct 2022 07:40:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Aziende]]></category>
		<category><![CDATA[Dermatologia]]></category>
		<category><![CDATA[Manager]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>&#160; Almirall è un’azienda nata in Spagna nel 1943 e operativa a livello multinazionale dagli...</p>
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<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Almirall è un’azienda nata in Spagna nel 1943 e operativa a livello multinazionale dagli anni ’90. Negli ultimi anni l’azienda si è data una nuova <em>mission</em>: focalizzarsi sulla dermatologia e migliorare la vita dei pazienti in ambito dermatologico.</strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ne parliamo con il dott. Marco Caraglia, general manager di Almirall Italia, che ci descrive il percorso di cambiamento intrapreso dall’azienda nell’ultimo decennio e le prospettive future a cui approderà.</p>
<ul>
<li>Buongiorno dottor Caraglia, innanzitutto ci tolga una curiosità: come è arrivato ad Almirall?</li>
</ul>
<p>“Dopo una carriera ventennale in grandi aziende farmaceutiche sia in Italia che all’estero, nel 2018  ho deciso di rientrare in Italia e mi si è presentata l’opportunità di lavorare in Almirall. Ciò che mi ha attratto è stata la possibilità di lavorare in un ambiente dinamico, in forte trasformazione, con un progetto interessante di crescita e cambiamento in cui ho creduto fin da subito. Il focus si stava spostando sulla dermatologia e si stava creando una nuova squadra per traghettare l’azienda verso il suo futuro.”</p>
<ul>
<li>Com’è cambiata quindi Almirall dal suo arrivo?</li>
</ul>
<p>“Siamo diventati un’azienda bio-farmaceutica con prodotti innovativi per patologie dermatologiche importanti come, ad esempio, la psoriasi, la cheratosi attinica o la dermatite atopica. Per fare questo abbiamo sviluppato nuove competenze, trasformando l’azienda per creare un valore che potesse andare anche oltre il farmaco. Il farmaco rimane, naturalmente, il bene primario, ma Almirall è impegnata nell’offrire servizi ed iniziative dedicati, a servizio della comunità scientifica e dei pazienti. La sfida è particolarmente impegnativa dato che l’azienda si muove in un panorama competitivo molto sfidante ed in un settore in continua evoluzione, ma è proprio questo che ci entusiasma.</p>
<p>Lo slogan qui è “make your mark”, cioè “dai il tuo contributo”, e ha funzionato, perché l’azienda è cresciuta non solo in termini finanziari, ma anche arricchendosi di nuove competenze professionali, attraendo talenti in grado di sostenere il cambiamento.</p>
<p><u> </u>State sviluppando dei nuovi farmaci dermatologici?</p>
<p>“Certo; anche se tra i farmaci di Almirall ce ne sono ancora di appartenenti ad altre aree terapeutiche, che provengono dall’eredità iniziale dell’azienda, la specializzazione è ora in prodotti di area dermatologica. Nel 2024 verrà lanciato un nuovo farmaco biologico per la dermatite atopica. Il nostro obiettivo è quello di diventare un solido punto di riferimento per la dermatologia: a differenza di realtà multinazionali farmaceutiche, per le quali la dermatologia rappresenta una delle diverse aree terapeutiche, Almirall va verso un futuro di forte specializzazione. La necessità di farmaci dermatologici è molto sentita: patologie come la psoriasi o la dermatite atopica colpiscono tantissime persone e l’evoluzione delle terapie in questo campo ha consentito un enorme miglioramento delle condizioni di vita del paziente. I farmaci di ultima generazione, come il nostro in arrivo nel 2024, rappresentano una svolta per il trattamento di condizioni patologiche molto serie, a volte addirittura invalidanti.”</p>
<ul>
<li>Quali investimenti state portando avanti per il futuro?</li>
</ul>
<p>Uno dei punti fondamentali per diventare un’azienda di riferimento in area dermatologica che sia in grado di dare un valore aggiunto è sicuramente rappresentato dalla ricerca e dallo sviluppo di nuove molecole, in grado di curare patologie per le quali, ad oggi, non esistono soluzioni terapeutiche adeguate. A questo proposito, una parte importante del fatturato di Almirall è dedicato alla ricerca e allo sviluppo, che consideriamo fondamentali nel nostro percorso. In azienda quindi continueremo la collaborazione con enti di ricerca ospedalieri e universitari nazionali ed internazionali, in sinergia con il nostro dipartimento di R&amp;D interno. Il nostro impegno rimane quello dichiarato nel “noble purpose” aziendale: “trasformare il mondo dei pazienti aiutandoli a realizzare le loro speranze ed i loro sogni per una vita sana”.</p>
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		<title>Biosimilari: una strategia rivoluzionaria e vincente per la cura della Psoriasi</title>
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				<pubDate>Mon, 03 Oct 2022 10:16:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Dermatologia]]></category>
		<category><![CDATA[FLASH NEWS]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>L’utilizzo di questi farmaci in Dermatologia per il trattamento della malattia psoriasica porta molteplici vantaggi:...</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<h3><em>L’utilizzo di questi farmaci in Dermatologia per il trattamento della malattia psoriasica porta molteplici vantaggi: non solo per la loro efficacia e sicurezza, ma anche in termini sociali, di risparmio economico e di sostenibilità.</em></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il <strong>Dott. Francesco Loconsole</strong>, Dirigente Medico con tre master in Management della Sanità, è Responsabile del Centro di Diagnosi e Cura della Psoriasi Clinica Dermatologica dell’AOU Consorziale Policlinico di Bari. Si occupa di questa malattia fin dai primi anni ‘90 e ha iniziato molto precocemente a utilizzare gli antiTNF alfa, quando erano disponibili solo in Reumatologia. Con la fattiva ed entusiastica collaborazione di due giovani specializzandi – il <strong>Dott. Edoardo Mortato </strong>e la<strong> Dott.ssa Silvia Baratta</strong> – ha realizzato uno studio economico di confronto tra le terapie sistemiche convenzionali e i biosimilari nella cura della Psoriasi, dimostrando i molteplici vantaggi nell’utilizzo di questi ultimi. “Non va dimenticato, infatti – sottolinea il medico – che la Psoriasi ha un impatto importante non solo sulla qualità di vita dei pazienti ma anche sulla società e dunque quale trattamento utilizzare diventa un tema non solo di efficacia e sicurezza, ma anche economico e soprattutto sociale e di sostenibilità”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Dottore, che ruolo hanno oggi i biosimilari nella pratica clinica in Dermatologia?</strong></p>
