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MACULOPATIA

MINI SERBATOIO NELL’ OCCHIO CON FARMACO. SPERIMENTAZIONE AL GEMELLI DI ROMA

“La maculopatia è la causa maggiore dell’impedimento visivo in età post senile.

Al Gemelli stiamo sperimentando un piccolissimo serbatoio inserito chirurgicamente nella parete dell’occhio. Il quale rilascia piccole dosi di un farmaco che contrasta la malattia. Una tecnica che permette di allungare il trattamento ogni sei mesi perché il serbatoio può essere riempito con un microago dall’oculista.

Negli Usa è stato approvato dalla Fda, mentre noi insieme ad altri centri siamo in Fase 3 della sperimentazione”. Lo sottolinea all’Adnkronos Salute Stanislao Rizzo, docente di Oftalmologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e direttore dell’Unità operativa di Oculistica della Fondazione Policlinico Gemelli Irccs,

“Con l’invecchiamento aumentano i problemi sulla retina. E’ il tessuto più nobile e sofisticato del nostro organismo che trasforma le immagini che catturiamo in un impulso elettrico che dal nervo ottico vanno al cervello. Quando è la forma secca il tessuto va in consunzione e noi non possiamo rigenerarlo. La forma umida di maculopatia è caratterizzata dal fatto che si perde liquido e sangue. Su quest’ultima abbiamo le iniezioni intravitreali su cui abbiamo fatto alcuni passi in avanti aumentando le tempistiche dei trattamenti”.

Rizzo però ricorda che il 90% delle maculopatie sono della forma secca. “la retina ha 8 strati e il trapianto è una strada difficile. ma ci sono alcune strade che la ricerca sta battendo:

  • la prima è una farmaco che agisce contro l’infiammazione, in Usa uno studio ha dimostrato che può essere promettente”.
  • La seconda strada sono “le cellule staminali” e “in Usa, uno studio governativo dell’Niaid punta ad iniettare le staminali sotto la retina.
  • Poi ci sono le terapie geniche, ovvero iniettare nell’occhio del paziente un virus modificato che porta il gene, questo può far produrre alle cellule le sostanze che dovrebbero avere.
  • La quarta via è la retina artificiale”  impiantata al Policlinico Gemelli di Roma “su un paziente 70enne non vedente per una malattia ereditaria della retina”. Infine c’è l’intelligenza artificiale che può “aiutare nella diagnosi, oggi abbiamo gli strumenti e gli algoritmi che ci dicono con grande certezza con l’esame del fondo occhio se siamo di fronte ad una forma umida o secca di maculopatia”, conclude Rizzo.

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