SERVE UN NUOVO MODELLO ORGANIZZATIVO DEL SISTEMA SANITA CHE STIA AL PASSO CON L’EVOLUZIONE TECNOLOGICA CHE STA INVESTENDO LA MEDICINA E CHE RICHIEDE GRANDI SFORZI ECONOMICI MA ANCHE UN RIPENSAMENTO ETICO E LEGALE
A parlarcene il Dott. Massimo Lenti, Direttore della struttura complessa di Chirurgia Vascolare dell’Azienda Ospedaliera e Universitaria Santa Maria della Misericordia di Perugia, dallo scorso marzo Presidente del Collegio Italiano dei Primari di Chirurgia Vascolare per il biennio 2021-2023.
Quali sfide si appresta ad affrontare come Presidente dell’Associazione?
“Stiamo portando avanti e cercando di risolvere diverse problematiche organizzative che in realtà non riguardano solo la Chirurgia Vascolare ma le Chirurgie in genere e la Sanità italiana. La principale fonte di problemi è quella relativa all’evoluzione dei sistemi, ossia la crescita tecnologica – di per sé un fatto assolutamente positivo – che se da un lato porta a un miglioramento delle cure, dall’altro si scontra con un sistema organizzativo, quello del Servizio Sanitario Nazionale, che presenta invece delle pecche in quanto non cresce con la stessa velocità. Questo determina uno scollamento tra le possibilità terapeutiche e la riduzione della possibilità di fruire da parte degli assistiti delle tecnologie e delle cure. Altro problema aperto è quello della riduzione del numero di specialisti, in particolare nell’ambito della Chirurgia Vascolare, che sta provocando un progressivo depauperamento degli organici e che mette in luce una mancanza, almeno in Italia, di capacità organizzativa e di pianificazione ancora una volta a livello del Servizio Sanitario Nazionale e governativo. La carenza di medici è in realtà generale, ma sta colpendo soprattutto le specialità chirurgiche, in qualche modo svantaggiate un po’ dagli emolumenti che sono sicuramente inferiori rispetto a quelli del resto dell’Europa, un po’ anche per una tendenza da parte dei cittadini a chiedere una rivalsa per la cosiddetta malasanità e che ha portato in qualche modo a creare una sorta di punto debole nel chirurgo su cui concentrare le richieste di risarcimento. Tutto questo fa sì che in questo momento quello del chirurgo sia un mestiere che sta progressivamente perdendo quello smalto che poteva avere una volta”.
L’attività del Collegio si svolge in sinergia con altre Istituzioni?
“Assolutamente sì. Di fronte a un sistema non certo tutto da ripensare ma sicuramente con diversi progetti e nuovi modelli organizzativi da portare avanti, occorre avere la volontà di farsene carico e collaborare con altre istituzioni. Noi come Collegio dei Primari, rappresentando il 30% dei chirurghi vascolari italiani, affianchiamo e appoggiamo anche la Società Italiana di Chirurgia Vascolare e tutti gli organi politici preposti, al fine di avere una maggiore capacità di dialogo e soprattutto di risoluzione dei problemi. L’incremento della tecnologia e del miglioramento dei risultati porta con sé, infatti, un incremento notevole dei costi e della necessità dei finanziamenti e molto probabilmente questa evoluzione parallela di crescita di costi e tecnologie sarà sempre più rapida e veloce. Non solo. L’evoluzione tecnologica richiede anche una centralizzazione dei servizi. Non possiamo più pensare alla medicina e alla Chirurgia come qualcosa da fruire porta a porta in ogni singolo paese ma come un qualcosa che sta cambiando e che porterà a sistemi hub and spoke centralizzati sempre più tecnologici e specializzati. In quest’ottica anche la telemedicina potrà essere un valido aiuto per un miglioramento dei servizi, con diagnosi e consulenze da remoto”.
Quali soluzioni vede a questo inesorabile aumento dei costi legato all’evoluzione tecnologica?
“Dobbiamo cominciare a ragionare nell’ottica di una razionalizzazione delle procedure, che non significa non trattare le persone ma vuole dire giustificare il trattamento, identificando di volta in volta la possibilità e la razionalità del trattamento stesso. Molte volte siamo spinti a eseguire procedure che sono estremamente costose ma che probabilmente non influenzano statisticamente la spettanza di vita di quel soggetto o la sua qualità di vita. Serve dunque una riflessione molto seria che coinvolga anche il Ministero della Giustizia e il Parlamento perché entriamo in una sfera dei diritti costituzionali alla vita e al trattamento. Servono azioni concertate e che richiedono anche il consenso della popolazione che deve essere edotta su cosa deve e può fare il medico. In un Sistema Sanitario Nazionale dove ovviamente le cure e i trattamenti devono essere garantiti a tutti, dobbiamo anche cominciare a pensare a quello che è giustificato poter fare in un soggetto per cercare di migliorare la qualità dell’assistenza per tutti”.
Contatti
Dr. Massimo Lenti
Direttore della struttura complessa di Chirurgia Vascolare dell’ Azienda Ospedaliera Santa Maria della Misericordia di Perugia
S. Andrea delle Fratte – 06156 Perugia
Tel. 075 5786437