<p>“Gli antiTNF biosimilari sono senza dubbio una rivoluzione, in particolare nella cura della Malattia Psoriasica, che per anni è stata sottovalutata. L’avvento dei biologici, invece, ha favorito la conoscenza della complessità di una patologia che è infiammatoria, cronica, autoimmunitaria e multisistemica; l’arrivo sul mercato dei biosimilari ha portato poi a sdoganare definitivamente queste terapie innovative, mettendone in luce i molteplici vantaggi. Oggi si sa dunque che sono terapie sicure rispetto agli effetti collaterali che invece le terapie tradizionali possono causare; molto più efficaci, maneggevoli e che permettono un miglioramento della qualità di vita dei pazienti. A questo si aggiunge l’aspetto economico: i biosimilari portano a un sensibile risparmio della spesa sanitaria, non solo perché hanno un costo molto più basso ma anche perché, consentendo il trattamento più precoce dei pazienti con i farmaci biologici, evitano che la malattia progredisca e si aggravi. Se, dunque, inizialmente il biosimilare aveva solo la funzione “economica” di riequilibrare un mercato tendenzialmente oligopolistico, col tempo ha sdoganato tutti i benefici anche per il paziente”.</p>
<p><strong>Quali sono stati i risultati principali dello studio economico che ha realizzato?</strong></p>
<p>“Si tratta di un confronto di costi – e dunque di risparmio economico – tra i farmaci sistemici convenzionali e i biosimilari per il trattamento della Psoriasi a placche moderata. Nel modello studiato, abbiamo valutato i costi tangibili, ossia quelli legati agli esami e al numero di visite a cui il paziente deve sottoporsi, e quantificato le perdite di ore lavorative. Prendendo in considerazione due indicatori di efficacia del farmaco – l’indice PASI e il DLQI, che valuta la qualità di vita – abbiamo calcolato il <em>cost per responder</em> (costo totale per un trattamento spalmato su un anno) con i due tipi di terapie, giungendo alla conclusione che tra il costo nell’uso del farmaco sistemico tradizionale e quello dei biosimilari vi è un delta di 5.000 euro. Un risparmio notevole, dunque, che si ripercuote sia sul numero di pazienti in più che possono essere curati sia su quello di quanti possono accedere alle cure con questi farmaci innovativi, godendo di una migliore qualità di vita. Non solo: i miei specializzandi hanno calcolato anche l’NNT, il <em>number needed to treat</em>, ossia il numero medio di pazienti che devono essere trattati per prevenire un ulteriore esito negativo. Anche in questo caso si conferma l’efficacia dell’utilizzo dei biosimilari”.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Nella pratica clinica attuale c’è un ritardo nell’impiego della terapia biologica con antiTNF? </strong></p>
<p>“I dati parlano non solo di un ritardo nell’utilizzo dei biosimilari ma anche nell’accesso dei pazienti alla cura della malattia. I motivi sono molteplici: uno è storico, perché è solo negli ultimi anni che si è conosciuta la complessità di questa patologia e di conseguenza si sono trasmesse in ritardo queste informazioni ai decisori; un altro motivo è economico, legato al costo delle terapie biologiche. A tutto questo si è aggiunta, negli ultimi due anni, la pandemia che ha canalizzato sulla cura del Covid molte delle risorse disponibili”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quali i suoi suggerimenti per una corretta gestione terapeutica dei pazienti psoriasici?</strong></p>
<p>“Sicuramente è necessario sensibilizzare i decisori ad utilizzare il farmaco biologico – e in particolare il biosimilare antiTNF – in prima linea, eliminando totalmente i sistemici tradizionali, in modo da permettere, grazie al minor impatto economico, a un numero sempre maggiore di pazienti di accedere al trattamento migliore possibile e di consentire una cura sempre più precoce della malattia. Anche in considerazione del fatto che la popolazione sta invecchiando e che si sta abbassando l’età di insorgenza, cosa che porterà la malattia ad essere sempre più impattante a livello sociale”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><u>Contatti:</u></p>
<p>Prof. Francesco Loconsole</p>
<p>Responsabile Centro di Diagnosi e Cura della Psoriasi – Clinica Dermatologica AOU Consorziale Policlinico<br />
Piazza Giulio Cesare, 11 – 70120 Bari<br />
Tel. 080-5592680<br />
Mail: <a href="mailto:dermatologia.prenotazioni@policlinico.ba.it">dermatologia.prenotazioni@policlinico.ba.it</a></p>
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		<title>Tecnologia Blockchain: una rivoluzione per la Pubblica Amministrazione e la Sanità</title>
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				<pubDate>Thu, 27 May 2021 08:57:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[CS COMMUNICATION SRL]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Dermatologia]]></category>
		<category><![CDATA[FLASH NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[Radiologia]]></category>
		<category><![CDATA[blockchain salute]]></category>

