DIAGNOSI PRECOCE, RICERCA DI NUOVI BIOMARCATORI, PERCORSI DI PREVENZIONE E TERAPIE PERSONALIZZATE: È QUESTA LA RISPOSTA AD UNA CONDIZIONE CLINICA GRAVE, CON ANCORA UN ELEVATO TASSO DI MORTALITA
Ne abbiamo parlato con due rappresentanti in prima linea della diagnosi e cura di questa sindrome: il Prof. Massimo Antonelli, Direttore del Dipartimento Emergenza e Scienze Anestesiologiche e Rianimatorie del Policlinico Gemelli di Roma, Professore presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e membro della Surviving Sepsis Campaign; e il Prof. Marcello Ciaccio, Ordinario di Medicina di Laboratorio, Direttore del Dipartimento di Medicina di Laboratorio dell’AOUP “P. Giaccone” di Palermo e dell’Istituto di Biochimica Clinica e Medicina Molecolare Clinica, Presidente della Scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Palermo e past President della SIBioC.
Prof. Antonelli, quali sfide vede nell’attuale approccio per una diagnosi precoce della Sepsi?
“La Sepsi è definita come una risposta infiammatoria esagerata ad un’infezione che coinvolge l’intero organismo. È una condizione clinica molto grave, che può colpire chiunque in ogni Paese del mondo, associata ad un elevato tasso di mortalità ed estremamente diffusa: coglie, infatti, circa 400 casi ogni 100 mila abitanti in Europa ogni anno e in Italia è intorno ai 60/65 mila casi di decessi ogni anno. Circa 27/28 milioni di pazienti nel mondo sviluppano la Sepsi e di questi circa 19 milioni sopravvivono, ma spesso con complicanze che durano a lungo nel tempo. Ad oggi gli strumenti che abbiamo per prevenire l’infezione, e su cui dobbiamo insistere e fare cultura in ospedale così come a livello capillare nella popolazione, sono da un lato l’igiene – in primis il lavaggio delle mani e poi i dispositivi di protezione personale – e dall’altro la stewardship degli antibiotici, ossia una politica accorta di somministrazione, evitando una prescrizione indiscriminata molto spesso non necessaria, inadeguata o comunque troppo a largo spettro, che porta con maggior facilità a sviluppare resistenze”.
Abbiamo esempi di conquiste già realizzate nella realtà italiana per la gestione della Sepsi?
“In Italia sono disponibili strumenti importanti, come i decaloghi di approccio alla Sepsi, che fanno parte delle Linee Guida internazionali della Surviving Sepsis Campaign, costantemente aggiornate con le raccomandazioni a cui ogni medico deve attenersi sin dalle primissime ore di riconoscimento della Sepsi e che vanno dalla somministrazione precoce degli antibiotici all’esecuzione delle colture per identificare il germe, fino a tutta la gamma di interventi che spaziano dalla terapia antibiotica fino alle condizioni di sostegno alle funzioni vitali. Il criterio guida è sempre quello di guadagnare tempo e riconoscere la Sepsi il più precocemente possibile”.
Quanto conta la collaborazione tra Laboratorio e clinici sulla riduzione del tempo di diagnosi?
“È straordinariamente utile per garantire l’approccio giusto, più rapido e per scegliere la terapia antibiotica più appropriata. Oggi cominciano ad affacciarsi sul mercato avanzate tecnologie che sono in grado di identificare esattamente e molto rapidamente un vasto numero di germi, consentendoci di somministrare subito una terapia empirica, in attesa di ricevere i risultati delle colture, che talvolta hanno tempi più lunghi, per poi decidere la terapia individuale più appropriata”.
Prof. Ciaccio, esistono test diagnostici che hanno caratteristiche “ideali” rispetto a precocità di diagnosi ed accuratezza?
“Purtroppo ad oggi non disponiamo di un unico biomarcatore che abbia tutte le caratteristiche ideali per l’identificazione precoce della Sepsi e questo è dovuto principalmente al fatto che questa malattia è una condizione clinica estremamente eterogenea e quindi è necessario che si adotti un approccio integrato e di valutazione di più biomarcatori. Attualmente il test gold standard è l’emocoltura, che però presenta numerose limitazioni, perché ha tempi di attesa piuttosto lunghi, bassa sensibilità e un elevato tasso di risultati falso negativi. Oggi c’è quindi un’intesa di tutte le principali Società Scientifiche rivolta alla ricerca di nuovi biomarcatori: oltre ai già validati biomarcatori PCR, Procalcitonina, Presepsina, e pro-Adrenomedullina, uno che ha dimostrato risultati molto promettenti è l’MDW, un parametro dell’esame emocromocitometrico che è in grado di identificare in una fase molto precoce i pazienti ad alto rischio, sia in PS che ricoverati in terapia intensiva. Con il grande vantaggio di avere un costo contenuto, di non richiedere un prelievo particolare e di essere sempre richiesto dal clinico in qualunque condizione”.
Come può contribuire la collaborazione tra Laboratorio e clinici alla riduzione del tempo di diagnosi?
“Potersi approcciare a questa malattia in modo multidisciplinare è fondamentale: per questo è necessaria una integrazione e un’interazione diretta tra il medico clinico e di laboratorio, perché da questa sinergia si può decidere in maniera appropriata quali sono gli esami da effettuare per ogni paziente per la diagnosi e il monitoraggio. Così come credo sia fondamentale l’attivazione di alcuni protocolli tra medico e clinico di laboratorio che possano portare a un rapido riconoscimento e a una corretta gestione del paziente e ridurre la mortalità. In Italia oggi sono due le Regioni che si sono dotate di percorsi diagnostico-terapeutico-assistenziali dedicati alla Sepsi e anche in Sicilia è stato varato dalla Rete Regionale Emergenza Urgenza il progetto “Sepsi Sicilia”, che propone un modello clinico organizzativo per la gestione del paziente settico fin dalle primissime fasi, quando entra in PS o addirittura da casa con un triage telefonico. La collaborazione tra medicina clinica e di laboratorio è, infine, fondamentale anche per un’interpretazione corretta dei dati, non sempre facile, dal momento che il referto è multiparametrico”.
Contatti
Prof. Massimo Antonelli
Direttore Dip. Emergenza e Scienze Anestesiologiche e Rianimatorie Policlinico Gemelli
Via Della Pineta Sacchetti, 217 – 00168 Roma
Tel. 06 3015.4490
Mail: massimo.antonelli@policlinicogemelli.it
Prof. Marcello Ciaccio
Direttore Dip. Medicina di Laboratorio AOUP “P. Giaccone”
Via del Vespro, 129 – 90127 Palermo
Tel. 091 23890668
