Ansia, depressione, disturbi del sonno, incertezza: questi i principali disturbi che le due ondate pandemiche hanno lasciato in eredità su molte persone, soprattutto donne, giovani e classi sociali più deboli.
A parlarcene, il Prof. Gabriele Sani, Ordinario di Psichiatria presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e Direttore della UOC di Psichiatria Clinica e d’Urgenza del Policlinico Universitario Gemelli IRCCS.
Quali sono i principali effetti del Long Covid sulla Salute Mentale osservati nella sua esperienza clinica?
“Analizzando i dati della prima ondata, abbiamo visto che circa il 50% delle persone intervistate, valutate sia nei nostri ambulatori specialistici sia nel Day Hospital post Covid istituito presso il Policlinico, soffriva di sintomi di ansia, depressione o disturbi del sonno. Questi pazienti non manifestavano tutti i sintomi che definiscono una sindrome in toto, non avevano quindi una patologia ben definita ma avevano avuto sicuramente una netta diminuzione del funzionamento sociale e della qualità della vita. Da sottolineare che la quasi totalità di queste persone non avevano precedenti psichiatrici: questo significa che i loro sintomi erano da mettere in correlazione diretta con la pandemia. Circa un terzo della popolazione che abbiamo visitato manifestava, invece, tutti i sintomi e tutti i criteri diagnostici di un disturbo post traumatico da stress, che si manifesta con disturbi ansioso-depressivi, flashback rispetto all’evento traumatico, disturbi del sonno, del comportamento, mancanza di concentrazione… gli stessi sintomi osservati dopo lo tsunami nel Sud-Est asiatico o l’11 settembre. Anche in questo caso si trattava di persone che non avevano precedenti psichiatrici”.
Ha osservato delle differenze nell’impatto tra la prima e la seconda ondata pandemica?
“Il tempo non ha diminuito i disturbi, anzi, più è andata avanti la pandemia più si sono aggravati questi sintomi. Un elemento che ha contribuito a mantenere queste alterazioni ansiose depressive nella gente è stata poi l’incertezza rispetto al futuro. E a questo proposito il nostro team di studio ha lamentato fin da subito l’assenza di Psichiatri, Psicologi ed esperti della Salute Mentale nel primo CTS in grado di prevedere delle azioni per affrontare quella che già all’epoca sapevamo sarebbe stata un’ondata di Patologia Psichiatrica”.
Ci sono delle differenze demografiche, di genere, culturali tra le persone su cui la pandemia ha determinato maggiori disturbi?
“Le donne hanno subìto senza dubbio una sofferenza e quindi una ripercussione più intensa degli uomini per svariate ragioni: la convivenza forzata, l’aumento del consumo di alcool e della violenza domestica, la gestione del lavoro e della famiglia. Gli adolescenti e i giovani adulti sono un’altra categoria che ha sofferto molto a causa della riduzione del contatto sociale, della mancanza di attività didattica e sportiva, di interazione, aspetti fondamentali per una sana crescita, e che ha portato a un’impennata delle alterazioni psichiche e comportamentali, con un aumento di atti di autolesionismo e di senso di angoscia. Da un punto di vista sociale, invece, sono state le classi più deboli ad aver registrato le maggiori difficoltà, per il fatto di aver dovuto convivere in case piccole o di non aver potuto usufruire di strumenti privati con cui connettersi con gli altri e con la scuola. Se ne parla ancora poco ma sicuramente si è registrata anche un’importante dispersione scolastica, fenomeno tipico in Italia delle classi più disagiate contro il quale si è combattuto dal dopoguerra in poi con risultati importanti che adesso hanno visto una forte battuta d’arresto a causa del Covid”.
Quali le armi per superare questo momento?
“Innanzitutto la consapevolezza: dobbiamo capire quello che è successo, comprenderlo in ogni aspetto, senza fare appello ad altro se non alle conoscenze scientifiche di cui dobbiamo avere fiducia. In secondo luogo i vaccini. Infine il rispetto: le pandemie esistono e possono tornare, quindi è nostro dovere mettere in atto tutte le strategie di prevenzione a nostra disposizione, sia in termini di vaccinazione, sia di Salute Pubblica sia di Salute Mentale”.
Quali suggerimenti può dare a chi sperimentasse disagi simili a quelli descritti?
“Bisogna affrontare il problema senza sottovalutarlo, senza negare, ma allo stesso tempo senza reagire in modo esagerato perché la iper-reazione può creare ansie inappropriate e alterazioni psicopatologiche non utili ad una vita sana. Affrontare in maniera adeguata il problema sulla base delle conoscenze scientifiche è un modo da una parte per evitare o minimizzare il rischio che questo problema si riproponga, dall’altra per eludere inutili ansie e pericolose negazioni. Nel momento in cui si avvertono delle alterazioni dell’umore, dell’ansia o del sonno che rendono la vita difficile che vanno ad inficiarne la qualità, è bene comunque rivolgersi agli esperti della Salute Mentale che possano dare una risposta adeguata a questi disagi”.
Contatti
Prof. Gabriele Sani
Direttore della UOC di Psichiatria Clinica e d’Urgenza Fond. Policlinico Universitario Gemelli IRCCS
Largo Agostino Gemelli 8, 00168 Roma
Tel. 06 30154122