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								<content:encoded><![CDATA[<section class="vc_row wpb_row vc_row-fluid liquid-row-shadowbox-6ab10239b998a"><div class="ld-container container"><div class="row ld-row"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12 liquid-column-6ab10239c20e6"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper "   ><div class="wpb_wrapper-inner">
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<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p style="text-align: center;"><strong>La diffusione di una tecnologia amica dell’uomo, giusta, equa ed etica, non è fine a sé stessa, ma è rivolta al totale benessere e sostegno dell’uomo, lo accompagna e ne semplifica la quotidianità. </strong></p>
</div>
</div>
</div>

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	</div>
</div></div></div></div></div></div></section><section class="vc_row wpb_row vc_row-fluid liquid-row-shadowbox-6ab10239c2446"><div class="ld-container container"><div class="row ld-row"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12 liquid-column-6ab10239c26c8"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper "   ><div class="wpb_wrapper-inner">
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<p>&nbsp;</p>
<p><strong>William Nonnis</strong> è Full Stack &amp; Blockchain Developer per il Ministero della Difesa. Classe 1982, da oltre vent’anni si occupa di sviluppo software, siti web e web application, di studio, progettazione e sviluppo Blockchain e dal 2012 è tra i 10 Top Influencer Blockchain Developer per MondoCrypto. Si definisce un purista della Blockchain.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Qual è il contesto economico e sociale in cui ci troviamo a vivere oggi?</strong></p>
<p>“Con l’avvento della pandemia abbiamo vissuto, e stiamo ancora vivendo, un momento complicatissimo dal punto di vista economico, sociale e culturale, che ha inevitabilmente disorientato non solo il singolo cittadino, ma la comunità intera. Nell’ultimo anno abbiamo modificato radicalmente le nostre abitudini, il nostro modo di relazionarci e di soddisfare le esigenze personali. Per affrontare e realizzare questo cambio di paradigma sociale, culturale ed economico, abbiamo scoperto che il digitale, l’innovazione e le infrastrutture IT, possono supportarci per arrivare a un benessere comune ecosostenibile. La Tecnologia Blockchain (quella vera, cioè pubblica e permissionless), considerata tecnologia disruptive, cioè di rottura rispetto al contesto cui siamo abituati a vivere, negli ultimi tempi ha avuto una grande eco e rappresenta una svolta rivoluzionaria in moltissimi settori, come quelli della Pubblica Amministrazione e della Sanità”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quale valore apporta la Tecnologia Blockchain in questo contesto?</strong></p>
<p>“La rivoluzione digitale che stiamo attraversando può e deve essere il volano di una semplificazione e di una umanizzazione, non solo delle cure, ma anche un percorso di sviluppo e di distribuzione equo delle possibilità. Per questo penso sia necessario un cambiamento del paradigma socio-culturale che stiamo vivendo, affinché tutti si possa agire, fare ricerca e sviluppo per il Bene dell’individuo, supportati da una tecnologia giusta, equa ed equilibrata”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quale applicazione trova la Blockchain in Sanità, anche alla luce della recente pandemia?</strong></p>
<p>“Negli ultimi tempi si sta parlando tantissimo sia a livello nazionale che europeo di Pass vaccinale per identificare le persone che hanno effettuato vaccino, tamponi&#8230; Ma noto una grande confusione nell’identificare l’esigenza di un Passaporto sanitario o Pass vaccinale sotto tanti punti di vista, dalla mancanza di strategie e visione da parte della classe dirigente, alla mancanza di competenze e consapevolezza in ambito digitale. La pandemia ha fatto purtroppo emergere tutte le fragilità strutturali dello Stato”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Che differenza c’è tra Pass vaccinale e Passaporto Sanitario?</strong></p>
<p>“Fondamentale. Il primo fornirebbe solo indicazioni su vaccinazione COVID-19 e/o un risultato negativo recente del test COVID-19 e/o eventuali precedenti infezioni. Il secondo, invece, darebbe indicazioni su tutta la storia clinica del paziente, che fino ad oggi è stata affidata ad archivi cartacei frammentati e deteriorabili, con la conseguente discontinuità di diagnosi e terapie e difficoltà di trasporto. Possiamo immaginare facilmente una chiave di accesso digitale che in tempo reale ci restituisca tutto il percorso del paziente. Dal semplice cambio del Medico di Medicina Generale a ricerche più complesse sullo stato di salute, fino ad arrivare a complessi studi epidemiologici, flussi sanitari, mappature della distribuzione di malattie croniche o infettive. Il paziente potrà avere diverse chiavi di accesso ai suoi dati sanitari, mantenendone il controllo. Ecco l’importanza della Tecnologia Blockchain, sia da un punto di vista umano-tecnologico che eco-sostenibile: grazie alla sua architettura, la Blockchain potrà essere, in futuro, interoperabile con qualsiasi entità – ospedali, realtà pubbliche (comuni, province, regioni), dispositivi IoT e IoE e applicazioni – permettendo, a lungo termine, di avere uno scambio di dati tra i vari attori coinvolti nel settore sanitario e non solo.”</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quali cambiamenti servono nella PA?</strong></p>
<p>“Anche la Pubblica Amministrazione deve effettuare un cambiamento a partire dal reclutamento e dalla formazione e informazione del personale. È assolutamente condivisibile studiare una nuova modalità di accesso alla PA, iniziando con la selezione dei candidati che esca dagli schemi tradizionali, quindi non soffermandosi soltanto sui titoli ma analizzando le competenze: devono essere rappresentate le capacità Intellettuali, professionali e le esperienze oggettive, ossia i dati reali e tangibili derivanti dai risultati sul campo. Occorre poi favorire un rapido ricambio generazionale che porti la PA in linea con le esperienze più avanzate realizzate nei Paesi concorrenti”. Pertanto si fa nodale la questione di una formazione altamente tecnica per ricercate figure professionali, prima inesistenti, in grado di traghettare il Paese verso il nuovo che avanza. La Blockchain, con la sua portata rivoluzionaria in ambito economico e sociale, ha grande necessità di esperti e per questo, finalmente, “Blockchain Elite” (https://www.blockchain-elite.it), un corso gestito da selezionatissimi professionisti, italiani ed internazionali, potrà preparare, formare ed avviare brillanti carriere di specialisti digitali, qualificati ad operare con la Blockchain”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>A quali vantaggi potrebbe portare l’utilizzo della Tecnologia Blockchain nella PA?</strong></p>
<p>“Molteplici: dall’identità digitale SSI (Self Sovereign Identity) alla possibilità per il cittadino o l’azienda di avere una risposta al servizio richiesto in tempi celeri e in maniera sicura. E, ancora, lo Stato avrà un maggior monitoraggio dei principali servizi gestiti dalle varie aziende, visualizzando in tempo reale le transazioni svolte e ci sarà un forte alleggerimento della burocrazia grazie alla digitalizzazione dei servizi, con il ritorno così di un notevole risparmio sulla macchina governativa a vantaggio dell’azienda e del cittadino. I dati non saranno più ridondanti grazie all’utilizzo delle identità digitali e potrà esserci un controllo istantaneo incrociato per molteplici esigenze istituzionali o governative; anche la verifica del dato sarà subitanea e obiettiva; infine l’affidabilità e la solidità della tecnologia garantiranno sicurezza e trasparenza”.</p>
<p>&nbsp;</p>

