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ECZEMA CRONICO DELLE MANI: DALLA SFIDA DIAGNOSTICA ALLA GESTIONE MIRATA DI PRECISIONE

UNA SVOLTA TERAPEUTICA PER L’ECZEMA CRONICO DELLE MANI: ARRIVA IL PRIMO FARMACO TOPICO DEDICATO CHE PROMETTE DI RESTITUIRE QUALITÀ DI VITA AI PAZIENTI.

Per anni questa patologia è stata considerata “orfana” di trattamenti specifici, costringendo chi ne soffre a gestire sintomi invalidanti senza soluzioni mirate. Oggi, grazie alle nuove evidenze cliniche e all’introduzione di molecole innovative come il Delgocitinib, lo scenario sta cambiando radicalmente. Ne abbiamo parlato con la Dottoressa Emanuela Martina, medico chirurgo, specialista in dermatologia e venereologia, per approfondire le sfide diagnostiche e le nuove opportunità di cura.

Dottoressa Martina, partiamo dalle basi: che cos’è esattamente l’eczema cronico delle mani, come si manifesta e quando una semplice irritazione può essere definita “cronica”?

«L’eczema cronico delle mani è una dermatite che coinvolge le mani e, talvolta, i polsi. La diagnosi può risultare complessa perché la patologia si manifesta in diversi modi: esistono forme ipercheratosiche, dove la pelle si ispessisce a tal punto da formare ragadi e fissurazioni dolorose; altre forme sono caratterizzate da vescicole pruriginose. Infine ci sono le pulpiti, che colpiscono i polpastrelli rendendoli secchi e rugosi, con una spiccata perdita della sensibilità. La cronicità è determinata da un fattore temporale e di frequenza: parliamo di eczema cronico quando la patologia dura da più di tre mesi o se il paziente presenta più di due recidive nel corso dell’anno».

Quali sono i principali fattori di rischio e chi sono i soggetti più colpiti?

«I fattori di rischio sono molteplici, ma quello professionale è predominante. Sono a rischio tutti i lavori in cui le mani sono costantemente umide o a contatto con sostanze irritanti e allergeniche: penso ai settori della cucina, delle pulizie, all’edilizia e agli operatori della sanità . Anche l’uso prolungato di dispositivi di protezione può essere un fattore scatenante. Le donne ne sono particolarmente colpite, non solo le casalinghe, ma anche chi accudisce bambini di età inferiore ai 2 anni a causa della frequente necessità di igiene dei piccoli».

Qual è il reale impatto di questa patologia sulla vita quotidiana e professionale e come deve muoversi un paziente per ottenere una diagnosi corretta?

«L’impatto è elevato perché le mani sono il nostro principale strumento di interazione con il mondo. Chi ne soffre sperimenta dolore, prurito anche notturno e una riduzione della sensibilità fine, che rende difficili gesti banali come tenere una penna o utilizzare strumenti di precisione. Oltre ai limiti funzionali, non dobbiamo sottovalutare il peso psicologico: l’imbarazzo nel dare la mano o nel mostrarla può portare a stigma, vergogna e ritiro sociale. È fondamentale rivolgersi a centri specializzati dove operino dermatologi esperti in questa specifica patologia. La diagnosi può essere complessa, specie quando mima altre patologie che interessano le mani, come la psoriasi, ma la vera sfida è la diagnosi eziologica, ovvero capire le cause scatenanti. Purtroppo talvolta non vi sono cause esogene, ma la dermatite è “costituzionale”, in altri casi le cause sono più d’una, come accade nei soggetti affetti da dermatite atopica che sviluppano anche una forma da contatto. Il cardine di questo percorso è il patch test, che permette di identificare eventuali allergeni da contatto che possono essere eliminati».

In apertura parlavamo di una novità terapeutica. Quali sono le opzioni oggi disponibili?

«Per molto tempo non abbiamo avuto farmaci dedicati esclusivamente a questa patologia. Oggi, però, esiste un nuovo farmaco topico, il Delgocitinib, che rappresenta un grande passo avanti. Essendo una crema, offre il vantaggio di agire localmente senza esporre il paziente agli effetti collaterali tipici delle terapie sistemiche, come le interazioni farmacologiche. Gli studi clinici e le prime esperienze mostrano risultati eccellenti in una larga parte di casi, con grande soddisfazione sia nostra che dei pazienti. È essenziale, tuttavia, che queste terapie vengano gestite da centri ospedalieri in grado di monitorare correttamente il percorso di cura».

 

Contatti: 
Dr.ssa Emanuela Martina 
Medico Chirurgo - Specialista in Dermatologia e Venereologia
Dirigente Medico presso la UOC Dermatologia Ospedale Carlo Urbani
Via A. Moro 25, Jesi (AN)
Mail: emanuela.martina@sanita.marche.it

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