I Tumori Stromali Gastrointestinali (GIST) rappresentano una sfida complessa nel panorama delle patologie rare. Tuttavia, la ricerca scientifica ha compiuto progressi straordinari, introducendo farmaci innovativi che stanno trasformando le prospettive di vita dei pazienti. Ma come si integrano queste scoperte con le esigenze territoriali, in particolare in regioni come la Calabria, dove la costruzione di una rete oncologica efficiente è più che mai urgente? Per fare luce su questi aspetti fondamentali, abbiamo intervistato un’esperta del settore.
Per comprendere meglio le nuove opportunità terapeutiche e le sfide che la sanità regionale deve affrontare, ci avvaliamo dell’esperienza della Dottoressa Ida De Luca, Oncologa presso il Reparto di Oncologia dell‘Ospedale di Cosenza, un centro che quotidianamente si impegna nella diagnosi e nella gestione dei pazienti affetti da GIST.
Dottoressa De Luca, quali sono le nuove prospettive di cura emergenti per i pazienti con GIST e come queste, influenzano l’aspettativa e la gestione della qualità di vita?
«Negli ultimi anni abbiamo finalmente assistito a grosse novità nel trattamento dei GIST. Per diverso tempo, infatti, avevamo a disposizione soltanto tre tipi di farmaci per gestire i nostri pazienti. Fortunatamente, oggi abbiamo la possibilità di prescrivere ben due nuovi farmaci: il Ripretinib e l’Avapritinib. Il primo è un farmaco utilizzato in quarta linea di trattamento, ovvero quando le tre terapie standard non riescono più a garantire il controllo della malattia nei pazienti con patologia avanzata. Il secondo, invece, è un farmaco specificamente mirato per quei pazienti che presentano alterazioni molecolari ben precise. Queste nuove opzioni terapeutiche ci consentono, per fortuna, di offrire ai nostri pazienti prospettive di cura e un controllo della malattia per diversi anni, migliorando significativamente sia l’aspettativa che la qualità della loro vita».
Quali sono le prospettive future nella ricerca e nel trattamento dei GIST?
«Molto ottimistiche. Ci sono studi in corso che mirano a una personalizzazione ancora maggiore del trattamento, basandosi sulla rilevazione delle mutazioni riscontrate nei GIST attraverso la biopsia liquida, prelevando campioni a livello sanguigno. L’auspicio è che questo approccio possa permetterci, in futuro, di offrire al paziente una terapia mirata e più specifica per il tipo di mutazione che caratterizza la sua malattia. Inoltre, la ricerca ha aperto la strada a molti altri farmaci in fase di studio, progettati per aggredire contemporaneamente diversi tipi di mutazioni. L’auspicio per il futuro è di poter garantire ad ogni paziente nuovi trattamenti e che questi siano personalizzati, considerando che, pur presentando manifestazioni cliniche simili, queste patologie possono diversificarsi molto dal punto di vista molecolare e, di conseguenza, nella risposta ai trattamenti».
Rimanendo nel contesto calabrese, quali sono le principali sfide che la regione deve affrontare nella diagnosi precoce, nella cura efficace dei GIST e per contrastare la migrazione sanitaria?

«Le principali difficoltà risiedono nella necessità imprescindibile di sviluppare una rete oncologica regionale solida ed efficiente. Questo è un nodo cruciale, soprattutto nel Sud Italia, dove la conoscenza e l’esperienza clinica su patologie rare come i GIST risultano meno diffuse rispetto alle regioni più popolose e meglio strutturate. In particolare, la sfida più rilevante riguarda l’effettiva implementazione della rete oncologica in Calabria, che deve garantire una reale integrazione tra ospedale e territorio. In Calabria esistono già ospedali classificati come Hub e Spoke, dove dovrebbero confluire i pazienti con patologie rare, con l’obiettivo di ridurre la migrazione sanitaria, centralizzare la diagnosi e, possibilmente, anche il trattamento. La sfida maggiore è quindi costruire una rete efficace che colleghi i principali ospedali della regione con il territorio, a partire dai medici di base. Il Professor Paolo Giovanni Casali dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano è un fautore di questa idea, il cui scopo è proprio quello di evitare che i pazienti dalla Calabria debbano migrare verso altre sedi per ricevere cure. È fondamentale implementare la rete oncologica regionale, che poi si colleghi con la rete nazionale, per consentire ai pazienti di rivolgersi a centri di riferimento regionali che mantengono un collegamento continuo e un aggiornamento costante su queste patologie, contribuendo così a prevenire i fenomeni di migrazione sanitaria».
Informazioni:
Fondazione Italiana GIST ETS
Presso
Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori Milano
Via G. Venezian 1, 20133 Milano (MI)
EMail: info@gistonline.it
www.gistonline.it