		</div>
	</div>
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			<p><strong>Contatti</strong></p>
<p><strong>William Nonnis</strong></p>
<p>Full Stack &amp; Blockchain Developer</p>
<p>del Ministero della Difesa</p>
<p>Tel. 347.9408194</p>
<p>Email: <a href="mailto:william.nonnis@gmail.com">william.nonnis@gmail.com</a></p>
<p class="Corpo">

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		<title>Lundbeck Italia: il coraggio di affrontare nuove sfide per la Salute Mentale</title>
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				<pubDate>Tue, 04 May 2021 08:03:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[CS COMMUNICATION SRL]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Dermatologia]]></category>
		<category><![CDATA[Psichiatria]]></category>
		<category><![CDATA[Lundbeck]]></category>
		<category><![CDATA[psichiatria]]></category>

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<div class="column">
<p class="p1" style="text-align: center;"><span class="s1">GIOVANE, DONNA E ITALIANA IN UN’AZIENDA DANESE, LA DOTT.SSA TIZIANA MELE È AMMINISTRATORE DELEGATO DI LUNDBECK ITALIA, SOCIETÀ DEL GRUPPO LUNDBECK, LEADER INTERNAZIONALE IN AMBITO FARMACEUTICO, ATTIVA NEL NOSTRO PAESE DAL 1994</span></p>
</div>
</div>
</div>

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<p>&nbsp;</p>
<p class="p1"><strong><span class="s1">Dottoressa, qual è la mission di Lundbeck Italia e la filosofi a che la guida?</span></strong></p>
<p class="p1"><span class="s1">“Lundbeck è un’azienda particolare rispetto ad altre realtà del settore, che ha nel suo DNA una mission molto chiara: lavorare per offrire soluzioni in un’area terapeutica specifi ca, quella delle Neuroscienze. Una scelta molto coraggiosa, soprattutto se l’ambito è quello del sistema nervoso centrale, che mi ha subito affascinato, e che distingue Lundbeck da molte altre aziende farmaceutiche che, invece, diversifi cano molto le loro attività. La fi losofi a che ci guida, e che ci deriva da casa madre, è quella di essere instancabilmente dedicati &#8220;to restore brain health&#8221; ovvero essere instancabimente dedicati alla salute delle persone affette da disturbi psichiatrici e neurologici affi chè possano tornare a vivere al loro meglio, e parlo apposta di persona e non di paziente. Questo si concretizza nell’offrire da un lato ovviamente soluzioni farmacologiche, ma dall’altra anche soluzioni terapeutiche e servizi oltre il farmaco a 360° che possano migliorare la qualità di vita. Tra i nostri valori principali c’è proprio l’orientamento alla persona, che signifi ca ascoltarla per capire quali possano essere i suoi bisogni e quali le soluzioni più adatte a soddisfarli. Altro valore importante è l’attenzione e la valorizzazione delle persone in azienda: basti solo pensare che io stessa sono stata assunta incinta, ma questo non è mai stato un problema, anzi, appena rientrata dalla maternità, ho avuto una serie di promozioni che mi hanno portato in breve tempo al ruolo che oggi ricopro”.</span></p>
<p class="p1"><strong><span class="s1">Cosa significa essere “al fianco” delle persone affette da problemi di Salute Mentale?<span class="Apple-converted-space"> </span></span></strong></p>
<p class="p1"><span class="s1">“Significa capire profondamente quali sono i bisogni, ma non solo quelli delle persone che soffrono di disturbi mentali ma anche dei loro familiari e dei caregiver. Purtroppo ancor oggi le persone che soffrono di un disturbo mentale devono lottare quotidianamente anche con lo stigma: parlare di questi temi non è facile e da quando lavoriamo in Italia sappiamo bene che il primo scoglio da abbattere è proprio questo. Tanto è vero che nel 2020, in occasione della “Giornata Mondiale della Salute Mentale”, abbiamo lanciato l’iniziativa “Insieme per la Salute Mentale”, consapevoli che questa sfi da non possiamo vincerla da soli, ma solo accanto ad Istituzioni pubbliche, private e aziende. Ed è stato bello vedere accanto a noi grandi realtà che non hanno i disturbi mentali come core business, ma che sono comunque consapevoli che la salute mentale sia un aspetto fondamentale per i propri dipendenti, anche solo in termini di produttività. Altro tema che abbiamo fortemente sottolineato è come in questo momento storico particolare per il nostro Paese, la Salute Mentale sia la seconda emergenza sanitaria e come il diritto alla salute mentale debba essere riconosciuto per tutti e ovunque, a partire dal luogo di lavoro. Come afferma anche l’OMS, non ci può essere ripresa se non c’è Salute Mentale. Io vado oltre, perché di fatto l’attenzione deve essere posta anche a quelli che possono essere i primi piccoli segnali di malessere sul luogo di lavoro, soprattutto in questo periodo”.</span></p>
<p class="p1"><strong><span class="s1">Quali sono le aree terapeutiche su cui si focalizzano la ricerca e lo sviluppo di nuovi farmaci?</span></strong></p>
<p class="p1"><span class="s1">“In questo momento Lundbeck ha come focus in particolare la depressione, la schizofrenia e l’area dell’emicrania, un disturbo per il quale per anni non ci sono state novità farmacologiche e terapeutiche. L’arrivo dei primi farmaci biologici, approvati dall’AIFA a luglio dello scorso anno, ha rilanciato l’interesse per questa area terapeutica che purtroppo è oggetto anch’essa di un forte stigma, per cui i pazienti che soffrono di emicrania si sentono assolutamente invisibili e non riconosciuti come malati. Vivono male, con forti dolori e con l’ansia che arrivi il prossimo attacco, spesso non vivono proprio. Lo sviluppo di quest’area terapeutica rientra nella nostra mission di rendere visibile ciò che non lo è agli occhi di molti. Altra area di grande interesse è quella delle dipendenze, un ambito peraltro molto attuale nel contesto storico che stiamo vivendo”.</span></p>
<p class="p1"><strong><span class="s1">Qual è la strategia di sviluppo a lungo termine di Lundbeck?</span></strong></p>
<p class="p1"><span class="s1">“L’ambizione è quella di essere riconosciuta come azienda leader nell’ambito del brain health e questo signifi ca continuare a coltivare aree come la depressione e la schizofrenia, in cui c’è ancora molto da offrire, ma andare a lavorare anche in quelle sotto-aree terapeutiche che hanno ancora bisogno di soluzioni innovative. Dobbiamo fare la differenza, impegnandoci a 360°. Lo stigma è sicuramente un altro ostacolo da superare. Da laureata in Economia mi sono addirittura chiesta se sia possibile calcolarne il costo, perché è davvero un qualcosa di ancora troppo ingombrante nella nostra quotidianità. E, drammaticamente, l’incomprensione spesso inizia in famiglia prima ancora che nella società”.<span class="Apple-converted-space"> </span></span></p>

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	</div>
<div class="vc_empty_space"   style="height: 40px"><span class="vc_empty_space_inner"></span></div><div class="vc_empty_space"   style="height: 40px"><span class="vc_empty_space_inner"></span></div></div></div></div></div></div></div></section><section data-bg-image="url" class="vc_row wpb_row vc_row-fluid medico vc_custom_1490177908413 row-contains-padding-top row-contains-padding-bottom liquid-row-shadowbox-6ab10239ce65c vc_row-has-fill vc_row-has-bg"><div class="ld-container container-fluid"><div class="row ld-row"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-3 liquid-column-6ab10239ce898"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper vc_custom_1490172226960"   ><div class="wpb_wrapper-inner">
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			<p class="p1"><span class="s1"><b>CONTATTI<span class="Apple-converted-space"> </span></b></span></p>
<p class="p1"><span class="s1">CONTATTI</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Lundbeck Italia Via Joe Colombo 2 – 20124 Milano<span class="Apple-converted-space"> </span></span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Tel. 02 6774171</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Mail: <a href="italy@lundbeck.com">italy@lundbeck.com</a></span></p>
<p class="Corpo">

		</div>
	</div>
</div></div></div></div></div></div></section><div class="vc_row-full-width vc_clearfix"></div><section class="vc_row wpb_row vc_row-fluid liquid-row-shadowbox-6ab10239d7139"><div class="ld-container container"><div class="row ld-row"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12 liquid-column-6ab10239d733f"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper "   ><div class="wpb_wrapper-inner"><div class="vc_empty_space"   style="height: 20px"><span class="vc_empty_space_inner"></span></div></div></div></div></div></div></div></section><section class="vc_row wpb_row vc_row-fluid liquid-row-shadowbox-6ab10239d7619"><div class="ld-container container"><div class="row ld-row"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12 liquid-column-6ab10239d782c"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper "   ><div class="wpb_wrapper-inner">
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		<title>Medicina Estetica: le nuove frontiere per la rigenerazione della pelle</title>
		<link>https://www.sanitaebenessere.it/medicina-estetica-le-nuove-frontiere-per-la-rigenerazione-della-pelle/</link>
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				<pubDate>Tue, 13 Apr 2021 07:43:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[CS COMMUNICATION SRL]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Dermatologia]]></category>
		<category><![CDATA[dermatologia]]></category>
		<category><![CDATA[estetica]]></category>

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<div class="column">
<p class="Corpo" style="text-align: center;"><strong>Le tecnologie cellulari si sono affermate come soluzione moderna, efficace e sicura per il ringiovanimento della pelle del viso, anche in combinazione con cosmetici contenenti molecole biologicamente attive.</strong></p>
</div>
</div>
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		</div>
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<p>&nbsp;</p>
<p>A parlarcene, una grande esperta in materia, la <strong>Dott.ssa Inna Sharypova</strong>, dermatologo presso <strong>RegenLab</strong> Switzerland, co-fondatrice e CEO del Clinical Institute of Anti-Aging Medicine di Mosca, trainer mondiale del metodo <strong>RegenLab</strong> e consulente per Linda Kristel®, azienda all’avanguardia nella ricerca e nello sviluppo di trattamenti cosmetici professionali per la pelle del viso e del corpo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Dottoressa, qual è l’approccio di oggi alla Medicina Estetica?</strong></p>
<p>“Da circa 15 anni la Medicina Estetica è cambiata molto, orientandosi a un approccio sempre più naturale. E questo significa non solo scelta di ingredienti naturali, ma anche una diversa richiesta da parte dei pazienti, che oggi non vogliono più visi rifatti completamente, tirati e gonfi, ma preferiscono mantenere la propria bellezza naturale, l’individualità e la giovinezza, senza interventi invasivi. Noi medici abbiamo dovuto quindi adeguarci per rispondere a questa domanda con nuove soluzioni”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quali tecnologie vengono in aiuto alla Medicina Estetica?</strong></p>
<p>“L’arrivo dei biopolimeri di acido ialuronico ha segnato sicuramente un cambiamento; tuttavia, come tutti i prodotti artificiali, anche questi possono dare dei problemi, anche ad anni di distanza. Così si sono cercati dei materiali per rigenerare la cute del viso che fossero assolutamente naturali e nel 2004 è stato fatto il primo passo con la registrazione in Svizzera, da parte di RegenLab, di una nuova tecnologia che utilizza le cellule del paziente stesso: la terapia PRP”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>In cosa consiste il Metodo di rigenerazione cellulare RegenLab?</strong></p>
<p>“Si tratta di un metodo di trattamento minimamente invasivo che utilizza un autogel creato con plasma sanguigno umano arricchito con trombociti, una concentrazione fisiologica di fattori di crescita autologhi, senza alcun altro ingrediente artificiale o farmacologico, che, iniettati per via intradermica o sottocutanea, favoriscono i processi di rigenerazione tissutale. Il metodo è molto efficiente e assolutamente sicuro – essendo il plasma del paziente non può creargli problemi – e consente di correggere quasi tutti i difetti del viso e i segni dell’età. Funziona in modo incredibile nella zona del contorno occhi, molto delicata e difficile da trattare, oppure tra le rughe, dove il trattamento influenza favorevolmente i processi riparativi, inducendo una produzione di collagene naturale. Il modo di ottenere la preparazione del plasma ricco di trombociti influisce sull’efficacia della terapia PRP. L’attivazione dei trombociti non deve essere, infatti, accompagnata dal loro danno meccanico e chimico. L’eparina, ad esempio, che alcuni aggiungono al plasma, blocca la capacità dei trombociti di rilasciare fattori di crescita annullando così l’effetto riparativo del plasma. Per questo RegenLab si avvale di un protocollo certificato e di un kit dedicato alla concentrazione cellulare partendo da un normale prelievo di sangue del paziente. Un’innovazione molto efficace della tecnologia si è avuta nel 2015 con un nuovo prodotto combinato di PRP con acido ialuronico Cellular Matrix non reticolato, particolarmente adatto per la zona da terzo inferiore del viso fino a tutto il collo e scollatura, ma anche sulle mani”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Su cosa agisce il trattamento?</strong></p>
<p>“L’obiettivo dell’intervento terapeutico sono i meccanismi patogenetici del danno cutaneo. Il disturbo della microcircolazione, i cambiamenti morfo-funzionali negativi nelle popolazioni di fibroblasti comportano una diminuzione dell’efficienza del flusso sanguigno periferico che, a sua volta, contribuisce allo sviluppo di processi ischemici e ipossici, peggiorando il supporto trofico della pelle e la sua omeostasi fisiologica. La combinazione di questi fattori porta alla diminuzione dell’intensità dei processi riparativi. I fattori di crescita dei trombociti attivati hanno un effetto diretto sui principali meccanismi patogenetici del danno cutaneo. Con la stessa tecnologia è possibile curare le cicatrici (è il medesimo processo riparativo che si utilizza sulle ferite o per le ustioni) oppure le atrofie di certe zone intime del corpo”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quale apporto possono dare i cosmetici alla rigenerazione della cute?</strong></p>
<p>“Se il metodo RegenLab funziona molto bene, la pelle del viso deve essere comunque curata anche dall’esterno, con cosmetici di qualità, professionali e contenenti molecole biologicamente attive di origine naturale. Come quelli di Linda Kristel®, brand sul mercato da oltre 40 anni, che, con le sue 15 linee dedicate alla pelle del viso e del corpo, combina varie composizioni (maschere, creme, sieri, attivatori) arricchite con molecole attive che permettono al medico dermatologo ed all&#8217;estetista professionista di lavorare con uno strumento cosmetico multifunzionale. I trattamenti sono tutti individuali e tagliati su misura per dare al paziente la possibilità di usare i prodotti in modo personalizzato, a seconda della condizione della propria pelle e delle singole esigenze”.</p>
<p>&nbsp;</p>

		</div>
	</div>
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			<p class="p1"><span class="s1"><b>CONTATTI<span class="Apple-converted-space"> </span></b></span></p>
<p>Contatti</p>
<p><strong>Regen Lab SA</strong></p>
<p>En Budron B2 – 1052 Le Mont Swizerland</p>
<p>Dorsoduro Santa Marta Ed. 11 &#8211; 30135 Venezia</p>
<p>Tel. +41218640111</p>
<p>Mail: <a href="mailto:info@regenlab.com">info@regenlab.com</a></p>
<p><a href="http://www.regenlab.com">www.regenlab.com</a></p>
<p><strong>LINDA KRISTEL</strong></p>
<p>Via Pantano, 26 &#8211; 20122 MILANO</p>
<p>Tel. +393485226464</p>
<p>Mail: <a href="mailto:info@lindakristel.com">info@lindakristel.com</a></p>
<p class="Corpo">

		</div>
	</div>
</div></div></div></div></div></div></section><div class="vc_row-full-width vc_clearfix"></div><section class="vc_row wpb_row vc_row-fluid liquid-row-shadowbox-6ab10239e1a71"><div class="ld-container container"><div class="row ld-row"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12 liquid-column-6ab10239e1c9e"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper "   ><div class="wpb_wrapper-inner"><div class="vc_empty_space"   style="height: 20px"><span class="vc_empty_space_inner"></span></div></div></div></div></div></div></div></section><section class="vc_row wpb_row vc_row-fluid liquid-row-shadowbox-6ab10239e1f32"><div class="ld-container container"><div class="row ld-row"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12 liquid-column-6ab10239e2152"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper "   ><div class="wpb_wrapper-inner">
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		<title>Definizione e trattamento della psoriasi: cosa c’è di nuovo</title>
		<link>https://www.sanitaebenessere.it/definizione-e-trattamento-della-psoriasi-cosa-ce-di-nuovo/</link>
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				<pubDate>Fri, 24 May 2019 13:25:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Dermatologia]]></category>
		<category><![CDATA[antonio giovanni richetta]]></category>
		<category><![CDATA[dermatologia]]></category>
		<category><![CDATA[dottori]]></category>
		<category><![CDATA[medicina]]></category>
		<category><![CDATA[psoriasi]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>

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								<content:encoded><![CDATA[<section class="vc_row wpb_row vc_row-fluid liquid-row-shadowbox-6ab10239e32c5"><div class="ld-container container"><div class="row ld-row"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12 liquid-column-6ab10239e3519"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper "   ><div class="wpb_wrapper-inner">
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			<h3 style="text-align: center;"><strong><em>Ce ne parla il Prof. Antonio Giovanni Richetta, Dermatologo del Policlinico Umberto I di Roma, sede di un Centro di riferimento in Italia per la cura di questa patologia</em></strong></h3>
<p><strong>Professore, cos’è la psoriasi?</strong></p>
<p>“La psoriasi è una malattia infiammatoria cronica sistemica, a prevalente interessamento cutaneo, con andamento cronico-recidivante; si manifesta con chiazze eritemato-squamose che possono presentarsi su tutto l’ambito cutaneo, ma che prediligono alcune sedi corporee quali gomiti,  ginocchia, cuoio capelluto. Tale patologia è il risultato di una interazione fra fattori genetici ed ambientali che concorrono ad alterare l’omeostasi immunitaria dell’individuo affetto, dando origine ad un quadro infiammatorio sistemico”.</p>
<p><strong>Quale impatto ha la patologia sulla qualità di vita del paziente?</strong></p>
<p>“Considerata un tempo “la malattia dei sani,”  oggi la psoriasi rappresenta in realtà  una patologia molto complessa in cui l’infiammazione che ne è alla base, coinvolge non solo l’organo cute, ma numerosi altri apparati ed organi (cardiovascolare, osteo-articolare, intestinale, rene, fegato, occhio),  che devono essere presi sempre in esame nella valutazione globale del paziente psoriasico. La psoriasi è una malattia con un alto impatto sullo stato psicologico di chi ne è affetto. La cute rappresenta il nostro biglietto da visita, l’organo con cui ci relazioniamo con il mondo esterno ed è quindi chiaro come tale malattia possa incidere significativamente nei rapporti sociali, sul piano affettivo, lavorativo ed economico. Spesso il paziente tende a nascondersi, non frequentando luoghi pubblici, a coprirsi specialmente quando è localizzata in sedi visibili, a limitare la vita di relazione”.</p>
<p><strong>A chi bisogna fare riferimento per assicurarsi un trattamento adeguato?</strong></p>
<p>“È fondamentale che la persona affetta da psoriasi si rivolga ad un centro specializzato dove sia presente, oltre ad un ambulatorio dermatologico dedicato a tale patologia, un team multidisciplinare in grado di inquadrare il paziente nella sua globalità ed affrontare le comorbidità spesso presenti. Nella Clinica Dermatologica del Policlinico Umberto I di Roma è presente un centro di riferimento, ormai da diversi anni, che si avvale di specialisti in grado di diagnosticare precocemente la psoriasi e le comorbidità correlate”.</p>
<p><strong>Qual è l’approccio terapeutico oggi?</strong></p>
<p>“La terapia della psoriasi si basa sulla gravità di estensione della malattia. Nelle forme lievi si utilizza una terapia topica fondamentalmente a base di derivati della vitamina D che possono essere associati a corticosteroidi. Nelle manifestazioni moderate/gravi si somministra una terapia sistemica di prima linea che prevede l’utilizzo di ciclosporina, metotrexate, etretinato e acido fumarico. Nel caso in cui tali farmaci non risultassero sicuri ed efficaci si può ricorrere ad una seconda linea terapeutica, una “target therapy”, rappresentata dai farmaci biologici e dagli inibitori delle fosfodiesterasi. Le terapie sono in continua evoluzione. La scoperta di specifiche molecole coinvolte nel processo infiammatorio della psoriasi ha dato origine alla possibilità di utilizzare farmaci di precisione. Ci si è avvicinati in tal modo a trattamenti con alti profili di efficacia e sicurezza tali da poter essere utilizzati anche per periodi di tempo relativamente lunghi. Il futuro sicuramente ci riserverà una terapia sempre più personalizzata sulla base dello stato di malattia cutanea e sistemica del paziente”.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Box</strong></p>
<p><strong>I diversi gradi di psoriasi</strong></p>
<p>La severità della psoriasi è definita e calcolata in base all’estensione cutanea ed alla tipologia delle lesioni: si parla di psoriasi lieve, moderata e grave in base ad un parametro numerico, il PASI, che combina il tipo di lesione (eritema, indurimento, desquamazione) con la percentuale di superficie corporea affetta. Non esiste dunque un parametro che riesca a definire la malattia nella sua dimensione a 360 gradi. Tuttavia esistono altri criteri che ci permettono di avere consapevolezza di altri aspetti salienti che definiscono la patologia: l’ACR ci dà una visione del coinvolgimento articolare, il DLQI della ripercussione psicologica del paziente e dell’impatto che la psoriasi ha sulla qualità di vita del paziente, un aspetto preso sempre più in considerazione dal dermatologo, tanto da divenire, talvolta, discriminante nella scelta terapeutica.</p>

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			<p><strong>Dott. Antonio Giovanni Richetta</strong></p>
<p>Policlinico Umberto I “Sapienza”</p>
<p>University of Rome</p>
<p>Viale del Policlinico, 155 Roma</p>
<p>Tel/Fax:+39 06 49976966</p>
<p>email: <a href="mailto:antoniorichetta@hotmail.com">antoniorichetta@hotmail.com</a></p>

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		<title>L’efficacia della chirurgia di Mohs per i tumori della pelle</title>
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				<pubDate>Tue, 05 Feb 2019 12:01:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Cirrito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Dermatologia]]></category>
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		<category><![CDATA[pelle]]></category>
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			<h3>Chirurgia di Mohs per il trattamento di carcinomi cutanei presso la Dermatologia di Vercelli</h3>
<p>Originariamente ideata da Frederic Mohs nel 1932, è una tecnica molto diffusa negli Stati Uniti e da qualche decennio anche in alcuni centri europei. In Italia è stata introdotta alla fine degli anni 80 dal Professor Giorgio Leigheb (Novara), e dai Professori Antonello Tulli e Luigi Rusciani (Roma). Attualmente in Italia viene eseguita in pochi centri dermatologici tra cui la Struttura di Dermatologia dell’Ospedale Sant’Andrea di Vercelli diretta dal <strong>Dottor Massimo Gattoni</strong>. La chirurgia di Mohs è una tecnica microtopografica utilizzata soprattutto per la terapia chirurgica dei carcinomi basocellulari situati in zone critiche del volto o per recidive. È il dottor Massimo Gattoni, a spiegarci in cosa consiste questa tecnica, quali sono i vantaggi nel suo utilizzo e come mai, ad oggi, è ancora così poco diffusa in Italia.</p>
<p>“Questa tecnica è utile per trattare diverse neoplasie cutanee ma trova la sua principale e migliore applicazione nel rimuovere i carcinomi basocellulari a margini indefiniti situati in alcune sedi critiche del volto: la piramide nasale, le regioni palpebrali, periorali, retro auricolari e pre auricolari. La tecnica, nata nel 1932 negli Stati Uniti, è oggi diffusa in tutto il mondo ed è presente da alcuni decenni in Italia dove, tuttavia, è ancora poco diffusa e utilizzata solo in alcuni Centri. Ciò è dovuto al fatto che, affinché possa essere applicata, è indispensabile una stretta collaborazione tra dermochirurgo e anatomopatologo anche per più giorni consecutivi. Al Sant’Andrea di Vercelli, grazie alla collaborazione con l’équipe di Anatomia Patologica guidata dal Prof. Guido Valente, possiamo utilizzare la tecnica per operare circa 80 casi selezionati all’anno tra gli oltre 800 interventi di asportazioni di neoplasie cutanee maligne che eseguiamo”.</p>
<p><strong><span style="color: #0000ff;">In cosa consiste questa tecnica?</span></strong></p>
<p>“L’intervento, che si esegue in anestesia locale, consiste nell’asportazione della neoplasia cutanea a 3 mm dai bordi visibili e nella suddivisione del frammento asportato in più frammenti che vengono numerati e colorati con appositi coloranti differenti. I frammenti ottenuti sono inviati al laboratorio di anatomia patologica e qui esaminati estemporaneamente; dopo circa una o due ore, durante le quali il paziente torna in camera di degenza, abbiamo l’esito istologico: se la neoplasia è stata totalmente rimossa si procede con la chiusura della breccia operatoria; se, invece, raggiunge un margine laterale o profondo, si procede con un allargamento o un approfondimento mirato della breccia operatoria, che può ripetersi anche più di una volta, fino a quando si arriva a una sicurezza istologica della rimozione completa del tumore. A questo punto si può procedere con la chiusura della breccia attraverso plastiche ricostruttive differenti a seconda dell’intervento.”</p>
<p><strong><span style="color: #0000ff;">Quali sono i vantaggi rispetto alla chirurgia classica?</span></strong></p>
<p>“Innanzitutto, questa tecnica è risolutiva nel 97-98% dei casi: la possibilità di recidiva dopo intervento di Mohs, infatti, è ridotta al 2-3% dei casi. In secondo luogo con un intervento di questo tipo viene asportata totalmente la lesione, con un risparmio di tessuto sano utile per la ricostruzione chirurgica”.</p>
<p><strong><span style="color: #0000ff;">Esistono altri tipi di tumori della pelle che possono essere curati in questo modo?</span></strong></p>
<p>“Sì, ad esempio il dermatofibrosarcoma, un tumore ad alta malignità locale, che, tuttavia, per le dimensioni importanti che raggiunge, richiede determinati approfondimenti immuno istochimici che necessitano una tecnica differita e non immediata. Il referto da parte dell’anatomopatologo viene comunicato dopo circa una settimana e quindi l’intervento viene ripreso per allargamenti, approfondimenti mirati o chiusura della breccia operatoria dopo tale periodo di tempo. Il successo, anche in questo caso, è però molto elevato: se senza questa tecnica le possibilità di recidiva si aggirano intorno al 20-30%, grazie alla tecnica di Mohs diminuiscono fino al 3%”.</p>

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			<h4>Dott. Massimo Gattoni</h4>
<h5>Responsabile S.S.V.D. di Dermatologia Ospedale di Sant&#8217;Andrea</h5>
<p>Corso Mario Abbiate 21 , 13100 Vercelli<br />
Tel: 0161 593562 Email: <a href="mailto:derma.vercelli@aslvc.piemonte.it">derma.vercelli@aslvc.piemonte.it</a></p>

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